02/06/2026
LA VIVA VOCE DELLE PERSONE
di Mauro Cereda
“Il cuore mi batteva forte quando mi fu consegnata la cedola. Entrai nella cabina e mi trovai a dover risolvere il dilemma: dare la sovranità a una sola persona o a un popolo intero? Non ci furono dubbi: tracciai la croce sul quadratino della Repubblica”.
“Ho votato Monarchia non perché non volessi la Repubblica, ma perché la Monarchia mi dava più certezza avendola già provata e avendo fiducia nel re”.
Il 2 e il 3 giugno 1946 il popolo italiano fu chiamato alle urne per scegliere la forma di Governo ed eleggere l’Assemblea che avrebbe dovuto scrivere la Costituzione di un Paese ridotto allo stremo dalla dittatura fascista e dalla partecipazione alla guerra con la Germania nazista. Il 18 giugno, dopo due settimane di polemiche e di accuse di brogli, la Corte di Cassazione sancì la vittoria della Repubblica che ottenne 2.000.139 voti in più della Monarchia (12.718.641 contro 10.718.502).
Tra i diversi titoli usciti in questo periodo per celebrare l’ottantesimo compleanno della Repubblica, ce n’è uno che lo ha fatto da un punto di vista particolare, quello di chi c’era. Alfonso Celotto e Giulia Guerrini nel libro “Viva il Re! Viva la Repubblica” (Mondadori), hanno raccolto la testimonianza di 150 centenari (per votare bisognava avere 21 anni e quindi gli intervistati sono nati nel 1925 o prima) che si recarono al seggio elettorale (e anche di qualcuno che decise di restare a casa). Il risultato è un lavoro interessante che intreccia la verità storica con la viva voce delle persone.
Vediamo qualche aspetto: il voto ha rivelato la spaccatura geografica del Paese, con il centro-nord (che aveva subito pesantemente l’occupazione tedesca dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943) fortemente repubblicano, a fronte di un sud decisamente monarchico.
“La Monarchia era stata troppo succube del Partito fascista. Se il re avesse assunto un atteggiamento più deciso e responsabile, forse si sarebbe anche potuta evitare la guerra. Quindi era anche comprensibile il risultato del voto”.
Ci furono differenze significative anche in relazione all’età e ai contesti ambientali e socio-economici (con i giovani e le città industrializzate più pro Repubblica e gli anziani e le campagne più pro Monarchia). Tra i partiti, i comunisti e i socialisti si espressero a favore della Repubblica, la Democrazia Cristiana lasciò libertà di voto ma il suo leader Luigi De Gasperi si dichiarò repubblicano. La Chiesa non prese una posizione ufficiale, ma nelle parrocchie molti sacerdoti non rimasero silenti. “Ho votato Monarchia perché uno Stato con un suo re è più decoroso. Al mio paese comandava più il prete che il sindaco. Ci ripeteva sempre che chi votava Repubblica commetteva peccato”.
L’appuntamento elettorale, dopo tanti anni di regime durante i quali era vietato esprimere qualsiasi opinione non conforme, venne vissuto con apprensione ma anche entusiasmo. Prova ne è l’affluenza, che fu altissima (circa l’89%). Tanti sentirono il bisogno di presentarsi alle urne nella loro versione migliore. “A quei tempi c’era il vestito della festa, quindi sono andato a votare con il vestito della festa, cioè giacca e cravatta. Al seggio c’era molta gente, non solo i votanti, ma anche curiosi che stazionavano lì”.
Ma forse chi visse con emozione particolare quel momento furono le donne, chiamate ai seggi per la prima volta (come ha ben raccontato Paola Cortellesi nel film “C’è ancora domani”). “La mia prima esperienza in fatto di voto fu un’emozione incredibile: mi tremavano le mani, le gambe, le braccia, non sapevo come reggere mio figlio, avevo paura di sbagliare, di sporcare la scheda, di rendere nullo il mio primo utilissimo, importantissimo voto”.
E all’interno delle famiglie non mancarono le discussioni. “Mia madre, che ha votato, aveva paura di mio padre. Diceva che votare la Repubblica era un peccato mortale. Mia sorella, però, che si era vestita bene, era emozionata; votò per la Repubblica, perché finalmente le donne erano libere”.
Il volume si chiude con un ringraziamento personalizzato a tutti i centenari intervistati. E anche alla Cisl, che ha aiutato gli autori a rintracciarne diversi fra i propri iscritti.