Fisac/CGIL aziende del Gruppo Mediobanca

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RISIKO BANCARIO: 3 CARTE PER RESTARE LIBERAMPS batte le attese: oltre 1,1 miliardi di utile, capitale ai massimi, cedola...
07/08/2026

RISIKO BANCARIO: 3 CARTE PER RESTARE LIBERA

MPS batte le attese: oltre 1,1 miliardi di utile, capitale ai massimi, cedola in arrivo. Sono gli assi con cui Lovaglio prova a respingere l'offerta di Intesa. Ecco cosa dicono i numeri, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi,
sono arrivati i conti del primo semestre di MPS — i primi che includono pienamente Mediobanca — e sono numeri robusti, che rafforzano la posizione di chi a Siena vuole difendere l'autonomia dall'offerta di Intesa. Ve li spieghiamo semplici, come sempre, con l'attenzione a ciò che riguarda più da vicino chi lavora.

CARTA 1 — L'UTILE: OLTRE 1,1 MILIARDI, SOPRA LE ATTESE
Il Gruppo ha chiuso il semestre con un utile netto superiore a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% rispetto a un anno fa; il solo secondo trimestre vale 610 milioni, sopra i circa 540 milioni che gli analisti si aspettavano. I ricavi salgono a 4 miliardi, spinti soprattutto dalle commissioni. In parole semplici: la banca guadagna bene — più di quanto il mercato prevedesse — e la macchina messa insieme con Mediobanca comincia a produrre i numeri che Lovaglio aveva promesso.
E c'è un elemento che conferma la logica industriale dell'operazione: questi risultati nascono dall'incontro tra le due banche. Le commissioni che trainano i ricavi crescono grazie al wealth management e all'advisory (+7,6% nel trimestre), e tra le voci in maggiore crescita c'è il contributo della partecipazione in Generali, salito a 332 milioni. Sono le attività che il Gruppo Mediobanca porta in dote, che si sommano alla solida rete commerciale e alla base clienti di MPS. Detto semplicemente: questi conti sono il frutto del lavoro delle colleghe e dei colleghi di entrambe le realtà — ed è la dimostrazione che il valore, quando i pezzi si integrano bene, lo creano le persone che ci lavorano.

CARTA 2 — IL CAPITALE AI MASSIMI
È l'arma difensiva più importante, e i conti la confermano forte: il CET1, l'indicatore che misura la solidità patrimoniale di una banca, sale al 16,3%, con un "cuscinetto" di circa 680 punti base sopra i requisiti minimi richiesti dalle autorità. Tradotto: MPS ha molto capitale in eccesso, e questo è esattamente l'argomento con cui sostiene di "valere da sola" più di quanto offre Intesa. Più il capitale è abbondante, più la banca ha libertà di remunerare gli azionisti senza dipendere da nessuno.

CARTA 3 — LA CEDOLA IN ARRIVO
Il terzo elemento è il messaggio agli azionisti: la banca conferma una politica di remunerazione generosa (fino al 100% dell'utile distribuibile) e ha aperto alla possibilità di pagare un acconto sul dividendo già quest'anno. È la mossa con cui Siena prova a convincere i propri soci che restare vale più che aderire all'offerta: se le mie azioni mi rendono bene, perché venderle?

E PER CHI CI LAVORA?
Una domanda è d'obbligo, in un comunicato sindacale: cosa significano questi conti per l'occupazione? Ad oggi, poco: la banca è in salute e non ci sono segnali di tagli legati all'operazione. Anzi, tra le voci di spesa compaiono anche risorse destinate a trattenere le professionalità chiave del Wealth Management di Mediobanca — segno che quelle competenze sono considerate preziose.

Un dato però merita attenzione: nei conti cresce la voce legata all'integrazione e alle uscite del personale (da 33 a 42 milioni), un aumento dovuto in parte a fattori contabili e ai costi della fusione in corso. Non è un'ondata di esodi, ma conferma che la macchina dell'integrazione è partita — ed è la macchina che, negli scenari futuri, deciderà quanto peserà davvero sull'occupazione.

Il punto di attenzione, però, guarda avanti. Un conto è la gestione ordinaria di oggi, un altro sarebbe ciò che accadrebbe nello scenario dell'offerta di Intesa, che prevede lo "spezzatino" — la vendita di rete e strutture a Unipol. È lì che le sovrapposizioni tra due grandi gruppi rischiano di tradursi in eccedenze di personale ben più consistenti. È lì che si gioca la partita occupazionale vera, ed è lì che vigileremo.

COSA SIGNIFICA PER LA PARTITA

Con questi conti, Lovaglio arriva all'appuntamento decisivo — l'assemblea di Intesa del 10 settembre e la successiva finestra per aderire all'offerta — con argomenti solidi per dire ai propri azionisti: la banca è forte, il capitale è abbondante, conviene restare indipendenti. In Borsa, però, la reazione è stata solo tiepida (il titolo in avvio guadagnava meno di un punto percentuale): segno che il mercato conti buoni se li aspettava, e che a pesare sulle quotazioni è ormai soprattutto l'esito della partita con Intesa. Non è detto che i numeri bastino, perché la decisione finale spetterà comunque ai soci al momento delle adesioni, ma la difesa senese oggi ha dati veri a sostegno, non solo dichiarazioni. Il Consiglio ha inoltre ingaggiato un ulteriore consulente (Keefe, Bruyette & Woods), segno che il lavoro sulle opzioni strategiche prosegue.

COSA GUARDARE ADESSO

L'assemblea di Intesa il 10 settembre, poi l'apertura delle adesioni all'offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.
Perché tutto questo ci riguarda da vicino: con la fusione Mediobanca-MPS ormai avviata, il nostro Gruppo è parte dello stesso perimetro. Numeri buoni per la banca sono una buona notizia, ma il nostro metro resta un altro — la tutela dell'occupazione e delle condizioni di lavoro in ogni scenario. Per questo continuiamo a seguire ogni passaggio, e a informarvi con chiarezza.

Milano, 7 agosto 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

MPS chiude il primo semestre 2026 con oltre 1,1 miliardi di utile e un capitale ai massimi. Analisi dei conti, della strategia contro l’offerta di Intesa e delle possibili ricadute su occupazione e lavoratori.

RISIKO BANCARIO: BANCO BPM SI SFILA, RESTA SOLO INTESAIl colpo di scena di ieri: Banco BPM si ritira ufficialmente dalla...
31/07/2026

RISIKO BANCARIO: BANCO BPM SI SFILA, RESTA SOLO INTESA

Il colpo di scena di ieri: Banco BPM si ritira ufficialmente dalla trattativa con MPS. L'alternativa a Intesa è tramontata — e sul tavolo di MPS resta una strada sola.

Care colleghe e cari colleghi,
la giornata di ieri ha cambiato lo scenario del risiko bancario. In mattinata era arrivato l'altolà di Crédit Agricole — primo azionista di Banco BPM — che aveva gelato l'ipotesi di un polo tra MPS e il Banco con un secco "nulla senza di noi". Poche ore dopo è arrivato il seguito, ed è definitivo: Banco BPM ha deciso di ritirarsi. Vi spieghiamo cosa è successo e cosa significa, semplice.

IL RITIRO: BANCO BPM CHIUDE LA PORTA

Ieri sera il Consiglio di Amministrazione di Banco BPM si è riunito e ha deliberato — all'unanimità — di interrompere le consultazioni sulla possibile aggregazione con MPS, comunicandolo direttamente a Siena. È la fine ufficiale di quel dialogo cominciato il 7 giugno con la famosa "lettera" che aveva aperto l'ipotesi di un terzo polo bancario italiano.
Il CdA di Banco BPM, pur continuando a definire "forte" il razionale industriale del progetto, ha constatato una cosa semplice: a quasi due mesi da quella lettera, le condizioni per un accordo con MPS non si sono create. Alla base dello stop, spiega Piazza Meda, ci sono soprattutto i tempi della trattativa: dopo la proposta di inizio giugno, la risposta di Siena sarebbe arrivata dopo oltre un mese e con contenuti ancora interlocutori. Banco BPM precisa che la decisione non è una reazione all'altolà lanciato in mattinata da Crédit Agricole — sarebbe maturata nei giorni precedenti. Resta il fatto che i due segnali, arrivati lo stesso giorno, vanno nella stessa direzione: l'alternativa a Intesa perde i suoi sostenitori.

COSA CAMBIA: RESTA UNA STRADA SOLA

Fino a ieri, sul futuro di MPS c'erano due ipotesi in campo: l'offerta di Intesa Sanpaolo e l'alternativa con Banco BPM. Da ieri sera, l'alternativa non c'è più. Sul tavolo resta, di fatto, una strada sola: quella di Intesa.
E questo, per chi lavora, è il punto che ci preoccupa di più. Perché l'offerta di Intesa è quella che porta con sé lo "spezzatino": la vendita di 635 filiali e del marchio a Unipol — che nei giorni scorsi ha approvato l'aumento di capitale da 2,5 miliardi per finanziare l'acquisto — e l'assorbimento del resto del gruppo. Lo scenario dello smembramento, che finora era una delle possibilità, diventa ora quello nettamente più probabile.

PERCHÉ CI PREOCCUPA — E NON SOLO PER NOI

Lo diciamo con chiarezza: lo smembramento di una banca è lo scenario peggiore per i lavoratori, perché dividere le attività tra soggetti diversi moltiplica le sovrapposizioni — e quindi le eccedenze di personale — su più fronti contemporaneamente.
Ma c'è un secondo aspetto che va oltre i nostri interessi di categoria. Smembrare una banca radicata nei territori come MPS rischia di indebolire il credito a famiglie e piccole imprese proprio dove il presidio bancario è più prezioso. Non è solo una questione di posti di lavoro: è la tenuta dell'economia reale del Paese. Lo ha riconosciuto, del resto, lo stesso CdA di MPS quando ha messo in guardia sui rischi per il "modello di banca di prossimità". Tutela dell'occupazione e interesse del Paese, su questo punto, vanno esattamente nella stessa direzione.

COSA GUARDARE ADESSO

Con l'uscita di scena di Banco BPM, gli occhi si spostano tutti sul CdA di MPS del 6 agosto e sulle prossime mosse di Siena: il Monte proverà a difendersi puntando sul proprio piano con Mediobanca, l'unica carta rimasta contro l'offerta di Intesa. Poi l'assemblea di Intesa il 10 settembre, l'apertura delle adesioni all'offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.

Perché tutto questo ci riguarda da vicino: con la fusione Mediobanca-MPS ormai avviata, il nostro Gruppo è parte dello stesso perimetro. Il futuro di MPS è anche il nostro — e ora quel futuro si è fatto più stretto. Per questo continueremo a seguirlo, e a farci sentire, passo dopo passo.

Milano, 1° agosto 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

RISIKO BANCARIO: 3 MOSSE IN UN GIORNO SOLOUnipol prepara i miliardi per la rete MPS, Messina cita Draghi — "whatever it ...
31/07/2026

RISIKO BANCARIO: 3 MOSSE IN UN GIORNO SOLO

Unipol prepara i miliardi per la rete MPS, Messina cita Draghi — "whatever it takes" — e i francesi di Crédit Agricole gelano l'alternativa Banco BPM. La partita accelera su tutti i fronti: ecco cosa significa, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi,
il risiko bancario ha vissuto una delle sue giornate più intense, con tre mosse che arrivano quasi in contemporanea e spingono la partita in avanti. Da una parte lo "spezzatino" di MPS comincia a prendere forma concreta; dall'altra Intesa alza il tono; e sullo sfondo l'ipotesi di un'alternativa "tutta italiana" incassa un altolà pesante — e straniero. Ve le raccontiamo una per una, semplici.

Un ripasso in due righe, per chi ci legge per la prima volta: su MPS ci sono due strade. L'offerta di Intesa Sanpaolo, già sul mercato, che vale 30,6 miliardi e prevede di rivendere pezzi del Monte; e l'ipotesi — ancora da costruire — di una fusione con Banco BPM, sostenuta da chi vuole tenere MPS lontana da Intesa. Oggi si sono mossi entrambi i fronti.

MOSSA 1 — UNIPOL PREPARA I SOLDI: 635 FILIALI SUL BANCO
L'assemblea degli azionisti di Unipol ha approvato — con il 99,7% dei voti — un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. A cosa serve? Esattamente a comprare la fetta di MPS — le 635 filiali, il marchio storico, parte delle strutture — che Intesa rivenderebbe a Unipol se l'offerta su Siena andasse in porto.
È un passaggio che va letto per quello che è: la macchina dello "spezzatino" comincia a muoversi. Unipol si sta preparando i soldi per la sua parte. Attenzione, però: la delibera avrà effetto solo se l'offerta di Intesa andrà davvero in porto, e serve ancora il via libera dell'autorità di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS). Ma il segnale è chiaro: i protagonisti si stanno organizzando come se l'operazione dovesse concludersi. E quando si parla di rete, filiali e strutture che cambiano proprietario, si parla di persone e di posti di lavoro — la ragione per cui seguiamo questa partita passo dopo passo.

MOSSA 2 — MESSINA CITA DRAGHI: "WHATEVER IT TAKES"
Ci sarebbe piaciuto un verso di De André o di Guccini per raccontare la giornata. Messina ha preferito un tormentone estivo: "whatever it takes". Ne uscirà una hit da spiaggia? Lo scopriremo. Intanto, tradotto dall'inglese, vuol dire "a ogni costo" — e conviene capire di quale costo si parla, e per chi.
In un'intervista a CNBC Europe, l'AD di Intesa ha usato la frase più famosa della finanza europea recente — quella con cui Mario Draghi nel 2012 promise di fare qualunque cosa per salvare l'euro — per dire che Intesa farà "tutto il necessario" per portare a termine l'offerta su MPS. Il ragionamento: comprare MPS permetterebbe a Intesa di anticipare di tre anni gli obiettivi del proprio piano industriale. E ha definito l'integrazione un'operazione a "rischio zero", perché — parole sue — si muove in un terreno domestico che la banca conosce bene, nella sua "zona di comfort". Un modo per rassicurare i mercati che non ci saranno sorprese. Ha aperto anche a possibili collaborazioni future con UniCredit sui grandi dossier nazionali, ma la priorità, ha ribadito, resta chiudere l'offerta su Siena.

MOSSA 3 — L'ALTOLÀ FRANCESE CHE GELA L'ALTERNATIVA
Ed eccoci alla novità che cambia gli equilibri. L'alternativa a Intesa — la fusione tra MPS e Banco BPM — viene spesso presentata come la soluzione "italiana", quella che salverebbe il Monte dalle grandi manovre. Ma c'è un dettaglio che molti dimenticano: il primo azionista di Banco BPM non è italiano. È la banca francese Crédit Agricole, che possiede il 29,3% del capitale e ha quattro consiglieri nel consiglio di amministrazione. Nessuna operazione che riguardi Banco BPM può passare senza il loro consenso.

E oggi, presentando i conti trimestrali, i francesi hanno parlato chiaro. L'amministratore delegato Olivier Gavalda ha usato parole che non lasciano dubbi: "Nulla si può fare senza di noi e nulla si può fare contro di noi". Non solo: ha aggiunto che allo stato attuale è "molto difficile immaginare" come una fusione tra MPS e Banco BPM possa creare valore per gli azionisti del Banco. È il primo protagonista della partita che, pubblicamente, dice che l'alternativa a Intesa forse non conviene — e a dirlo è chi quella fusione dovrebbe votarla.

C'è infine il colpo di scena: i francesi non si limitano a frenare, propongono la loro strada. Lo scenario che dichiarano di preferire è una fusione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia, cioè il loro braccio italiano. Tradotto: invece di unirsi a MPS, Banco BPM dovrebbe unirsi ai francesi. Ed ecco il paradosso più clamoroso di tutta la vicenda: l'alternativa nata all'insegna dell'"italianità" ha come socio di riferimento una banca francese, che quell'alternativa non la gradisce e punta a portarsi a casa il Banco. Il "campione italiano" immaginato da molti rischia, di fatto, di parlare francese.

COSA SIGNIFICA, IN SINTESI

Mettendo insieme le tre mosse, il quadro di oggi dice così: da un lato lo scenario Intesa avanza con decisione — Unipol prepara i soldi per la sua parte, Messina promette di fare "tutto il necessario". Dall'altro l'alternativa Banco BPM, che molti davano per la più desiderabile, incontra un ostacolo enorme e finora sottovalutato: un azionista francese che possiede quasi un terzo del Banco, dubita della convenienza dell'affare e ha in testa un piano diverso. Non è un no definitivo, ma è un cancello — e la chiave la tengono a Parigi.
Una precisazione doverosa, per onestà: sul piano del lavoro, l'ipotesi Banco BPM resta l'unica che non prevede lo smembramento di MPS. È un elemento che, dal nostro punto di vista, pesa — ed è il motivo per cui l'altolà francese va guardato con attenzione, non con sollievo.

COSA GUARDARE ADESSO
Le semestrali diranno molto: Banco BPM presenta i conti il 5 agosto, MPS il 7 agosto — è lì che si capirà se l'alternativa a Intesa ha davvero gambe per correre, o se le parole dei francesi l'hanno già azzoppata. Poi l'assemblea di Intesa il 10 settembre, l'apertura delle adesioni all'offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.
Perché tutto questo ci riguarda: con la fusione Mediobanca-MPS ormai avviata, il nostro Gruppo è parte del perimetro in gioco. Le 635 filiali sul banco oggi non sono le nostre, ma la macchina che le muove è la stessa che deciderà il nostro futuro — qualunque scenario prevalga, Intesa, il percorso da soli o Banco BPM. Per questo la seguiamo passo dopo passo.

Continueremo ad aggiornarvi a ogni sviluppo.

Milano, 31 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

Risiko bancario: Unipol finanzia l’operazione MPS, Intesa accelera sull’OPS e Crédit Agricole frena l’ipotesi Banco BPM. Analisi e scenari.

COMUNICATO SINDACALERISIKO BANCARIO: INTESA CHIUDE LA PORTA AL RILANCIOConti record e un messaggio secco di Messina: "Ze...
29/07/2026

COMUNICATO SINDACALE
RISIKO BANCARIO: INTESA CHIUDE LA PORTA AL RILANCIO

Conti record e un messaggio secco di Messina: "Zero possibilità di alzare il prezzo su MPS". Ora la palla passa agli azionisti senesi — e a chi sogna l'alternativa con Banco BPM.

Care colleghe e cari colleghi,
oggi Intesa Sanpaolo ha presentato i conti del primo semestre 2026, e sono numeri forti. Ma per il risiko bancario la vera notizia non sono i conti: è la frase con cui Messina ha spiegato cosa farà — e cosa non farà — sull'offerta per MPS. Ve la raccontiamo semplice, come sempre, con i fatti.

I CONTI: IL MIGLIOR SEMESTRE DI SEMPRE

Partiamo dai numeri, perché contano. Intesa ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con un utile netto di 5,6 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto a un anno fa, battendo le previsioni degli analisti. Messina lo ha definito "il miglior semestre della nostra storia" e ha alzato l'obiettivo di utile per l'intero 2026 a oltre 10 miliardi. Ha anche annunciato un ricco ritorno di soldi ai propri azionisti: un acconto sul dividendo da circa 3,8 miliardi a novembre.

Perché questo conta per la partita su MPS? Perché conti così solidi danno a Intesa la forza di non dover cambiare la propria offerta. Ed è esattamente quello che ha detto.

IL MESSAGGIO CHIAVE: "NESSUN RILANCIO"
Qui sta il cuore della giornata. Nonostante il CdA di MPS abbia bocciato l'offerta giudicando il prezzo troppo basso, Messina è stato categorico: ci sono "zero possibilità" di alzare il prezzo. Anche guardando all'andamento in Borsa dei due titoli, ha spiegato, non c'è spazio per ritocchi. L'offerta è quella, punto.

È un chiarimento che pesa, perché molti analisti si aspettavano invece un rilancio per convincere gli azionisti senesi. Messina chiude quella porta e sposta tutta la responsabilità sulle spalle degli azionisti di MPS: l'offerta è definitiva, sta a loro decidere se accettarla. Ai soci di Siena ha rivolto un messaggio rassicurante, promettendo che per loro Intesa sarà un "porto sicuro".

COSA CAMBIA PER L'ALTERNATIVA BANCO BPM

Il "no" al rilancio ha effetti anche sull'ipotesi di un polo alternativo con Banco BPM. Se Intesa non alza il prezzo, chi vuole proporre un'altra strada deve ba***re l'offerta così com'è oggi — e non è semplice, perché l'offerta di Intesa contiene anche una robusta parte in contanti che qualsiasi concorrente dovrebbe pareggiare. Messina ha inoltre gettato acqua sul fuoco su un altro punto delicato: la vendita della quota del 13,3% in Generali (quella che MPS detiene tramite Mediobanca) sarebbe, a suo dire, difficile da realizzare, e UniCredit non sarebbe nelle condizioni di comprarla.
Un dettaglio che dà la misura di quanto il mercato stia dando fiducia a Intesa: il giorno del CdA di MPS, la differenza tra il prezzo dell'azione MPS e il valore dell'offerta si è ridotta quasi a zero. Tradotto: gli investitori considerano l'operazione sempre più probabile.

COSA GUARDARE ADESSO
Il calendario entra nel vivo. Banco BPM presenta i suoi conti il 5 agosto, MPS il 7 agosto: è entro quella finestra che un'eventuale contromossa dovrà prendere forma, se ci sarà. Poi l'assemblea di Intesa il 10 settembre, l'apertura delle adesioni all'offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.

Una cosa è certa da oggi: Intesa ha deciso di giocare le proprie carte senza rilanci, forte di conti che le danno ragione. Da qui in avanti decidono gli azionisti e, sullo sfondo, le mosse di Banco BPM.

Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 29 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

FIRMATO ACCORDO SU VAP SEMESTRALE IN COMPASSCare Colleghe e cari Colleghi,nella giornata del 27 luglio 2026 è stato sott...
29/07/2026

FIRMATO ACCORDO SU VAP SEMESTRALE IN COMPASS

Care Colleghe e cari Colleghi,
nella giornata del 27 luglio 2026 è stato sottoscritto l'accordo relativo all'erogazione del Premio Aziendale (VAP) per il semestre compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026.

L'intesa nasce dalla necessità di gestire la fase di passaggio al nuovo anno di riferimento del Premio Aziendale, per evitare che il periodo transitorio luglio-dicembre 2026 restasse privo di una specifica valorizzazione economica per le lavoratrici e i lavoratori.

L'accordo prevede l'erogazione del premio con le competenze di febbraio 2027. Per il personale che rientra nei requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente, sarà inoltre possibile beneficiare delle agevolazioni fiscali e delle opportunità di conversione in welfare secondo quanto disciplinato dall'intesa sottoscritta (entro novembre 2027).

In presenza del raggiungimento degli indicatori individuati, verranno riconosciuti gli importi previsti dalla tabella allegata all'accordo; in caso contrario sarà comunque garantito un importo di salvaguardia.

Riteniamo importante aver garantito continuità nell'erogazione del Premio Aziendale in una fase di transizione che avrebbe potuto determinare una penalizzazione economica per il personale.

Tuttavia, per la FISAC CGIL la sottoscrizione di questo accordo non rappresenta un punto di arrivo ma l'avvio di un percorso negoziale che dovrà affrontare in modo più ampio le condizioni economiche, professionali e di welfare delle lavoratrici e dei lavoratori di Compass.

Durante il confronto sul VAP abbiamo avanzato all'Azienda diverse proposte migliorative volte ad aumentare il valore complessivo del premio e ad ampliare le opportunità a favore del personale. Pur non avendo ottenuto un accoglimento immediato di tali richieste, abbiamo registrato l'impegno aziendale a rivalutarle nell'ambito della definizione del prossimo Premio Aziendale.

Le recenti evoluzioni della contrattazione di secondo livello all'interno del Gruppo dimostrano che esistono margini concreti per conseguire ulteriori risultati. Per questo motivo la FISAC CGIL ritiene che questo percorso costituisca un utile riferimento anche per Compass e che vi siano le condizioni per avviare un confronto.

Su questi obiettivi continueremo a esercitare la nostra iniziativa sindacale, affinché anche in Compass si possano ottenere ulteriori avanzamenti attraverso la contrattazione.

Accordo sulla videosorveglianza

Nella stessa giornata è stato inoltre perfezionato l'accordo relativo al sistema di videosorveglianza delle casseforti di filiale.

A seguito del progressivo smantellamento delle casseforti intelligenti, è venuta meno la necessità di mantenere attive le telecamere che ne monitoravano l'area. L'accordo prevede pertanto il progressivo oscuramento degli impianti interessati, nel rispetto delle finalità e dei principi che regolano l'utilizzo degli strumenti di videosorveglianza nei luoghi di lavoro.

Continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi del confronto con l'Azienda e sulle iniziative che la FISAC CGIL porterà avanti a tutela delle iscritte, degli iscritti e di tutto il personale.

26/07/2026

COMUNICATO SINDACALE
RISIKO BANCARIO: ECCO CHI COMANDEREBBE NELLA NUOVA BANCA

Nei documenti appena depositati da Intesa spunta per la prima volta la mappa del potere: fondi, fondazioni e le grandi famiglie del capitalismo italiano. Ecco cosa c'è scritto, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi,
il 24 luglio Intesa Sanpaolo ha depositato i documenti ufficiali in vista dell'assemblea del 10 settembre, quella in cui i suoi soci dovranno dare il via libera all'operazione su MPS. Sono carte tecniche, ma dentro c'è qualcosa che merita di essere spiegato a tutti — in parole semplici.

CHI COMANDEREBBE NELLA NUOVA BANCA
Per la prima volta i documenti mostrano come cambierebbe l'azionariato di Intesa se l'operazione andasse in porto e i grandi soci di MPS aderissero. Il primo azionista resterebbe il fondo americano BlackRock (5,4%), seguito dalle due storiche fondazioni Compagnia di San Paolo (5,1%) e Cariplo (4,3%). Poi entrerebbero i soci che oggi sono in MPS: la Delfin della famiglia Del Vecchio con circa il 3,8%, il gruppo Caltagirone con il 2,2%, lo Stato con l'1% e persino Banco BPM con lo 0,8%.
Perché ve lo segnaliamo? Perché racconta meglio di mille parole cosa significa davvero questa operazione: non semplicemente "MPS entra in Intesa", ma un rimescolamento degli equilibri di potere ai vertici del primo gruppo bancario italiano, con dentro fondi internazionali, fondazioni storiche e le grandi famiglie del capitalismo nazionale. Una partita che si gioca molto in alto — e che decide il futuro di decine di migliaia di lavoratori.

UNA VALUTAZIONE ANCORA MOLTO INCERTA
C'è un secondo elemento che salta all'occhio. Le stime di Intesa sul valore "giusto" di MPS sono un ventaglio amplissimo: a seconda del metodo di calcolo si va da poco più di una a oltre due azioni Intesa per ogni azione MPS. Quando la forbice tra il minimo e il massimo è così larga, significa che il valore in campo è tutt'altro che stabilito — e che c'è ancora molto spazio di trattativa su quanto MPS valga davvero. Un margine che gioca a favore di chi, come i soci di Siena, punta a spuntare condizioni migliori.

SULLO SFONDO: LA SFIDA DI BANCO BPM
Intanto la corsa dell'azione MPS in Borsa continua a complicare i piani di Intesa. Oggi l'offerta vale addirittura un po' meno del prezzo di mercato del titolo MPS. Per questo si continua a parlare di un'alternativa con Banco BPM: secondo i calcoli degli analisti, per risultare più conveniente dell'offerta di Intesa, una fusione con il Banco dovrebbe valorizzare MPS attorno ai 12 euro per azione — qualche punto percentuale sopra sia il prezzo di Borsa sia il valore attuale dell'offerta di Ca' de Sass. Tradotto: la partita è ancora apertissima, e chi vuole MPS dovrà mettere sul piatto di più.

COSA GUARDARE ADESSO
Le due semestrali diranno molto: Banco BPM presenta i conti il 5 agosto, MPS il 7 agosto. È entro quella finestra che un'eventuale mossa alternativa dovrà prendere forma. Poi l'assemblea di Intesa il 10 settembre, l'apertura delle adesioni all'offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.

Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 25 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

FIRMATO IL VAP SEMESTRALECare colleghe e cari colleghi,in data 24 luglio 2026 abbiamo sottoscritto l'accordo per l'eroga...
24/07/2026

FIRMATO IL VAP SEMESTRALE

Care colleghe e cari colleghi,
in data 24 luglio 2026 abbiamo sottoscritto l'accordo per l'erogazione del VAP relativo al semestre 1° luglio
– 31 dicembre 2026.

L'intesa è stata negoziata e firmata da FABI, FIRST CISL e FISAC CGIL: le Organizzazioni sindacali che, per
consistenza associativa, compongono il primo tavolo, l'unico titolato a trattare e a sottoscrivere accordi
validi per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dell'azienda.

Nel comunicato del 23 giugno scorso avevamo dichiarato che, in assenza di un'intesa, avremmo valutato
ulteriori azioni. L'accordo è arrivato: il semestre luglio–dicembre 2026 non resta scoperto.

La parametrizzazione risponde a una ragione esclusivamente tecnica: il nostro precedente esercizio fiscale
andava dal 1° luglio al 30 giugno, mentre la Capogruppo Monte dei Paschi di Siena segue l'anno solare. Ai
dipendenti verrà quindi erogato a febbraio 2027 l'importo riparametrato in base all’ultima tabella sul
semestre di competenza, con applicazione dell'imposta sostitutiva agevolata dell'1% per chi ha percepito,
nell'anno d'imposta precedente, redditi da lavoro dipendente non superiori a 80.000 euro.

Il quadro di Gruppo
Il 20 luglio le Organizzazioni Sindacali hanno sottoscritto con Banca Monte dei Paschi di Siena
l'aggiornamento della Contrattazione di II livello. Riteniamo che questo percorso costituisca un utile
riferimento anche per Mediobanca Premier e che vi siano le condizioni per avviare un confronto.

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

Milano, 24 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Mediobanca

Firmato il VAP semestrale di Mediobanca Premier relativo al periodo luglio-dicembre 2026. Erogazione prevista a febbraio 2027 con tassazione agevolata per i lavoratori aventi diritto.

16/07/2026

COMUNICATO SINDACALE
RISIKO BANCARIO: MURO CONTRO MURO

Siena boccia l'offerta di Intesa: "a sconto, sinergie mai viste, spezzatino svenduto". Messina chiude al rilancio: "c'è un prezzo oltre il quale non si va". E il Governo si sfila. Countdown al 7 agosto.

Care colleghe e cari colleghi,
quella di oggi è stata la giornata più densa del risiko bancario, e si è consumata in tre atti: la demolizione tecnica dell'OPAS da parte del CdA di MPS, la replica — arrivata addirittura in anticipo — dell'AD di Intesa Carlo Messina dall'assemblea ABI, e il passo indietro del Governo per bocca del ministro Giorgetti. Ve li raccontiamo nell'ordine, con i fatti.

ATTO I — SIENA DEMOLISCE L'OFFERTA (SENZA DIRE NO)

Il Consiglio di Amministrazione di MPS, riunitosi sotto la presidenza del Prof. Cesare Bisoni, ha esaminato le prime considerazioni degli advisor UBS Europe e BofA Securities e ha diffuso un comunicato che, pur senza pronunciare la parola "no" — la passivity rule non lo consentirebbe, e il Consiglio si esprimerà formalmente "con le tempistiche, gli strumenti e le modalità previste dalla legge" — smonta l'offerta pezzo per pezzo:

Il prezzo: da premio a sconto. Il corrispettivo (16 azioni Intesa ogni 10 azioni MPS più 1 euro cash) incorporava un premio del 12,5% — contro una media di circa il 30% nelle offerte comparabili del settore. Ma il dato clamoroso è un altro: ai prezzi del 15 luglio, il corrispettivo esprime uno sconto di circa il 3,3% rispetto al valore di Borsa dell'azione MPS, che sale al 6,2% considerando il dividendo interim che Intesa staccherà a novembre. Tradotto: oggi chi aderisse consegnerebbe le proprie azioni per meno di quanto valgono sul mercato. E le scambierebbe con carta il cui rendimento il CdA misura senza pietà: dal 2023 il total shareholder return di Intesa è stato del 226%, contro il 424% delle banche italiane e il 467% di MPS.

La sproporzione. MPS contribuirebbe circa il 34% del patrimonio netto tangibile combinato, ma ai suoi azionisti andrebbe solo il 22% del capitale di Intesa. Un disallineamento messo nero su bianco.

Le sinergie: numeri mai visti — e il precedente UBI. Le sinergie annunciate da Intesa (2,9 miliardi annui) appaiono al CdA "elevate": quelle di ricavo valgono il 24% dei ricavi del perimetro MPS contro una media di settore del 7%; quelle di costo il 63% della base costi, contro una media del 25%. Qui ci permettiamo una sottolineatura che riguarda chi lavora: sinergie di costo pari a quasi due terzi della base costi di un perimetro bancario non sono una riga di Excel — sono filiali, strutture, persone. E il CdA offre un precedente su cui riflettere: secondo i dati della stessa Intesa, le quote di mercato nel commercial banking risultano in calo dal 2021 al 2025, il periodo successivo all'integrazione di UBI. L'ultima grande fusione non ha fatto crescere le quote: le ha erose.

Lo spezzatino Unipol "a saldo". Il perimetro destinato a Unipol — 635 filiali, marchio storico, strutture centrali — genera 400-460 milioni di utile e verrebbe ceduto per 3,0-3,5 miliardi: un multiplo P/E di circa 7,6 volte, sotto le medie del settore. Per il CdA, una valorizzazione più alta avrebbe potuto sostenere un corrispettivo più alto per gli azionisti. E la disaggregazione della Banca, aggiunge Siena, rischia di indebolire il modello di banca di prossimità e il sostegno all'economia reale nei territori.

Le incognite regolamentari. Una parte significativa dei benefici patrimoniali prospettati dipende dal Danish Compromise sulla partecipazione in Generali — il cui mancato ottenimento costerebbe 60-70 punti base di CET1 — su presupposti che il CdA definisce "non acquisiti". Restano aperte anche le valutazioni delle autorità sull'acquisizione della quota Generali detenuta tramite Mediobanca, con possibili riflessi sul mercato dell'assicurazione vita. Conclusione tranchant: gli azionisti sono chiamati a valutare un'offerta la cui configurazione finale resta caratterizzata "da rilevanti elementi di incertezza".

L'autodifesa e la porta aperta a BPM. In contrapposizione, il CdA rivendica il piano 2026-2030 fondato sull'integrazione con Mediobanca: circa 16 miliardi di remunerazione cumulata agli azionisti, CET1 atteso intorno al 16% e 3 miliardi di capitale in eccesso, contro un CET1 di Intesa stand-alone al 13%. Sulla proposta di Banco BPM, invece, parole significativamente più calde: merita "un approfondimento completo e rigoroso" perché valorizza l'intero perimetro "e non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio". Il Consiglio dichiara di voler comprenderne le implicazioni "per i clienti, i dipendenti e i territori" — è la prima volta che i dipendenti compaiono esplicitamente tra i criteri di valutazione, e ne prendiamo atto. Ultimo segnale, forse il più eloquente: accanto a UBS, BofA e ai legali già designati, il CdA ha nominato altri due consulenti, Vitale & Co. e Clifford Chance. Non si rafforza la squadra per firmare una resa.

ATTO II — MESSINA: "IL PREZZO È QUESTO, E PARLIAMO CON GLI AZIONISTI"

La replica di Intesa è arrivata prima ancora del CdA, dall'assemblea ABI. Messina ha difeso la congruità dell'offerta definendo la valutazione "totalmente fair" e sostenendo che il price/earning di MPS è ormai paragonabile a quello di colossi come Morgan Stanley e Goldman Sachs; poi l'avvertimento che chiude ogni spiraglio di rilancio: "c'è un prezzo oltre il quale poi non si va". E la mossa strategica: Intesa si rivolge direttamente agli azionisti di MPS, a prescindere dalle valutazioni del board senese — la partita, per Ca' de Sass, si decide sul mercato e non nei consigli di amministrazione. Messina ha infine garantito, in caso di successo dell'integrazione, il massimo rispetto per i territori e per il personale del gruppo toscano. Prendiamo nota anche di questo impegno: le dichiarazioni pubbliche restano agli atti.

ATTO III — IL GOVERNO SI SFILA
Sempre dall'assemblea ABI, il ministro dell'Economia Giorgetti ha definito "esaurito" il ruolo del Governo come azionista delle banche, pur mantenendo attenzione sugli assetti proprietari del settore — con il Tesoro ancora al 4,86% di Siena. L'AD di Banco BPM Castagna l'ha letta come un via libera: lo Stato ha fatto la sua parte nel risanamento del Monte, ora la partita è del mercato. Il "terzo tempo" politico del risiko, quello del progetto governativo di terzo polo, sembra ufficialmente chiuso.

COSA SUCCEDE ADESSO
Le osservazioni dell'Atto I sono quelle formulate dal CdA di MPS, parte in causa dell'operazione: le riportiamo per dovere di informazione, insieme alla posizione già espressa dall'Offerente. Il Consiglio si esprimerà formalmente sull'Offerta nei tempi previsti dalla legge, verosimilmente con il comunicato dell'emittente ex art. 103 TUF a ridosso del periodo di adesione. Secondo gli osservatori di mercato, un eventuale punto di incontro tra MPS e Banco BPM andrebbe definito prima della semestrale del 7 agosto, quando il management senese disporrà di un quadro completo delle offerte.

Le date da cerchiare in rosso: possibili assemblee straordinarie di MPS e Banco BPM entro fine luglio, semestrale MPS il 7 agosto, assemblee di MPS e Mediobanca entro settembre per la fusione, assemblea straordinaria di Intesa il 10 settembre, periodo di adesione atteso tra fine settembre e dicembre, closing dell'integrazione Mediobanca-MPS entro il quarto trimestre 2026.

Il comunicato integrale di MPS è disponibile su www.gruppomps.it. Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 16 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

Indirizzo

Viale LUIGI BODIO
Milan
20158

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