03/06/2026
Condividiamo questo bel ricordo di Michele Lanzinger, a cura di Carlo Peretto del Comitato scientifico di Archeologia Viva
IN RICORDO DI MICHELE LANZINGER DIRETTORE DEL MUSEO DELLE SCIENZE DI TRENTO. Pubblichiamo a seguire un ritratto dell'amico Michele Lanzinger (1957-2026), uno dei primi collaboratori di AV, venuto a mancare in questi giorni. Testo di Carlo Peretto (Università di Ferrara).
Cercando in rete ci si rende conto della risonanza che rivestono le attività svolte da Michele Lanzinger nella divulgazione scientifica e nella programmazione delle attività che hanno favorito il successo internazionale del MUSE, il Museo delle Scienze di Trento, ed ancora per il suo impegno come Presidente dell’Associazione nazionale Musei Scientifici (ANMS), del Comitato italiano dell’International Council of Museums (ICOM Italia) e del Conservatorio “Bonporti” di Trento. Tuttavia nulla è dovuto al caso, quanto piuttosto alle capacità che Michele ha saputo esprimere negli anni, fin da quando ragazzo si accinse a frequentare l’allora Museo Tridentino di Scienze Naturali con sede in via Calepina, svolgendo un ruolo da volontario anche nelle ricerche sul territorio, in particolare partecipando a scavi in siti preistorici.
La sua non è stata solo curiosità. Pur frequentando il Conservatorio e dicendo “suonavo la viola, la musica fa parte di me”, ha approfondito le conoscenze delle epoche antiche arrivando ad iscriversi all’Università di Ferrara, studente in Geologia, senza metafora, con la viola sottobraccio. Laureato ha vinto il concorso per il Dottorato in Antropologia dell’Università di Bologna in consorzio con le Università di Ferrara e Parma.
Michele è stato in grado di vivere il mondo della ricerca in modo concreto, in linea con lo sviluppo internazionale del confronto e del progresso delle conoscenze, in stretta collaborazione con studiosi di rilievo, tra i quali Alberto Broglio, non solo suo maestro, ma anche figura di confronto e di discussione. Non è quindi casuale che in seguito abbia vinto, nei primi anni ’90, il concorso di ricercatore all’Università di Ferrara nel settore disciplinare Antropologia con riferimento alla Paleontologia Umana e la Paletnologia. Nonostante il successo, tuttavia, ha optato per il posto di Conservatore del Museo Tridentino di Scienze Naturale. Per molti sembrò un semplice rientro a casa, lui trentino. Ma pensare che la scelta fosse dettata dal richiamo delle origini, non dà merito della portata di questa decisione.
E qui, allora, i ricordi riemergono, come quando si aprono cassetti rimasti chiusi per decenni, storie che si pensavano p***e nell’oblio. Riaffiorano vicende come fossero fresche di giornata, assieme agli stessi pensieri e alle stesse domande di un tempo quando si comprendeva (almeno io lo pensavo e lo penso) che il suo iter formativo e le sue scelte fossero in linea con quel mondo che lo circondava fin da bambino: l’attività alberghiera dei congiunti, quella vigna con la casetta in costa sopra Trento, con l’uva che serviva per lo spumante di una famosissima casa vinicola, le storie e le vicende degli antenati migranti in varie parti del mondo assieme alla certezza di combinare qualcosa di buono, anzi ancor meglio di essere consapevoli di poter sempre e comunque combinare qualcosa di buono. In tutto questo troviamo in Michele non solo musica, curiosità e amore per la ricerca, ma anche una capacità gestionale e la condivisione di attività complesse e diversificate, assieme ad una attitudine al governo. Capacità di limitare i contrasti, naturalezza nel costruire e gestire rapporti e attività consortili, oltre ad una consolidata dinamicità manageriale, già nel 1981 lo portano alla fondazione e alla presidenza di una delle prime cooperative archeologiche (COR.A.) che nell’arco di qualche anno è stata in grado di gestire gli scavi di importanti e impegnativi siti tra i quali La Pineta di Isernia, Ca’ Belvedere di Monte Poggiolo, Bagnolo San Vito e Lugo di Romagna. Oltretutto in quel decennio degli anni ’80 fanno esperienza ed emergono nel contesto della cooperativa figure che in seguito si affermano in ambito universitario e nel Ministero della cultura, anche con ruoli dirigenziali.
Queste sono le premesse che giustificano il successivo sviluppo delle iniziative che Michele, a partire dal 1993, dopo essere diventato Conservatore del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Via Calepina, realizza nel corso degli anni. Quell’apparato incredibile che nessuno avrebbe avuto l’ardire di considerare fattibile se non in quei sogni relegati nel cassetto dei desideri. Michele oltrepassa il concetto di museo, in un ardire visionario oltre i limiti imposti da catalogazioni, vetrine e depositi, arrivando a toccare le corde dell’emozione che si fa conoscenza e cultura, in un racconto che non è più cronaca, ma vera Storia, quella del MUSE.
Il didascalico non è più il riferimento principale, il tutto si fa gioco in uno spazio apparentemente privo di vincoli e di percorsi, nel quale il visitatore impara in fretta dove osservare, dove leggere e dove dirigersi, in un contenitore che è esso stesso opera d’arte.
In tutto questo, nello stravolgere i canoni della valorizzazione e della comunicazione, Michele non ha dimenticato la sua passione originaria, quella del mondo antico della nostra Storia profonda, a torto declinata come preistoria. Infatti dedica, in bella vista, la balconata della hall del MUSE all’evoluzione dell’Uomo. Immagini, reperti e ricostruzioni ci osservano dall’alto e ci introducono, ancor prima di comprare il biglietto, nella profondità della nostra evoluzione. Questo è il vero ritorno alle origini, quelle che hanno accompagnato Michele nel suo lungo percorso conoscitivo.
Carlo Peretto
Comitato scientifico di Archeologia Viva