19/08/2026
SONO STATO OPERATO, HO CHIUSO TRE MESI. MA PER LO STATO NON SONO MAI STATO MALATO.
Per tre mesi non ho potuto lavorare.
Ho chiuso la mia attività per affrontare un intervento. Niente incassi, ma le spese hanno continuato a correre: affitto, bollette, contributi, scadenze.
Chi mi ha tutelato?
Nessuno.
Il 20 agosto dovrò pagare le tasse come tutti gli altri. Mi gratto la testa cercando di capire come fare. La notte non dormo, perché continuo a sommare spese e scadenze.
E a novembre arriverà anche l’acconto su un reddito che devo ancora guadagnare.
Ma chi può sapere cosa accadrà domani?
Potrei ammalarmi di nuovo. Potrei essere costretto a chiudere. Potrei non avere più clienti.
Eppure lo Stato pretende in anticipo. Quando incassi, prende. Quando non incassi, aspetta comunque. Quando ti ammali, il problema resta soltanto tuo.
Noi autonomi ci confrontiamo, ci sfoghiamo, raccontiamo le nostre difficoltà. Ma poi rimaniamo soli e non facciamo mai fronte comune.
Forse è proprio questo il nostro errore più grande.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo che malattia, infortunio e difficoltà economica non diventino una condanna.
Secondo voi è giusto pagare tasse e acconti anche quando una persona è costretta a non lavorare per un intervento?
Scrivete la vostra esperienza e condividete: questo problema non riguarda soltanto le Partite IVA, ma la dignità di chi lavora.