10/10/2026
Lello da Velletri, Santa Maria Novella dei Condotti Polyptych, circa 1430, tempera on panel, 205 x 116.5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria. Originating from the Perugian church of Santa Maria Novella dei Condotti and signed on the cartouche at the feet of the Virgin, this masterpiece constitutes the only certain work by Lello da Velletri to have reached us - a master who developed within the fruitful circle of Gentile da Fabriano. The panel documents the extreme splendour of the International Gothic style, orchestrated through highly refined graphic and material devices. The entire surface of the polyptych is dominated by the dazzling brilliance of gold leaf, finely worked with a burin to define the haloes and backgrounds. This precious material shines through beneath the pigments to give substance to the rich damask motifs of Saint Augustine’s cope, who supports a volume with a refined blue binding, and to model the liturgical and martyrdom attributes of Saint Liberator and Saint Agatha. To Saint John the Baptist, clad in a red mantle over his camel-hair garment, is delegated the task - through the acclamation of the Agnus Dei - of indicating the centre of the composition, where the Madonna sits upon an articulated throne with a wooden backrest, bristling with Gothic spires and arches that echo the modes of Gentile. The Christ Child, in diaconal vestments - which qualify His role as Servant of God and priest of His own future sacrifice - is placed on His Mother’s knees, intent upon performing an evident torsion to turn and observe her, questioning her regarding the discovery of the bouquet of flowers she holds. Among the species present is the carnation, a known symbol of the Passion linked to the nails of the Cross and the tears shed by Mary on Golgotha. The Virgin, holding the golden hem of the divine Infant’s garment with her fingertips, already gazes at Him with that melancholy which prefigures His future destiny. Mary does not clasp her Son in a possessive embrace, but touches Him with reverential fear, aware of the sacred nature of that divine deacon. Her gaze, veiled by a profound and aristocratic melancholy, detaches itself from the childlike game of the bouquet to prefigure the future destiny of sorrow, establishing that atmosphere of sorrowful omen which would dominate Tuscan and Umbrian painting of the fifteenth century. At the base, two small praying angels with feathered wings are exceptionally captured from behind, first in devotion. Lello da Velletri uses the angels as mystical quinte (theatrical wings): because they look in the same direction as the viewer, they invite the spectator to ideally kneel beside them, positioning themselves as the "first in devotion" and ferrying the observer directly into the sacred space. The rigidity of the upper golden partition finds a natural counterpoint in the lower register, where the four saints rest their feet upon a lush meadow, the turf of which is an authentic illuminated botanical encyclopaedia.
Lello da Velletri, Polittico di Santa Maria Novella dei Condotti, circa 1430, tempera su tavola, 205 x 116,5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria. Proveniente dalla chiesa perugina di Santa Maria Novella dei Condotti e firmato sul cartiglio ai piedi della Vergine, questo capolavoro costituisce l'unica opera certa giunta fino a noi di Lello da Velletri, maestro cresciuto nella feconda cerchia di Gentile da Fabriano. La tavola documenta lo splendore estremo del Tardogotico cortese, orchestrato attraverso raffinatissimi dispositivi grafici e materici. L'intera superficie del polittico è dominata dall'abbagliante fulgore dell'oro zecchino, steso a foglia e finemente lavorato a bulino per definire i nimbi e gli sfondi. Questa materia preziosa traspare al di sotto dei pigmenti per dare corpo ai ricchi motivi damascati del piviale di sant'Agostino, che sorregge un codice dalla raffinata legatura blu, e per modellare gli attributi del martirio e liturgici di san Liberatore e sant'Agata. A san Giovanni Battista, con un manto rosso sopra la pelliccia di cammello è demandato il compito, attraverso l’acclamazione dell’Agnus Dei, di indicare il centro della composizione, dove la Madonna siede su un articolato trono dallo schienale ligneo, irto di guglie e archetti gotici che riprende i modi di Gentile. Il Bambino, in veste diaconale - che ne qualifica il ruolo di Servo di Dio e sacerdote del proprio futuro sacrificio - è posto sulle ginocchia della Madre, intento a compiere un'evidente torsione per volgersi ad osservarla, interrogandola per la scoperta del mazzolino di fiori da lei recato. Tra le essenze è presente il garofano, noto simbolo della Passione legato ai chiodi della Croce e alle lacrime di Maria versate sul Golgota. La Vergine, trattenendo in punta di dita il lembo dorato della veste del divino Infante, lo guarda già con quella malinconia che prefigura il futuro destino. Maria non stringe il Figlio con un abbraccio possessivo, ma lo sfiora con timore reverenziale, consapevole della natura sacra di quel diacono divino. Il suo sguardo, velato da una profonda e aristocratica malinconia, si distacca dal gioco infantile del mazzolino per prefigurare il futuro destino di dolore, instaurando quel clima di dolente presagio che dominerà la pittura toscana e umbra del Quattrocento. Alla base da due piccoli angeli oranti dalle ali piumate, sono colti eccezionalmente di spalle, primi nella devozione. Lello da Velletri usa gli angeli come quinte mistiche: poiché guardano nella nostra stessa direzione, invitano lo spettatore a inginocchiarsi idealmente accanto a loro, ponendosi come i "primi nella devozione" e traghettando l'osservatore direttamente dentro lo spazio sacro. La rigidità della partitura dorata superiore trova un contrappunto naturale nel registro inferiore, dove i quattro santi poggiano i piedi sopra un rigoglioso prato, il cui tappeto erboso è un'autentica enciclopedia botanica miniata.