Fondazione Laura e Alberto Genovese

Fondazione Laura e Alberto Genovese La Fondazione Laura e Alberto Genovese offre supporto gratuito alle famiglie di chi affronta la dipendenza
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22/08/2026

👆Segui il profilo: qui trovi informazioni chiare sulle dipendenze, senza giudizio.

"Non aspettare che sia troppo tardi."

Stefano Renolfi, educatore professionale sanitario, racconta una cosa che vede spesso nel suo lavoro: le persone arrivano a parlare del proprio problema quando le esperienze sono già diventate traumatiche. Quando il danno è già stato fatto.

Il suo messaggio a chi si sta riconoscendo in queste parole è semplice: non aspettare quel momento.
Non aspettare di essere chiuso in casa, con la casa devastata. Non aspettare i genitori in ansia costante. Non aspettare gli amici che non rispondono più al telefono, perché per mesi non hai risposto tu.

Se leggendo hai pensato "questo mi riguarda", quello è già il momento giusto per chiedere aiuto.

E c'è un'altra cosa che Stefano vuole dire, forse la più importante: non sei solo. Ed è possibile ricostruire la propria sessualità in modo sano. Non è un punto di non ritorno.

Se pensi che queste parole possano servire a qualcuno, condividi il reel o taggalo nei commenti. A volte è così che arriva la prima richiesta di aiuto.

👉Segui il profilo se stai accanto a una persona con una dipendenza.Ce lo chiedete spesso: ha tagliato i ponti, insistiam...
21/08/2026

👉Segui il profilo se stai accanto a una persona con una dipendenza.

Ce lo chiedete spesso: ha tagliato i ponti, insistiamo o aspettiamo?

Quello che vediamo nei percorsi è che il silenzio ha una causa precisa - vergogna, effetti della sostanza, giornate organizzate intorno al consumo - e parla della sostanza prima che del legame.

Fra la pressione e l'attesa c'è una terza via: una presenza breve e regolare, sempre con lo stesso tono. Una porta aperta pesa meno di una porta forzata.

E c'è una cosa che potete iniziare subito, mentre la persona è ancora lontana: il supporto psicologico gratuito per familiari. Scriveteci a [email protected] o prenotate un colloquio gratuito tramite il nostro sito: lauraealbertogenovese.org

Vi ritrovate in questa domanda? Scrivetelo nei commenti o in DM, leggiamo tutto.

20/08/2026

Segui il profilo per le storie che nessuno racconta ad alta voce 🤍

Una delle cose che mi ha fatto più soffrire nel mio percorso è la certezza di non poter portare tutti con me.
Quando entri in un percorso di cura, il mondo fuori non si ferma. Le persone con cui usavi continuano a usare. Lungo la strada qualcuno ricade, qualcuno sparisce, qualcuno muore. E tu, intanto, ricominci lentamente a vivere - e ti senti quasi in colpa.

Ti chiedi: perché io ho trovato una mano tesa e loro no? Perché io sono qui e loro no?

Per un po' Nora DeBlanc ha creduto di dover continuare a soffrire insieme a quelle persone, per non "tradirle". Poi ha capito una cosa: non puoi smettere di respirare per fare compagnia a chi sta annegando.
Puoi tendere una mano. Puoi esserci, quando l'altra persona è pronta. Ma puoi guarire solo la tua vita - e hai il diritto di riprenderla.

Questa è la parte più difficile del recovery: restare, andare avanti, vivere. Anche quando fa male.

Se conosci questo peso, lascia un cuore o una parola nei commenti 🤍

Segui il profilo per contenuti sui percorsi di cura, raccontati senza giudizio.Quando inizi un percorso ti accorgi che i...
18/08/2026

Segui il profilo per contenuti sui percorsi di cura, raccontati senza giudizio.

Quando inizi un percorso ti accorgi che intorno a te ci sono due allontanamenti diversi.
Uno accade: nei mesi in cui la sostanza risponde al posto tuo, il telefono resta fermo. L'altro lo scegli: alcune presenze esistono soltanto dentro il consumo, e il percorso chiede di metterle a distanza.

C'è una domanda che aiuta a distinguerli: questa persona esiste anche fuori dal consumo?

Lasciare andare pesa. È un lutto reale, anche quando la scelta è giusta. E lo spazio che si apre si riempie di relazioni che reggono il peso della verità.

Quale delle due distanze ti sembra più difficile? Raccontacelo nei commenti.

Se ti interessa capire come agiscono le sostanze, segui il profilo.Il cervello ha un sistema che ci fa cercare gli altri...
17/08/2026

Se ti interessa capire come agiscono le sostanze, segui il profilo.

Il cervello ha un sistema che ci fa cercare gli altri: il contatto e il legame attivano gli stessi circuiti della ricompensa.

Alcune sostanze parlano esattamente quella lingua, con un'intensità che un incontro raggiunge raramente. Il cervello impara la via più breve, e la solitudine cresce insieme al consumo.

La parte importante arriva alla fine: quel circuito resta disponibile. Nel percorso di cura torna a rispondere alle persone.

Quale slide ti ha sorpreso di più? Scrivilo nei commenti.

16/08/2026

Segui il profilo se cerchi risposte chiare, senza giudizio e senza allarmismi.

All'inizio sembra solo un modo per sentire di più.
Stefano Renolfi, educatore professionale sanitario, torna a spiegare come si trasforma il chemsex nel tempo. Si parte cercando un'amplificazione del piacere e dell'intimità. Poi, lentamente, il centro si sposta: la protagonista diventa la sostanza.

Il contatto con l'altro si perde. Il sesso resta sullo sfondo, quasi una cornice: si può finire per restare nella propria stanza, in solitudine, mentre le altre persone diventano un contorno.
Quello che rimane è una grande paura, un vuoto profondo e la perdita progressiva degli interessi: il lavoro, le amicizie, i progetti, il piacere per tutto il resto. Tutto ruota intorno alla sostanza.

Ti è risuonato qualcosa nelle parole di Stefano? Scrivilo nei commenti, oppure condividi il reel con chi ha bisogno di leggerlo.

👉 Segui il profilo per strumenti concreti, spiegati con parole semplici e senza giudizio.Lo sapevi che il craving - quel...
14/08/2026

👉 Segui il profilo per strumenti concreti, spiegati con parole semplici e senza giudizio.

Lo sapevi che il craving - quel desiderio intenso e improvviso - funziona come un'onda? 🌊 Sale, raggiunge un picco e poi scende da solo, spesso in pochi minuti.

Il riflesso è combatterlo con tutte le forze, ma è proprio la lotta a ingigantirlo. La DBT insegna un'altra strada: cavalcare l'onda. Riconoscerla ("questo è craving"), respirare, osservare dove la senti nel corpo e darle il tempo di ritirarsi. Ogni onda che lasci passare ti dimostra la stessa cosa: passano tutte.

Sapere come funziona è già una forma di cura. 💙

💬 Ti ritrovi in queste sensazioni? Salva il post per la prossima volta e raccontacelo nei commenti.

13/08/2026

Segui il profilo se pensi che una storia vera valga più di una storia perfetta 🤍

Da quando sto meglio, tutti vogliono che io stia sempre bene. Altrimenti rovino la trama 🙂

Quando inizi a raccontare pubblicamente la tua storia, smetti di essere solo una persona: diventi un simbolo, un esempio. Sono tutti bei complimenti. Ma anche un complimento può diventare una gabbia.

È come se, una volta guarita, non ti fosse più concesso crollare, sentire un craving, restare confusa. Come se una ricaduta volesse dire aver mentito, aver deluso chi ti guarda come un modello. E allora inizi a nascondere la fatica, per proteggere il personaggio che gli altri hanno costruito intorno a te.

Anche questo è pericoloso. Perché chi guarisce può essere d'aiuto e avere bisogno d'aiuto nello stesso momento. Può stare meglio e avere paura.

Nora De Blanc lo dice chiaro: non vuole essere perfetta, vuole essere vera. Perché non è la morale di una storia. È una persona viva, contraddittoria, fragile, spesso complessa.

E va bene così.

Alla Fondazione Laura e Alberto Genovese lo sappiamo: guarire è un percorso reale, fatto di passi avanti e di giorni difficili. Accompagniamo chi lo attraversa e chi gli sta accanto. Info e supporto su lauraealbertogenovese.org

E tu, quante volte hai nascosto la fatica pur di non deludere chi ti guarda? Raccontacelo nei commenti

💜Aggiungiti a chi ci segue per trovare, ogni settimana, contenuti pensati per chi sta accanto a una persona cara. Ti sei...
12/08/2026

💜Aggiungiti a chi ci segue per trovare, ogni settimana, contenuti pensati per chi sta accanto a una persona cara.

Ti sei mai chiesto quando sia davvero il momento giusto per chiedere aiuto? La risposta, spesso, è: prima di quanto immagini. Il primo passo utile è quello che scegli oggi.

Chi vive accanto alla dipendenza di una persona cara riconosce piccoli segnali: la preoccupazione che riempie le giornate, il dialogo che si fa difficile, il peso portato in solitudine. Sono tutti motivi validi per cercare sostegno. La Fondazione offre un colloquio gratuito alle famiglie, perché tu possa contare su un aiuto pensato per chi sta accanto.

Salva questo post per rileggerlo quando ne avrai bisogno e condividilo con chi, come te, sta accompagnando qualcuno. E raccontaci nei commenti: cosa ti ha aiutato a fare il primo passo? 💬

11/08/2026

👉 Segui questo profilo per capire, senza giudizio, i fenomeni di cui si parla poco.

Cos'è il chemsex? Ce lo spiega Vittorio Tanzi.
È un termine recente che indica l'uso di sostanze prevalentemente eccitatorie durante il sesso, per amplificarne durata e intensità: più "potenza", più desiderio, una sessualità prolungata e portata all'eccesso.

Le sostanze coinvolte hanno nomi che circolano sempre di più: mefedrone e altri catinoni sintetici, il "G" (GHB/GBL), metanfetamine, crack. Consumi finalizzati a una sessualità continua ed estrema, spesso anche per abbassare le inibizioni verso pratiche vissute come tabù.

Parlarne serve a riconoscerlo. E riconoscere un fenomeno è il primo passo per orientarsi, per sé o per una persona a cui vogliamo bene. 💙

Sapere è la prima forma di cura → lauraealbertogenovese.org

💬 Ne avevi già sentito parlare? Lasciaci un commento e salva il reel per riguardarlo.

Indirizzo

Via Mario Pagano 61
Milan
20145

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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