14/06/2026
Riflessioni a caldo dopo la visione di Io sono ancora qui.
Certamente tutta la storia narrata nel film si articola attorno alla figura adamantina di Rubens, mite ed eroico ingegnere ed ex-deputato brasiliano, vittima delle efferate violenze commesse dalla dittatura militare dei primi anni 70 e purtroppo rimaste tutt'ora in gran parte impunite.
Ma, mentre Rubens resta come una sorta di motore ideale, di motivo di ispirazione, il personaggio che emerge nella sua eccezionale posizione umana e' la moglie Eunice, essa stessa perseguitata e imprigionata, ma che trova la forza non solo di reagire all'ingiustizia e diventare poi paladina dei deboli e degli oppressi, ma anche di guidare e crescere una famiglia unita e solidale.
La grandezza della madre Eunice infatti si rivela proprio nella capacita' di trasformare la tragica ingiustizia subita in un'occasione di riscatto e testimonianza della verita' contro tutti i soprusi che la minacciano, ma soprattutto di educazione dei suoi cinque figli a uno sguardo di ultima positività sulla vita. Quando ad esempio le viene chiesto di assumere una posa più composta e triste nella foto di famiglia che verrà utilizzata per denunciare pubblicamente il sopruso subito, lei risponde che non può comandare all’anima della propria famiglia, irriducibilmente serena e solare.
Come ne “La vita è bella”, dove Benigni riesce a nascondere al figlio le atrocità del campo nazista , anche Eunice ha la straordinaria capacità di non trasferire sui figli l’angoscia e il dolore per la scomparsa del marito, riuscendo a superare i momenti di comprensibile disperazione, guardando al bene complessivo della sua numerosa e bella famiglia, che infatti crescerà sempre unita e solidale, anche quando dovrà affrontare le altre sfide dolorose che la vita riserverà loro.