10/08/2026
10 agosto 1944. Ore 4:45 del mattino. Quindici uomini vengono prelevati dal carcere di San Vittore. Gli danno una tuta da lavoro — gli fanno credere che li portano in Germania. Sul registro del carcere, a fianco ai loro nomi, scrivono: "trasferiti per Bergamo."
Li portano in Piazzale Loreto. E li fucilano.
Quindici partigiani furono uccisi da un plotone di esecuzione composto da militi fascisti della Legione Ettore Muti, agli ordini del capitano delle SS Theodor Saevecke. Nessun processo. Nessuna accusa formale. Una rappresaglia, dicevano. Il modo per terrorizzare una città che resisteva.
Erano operai, impiegati, studenti. Erano milanesi. I cadaveri furono lasciati esposti sotto il sole fino a sera, con un cartello che li definiva "assassini". INPS
Il fatto suscitò profonda indignazione nella popolazione e approfondì il solco che separava i milanesi dall'occupazione nazifascista. In molte fabbriche scoppiarono scioperi di protesta. La gente passava dal piazzale per rendere omaggio come poteva. Inps
Oggi in quel punto c'è un monumento. Dice: "Alta l'illuminata fronte, caddero nel nome della libertà."
Ricordarlo ogni anno non è un rito. È una scelta su che città vogliamo essere.
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