Io non ho paura del buio

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Io non ho paura del buio Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Io non ho paura del buio, Organizzazione no-profit, 2 Via Pescarenico, Milano.
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IO NON HO PAURA DEL BUIO è un’associazione senza scopo di lucro nata a Milano, dalla volontà di alcuni genitori, dopo l’aggressione subita dai propri figli sedicenni.

11/10/2026
11/10/2026

Un’emozione non si racconta. Si vive

Un’emozione non si racconta. Si vive.Ci sono momenti in cui ti fermi, guardi ciò che hai davanti e senti che tutta la fa...
11/10/2026

Un’emozione non si racconta. Si vive.

Ci sono momenti in cui ti fermi, guardi ciò che hai davanti e senti che tutta la fatica, le battaglie e la determinazione hanno trovato un senso.

Il 10 ottobre, al MiCo di Milano, in occasione della 10ª edizione del Premio Costruiamo il Futuro, IO NON HO PAURA DEL BUIO ha ricevuto un riconoscimento che rappresenta per noi un importante incoraggiamento a proseguire il nostro percorso.

Ma il regalo più grande è stato condividerlo con i nostri ragazzi. Vederli lì, su quel palco, protagonisti di un momento così importante, è stato qualcosa di difficile da spiegare a parole.

La nostra associazione è nata da una ferita, da un dolore che abbiamo scelto di trasformare in impegno concreto. Perché non volevamo limitarci a indignarci di fronte alla violenza: volevamo fare qualcosa, costruire un’alternativa, contribuire a un futuro in cui il rispetto, l’inclusione e la solidarietà fossero valori vissuti ogni giorno.

È questo il senso del nostro impegno: portare questi valori nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, creando occasioni di ascolto, confronto e consapevolezza. Ed essere punto di supporto e riferimento concreto per qualsiasi ragazzo o famiglia si trovi a vivere esperienze analoghe alla nostra.

Grazie alla Fondazione Costruiamo il Futuro ETS per aver valorizzato il nostro progetto, a tutte le persone che ci sostengono e a chi condivide con noi questo cammino.

E grazie soprattutto ai nostri ragazzi, che ci ricordano ogni giorno perché vale la pena non arrendersi.

08/10/2026

La senatrice di Noi Moderati dopo il confronto organizzato alla Società Umanitaria di Milano: "Bisogna ridare centralità alla famiglia". E sul ruolo dello sport: "Insegna regole, disciplina e come rialzarsi da una sconfitta"

Settimana densa e impegnativa.Sui social la tempestività è tutto, lo sappiamo.Ma noi abbiamo preferito dare priorità ad ...
07/10/2026

Settimana densa e impegnativa.

Sui social la tempestività è tutto, lo sappiamo.
Ma noi abbiamo preferito dare priorità ad altre attività… presto ve le racconteremo 🤞🏻🤞🏻🤞🏻

Ma c’è una cosa che non vogliamo rimandare: condividere con tutti la forza e l’energia che ci ha restituito una giornata davvero incredibile.

Sabato 3 ottobre, alla Società Umanitaria di Milano, eravamo davvero in tanti. Tantissimi.
E tanti, tantissimi giovani.

Abbiamo parlato, condiviso, riflettuto insieme su dati che non possono lasciarci indifferenti, presentati da Luca Massaccesi, Presidente de Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile, attraverso il lavoro e le ricerche dell’Osservatorio.

Abbiamo parlato di bullismo e violenza, ma soprattutto di disagio giovanile: del valore dell’ascolto dei nostri ragazzi, dell’importanza di riconoscere i segnali, di imparare a parlare la loro lingua e a intercettare la loro cifra comunicativa.

Abbiamo parlato di social, di nuove forme di relazione, di solitudine e di quanto sia importante costruire un dialogo vero tra adulti e ragazzi.

E lo abbiamo fatto attraverso un confronto tutto particolare: un panel quasi interamente al femminile, con competenze ed esperienze molto diverse, ma unite dalla stessa volontà di comprendere e affrontare un fenomeno che riguarda tutti noi.

Grazie a Giusy Versace, che ha introdotto e moderato l’incontro, per aver voluto questo momento di confronto.

Grazie a Suor Anna Monia Alfieri, Mariangela Padalino, Isabella Ferlicchia, Rossana Giove, Manuela Ponti e Valeria Gerla.

Professioniste, amministratrici, esperte, donne impegnate ogni giorno in ambiti diversi, che sabato sono state per noi straordinarie compagne di staffetta.

E grazie a Luca Massaccesi, che è intervenuto in collegamento, portando dati e una fotografia del disagio giovanile che ci deve far riflettere e, soprattutto, agire.

Grazie infine a Mariastella Gelmini, per le conclusioni e per l’attenzione costante a questi temi.

A tutte e tutti, grazie davvero.

Noi di torniamo a casa con tante riflessioni, qualche domanda in più e, soprattutto, ancora più energia per continuare a fare la nostra parte.

Perché il disagio non sempre fa rumore.
A volte è silenzioso.
E proprio per questo dobbiamo imparare a riconoscerlo.

Dobbiamo esserci prima.
Dobbiamo ascoltare prima.

I “PIAZZI”: UNA PAROLA CHE FORSE DOBBIAMO IMPARARE A CONOSCEREVoi sapete cosa sono i “piazzi”?Io, fino a qualche tempo f...
30/09/2026

I “PIAZZI”: UNA PAROLA CHE FORSE DOBBIAMO IMPARARE A CONOSCERE

Voi sapete cosa sono i “piazzi”?

Io, fino a qualche tempo fa, no.

Ho letto questo interessante intervento della consigliera comunale Mariangela Padalino, che ancora una volta ringrazio per l’efficacia delle sue considerazioni e, soprattutto, per aver portato all’attenzione un fenomeno che a molti genitori probabilmente risulta, se non del tutto ignoto, quantomeno poco conosciuto.

E mi sono fermata a riflettere.

Ho sentito per la prima volta questa parola dai miei figli e dai loro amici.

“I piazzi”.

La prima volta ho chiesto:

“Scusate, ma cosa sono esattamente i piazzi?”

Da mamma, ho fatto quello che probabilmente farebbe qualunque genitore: mi sono informata.

E poi, semplicemente, sono andata a vedere con i miei occhi.

Ho scoperto così che con “piazzi” i ragazzi indicano grandi ritrovi informali di adolescenti e giovani, spesso legati a una scuola o a una comunità studentesca, che si organizzano prevalentemente attraverso WhatsApp, Instagram, TikTok e il passaparola.

Il punto di aggregazione può essere una piazza, un parco, una strada davanti a una scuola, uno spazio universitario.

Spesso luoghi poco illuminati, poco presidiati, nei quali quello che nasce come il ritrovo di un gruppo può trasformarsi rapidamente in qualcosa di molto più grande.

Perché attraverso il passaparola e l’effetto moltiplicatore dei social possono arrivare centinaia di ragazzi che non hanno nulla a che fare con il gruppo originario.

A Milano sono diverse le zone nelle quali questo fenomeno è conosciuto: Piazza Leonardo da Vinci e Città Studi, le aree intorno al Politecnico, Sant’Ambrogio, Piazza Sicilia, Piazza Bacone, le zone intorno al liceo Vittorio Veneto e al liceo Manzoni, Parco Ravizza, Parco Baden Powell e Navigli e, più recentemente, l’area davanti al Leonardo di via Corridoni.

E non credo sia un fenomeno che riguardi un solo quartiere o un solo Municipio.

C’è poi un altro aspetto che, come genitore, trovo particolarmente importante.

Molte famiglie probabilmente non sanno nemmeno che tutto questo esiste.

Alcuni ragazzi organizzano all’interno di questi ritrovi anche feste di compleanno.

E qui entrano in gioco alcol, fumo e sostanze, in contesti nei quali sono presenti anche molti minorenni.

E c’è una cosa che mi ha colpito particolarmente: non servono neppure i cosiddetti “falsini”.

I ragazzi chiamano così i documenti d’identità contraffatti o modificati per simulare un’età diversa e poter, ad esempio, acquistare alcol.

Ma in un grande ritrovo informale, dove non esiste un vero controllo all’ingresso e dove possono concentrarsi centinaia di ragazzi, il problema è molto più grande del singolo documento falso.

E senza voler fare allarmismo, in mezzo alla folla, al buio e in luoghi poco presidiati, aumenta anche la vulnerabilità dei ragazzi rispetto alla circolazione di sostanze e ad altri episodi che possono metterne a rischio la sicurezza.

Le conseguenze sono facilmente intuibili.

E allora forse dobbiamo avere il coraggio di dirlo: non è soltanto un problema di mala movida.

Magari, perdonate la provocazione, fosse solo un problema di mala movida!

Qui c’è un tema più ampio: aggregazione giovanile, prevenzione, sicurezza, educazione, presenza sul territorio e conoscenza.

Non dobbiamo criminalizzare i ragazzi perché vogliono stare insieme.

Dobbiamo però conoscere i luoghi nei quali si incontrano, capire cosa succede e costruire strumenti di prevenzione prima che sia troppo tardi.

Perché se i ragazzi hanno dato un nome a questi luoghi — “i piazzi” — forse è arrivato il momento che anche noi adulti impariamo a riconoscerli.

Di questi fenomeni bisogna parlare.

E noi di Io non ho paura del buio vogliamo continuare a farlo: senza allarmismi, senza giudizi, ma con la volontà di guardare, ascoltare, capire e prevenire.

Ci vediamo sabato 3 ottobre, alle 10.30, alla Società Umanitaria di Milano, in via San Barnaba 48, per il convegno “Disagio giovanile, bullismo, violenza – Testimonianze a confronto”.

Un’occasione per parlare di questo e di molto altro, insieme a professionisti, istituzioni e testimonianze diverse, con un unico obiettivo: capire per poter prevenire.

Vi aspettiamo.

📌 Nei primi commenti trovate anche l’articolo di Libero Milano, “I ragazzi del Leofest chiedono sicurezza”, dedicato a quanto accaduto sabato sera davanti al Liceo Leonardo da Vinci.

Lunedì 21 settembre avevo sollevato in Aula il problema delle feste non autorizzate che gli studentidel liceo Leonardo organizzano

Vorremmo non doverne più parlare.Vorremmo vivere in una città, in una società, in cui non fosse più necessario organizza...
26/09/2026

Vorremmo non doverne più parlare.

Vorremmo vivere in una città, in una società, in cui non fosse più necessario organizzare incontri sul disagio giovanile, sul bullismo e sulla violenza.

Perché significherebbe che questi problemi non esistono più.

E invece, purtroppo, non è così.

La cronaca di questi giorni, delle ultime settimane, e quella che ogni giorno entra nelle nostre case ci racconta ancora troppo spesso storie terribili che hanno come protagonisti ragazzi.

Ed è proprio per questo che è importante parlarne. Confrontarsi. Ascoltare. Cercare risposte.

Sabato 3 ottobre saremo alla Società Umanitaria di Milano, per portare la nostra testimonianza e continuare a parlare di prevenzione, ascolto , rispetto e responsabilità.

Un grazie sincero alla Senatrice Giusy Versace, alla Senatrice Mariastella Gelmini e alla Consigliera del Comune di Milano Mariangela Padalino per aver promosso e sostenuto questo importante momento di confronto e per averci invitato a portare la voce della nostra associazione.

📍 Società Umanitaria, Via San Barnaba 48 – Milano
🗓️ Sabato 3 ottobre 2026, ore 10.30

Il perdono è sempre un valore. Ma siamo sicuri che debba essere sempre immediato?Proviamo a condividere una riflessione,...
18/09/2026

Il perdono è sempre un valore. Ma siamo sicuri che debba essere sempre immediato?

Proviamo a condividere una riflessione, forse un po’ scomoda.

Quando si parla di adolescenti, violenza e responsabilità, non esistono risposte semplici.

La notizia che riempie le pagine dei giornali è l’ennesimo episodio di violenza che coinvolge un adolescente, ancora una volta in un luogo che dovrebbe essere tra i più sicuri: la scuola. E ancora una volta ai danni di una persona che, per il ruolo che ricopre, dovrebbe rappresentare un’istituzione e un punto di riferimento per i ragazzi.

E questo episodio rimanda, tragicamente, a parallelismi con quanto accaduto solo pochi mesi fa in una scuola della provincia di Bergamo.

È proprio questa ripetizione che dovrebbe farci fermare ancora di più a riflettere.

Quando un adolescente compie un gesto così grave, non siamo di fronte soltanto alla storia di quel ragazzo, della vittima e delle loro famiglie. È una vicenda che riguarda tutti noi: la famiglia, la scuola, gli adulti e il modo in cui educhiamo i nostri figli a riconoscere il limite, il rispetto, l’autorità, la responsabilità e il valore dell’altro.

Sono i pilastri di una società civile e libera. Eppure, ancora una volta, ne vediamo tutta la fragilità.

C’è poi un altro aspetto su cui vorremmo riflettere: il perdono.

Il perdono dell’insegnante è un gesto umano, nobile e encomiabile. Ma siamo sicuri che un perdono così immediato, soprattutto quando diventa pubblico e viene amplificato dai social, sia sempre il messaggio educativo più efficace da trasmettere ai nostri ragazzi?

Non stiamo dicendo che una vittima non debba perdonare.

Il perdono è un diritto personale. Nessuno dovrebbe mettere in discussione la libertà di chi ha subito un’aggressione di scegliere come affrontarla.

Esiste però anche una responsabilità collettiva: spiegare agli adolescenti che alcune azioni hanno conseguenze. Che una persona può essere perdonata senza minimizzare ciò che ha fatto. Che comprendere le ragioni di un gesto non significa giustificarlo. E che chiedere aiuto, recuperare, educare e persino perdonare non devono mai cancellare la gravità di quanto accaduto.

Non possiamo inoltre ignorare il ruolo dei social, che amplificano ogni cosa. Un gesto compiuto da un adolescente, raccontato, commentato o trasformato in video, può diventare un modello da replicare.

L’emulazione non è un fenomeno nuovo, ma oggi ha una cassa di risonanza senza precedenti.

Per questo noi adulti dobbiamo prestare ancora più attenzione ai messaggi che trasmettiamo.

La domanda che vogliamo lasciare soprattutto ai genitori è questa:

siamo davvero sicuri che perdonare immediatamente sia sempre il modo migliore per insegnare ai nostri ragazzi che la violenza non è mai una risposta, che certi comportamenti non sono accettabili e che ogni azione comporta una responsabilità?

Forse possiamo tenere insieme due cose che non sono in contraddizione:

il perdono e la responsabilità.
La comprensione e il limite.
La seconda possibilità e la consapevolezza della gravità di ciò che si è fatto.

Educare non significa soltanto evitare che un ragazzo venga definito per sempre dal suo errore. Significa anche insegnargli, con chiarezza, che quell’errore non può essere ripetuto.

E forse è proprio questa la responsabilità che abbiamo noi adulti.

E voi, come la pensate?

Parla l'insegnante accoltellata a Roma da un suo studente 13enne: "L'ho già perdonato". Le sue dichiarazioni a "Dentro la notizia".

Non so se essere più indignata per il GIP o per la le dichiarazioni di oggi del Presidente del ANM..Una magistratura for...
02/09/2026

Non so se essere più indignata per il GIP o per la le dichiarazioni di oggi del Presidente del ANM..

Una magistratura forte e indipendente e’ un pilastro della democrazia.
Ma proprio per questo l’indipendenza non può diventare sinonimo di autoreferenzialità.

Quando una decisione giudiziaria suscita sconcerto nell’opinione pubblica, soprattutto quando riguarda una ragazzina vittima di violenza, non è sufficiente dire che “le decisioni si possono impugnare”.

Certo che si possono impugnare.
Ma prima ancora c’è una questione di fiducia.

E la fiducia dei cittadini nella giustizia si costruisce anche attraverso la capacità di ascoltare le loro domande, i loro dubbi, persino la loro indignazione.

Criticare una decisione della magistratura non significa necessariamente attaccare la magistratura.

E chiedere che una decisione venga spiegata, discussa e sottoposta a tutte le verifiche previste dalla legge non significa mettere in discussione l’indipendenza dei giudici.

Anzi.

Una magistratura davvero forte non dovrebbe avere paura delle critiche.

Perché al centro, prima delle istituzioni, delle polemiche politiche e delle contrapposizioni tra poteri dello Stato, dovrebbe esserci una cosa soltanto:

la tutela delle vittime e la certezza che la giustizia sappia proteggerle.

E quando di mezzo c’è una ragazzina, questa esigenza dovrebbe essere ancora più forte.

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