Noi e Gaia, Tragedia in cinque atti

Noi e Gaia, Tragedia in cinque atti Fermare l'Antropocene qui e ora.

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L’inizio della fine

Il mondo sta cambiando in modo sempre più accelerato e non in meglio, questo ormai è un dato di fatto. La società sostenibile, a cui tanto si aspira, si sta costruendo su fragili fondamenta, mentre la società della conoscenza, tanto acclamata, è una società senza memoria.

Questi presupposti potrebbero essere un perfetto incipit per inscenare una tragedia, il cui soggetto è la relazione tra l’Uomo e Gaia, ovvero l’ambiente in cui esso vive; relazione che potremmo riassumere oggi in una parola: Antropocene, che non a caso porta la radice di uno solo dei due termini, l’Uomo.

A questo punto, all’immagine della tragedia si accompagna il preludio di una fine tanto certa quanto drammatica; tuttavia, l’osservazione del dramma in atto ha per effetto il sollevare l’animo dello spettatore dall’esperienza negativa che viene rappresentata. Ciò avviene interrogandosi sul senso di ciò che accade nel dramma, indagandone le cause e possibilmente apprendendo come evitare di sperimentare direttamente una simile esperienza.

In un certo senso quindi la fine che avviene nella tragedia non è per forza la fine di tutti, o di tutto. Dalla fine rimane aperta la possibilità di un nuovo inizio.