30/09/2026
I “PIAZZI”: UNA PAROLA CHE FORSE DOBBIAMO IMPARARE A CONOSCERE
Voi sapete cosa sono i “piazzi”?
Io, fino a qualche tempo fa, no.
Ho letto questo interessante intervento della consigliera comunale Mariangela Padalino, che ancora una volta ringrazio per l’efficacia delle sue considerazioni e, soprattutto, per aver portato all’attenzione un fenomeno che a molti genitori probabilmente risulta, se non del tutto ignoto, quantomeno poco conosciuto.
E mi sono fermata a riflettere.
Ho sentito per la prima volta questa parola dai miei figli e dai loro amici.
“I piazzi”.
La prima volta ho chiesto:
“Scusate, ma cosa sono esattamente i piazzi?”
Da mamma, ho fatto quello che probabilmente farebbe qualunque genitore: mi sono informata.
E poi, semplicemente, sono andata a vedere con i miei occhi.
Ho scoperto così che con “piazzi” i ragazzi indicano grandi ritrovi informali di adolescenti e giovani, spesso legati a una scuola o a una comunità studentesca, che si organizzano prevalentemente attraverso WhatsApp, Instagram, TikTok e il passaparola.
Il punto di aggregazione può essere una piazza, un parco, una strada davanti a una scuola, uno spazio universitario.
Spesso luoghi poco illuminati, poco presidiati, nei quali quello che nasce come il ritrovo di un gruppo può trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più grande.
Perché attraverso il passaparola e l’effetto moltiplicatore dei social possono arrivare centinaia di ragazzi che non hanno nulla a che fare con il gruppo originario.
A Milano sono diverse le zone nelle quali questo fenomeno è conosciuto: Piazza Leonardo da Vinci e Città Studi, le aree intorno al Politecnico, Sant’Ambrogio, Piazza Sicilia, Piazza Bacone, le zone intorno al liceo Vittorio Veneto e al liceo Manzoni, Parco Ravizza, Parco Baden Powell e Navigli e, più recentemente, l’area davanti al Leonardo di via Corridoni.
E non credo sia un fenomeno che riguardi un solo quartiere o un solo Municipio.
C’è poi un altro aspetto che, come genitore, trovo particolarmente importante.
Molte famiglie probabilmente non sanno nemmeno che tutto questo esiste.
Alcuni ragazzi organizzano all’interno di questi ritrovi anche feste di compleanno.
E qui entrano in gioco alcol, fumo e sostanze, in contesti nei quali sono presenti anche molti minorenni.
E c’è una cosa che mi ha colpito particolarmente: non servono neppure i cosiddetti “falsini”.
I ragazzi chiamano così i documenti d’identità contraffatti o modificati per simulare un’età diversa e poter, ad esempio, acquistare alcol.
Ma in un grande ritrovo informale, dove non esiste un vero controllo all’ingresso e dove possono concentrarsi centinaia di ragazzi, il problema è molto più grande del singolo documento falso.
E senza voler fare allarmismo, in mezzo alla folla, al buio e in luoghi poco presidiati, aumenta anche la vulnerabilità dei ragazzi rispetto alla circolazione di sostanze e ad altri episodi che possono metterne a rischio la sicurezza.
Le conseguenze sono facilmente intuibili.
E allora forse dobbiamo avere il coraggio di dirlo: non è soltanto un problema di mala movida.
Magari, perdonate la provocazione, fosse solo un problema di mala movida!
Qui c’è un tema più ampio: aggregazione giovanile, prevenzione, sicurezza, educazione, presenza sul territorio e conoscenza.
Non dobbiamo criminalizzare i ragazzi perché vogliono stare insieme.
Dobbiamo però conoscere i luoghi nei quali si incontrano, capire cosa succede e costruire strumenti di prevenzione prima che sia troppo tardi.
Perché se i ragazzi hanno dato un nome a questi luoghi — “i piazzi” — forse è arrivato il momento che anche noi adulti impariamo a riconoscerli.
Di questi fenomeni bisogna parlare.
E noi di Io non ho paura del buio vogliamo continuare a farlo: senza allarmismi, senza giudizi, ma con la volontà di guardare, ascoltare, capire e prevenire.
Ci vediamo sabato 3 ottobre, alle 10.30, alla Società Umanitaria di Milano, in via San Barnaba 48, per il convegno “Disagio giovanile, bullismo, violenza – Testimonianze a confronto”.
Un’occasione per parlare di questo e di molto altro, insieme a professionisti, istituzioni e testimonianze diverse, con un unico obiettivo: capire per poter prevenire.
Vi aspettiamo.
📌 Nei primi commenti trovate anche l’articolo di Libero Milano, “I ragazzi del Leofest chiedono sicurezza”, dedicato a quanto accaduto sabato sera davanti al Liceo Leonardo da Vinci.
Lunedì 21 settembre avevo sollevato in Aula il problema delle feste non autorizzate che gli studentidel liceo Leonardo organizzano