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PERCHÉ IL VOTO SU MEDIOBANCA SEGUE UNA STRADA A SÉAll'assemblea MPS del 29 ottobre non si vota "tutto insieme": le delib...
23/10/2026

PERCHÉ IL VOTO SU MEDIOBANCA SEGUE UNA STRADA A SÉ

All'assemblea MPS del 29 ottobre non si vota "tutto insieme": le delibere sono distinte, con regole e conseguenze diverse. E il punto sulla fusione con Mediobanca ha una sua specificità, che vale la pena spiegare.

Care colleghe e cari colleghi,
a pochi giorni dall'assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre, proviamo a chiarire un aspetto tecnico che spesso si perde nel rumore delle cronache, ma che ci riguarda da vicino. Non facciamo previsioni sull'esito del voto — quello spetta ai soci. Spieghiamo però come è costruita la partita, perché aiuta a capire cosa può accadere al nostro perimetro. Come sempre, solo fatti documentati.

UN'ASSEMBLEA, PIÙ VOTI SEPARATI
Il 29 ottobre l'assemblea di MPS non esprimerà un unico "sì" o "no" a un pacchetto. Voterà con delibere distinte e separate su più punti: l'offerta su Banco BPM, l'offerta su Banca Generali, le operazioni collegate al dividendo straordinario, e — in un punto a sé — la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS, con le connesse operazioni societarie. Ogni punto ha le proprie regole di maggioranza e i propri effetti: l'approvazione di uno non implica quella degli altri.

LA SPECIFICITÀ DEL VOTO SULLA FUSIONE MEDIOBANCA

Qui sta l'elemento che merita attenzione, ed è un fatto, non una nostra interpretazione. Nel comunicato del 3 ottobre, Intesa ha stabilito una condizione netta: se l'assemblea approva le offerte su Banco BPM o Banca Generali, o la riduzione di capitale legata al dividendo, la sua OPAS decade.

Sulla fusione con Mediobanca, però, Intesa ha fatto una scelta diversa e opposta: ha dichiarato di rinunciare alla relativa condizione. In altre parole, l'eventuale approvazione della fusione Mediobanca non farebbe decadere l'offerta di Intesa. Il voto su quel punto è stato quindi "sganciato" dall'esito dell'OPAS.

La conseguenza pratica è rilevante: il percorso di integrazione di Mediobanca segue, sul piano delle regole, una strada in parte autonoma rispetto alla contesa principale tra i due progetti industriali. Lo riconoscono anche i consulenti di voto indipendenti: sia ISS sia Glass Lewis — che orientano una parte dei grandi investitori — hanno espresso indicazione favorevole alla fusione con Mediobanca, pur suggerendo il no agli altri punti del piano.

PERCHÉ LA FUSIONE "CAMMINA DA SOLA"
C'è una ragione di fondo per cui il percorso di Mediobanca procede con una logica propria: non è nato come mossa difensiva contro Intesa, ma come progetto industriale a sé, deciso già a inizio 2026. E secondo i documenti ufficiali porta con sé vantaggi che si realizzano a prescindere dalla contesa: una struttura patrimoniale più solida e semplice — con il trasferimento ordinato delle passività rilevanti ai fini regolamentari, che evita operazioni successive più costose — e sinergie industriali stimate in circa 0,8 miliardi annui, con l'integrazione già in corso dall'ottobre 2025. Sono valutazioni delle società, che riportiamo come tali; ma spiegano perché questo tassello abbia una spinta industriale autonoma rispetto alla partita per il controllo della banca.

PERCHÉ CI RIGUARDA
Non traiamo conclusioni su come voteranno i soci: non è il nostro compito e non è nel nostro stile. Osserviamo però un dato che ci tocca direttamente: a prescindere da quale progetto prevarrà nella partita per il controllo di MPS, il riassetto che riguarda il nostro Gruppo — la fusione, lo scorporo, la riorganizzazione delle reti — ha una sua dinamica propria, con tempi e passaggi che gli appartengono.
Questo non ci rassicura né ci allarma: ci rende più attenti. Perché significa che le scelte sul futuro di Mediobanca — su come, quando e con quali criteri integrarla — si stanno definendo ora, dentro passaggi tecnici che non fanno notizia ma che disegnano il perimetro, le professionalità e l'organizzazione del lavoro di migliaia di colleghe e colleghi.

IL NOSTRO IMPEGNO
Qualunque sia l'esito del 29 ottobre e qualunque soggetto si trovi a guidare l'integrazione, il nostro metro non cambia: la tutela di chi lavora. Chiediamo e continueremo a chiedere di essere coinvolti su ogni decisione che riguardi l'organizzazione del lavoro, le sedi, gli inquadramenti e l'occupazione del nostro perimetro — nel pieno rispetto delle procedure di confronto previste da legge e contratto. Le operazioni societarie si decidono tra azionisti; le loro ricadute sulle persone si affrontano con il sindacato.
Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 23 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

BONUS MAMME 2026 — fino a 720 € per le lavoratrici madriCon la circolare INPS n. 106/2026 le domande sono aperte dal 20 ...
21/10/2026

BONUS MAMME 2026 — fino a 720 € per le lavoratrici madri

Con la circolare INPS n. 106/2026 le domande sono aperte dal 20 ottobre. Una misura che riguarda da vicino molte lavoratrici del credito e della finanza: come FISAC CGIL ti aiutiamo a capire se hai diritto e ad attivarti in tempo.

Quanto: 60 € per ogni mese (o frazione) di lavoro nel 2026, fino a 720 €, in un’unica soluzione a dicembre 2026. Il bonus non è imponibile fiscalmente o contributivamente e non rileva ai fini ISEE.

Chi può accedere (reddito da lavoro 2026 fino a 40.000 €, escluse le collaboratrici domestiche):
- madri con 2 figli, se il più piccolo ha meno di 10 anni
- oppure con almeno 3 figli, se il più piccolo ha meno di 18 anni.

Per le madri con 3+ figli il bonus non spetta nei mesi a tempo indeterminato (resta l’esonero contributivo). Tra le nostre iscritte, quindi, la platea principale sono le madri con 2 figli col più piccolo sotto i 10 anni — anche a tempo indeterminato.

Domanda all’INPS in via telematica entro il 31/12/2026 (31/01/2027 se il requisito matura a dicembre). Servono data di nascita e codice fiscale di ogni figlio e l’IBAN.

Non sei sola: ci pensiamo noi, scrivici!

MPS NON MOLLA, SI DECIDE IL 29 OTTOBREIl consiglio di MPS conferma il proprio piano e rimette tutto all'assemblea. Nel d...
14/10/2026

MPS NON MOLLA, SI DECIDE IL 29 OTTOBRE

Il consiglio di MPS conferma il proprio piano e rimette tutto all'assemblea. Nel documento, un passaggio che ci riguarda da vicino: la difesa del "capitale umano" di Mediobanca.

Care colleghe e cari colleghi,
dopo il rilancio di Intesa e lo schieramento di alcuni grandi azionisti a favore della sua offerta, ci si chiedeva se MPS avrebbe fatto un passo indietro. La risposta del consiglio di amministrazione, riunito il 12 ottobre sotto la presidenza del prof. Bisoni, è stata chiara: il Monte non si ritira e porta tutto al voto dell'assemblea del 29 ottobre. Vi spieghiamo cosa ha deciso, in parole semplici.

LA DECISIONE: NESSUN RITIRO
Nei giorni scorsi erano circolate due ipotesi: che MPS ritirasse dall'ordine del giorno i punti principali del proprio piano (le offerte su Banco BPM e Banca Generali e il maxi-dividendo), oppure che li confermasse rimettendo la decisione ai soci. Il consiglio ha scelto la seconda strada: tutto resta all'ordine del giorno dell'assemblea del 29 ottobre — le due offerte, la distribuzione straordinaria e la fusione con Mediobanca. La decisione finale spetterà quindi agli azionisti.

LE RAGIONI DI MPS
In un documento articolato in nove punti, il consiglio ha confermato il proprio progetto e replicato alle valutazioni di Intesa. In sintesi, secondo MPS:
- il premio offerto da Intesa (il 15,3% sul prezzo di riferimento) resta inferiore alla media delle offerte bancarie comparabili in Italia, intorno al 30%;
- l'offerta di Intesa è pagata in prevalenza in azioni della stessa Intesa, il cui rendimento negli ultimi anni è stato, secondo i dati citati dalla banca, inferiore a quello del settore e dello stesso titolo MPS;
-Intesa ha subordinato la prosecuzione della propria offerta all'abbandono del piano di Siena, "senza tuttavia offrire alcuna certezza sul completamento" dell'operazione.

Si tratta della posizione di MPS, che riportiamo come tale: la valutazione definitiva spetterà agli azionisti, e in seguito interverranno anche le autorità di vigilanza.

IL PASSAGGIO CHE CI RIGUARDA: IL "CAPITALE UMANO" DI MEDIOBANCA
C'è un punto del documento che tocca direttamente il nostro perimetro. Intesa, nei giorni scorsi, aveva chiesto ai soci di MPS di non approvare la fusione per incorporazione di Mediobanca, dichiarando di volerne gestire l'integrazione in seguito, con il proprio management. Il consiglio di MPS ha replicato su più fronti:
- la fusione con Mediobanca non è una mossa difensiva, ma un progetto deciso già a febbraio-marzo 2026, con una propria logica industriale, e la cui integrazione è "già in corso" dall'ottobre 2025;
- il progetto di Intesa, osserva MPS, "non chiarisce come sarebbero preservati e sviluppati il posizionamento, le competenze e il modello distintivo di Mediobanca" nelle aree che si sovrappongono con le attività già svolte dal gruppo Intesa;
- e, testualmente, che la valutazione dovrà considerare "gli eventuali effetti sul perimetro operativo, sull'autonomia commerciale, sui clienti e sul capitale umano di Mediobanca".

Su questo fronte è arrivata anche una presa di posizione esterna: il proxy advisor ISS — uno dei consulenti indipendenti che orientano il voto dei grandi fondi — ha raccomandato ai soci di MPS di votare a favore della fusione con Mediobanca, giudicandola sorretta da "una valida logica strategica". Una posizione, va notato, opposta a quella di Intesa, che chiede invece di bocciarla.

Non commentiamo il merito della contesa tra le due banche: non è il nostro ruolo. Segnaliamo però un fatto che ci interessa: che in un documento ufficiale compaia il riferimento al "capitale umano" di Mediobanca è significativo, perché porta il tema delle persone dentro una discussione fatta soprattutto di numeri, perimetri e valore per gli azionisti. Attenzione, però: una citazione non è una garanzia. Riconoscere a parole il valore delle professionalità è una cosa; tradurlo in tutele concrete è un'altra, e vale per qualunque scenario. Perché il nodo occupazionale non riguarda solo il progetto di Intesa: anche l'integrazione tra MPS, Banco BPM e Banca Generali comporterebbe sovrapposizioni e razionalizzazioni. In entrambe le strade, per noi, il punto è lo stesso — e le garanzie vanno chieste e scritte, non date per acquisite perché qualcuno le ha nominate.

COSA SUCCEDE ADESSO
La parola passa all'assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre, che voterà con delibere distinte e separate sulle offerte, sulla fusione con Mediobanca e sulle operazioni collegate al dividendo. Per approvare il piano di Lovaglio serve una maggioranza molto ampia, i due terzi del capitale presente. Sul fronte dei soci, diverse posizioni si sono già espresse a favore dell'offerta di Intesa; l'esito, però, lo stabilirà soltanto il voto.

IL NOSTRO IMPEGNO
Il nostro metro di giudizio resta uno solo, il lavoro — in ogni scenario. Qualunque strada prevalga, continueremo a chiedere che le operazioni non si traducano in costi per chi lavora, che siano tutelate professionalità, inquadramenti e sedi, e che ogni passaggio avvenga nel pieno rispetto delle procedure di confronto previste da legge e contratto. Il "capitale umano" di cui oggi parlano i documenti ufficiali, per noi, sono le colleghe e i colleghi in carne e ossa: la loro tutela viene prima di ogni logica finanziaria.
Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 13 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

12/10/2026

— RISIKO BANCARIO

MPS non molla: si va all'assemblea del 29

Il CdA di MPS, riunito stasera, non ha ritirato nulla: le due offerte su Banco BPM e Banca Generali, il maxi-dividendo e la fusione con Mediobanca restano all'ordine del giorno dell'assemblea del 29 ottobre. Lovaglio tira dritto e rimette la decisione ai soci.

In una nota in nove punti, il Monte conferma il proprio progetto e replica a Intesa: il premio dell'offerta resta sotto la media delle operazioni comparabili, il corrispettivo è pagato in gran parte in azioni Intesa, e l'offerta viene subordinata all'abbandono del piano di Siena "senza alcuna certezza sul suo completamento".

Sul nostro perimetro, un passaggio importante: MPS difende la fusione con Mediobanca come scelta autonoma e già in corso, e chiede che si valutino gli effetti dell'operazione Intesa sull'autonomia, sui clienti e sul capitale umano di Mediobanca.

La parola passa ora ai soci: il 29 ottobre il voto decisivo.

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

04/10/2026

— RISIKO BANCARIO
Delfin si schiera.

Colpo di scena verso l'assemblea del 29 ottobre. Delfin (famiglia Del Vecchio), primo azionista di MPS con il 17,6%, si è impegnata ad aderire all'OPAS di Intesa e a votare in linea con l'offerta — di fatto contro il piano di Lovaglio. Un cambio di fronte, che arriva a 24 ore dal rilancio di Intesa.

A Lovaglio serve il 67% per far passare il suo progetto: con il primo socio ora dall'altra parte. Ma la partita non è chiusa: decisivi restano Caltagirone (10,3%) e i grandi fondi.

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

MEDIOBANCA ENTRA NEL VOTO DEL 29 OTTOBRENella stessa nota con cui ha rilanciato l'offerta, Intesa chiede ai soci di MPS ...
04/10/2026

MEDIOBANCA ENTRA NEL VOTO DEL 29 OTTOBRE

Nella stessa nota con cui ha rilanciato l'offerta, Intesa chiede ai soci di MPS di non approvare la fusione Mediobanca-MPS. Un passaggio che riguarda direttamente il nostro perimetro.

Care colleghe e cari colleghi,
come vi abbiamo raccontato, sabato 3 ottobre Intesa Sanpaolo ha alzato l'offerta su MPS (portando la componente in contanti a 1,25 euro per azione) e ha posto una condizione netta: se il 29 ottobre l'assemblea di MPS approva le offerte su Banco BPM e Banca Generali, l'OPAS decade. Nella stessa nota, però, c'è un passaggio che ci riguarda da vicino e sul quale vogliamo fermarci.

COSA HA CHIESTO INTESA SULLA FUSIONE MEDIOBANCA
All'ordine del giorno dell'assemblea di MPS del 29 ottobre, accanto alle due offerte, c'è anche la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS (con le connesse operazioni di scissione). Su questo punto specifico, Intesa — nel suo comunicato ufficiale — ha scritto testualmente di augurarsi che gli azionisti di MPS "valutino la possibilità di non dare corso all'approvazione di tali operazioni di fusione e scissione".

La motivazione indicata da Intesa è che la fusione venga realizzata "successivamente all'OPAS da parte del management" di Intesa stessa, "al fine di minimizzare il rischio di ripercussioni negative nelle attività di integrazione informatica e operativa dei sistemi e di evitare il rischio di duplicazione di costi".

C'è inoltre una differenza tecnica rispetto alle due offerte: mentre l'approvazione delle OPS farebbe decadere l'offerta di Intesa, sulla fusione Mediobanca accade il contrario. Intesa ha dichiarato di rinunciare sin d'ora alla relativa condizione: quindi, se i soci di MPS non approvassero la fusione, l'OPAS proseguirebbe comunque.

UN CHIARIMENTO: COME FUNZIONA LA CONDIZIONE
Per evitare equivoci che stanno già circolando, chiariamo un punto tecnico. La condizione per cui l'OPAS decade se l'assemblea approva le offerte su Banco BPM o Banca Generali non è un'imposizione esterna né una mossa di MPS: è una clausola che Intesa ha inserito nella propria offerta. In altre parole, è la stessa Intesa ad aver legato la sopravvivenza della sua OPAS all'esito del voto senese: se passano le offerte di Siena, è Intesa a far ve**re meno la propria. Nella medesima nota, va ricordato, Intesa ha anche aumentato di 760 milioni la componente in contanti del corrispettivo. Registriamo entrambi gli elementi e lasciamo a ciascuno le proprie valutazioni.

PERCHÉ CI RIGUARDA
Ci limitiamo ai fatti, senza interpretare le intenzioni di nessuno. Ma un dato è oggettivo: con questo passaggio, il futuro di Mediobanca — i tempi, i modi e il soggetto che guiderà la sua integrazione — entra esplicitamente tra le questioni in gioco il 29 ottobre. Fino a ieri l'integrazione del nostro Gruppo seguiva il percorso già avviato con MPS; ora, a seconda di come voterà l'assemblea e di come evolverà l'OPAS, quel percorso potrebbe cambiare regia, calendario e criteri.

Per noi questo significa una cosa sola e molto concreta: qualunque sia l'esito del voto e qualunque soggetto si trovi a gestire l'integrazione, pretenderemo di essere coinvolti su ogni scelta che riguardi l'organizzazione del lavoro, le professionalità, le sedi e l'occupazione del nostro perimetro. Le operazioni societarie si decidono tra azionisti; le loro ricadute sulle persone si affrontano con il sindacato, nelle procedure di confronto previste da legge e contratto. Su questo non faremo sconti a nessuno.

COSA GUARDARE ADESSO
Il quadro si deciderà il 29 ottobre, quando l'assemblea di MPS voterà — con delibere distinte e separate — sulle due offerte e sulla fusione con Mediobanca. Da lì, e dall'evoluzione dell'OPAS di Intesa nelle settimane successive, dipenderà anche il futuro assetto del nostro Gruppo.

Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 5 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

INTESA ALZA L'OFFERTA E PONE L'AUT-AUTDopo mesi di "nessun rialzo", Intesa alza l'offerta su MPS e pone una condizione n...
03/10/2026

INTESA ALZA L'OFFERTA E PONE L'AUT-AUT

Dopo mesi di "nessun rialzo", Intesa alza l'offerta su MPS e pone una condizione netta: se il 29 ottobre passano le offerte di Lovaglio, l'OPAS decade. Il voto diventa una scelta secca.

Care colleghe e cari colleghi,
la partita ha avuto una svolta importante nel fine settimana. Per capirla bene, però, serve partire da ciò che aveva detto Lovaglio nei giorni scorsi — perché è esattamente su quel punto che Intesa ha deciso di interve**re.

L'ANTEFATTO: LA STRATEGIA DI LOVAGLIO
Nelle settimane precedenti l'amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, aveva rivolto un messaggio agli azionisti in vista dell'assemblea del 29 ottobre: votare le due offerte di Siena su Banco BPM e Banca Generali — sosteneva — "non è un referendum" contro Intesa. Approvarle, nella sua lettura, serviva soltanto a "tenere aperta un'alternativa" e a mettere pressione sul prezzo; e comunque, aggiungeva, il singolo socio sarebbe rimasto libero di aderire successivamente all'offerta di Intesa. In sostanza: un "sì" presentato come indolore, che non precludeva nulla.

LA MOSSA DI INTESA: RILANCIO E AUT-AUT

Sabato 3 ottobre, al termine di un consiglio di amministrazione straordinario, Intesa Sanpaolo ha risposto su due fronti.

- Primo, ha alzato l'offerta: la componente in contanti sale da 1 a 1,25 euro per ogni azione MPS (+0,25, pari a circa 760 milioni di euro aggiuntivi), mentre resta invariata la parte in azioni (1,6 azioni Intesa per azione MPS). In caso di adesione totale, MPS sarebbe valorizzata complessivamente 31,4 miliardi di euro (27,6 in azioni, 3,8 in contanti).

- Secondo, e qui sta il punto che cambia tutto, ha posto una condizione netta: se l'assemblea MPS del 29 ottobre approverà anche una sola delle due offerte su Banco BPM e Banca Generali, oppure la riduzione di capitale legata al maxi-dividendo, l'offerta di Intesa decadrà. Nelle parole della banca: in quel caso "non si avvarrà della facoltà di rinunciare alle condizioni di efficacia", con la conseguenza che l'OPAS diventerà inefficace.

COSA CAMBIA PER IL VOTO DEL 29 OTTOBRE

Con questa mossa, Intesa smonta direttamente l'argomento di Lovaglio. Il voto del 29 ottobre non è più la scelta "indolore" descritta da Siena: diventa un bivio. Gli azionisti di MPS si troveranno di fronte a un'alternativa secca — da una parte l'offerta di Intesa, ora rafforzata nella componente in contanti; dall'altra il progetto di Lovaglio con le due offerte. Approvare l'uno significa, di fatto, rinunciare all'altro.

Intesa ha inoltre ricordato che l'attuale prezzo di Borsa delle azioni MPS incorpora il premio legato alla sua offerta, premio che "verrebbe meno in caso di sua inefficacia". A Lovaglio, per far approvare il proprio piano, serve una maggioranza molto ampia: il 67% dei voti (i due terzi).

IL NOSTRO PUNTO
Non commentiamo la convenienza delle offerte, che riguarda gli azionisti: non è il nostro ruolo. Registriamo però che la partita è entrata nella fase decisiva, e che il 29 ottobre segnerà uno spartiacque. Qualunque strada prevalga, il nostro compito resta lo stesso e non dipende da chi vince: vigilare affinché siano tutelati l'occupazione, le professionalità e le condizioni di lavoro delle colleghe e dei colleghi, in ogni scenario.

Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 4 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

LA MAPPA FINO AL 29 OTTOBRETra assemblee, esposti e richieste della Consob è facile perdere il filo. Ecco, in ordine e i...
15/09/2026

LA MAPPA FINO AL 29 OTTOBRE

Tra assemblee, esposti e richieste della Consob è facile perdere il filo. Ecco, in ordine e in parole semplici, a che punto siamo e cosa aspettarci nelle prossime settimane.

Care colleghe e cari colleghi,
le ultime settimane hanno visto susseguirsi mosse, contromosse, esposti e comunicati: un ritmo che rende difficile capire dove siamo davvero. Facciamo allora un po' d'ordine, con l'unico obiettivo di sempre — che ognuno possa seguire la partita con chiarezza. Nessuna previsione, solo i fatti e le date.

DOVE SIAMO: DUE STRADE SUL TAVOLO
Sul futuro di MPS restano aperti due percorsi alternativi:
La strada Intesa: l'offerta pubblica (OPAS) con cui Intesa Sanpaolo punta a comprare MPS. Prevede, per superare i controlli sulla concorrenza, la cessione di circa 635 filiali del Monte a Unipol, poi destinate a confluire in Bper.
La strada MPS: la contromossa di Lovaglio, cioè le due offerte (OPS) con cui Siena prova a comprare a sua volta Banco BPM e Banca Generali, per diventare così grande da non essere più "scalabile".
Le due strade si escludono a vicenda: alla fine se ne potrà percorrere una sola.

COSA È GIÀ SUCCESSO
Riavvolgiamo il nastro dei passaggi principali già avvenuti:
Inizio settembre: la BCE ha autorizzato la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS, ultimo grande via libera all'integrazione del nostro Gruppo nel Monte.
9-10 settembre: MPS ha depositato in Consob i documenti delle sue due offerte su Banco BPM e Banca Generali, avviando anche le richieste di autorizzazione alle autorità.
10 settembre: l'assemblea di Intesa ha approvato, con il 97% dei voti, l'aumento di capitale necessario a far partire l'offerta su MPS. Intesa ha così in mano lo strumento per procedere.

IL NODO CHE RIGUARDA CHI LAVORA: LE FILIALI CHE CAMBIANO MANO
C'è un aspetto tecnico che merita attenzione, perché tocca da vicino i lavoratori. Entrambe le strade devono fare i conti con le regole a tutela della concorrenza (l'Antitrust), e in entrambi i casi la soluzione passa dalla cessione di sportelli:
nella strada Intesa, come detto, circa 635 filiali MPS andrebbero a Unipol-Bper;
nella strada MPS, secondo le ricostruzioni, anche il nuovo polo con Banco BPM dovrebbe cedere alcune centinaia di filiali per ragioni di concorrenza.
Il punto per noi è semplice e vale per ogni scenario: quando delle filiali cambiano proprietario, non si spostano solo insegne e sportelli, ma persone, professionalità e posti di lavoro. È qui che continueremo a chiedere garanzie, qualunque strada prevalga.

LA CONSOB METTE IL NASO NELLE OFFERTE DI SIENA
Un fatto di questi giorni merita di essere spiegato, perché aiuta a capire il valore reale delle mosse. La Consob — l'autorità che vigila sui mercati — ha chiesto a MPS di correggere e integrare la nota con cui, il 21 agosto, aveva annunciato prezzi e condizioni delle due offerte.
Il motivo: l'offerta di Intesa aveva fatto salire il prezzo delle azioni MPS, gonfiando così anche il valore apparente delle offerte che Siena paga in proprie azioni. Ricalcolando i valori ai prezzi precedenti all'intervento di Intesa (quelli del 5 giugno), emerge un quadro diverso: l'offerta su Banco BPM risulterebbe a sconto dell'8,1% (era stata presentata come "alla pari", senza né premio né sconto) e quella su Banca Generali a sconto del 3,2% (era stata annunciata con un premio del 10%). Non sono tecnicismi: sono numeri che gli azionisti — di MPS, di Banco BPM e di Banca Generali — terranno d'occhio al momento di decidere.

IL ROMPICAPO: COSA SUCCEDE SE VINCE INTESA?
C'è poi un nodo che, ad oggi, non ha una risposta certa — ed è forse il punto più delicato. Cosa accadrebbe alle due offerte di Siena se l'OPAS di Intesa andasse a segno per prima, facendo passare MPS sotto il controllo di Ca' de Sass?
Qui le due banche danno letture opposte:
per MPS, le offerte hanno "carattere irrevocabile" e resterebbero valide comunque: un cambio di controllo non ne determinerebbe la decadenza. Il Monte ha anche assicurato che non chiuderebbe gli sportelli di Banco BPM.
per Intesa, al contrario, una volta preso il controllo di MPS sarebbe possibile cambiare il consiglio di amministrazione del Monte e, se lo ritenesse, ritirare le due offerte.
Sarà probabilmente compito delle autorità di vigilanza — o eventualmente della magistratura — sciogliere questo intreccio. Il segnale, per noi, è chiaro: la partita è entrata in un territorio in cui strategie industriali, regole di mercato e controllo societario rischiano di incrociarsi tutte insieme.

LE AUTORITÀ ENTRANO IN CAMPO
Nessuna delle due operazioni può concludersi senza il via libera di una serie di autorità: la BCE, la Banca d'Italia, l'IVASS (per le assicurazioni), l'Antitrust (per la concorrenza) e il Governo (per il cosiddetto "golden power" sugli asset strategici). In più, sono già stati presentati alla Consob alcuni esposti — da parte di Intesa e di associazioni di consumatori — che chiedono verifiche sulla regolarità delle offerte. E le agenzie di rating si dividono: Fitch avverte che la doppia mossa di Siena "aumenta i rischi di esecuzione", mentre DBRS la giudica una "risposta strategica" capace di rafforzare scala e diversificazione. Insomma: nemmeno gli esperti concordano, e a oggi nulla è deciso.

LA DATA CHE CONTA: 29 OTTOBRE
Tra tutti gli appuntamenti, uno è lo spartiacque: il 29 ottobre l'assemblea degli azionisti di MPS dovrà votare in un colpo solo l'intero pacchetto della contromossa — le due offerte, il maxi-dividendo e, con ogni probabilità, la fusione con Mediobanca. Serve una maggioranza molto ampia (i due terzi): se non si raggiunge, la strada alternativa si ferma. È lì che si capirà quale dei due percorsi resterà davvero in piedi.

COSA VIENE DOPO
Se il progetto di Siena supera l'assemblea e ottiene le autorizzazioni, le sue offerte partirebbero a metà dicembre per chiudersi entro metà febbraio 2027. In parallelo, l'offerta di Intesa dovrebbe aprirsi alle adesioni tra novembre e dicembre. I due calendari sono destinati a incrociarsi: sarà quello il momento in cui gli azionisti di MPS dovranno scegliere.

IL NOSTRO IMPEGNO
Non tifiamo per uno scenario: seguiamo i fatti e teniamo un solo metro di giudizio, il lavoro. In tutte le ipotesi sul tavolo il nostro Gruppo è dentro il perimetro coinvolto, e in tutte — come mostra il nodo delle filiali — ci sono ricadute possibili sulle persone. Per questo continueremo a vigilare, a chiedere garanzie occupazionali e procedure di confronto, e a informarvi con la chiarezza di sempre.
Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 15 settembre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

10/09/2026

INTESA ARMA L'OFFERTA

L'assemblea dice sì al 97% all'aumento di capitale per l'OPAS su MPS. E alla vigilia Siena ha depositato in Consob la sua contromossa. Ecco cosa cambia, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi,
la giornata di oggi segna un passaggio atteso da mesi, ed è arrivata al termine di quarantott'ore in cui si sono mossi entrambi i fronti. Da una parte Intesa Sanpaolo ha ottenuto stamattina dai propri soci il via libera necessario a far partire l'offerta su MPS; dall'altra il Monte, proprio alla vigilia, ha depositato in Consob i documenti delle due offerte con cui prova a costruire la strada alternativa. Ve lo spieghiamo semplice.

IL VOTO DI INTESA: UN SÌ QUASI PLEBISCITARIO
L'assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo, riunita stamattina a Torino con il metodo del rappresentante designato, ha approvato con il 96,96% dei voti rappresentati in assemblea la delega al Consiglio di amministrazione per emettere fino a 5,7 miliardi di nuove azioni. Era presente il 63,88% del capitale (4.889 azionisti, oltre 11,29 miliardi di azioni): una partecipazione nella parte alta delle attese.
A cosa servono quelle azioni? Sono la "moneta" con cui Intesa pagherà gli azionisti MPS che aderiranno all'offerta (16 azioni Intesa ogni 10 azioni MPS, più 1 euro in contanti per azione). Senza quel voto, l'offerta non avrebbe potuto materialmente partire: da oggi Intesa ha in mano lo strumento. La delega potrà essere esercitata entro il 10 settembre 2027.
Intesa ha inoltre reso noto che l'Autorità di Vigilanza ha già rilasciato i provvedimenti necessari per le modifiche statutarie approvate e ha autorizzato il computo delle nuove azioni nel capitale di migliore qualità della banca.

ALLA VIGILIA, LA MOSSA DI SIENA
Non è un caso che proprio alla vigilia dell'assemblea, in una nota diffusa nella serata del 9 settembre, MPS abbia reso noto di aver depositato in Consob i documenti delle due offerte pubbliche di scambio su Banco BPM e Banca Generali, presentando contestualmente alle autorità competenti le richieste di autorizzazione. I documenti saranno pubblicati al termine dell'istruttoria della Consob.
È il passo formale che tiene in corsa la strategia alternativa di Lovaglio: per ogni azione Banco BPM portata in adesione MPS riconoscerà 1,567 proprie azioni di nuova emissione, per ogni azione Banca Generali 6,958. L'obiettivo dichiarato è far partire le due operazioni a metà dicembre.
I due schemi procedono così in parallelo, su binari destinati a incrociarsi.

IL TASSELLO CHE CI RIGUARDA: L'OK DELLA BCE ALLA FUSIONE
Va ricordato un passaggio della scorsa settimana che tocca da vicino il nostro perimetro: il 3 settembre la Banca Centrale Europea ha autorizzato la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS e le connesse operazioni di riorganizzazione societaria. È l'ultimo grande via libera regolatorio all'integrazione, e consente ora di portare la fusione all'esame dell'assemblea del 29 ottobre. In pratica: l'incorporazione di Mediobanca nel Monte procede, e con essa il riassetto che riguarda le nostre reti e le nostre professionalità.

COSA SUCCEDE ORA
Per Intesa restano da completare le autorizzazioni e da ottenere il via libera della Consob al documento d'offerta: il lancio effettivo dell'OPAS è atteso indicativamente tra ottobre e novembre. Sarà allora che gli azionisti di MPS potranno decidere se aderire.
Per MPS, invece, il vero banco di prova resta l'assemblea del 29 ottobre: i soci del Monte saranno chiamati a pronunciarsi sulla doppia offerta e, grazie proprio al via libera della BCE, anche sul progetto di fusione con Mediobanca. È lì che si capirà quale delle due strade avrà davvero gambe.

QUELLO CHE GUARDIAMO NOI
Il voto di oggi riguarda gli assetti societari e gli strumenti per realizzare l'operazione: nulla, per ora, dice delle ricadute concrete sul lavoro. Sono quelle a interessarci, e su quelle continueremo a chiedere risposte puntuali — dagli assetti organizzativi alle sovrapposizioni, dalle professionalità alle sedi. In entrambi gli scenari oggi sul tavolo, il nostro Gruppo è dentro il perimetro in gioco: per questo li seguiamo con la stessa attenzione, senza tifare per nessuno, con l'unico metro che ci compete — la tutela di chi lavora.
Continueremo a seguire i passaggi e a informarvi con la stessa chiarezza.

Milano, 10 settembre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

La FISAC è la Federazione Italiana Sindacale Lavoratori Assicurazioni e Credito

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Milan
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