Caritas Ambrosiana

La Caritas Ambrosiana è l'organismo pastorale per promuovere la carità per lo sviluppo umano, la giustizia sociale e la pace, con particolare attenzione agli ultimi.coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali, all'interno delle altre specifiche competenze diocesane. Seguici anche su https://twitter.com/caritas_milano - https://plus.google.com/+CaritasambrosianaItmilano - http://www.pinterest.com/caritasmilano/

"Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace,...
15/06/2026

"Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante."

Papa Leone XIV

Geografia dell’indifferenza globaleNel silenzio assordante della politica globale esiste un’altra geografia del mondo: q...
14/06/2026

Geografia dell’indifferenza globale

Nel silenzio assordante della politica globale esiste un’altra geografia del mondo: quella dello sfollamento umano. È una mappa che non occupa le aperture dei notiziari né compare sulle pagine dei giornali con la stessa urgenza delle crisi armate più visibili, ma che cresce, si espande e distrugge vite con una costanza quasi invisibile. Secondo il Norwegian Refugee Council, le crisi di sfollamento più trascurate al mondo non sono disperse casualmente sul pianeta: seguono una traiettoria precisa, crudele e ripetitiva, guidata dal Sudan, seguito dalla Repubblica Democratica del Congo e dalla Colombia. Una drammatica gerarchia dell’indifferenza globale.

Il Sudan — più di 9 milioni di sfollati interni e 4 milioni di rifugiati nei Paesi limitrofi, la cui condizione è aggravata da un conflitto brutale e da quasi 19,5 milioni di persone che soffrono la fame — occupa il primo posto di questa poco invidiabile classifica, come una ferita aperta che non intende rimarginarsi. Qui lo sfollamento non è un evento, ma una condizione permanente, un destino collettivo che si rinnova di mese in mese. Le famiglie fuggono non una volta sola, ma più volte, come se la terra stessa rifiutasse di concedere un luogo stabile dove fermarsi. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo, in un ciclo senza approdo, mentre milioni di persone sono sospese tra ciò che hanno perso e ciò che non riusciranno più a ritrovare.

Subito dopo, la Repubblica Democratica del Congo — nella lista per il decimo anno consecutivo, una delle emergenze più croniche a causa delle violenze in corso nell’est — si staglia come un mosaico di crisi sovrapposte che rendono impossibile distinguere un’unica origine del disastro. Qui lo sfollamento è alimentato da una frammentazione infinita: conflitti armati, instabilità latente, violenze diffuse, collasso delle infrastrutture. Non esiste una sola linea del fronte, ma molteplici fronti che si moltiplicano. Le persone fuggono attraverso foreste, villaggi, confini porosi, spesso senza sapere se il luogo verso cui si dirigono sarà più sicuro di quello che hanno appena lasciato.

Poi c’è la Colombia, terza in questa classifica che non premia, ma denuncia, dove oltre sei decenni di conflitto interno continuano a generare nuove ondate di sfollamenti nonostante gli accordi di pace. Un Paese che porta sulle spalle una storia lunga di intese fragili e violenze che mutano senza mai scomparire del tutto. Qui lo sfollamento assume una forma diversa, più silenziosa ma non meno devastante. Comunità intere sono costrette a lasciare le proprie terre — spesso rurali, spesso isolate —, dove lo Stato arriva tardi o talvolta non arriva affatto. La fuga non è sempre improvvisa; a volte è un lento logoramento, una pressione costante che erode la possibilità di restare.

Il Norwegian Refugee Council ha costruito questa classifica non sulla base dell’intensità mediatica o dell’impatto emotivo momentaneo, ma su quattro parametri chiave che svelano l’architettura dell’abbandono globale: la mancanza di fondi, la scarsa attenzione mediatica, la debole volontà politica e l’ampiezza dello sfollamento. La mancanza di fondi trasforma le crisi in emergenze croniche senza risposta adeguata, dove gli aiuti arrivano sempre in ritardo rispetto al bisogno. La scarsa attenzione mediatica condanna intere popolazioni a esistere solo ai margini dello schermo, come se la loro sofferenza fosse meno «notiziabile» di altre. La debole volontà politica completa il quadro: senza pressione, senza interesse strategico, senza urgenza diplomatica, le crisi si sedimentano. Infine, la portata dello sfollamento ricorda che non si tratta di numeri astratti, ma di milioni di vite spezzate, famiglie ricostruite e poi di nuovo disperse, identità frantumate e ricomposte in condizioni di precarietà permanente. In questo sistema, il dramma non è soltanto nella violenza che genera la fuga, ma nella durata infinita della fuga stessa. Lo sfollamento non è più un passaggio tra una casa e un’altra: diventa uno stato esistenziale. Le persone non sono semplicemente sfollate; vengono sospese in una condizione in cui il ritorno è incerto, il presente è instabile e il futuro denso di incognite.

E mentre Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Colombia occupano i primi posti di questa dolorosa graduatoria, il resto del mondo osserva in modo intermittente, come se la sofferenza potesse essere calibrata in base alla distanza geografica o alla convenienza politica. Ma le crisi non seguono la logica dell’attenzione. Continuano, anche quando nessuno le guarda. In questa dinamica si consuma la vera tragedia: non solo la perdita della casa, della sicurezza o della stabilità, ma la progressiva cancellazione dall’attenzione del mondo. Un’esclusione che non fa rumore, ma che lascia dietro di sé un vuoto duraturo. Eppure, proprio in quel vuoto, le persone continuano a muoversi, a resistere, a cercare un luogo possibile. Anche quando il mondo sembra aver smesso di occuparsi di loro.

Da L'Osservatore Romano - "Geografia dell’indifferenza globale" di Francesco Citterich

La guerra fa il record: 65 conflitti nel mondo. È il numero più alto dal 1946C’è un nuovo record che è stato toccato nel...
12/06/2026

La guerra fa il record: 65 conflitti nel mondo. È il numero più alto dal 1946

C’è un nuovo record che è stato toccato nel 2025. Macabro. Racconta una normalizzazione della violenza che permea sempre più il nostro tempo. L’anno scorso è stato infatti caratterizzato dal numero più alto di conflitti dalla fine della seconda guerra mondiale: sono stati 65. Lo dice il Conflict Trends, autorevole report annuale pubblicato ieri dal Peace Research Institute Oslo e basato su dati raccolti dall’Uppsala Conflict Data Program. Il dato - 65 conflitti nel mondo - si traduce in un numero molto alto di vittime. L’Istituto ha calcolato le morti direttamente riconducibili a combattimenti, bombardamenti o violenze politiche: sono state 245mila, considerando sia le perdite civili che quelle militari. Il 2025 si attesta così come il terzo anno più violento dalla fine della Guerra fredda, superato solo dal 1994 (quando avvenne il genocidio in Ruanda) e dal 2021 (con un numero altissimo di vittime legate alla guerra in Etiopia). A causare il numero maggiore di morti civili e militari l’anno scorso sono stati tre contesti: l’invasione russa in Ucraina; la violenza in Sudan e in particolare il massacro di El-Fasher; i bombardamenti israeliani su Gaza.

Il dato in realtà non è esaustivo per avere un’idea dell’impatto complessivo di una guerra su di un territorio: non vengono infatti conteggiate tutte le vittime per eventi secondari rispetto agli attacchi diretti. I morti per fame dovuta al blocco delle importazioni o degli aiuti umanitari, ad esempio; le vittime di malattie non mortali, che lo diventano però quando gli ospedali vengono bombardati o quando raggiungere le strutture sanitarie è troppo pericoloso; o i morti nei campi profughi, dove le persone arrivano come sfollate proprio per scappare da territori di guerra. La pesantezza dei dati diffusi dal Peace Research Institute Oslo viene bene riassunta da uno dei suoi autori, Siri Aas Rustad: «Di solito riesco a trovare qualcosa di positivo tra i dati, ma quest’anno no - ha commentato - I numeri sono sconvolgenti».

Il documento fa un quadro specifico anche sulle tipologie di conflitto che hanno attraversato il 2025, che solo in alcuni casi vengono classificati come “guerre” vere e proprie, a seconda dell’intensità degli attacchi e del numero di vittime. Si possono in particolare individuare tre forme di violenza organizzata. Il primo è quello dei conflitti state-based, dove la forza viene esercitata da almeno un attore statale solitamente per il controllo del potere o del territorio. Possono essere conflitti tra un attore statale e uno non governativo, oppure tra due attori statali. E si declinano in guerre civili interne a un Paese, contese di confine – come quelle tra India e Pakistan per il Kashmir – guerre che derivano da un’escalation regionale – come i conflitti in Medio Oriente – e quelle di invasione, come l’offensiva russa in Ucraina. È a tutti questi tipi di violenze che si riferisce il record del 2025. Con una specifica. I 65 conflitti si sono verificati con il coinvolgimento di soli 35 Stati: ciò significa che ci sono alcuni governi coinvolti contemporaneamente su più fronti.

Rimangono poi altri tipi di conflitto che non vengono conteggiati nel numero complessivo di 65. Ci sono quelli definiti non-state conflicts, che avvengono cioè tra gruppi armati che non corrispondono a un governo statale. Questi sono stati 75 nel 2025. La maggior parte si concentra in Africa (34) e in America Latina. Un esempio sono le azioni di violenza estrema tra cartelli del narcotraffico in Messico. L’ultima tipologia di conflitto è quella del one-side violence: la violenza è esercitata esclusivamente da un attore, statale o non, contro la popolazione civile. In questo caso, l’aumento di violenza nel 2025 è stata esponenziale: le morti legate a questo tipo di conflitto nel 2024 erano 14mila. Sono state invece 76mila nel 2025. La ragione è soprattutto la violenza in Sudan e in particolare il massacro a El Fasher, la capitale del Nord Darfur, che hanno causato più di 60mila vittime. Altri conflitti di questo tipo sono le uccisioni di massa in Somalia, la violenza delle gang ad Haiti, la repressione post-elezioni in Tanzania. I dati del report portano con sé una consapevolezza:«L’aumento di violenza fa ormai parte di una tendenza di lungo periodo - si legge nelle conclusioni del documento - e non rappresenta semplicemente un picco temporaneo». L’asticella delle brutalità agite e a volte normalizzate si alza. Sempre di più.

Da Avvenire - La guerra fa il record: 65 conflitti nel mondo. È il numero più alto dal 1946

Quest’estate apri le porte a nuove esperienze di volontariato, ma senza andare lontano: partecipa a SolidariEstate!Hai v...
12/06/2026

Quest’estate apri le porte a nuove esperienze di volontariato, ma senza andare lontano: partecipa a SolidariEstate!

Hai voglia di mettere in gioco le tue competenze, il tuo tempo e la tua energia in un’esperienza di volontariato davvero significativa?

Con SolidariEstate puoi vivere un’esperienza estiva diversa, fatta di incontri, condivisione e vicinanza.

Quest’estate proponiamo:
✨ Volontariato estivo nei servizi sul territorio
🌿 Brevi campi estivi a Milano e nell'hinterland
🎨 Officina dei talenti, per condividere le tue passioni con persone senza dimora
🍽️ Servizio al Refettorio Ambrosiano

E queste sono solo alcune delle possibilità!

👉 Scopri tutte le opportunità e candidati entro il 28 giugno:
https://www.caritasambrosiana.it/eventi/volontariato-a-milano-in-estate

Hai domande? Scrivici a [email protected]
I posti sono limitati!

Ti aspettiamo!

Nelle carceri ci sono 18mila detenuti in più rispetto ai posti disponibiliContinua a crescere il numero dei detenuti nel...
11/06/2026

Nelle carceri ci sono 18mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili

Continua a crescere il numero dei detenuti nelle carceri italiane. Con la carenza ormai “patologica” del personale di vigilanza e degli educatori, l’aumento costante degli ospiti rende ancora più pesanti le condizioni di vita dietro le sbarre, destinate a peggiore ulteriormente con l’arrivo dell’estate. Al 31 maggio i reclusi erano 64.741 (49.323 dei quali condannati in via definitiva e 20.350 stranieri), ovvero 329 in più rispetto ad aprile. L’incremento medio mensile delle presenze nei 189 istituti penali si attesta ormai intorno a questa cifra considerando che, al 31 dicembre del 2025, il ministero della Giustizia ne aveva registrate 63.499. In cinque mesi, dunque, le persone “al gabbio” sono aumentate di 1.342 unità, per via soprattutto dei reati introdotti dall’inizio della legislatura nell’ordinamento, attraverso decreti sicurezza e disegni di legge (57 nuove fattispecie e oltre 60 aggravanti).

Il sovraffollamento è ancora più grave se si considera che la capienza regolamentare è di 51.269 posti e quella effettiva di circa 46.300 (a causa di ristrutturazioni o indisponibilità di spazi per ragioni tecniche). Sarebbero 18.441, quindi, i ristretti presenti oltre le capacità ricettive reali delle strutture penitenziarie. Nel giugno del 2025 il tasso di sovraffollamento era del 134% oggi supera il 139% con 73 carceri dove si va oltre il 150%. Dal primo gennaio scorso i suicidi sono stati 27, l’ultimo dei quali il 2 giugno nella casa circondariale di Capanne a Perugia, dove un detenuto italiano di 30 anni si è tolto la vita impiccandosi appena rientrato in cella dopo un colloquio video con la madre. Allarme sovraffollamento nelle carceri di Roma e del Lazio. I casi più critici riguardano Rebibbia con 443 reclusi oltre il limite, e Regina Coeli, che supera la capienza regolare di 376 persone. Nei 14 istituti della regione risultano in tutto 6.917 ristretti, ma i posti sono 5.316 (1.601 i detenuti in più). E aumentano le tensioni. Un recluso minorenne ospitato nel Centro di prima accoglienza della Capitale è evaso dal Policlinico Umberto I nel quale era stato ricoverato a seguito di un tentativo di suicidio. Nella Casa circondariale di Viterbo una guardia è stata aggredita da un detenuto e ha riportato lesioni guaribili in un mese, come denuncia Massimo Costantino, segretario generale Fns Cisl Lazio.
La Lombardia è l’altra regione dove il sovraffollamento risulta più pesante: in 18 penitenziari sono allocati 8.939 detenuti su una capienza ufficiale di 6.149 posti. Tre gli istituti più intasati, Brescia Canton Mombello (con 377 detenuti anziché i previsti 182), Busto Arsizio (446 su un massimo consentito di 240) e Milano San Vittore (1.106 sui 748 che ne può contenere). «Nulla è cambiato in questi anni nel nostro Paese e nulla si risolverà se non si prendono misure eccezionali di tipo deflattivo – osserva Luigi Pagano, garante dei detenuti della città di Milano, già direttore di San Vittore –; i meccanismi giuridici ci sono ma bisogna applicarli, non dovrebbero entrare in carcere i condannati a pene basse, chi ha compiuto piccoli reati e può essere sottoposto a misure alternative, il fatto è che nella rete della giustizia spesso finiscono tossicodipendenti, immigrati, persone indigenti e senza dimora, minori stranieri non accompagnati, ovvero soggetti fragili che difficilmente riescono a uscire dal sistema punitivo. Manca un progetto complessivo conforme alla legge e ci si limita alla gestione del quotidiano, noi garanti non possiamo fare altro che denunciare quello che avviene dietro le sbarre, le decisioni vanno prese dalla politica». La Campania è l’altra realtà regionale più critica: nel carcere di Carinola, a Caserta, dove sono ristretti in 527, c’è stato un tentativo di rivolta, un poliziotto è stato colpito con un pugno al volto e alcuni detenuti sono saliti per sul tetto per inscenare una protesta. La situazione è tornata alla normalità dopo qualche ora anche per l’intervento di mediazione del direttore dell’istituto. «Continueremo a sensibilizzare i vertici regionali e nazionali affinché il sistema penitenziario venga alleggerito prima che si arrivi a un punto di non ritorno», afferma il segretario dell’Osapp Campania, Vincenzo Palmieri.

Da Avvenire - Nelle carceri ci sono 18mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili

"È passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti insieme per la prima volta al Refettorio Ambrosiano, dubbiosi, emo...
10/06/2026

"È passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti insieme per la prima volta al Refettorio Ambrosiano, dubbiosi, emozionati e carichi a dare il via alla nostra esperienza di Servizio Civile con Caritas.

Ora il nostro anno di servizio volge al termine ed è arrivato il momento dei bilanci.

Iniziare una nuova esperienza porta sempre con sé dubbi, perplessità e insicurezze: sarò all'altezza? Riuscirò a svolgere i compiti che mi verranno assegnati? Sarò d'aiuto?
Mille domande frullavano nella testa di ognuno di noi, un gruppo di ragazzi e ragazze di età ed idee differenti, eppure accomunati dal desiderio di mettersi in gioco, di uscire dalla nostra zona di comfort.

E questo è lo spirito che ci ha guidati ed accompagnati durante tutto l'anno: metterci al servizio degli altri.
Con occhi, mente e - soprattutto - cuore aperto abbiamo incanalato tutta la nostra energia a disposizione del prossimo nei nostri rispettivi servizi, chi nel gioco e nell'animazione di bambini e ragazzi, chi al fianco di persone con disabilità, chi nel delicato percorso di inserimento di persone straniere e chi ha supportato le sedi operative nei rispettivi uffici.

Passo dopo passo, ognuno con il suo ritmo, abbiamo imparato ad affrontare nuove sfide, a mettere qualche dubbio in più da parte e ad affrontare ogni situazione, positiva o negativa che fosse, con rinnovata fiducia e sicurezza in noi stessi.
Giorno dopo giorno abbiamo costruito il nostro percorso, abbiamo scoperto nuovi legami, instaurato nuove relazioni che hanno lasciato un segno indelebile dentro di noi.

Giorno dopo giorno abbiamo scoperto un nuovo "pezzettino" di noi stessi da aggiungere al nostro personale mosaico, e speriamo anche che un nostro "pezzettino" sia rimasto incastrato nel mosaico di qualcun altro.

Ma il tempo impietoso non smette di scorrere ed è arrivato per noi il momento di guardare avanti e passare alla sfida successiva, con animo leggero e cuore grato."

Cristina - Servizio Civile con Caritas Ambrosiana

Farsi Prossimo, Rocco Festa è il nuovo presidenteÈ tempo di rinnovi al vertice di Consorzio Farsi Prossimo, la rete di 1...
09/06/2026

Farsi Prossimo, Rocco Festa è il nuovo presidente

È tempo di rinnovi al vertice di Consorzio Farsi Prossimo, la rete di 12 cooperative sociali promossa da Caritas Ambrosiana, che dal 1998 costituisce ormai un pilastro del welfare ambrosiano e lombardo, offrendo servizi, creando lavoro e promuovendo percorsi di dignità a persone con fragilità o in situazioni di disagio sociale.

In occasione del rinnovo del Consiglio di amministrazione di CFP è stato eletto nuovo presidente Rocco Festa, già vicepresidente della cooperativa Farsi Prossimo, la più longeva delle cooperative aderenti al Consorzio.

Chi è
La sua è una lunga storia nel mondo del Consorzio: è stato il primo coordinatore della comunità psichiatrica La Locomotiva, allora dell’Istituto San Vincenzo e successivamente presa in gestione dalla cooperativa Filo di Arianna (parte del Consorzio, e dal 2025 confluita nella cooperativa Farsi Prossimo). Dopo alcuni anni a Roma dove ha continuato a lavorare nel sociale, occupandosi di minori, MSNA e case famiglia, torna a Milano e dal 2008 entra nella cooperativa Farsi Prossimo, coordinando il centro di accoglienza Sammartini. Nel 2011 diventa responsabile dell’area Minori e Famiglia Residenziale e nel 2018 Direttore delle Aree Operative. Nel 2012 entra come consigliere nel Consiglio d’Amministrazione della cooperativa Farsi Prossimo, diventandone nel 2013 vicepresidente, carica che ricopre ancora attualmente.

«Una forza sociale che può cambiare il territorio»
«Il Consorzio per noi è la condivisione di valori che fanno sintesi nel nostro nome: “Farsi Prossimo”, dal nome della lettera pastorale con cui il cardinale Martini ci imponeva di superare anche le nostre distanze e ci esortava a costruire una “civiltà di amore”, che non lasciasse indietro nessuno – così ha dichiarato Festa-. È per questo che il Consorzio è nato ed è in questo modo che dobbiamo riaffermare il senso del nostro stare insieme: insieme possiamo essere una forza sociale in grado di cambiare i territori dove operiamo. Sappiamo tutti molto bene che dovremo affrontare alcune grandi sfide: la sostenibilità economia, il ritrovare la fiducia reciproca. Questo sarà il mandato della condivisione. Una rotta chiara, scritta a più mani. Sarà uno spazio di cooperazione vera. Dove la vittoria di una cooperativa è la vittoria di tutti, e la difficoltà di una è una priorità per tutti».

Il commiato di Lucchini
Festa, 54 anni, arriva alla guida del Consorzio Farsi Prossimo dopo Giovanni Lucchini, che conclude così il suo secondo mandato da presidente, eletto la prima volta nel 2021.

«Siamo arrivati a questo passaggio di consegna dopo una riflessione sui servizi consortili e sul sistema delle partecipate, fatta in un percorso condiviso tra tutte le cooperative e con Caritas Ambrosiana – ha detto il presidente uscente Giovanni Lucchini, presentando il lavoro di riflessione collettiva fatto negli ultimi mesi – .Questo percorso rilancia l’importanza del Consorzio come luogo di rappresentanza, confronto e condivisione di valori, prima di tutto quello della “cura”, intesa non semplicemente come erogazione di servizi ma come scelta politica e culturale fondata sul riconoscimento dell’interdipendenza e della reciprocità tra le persone».

Rinsaldato il legame con Caritas
Insieme all’elezione del presidente, si è tenuto il rinnovo del Consiglio di amministrazione, in cui per la prima volta è entrata una rappresentante di Caritas Ambrosiana (la direttrice Erica Tossani), con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il legame tra l’azione delle cooperative e delle realtà Caritas nei territori diocesani. Altro nuovo membro oltre a Festa è Alice Mosca, consigliera di amministrazione di Detto Fatto. Rinnovati invece Achille Lex, presidente di Sociosfera, e Oliviero Motta, presidente di Intrecci.

«La presenza di Caritas Ambrosiana nel Consiglio di amministrazione nasce anzitutto dal desiderio di riaffermare il senso del nostro essere Sistema Caritas. Vogliamo custodire e coltivare una visione comune, in cui ogni realtà, secondo lo specifico della propria natura e le proprie competenze, contribuisce a un cammino condiviso– ha commentato Erica Tossani – . L’obiettivo è essere lievito e voce profetica nei territori ambrosiani, lì dove ciascuno opera, come espressione viva e plurale di una Chiesa che sceglie di abitare fino in fondo la storia, sempre a partire dal passo di chi fa più fatica».

Consorzio Farsi Prossimo

08/06/2026
8 giugno, Giornata mondiale degli oceani 🌊"Non possiamo più permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese i...
08/06/2026

8 giugno, Giornata mondiale degli oceani 🌊

"Non possiamo più permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante.
Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva operando come se tutto dipendesse da noi."

- Papa Francesco

5 giugno, Giornata mondiale dell'ambiente"È solo attraverso un ritorno al cuore che può avvenire anche una vera e propri...
05/06/2026

5 giugno, Giornata mondiale dell'ambiente

"È solo attraverso un ritorno al cuore che può avvenire anche una vera e propria conversione ecologica. Occorre passare dal raccogliere dati al prendersi cura; da discorsi ambientalisti a una conversione ecologica che trasformi lo stile di vita personale e comunitario

[...]

La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve fare pressione sui governi perché sviluppino normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non vigilano sul potere politico – nazionale, regionale e municipale –, non è possibile contrastare i danni ambientali. Inoltre, le legislazioni municipali possono essere più efficaci se ci sono accordi tra popolazioni vicine per sostenere le medesime politiche."

- Papa Leone XIV

Indirizzo

Via San Bernardino, 4
Milan
20122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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