Razzismo Brutta Storia

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Razzismo Brutta Storia Per una società libera dal razzismo, perché la cultura sia strumento per evolvere, perché tutti abbiano accesso ai diritti di cittadinanza
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L’associazione condanna ogni forma di discriminazione e di razzismo. Il nostro obiettivo è di attivare la società italiana, oggi chiaramente multietnica, sui diritti di cittadinanza, le discriminazione, la lotta contro la marginalità: e facciamo questo attraverso iniziative culturali (pubblicazioni, festival, eventi culturali, ecc.) e con
Il dialogo, la partecipazione e l'informazione.

Quanto e da quanto tempo la società italiana si è assuefatta al meccanismo della disumanizzazione, insito nel razzismo?N...
29/09/2026

Quanto e da quanto tempo la società italiana si è assuefatta al meccanismo della disumanizzazione, insito nel razzismo?

Nel Rapporto "RICOMPORRE LE FRATTURE", Youssef Moukrim, giurista, attivista e promotore di Info_4_migrant , ripercorre le vicende legate all'uccisione di Moussa Diarra e Ramy Elgaml, riflettendo sul legame tra narrazioni e violenza.

Questo e altro nel Rapporto, scaricabile al link in bio!

Un estratto dell'intervento della curatrice Tana Anglana sul Rapporto di Razzismo Br**ta Storia, uscito oggi su Scanner,...
28/09/2026

Un estratto dell'intervento della curatrice Tana Anglana sul Rapporto di Razzismo Br**ta Storia, uscito oggi su Scanner, il video podcast di Valerio Nicolosi per Fanpage.it

Link al video completo nelle storie instagram e in bio il link per scaricare il Rapporto💥♥️

Come può la scuola, svuotata di fondi e riempita di un corpo docente spesso precario e non formato, fare da sola quel ch...
24/09/2026

Come può la scuola, svuotata di fondi e riempita di un corpo docente spesso precario e non formato, fare da sola quel che dovrebbero fare le politiche e la società tutta?

Espérance Hakuzwimana e Grace Fainelli iflettono di razzismo, scuola e futuro
nel loro contributo al Rapporto Annuale di Razzismo Br**ta Storia edito edito da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, scaricabile a questo link: https://razzismobr**tastoria.net/il-primo-rapporto-annuale-di-razzismo-br**ta-storia-ricomporre-le-fratture/

In copertina l'opera "Codice sogni" di .kuruvilla e Luca Tridente

ESCE OGGI IL NUOVO RAPPORTO DI RAZZISMO BR**TA STORIA!Il razzismo e la paura come strumenti di consenso vengono cavalcat...
22/09/2026

ESCE OGGI IL NUOVO RAPPORTO DI RAZZISMO BR**TA STORIA!

Il razzismo e la paura come strumenti di consenso vengono cavalcati ogni giorno in modi sempre più preoccupanti.
Lo vediamo nella rincorsa con cui le destre continuano a contendersi i confini dell'identità e dell'appartenenza, fino a trasformare la scuola in un terreno di scontro - dall'annuncio di un tetto agli studenti stranieri al divieto di burqa e niqab nelle classi - evocando i miti di 'sostituzione etnica' e 'islamizzazione'.

A pagare il prezzo di queste retoriche sono le ragazze e i ragazzi, oggetto di continua strumentalizzazione, e la società tutta.

Ricomporre le fratture significa allora scegliere da che parte stare: riconoscere il razzismo nelle sue forme quotidiane e strutturali, rompere il silenzio e trasformare la consapevolezza in azione collettiva.

Esce oggi il primo Rapporto annuale dell'Associazione Il Razzismo è una br**ta storia, Ricomporre le fratture, curato da Tana Anglana ed edito da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Il Rapporto raccoglie storie, riflessioni - dalla prefazione di Gad Lerner all'introduzione del Presidente Carlo Feltrinelli, ai contributi di Espérance Hakuzwimana, Grace Fainelli, Fioralba Duma, , Associazione Studi Giuridici Immigrazione - e una selezione di oltre 40 pratiche antirazziste nate nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nel mondo dello sport, della cultura e dell'associazionismo.
Ricomporre le fratture vuole essere uno strumento per incontrarsi, prendere parola e organizzarsi.

Perché le fratture non si ricompongono da sole. Servono ascolto, coraggio e responsabilità condivisa.

📎 Il Rapporto è scaricabile gratuitamente sui siti di Razzismo Br**ta Storia, Fondazione Feltrinelli e Feltrinelli.it

razzismobr**tastoria.net/il-primo-rapporto-annuale-di-razzismo-br**ta-storia-ricomporre-le-fratture/

https://fondazionefeltrinelli.it/scopri/ricomporre-le-fratture-razzismo-italia/

https://www.lafeltrinelli.it/rapporto-ricomporre-fratture

**taStoria

Con i pensieri e il dolore delle diaspore in Italia, Spagna, Francia, con le voci dal Marocco, con lo sguardo di chi sa ...
03/08/2026

Con i pensieri e il dolore delle diaspore in Italia, Spagna, Francia, con le voci dal Marocco, con lo sguardo di chi sa cosa significhi migrare senza avere un passaporto forte - come quello ad esempio dei circa 100.000 giovani che lasciano l'Italia ogni anno (Istat) per installarsi altrove, con i Network di solidarietà dal basso lavorano alle frontiere lì e qui.

**tastoria

"I diritti non vengono mai cancellati tutti insieme. Prima vengono differenziati. Si introduce l'idea che qualcuno possa...
25/07/2026

"I diritti non vengono mai cancellati tutti insieme. Prima vengono differenziati. Si introduce l'idea che qualcuno possa avere meno tutela perché appartiene al gruppo sbagliato, perché è considerato meno "integrato", perché, anche se cittadino italiano, può essere percepito come meno utile o meno rispettabile. Poi quella distinzione diventa normale. Infine può essere applicata ad altri.
[...]

Io intanto ci metto la faccia"

Grazie Antonella Bundu

Leggo che la famiglia di Abderrahim Fakir ha dovuto dire: "Non siamo scarafaggi".

Sotto i post dedicati alla morte di Abderrahim Fakir sono comparsi commenti violenti, razzisti, falsi e ingiuriosi. Non si tratta soltanto di espressioni di rabbia o di disagio. In molti casi mostrano qualcosa di più profondo: l'incapacità di riconoscere l'altro come pienamente umano quando quell'altro appartiene a una categoria sociale già stigmatizzata. Un immigrato. Una persona razzializzata. Una persona povera, fragile, malata, con problemi psichici o semplicemente distante dai modelli di rispettabilità che la società considera accettabili.

Chi pensa che i familiari siano scarafaggi è lo stesso che finisce per accettare l'idea che una persona possa perdere il diritto alla protezione nel momento stesso in cui diventa vulnerabile, trasformandosi in un problema da gestire.

Da una parte c'è una trasformazione più generale del modo in cui lo Stato affronta la fragilità: sempre più spesso persone che avrebbero bisogno di interventi sociali, sanitari o di cura vengono intercettate principalmente attraverso strumenti di controllo e repressione. Chi vive una crisi psichica, chi è povero, chi è senza dimora, chi si trova in una condizione di marginalità è più esposto al rischio di essere trattato prima come un problema di ordine pubblico e solo dopo, eventualmente, come una persona da aiutare.

Dall'altra parte c'è una dimensione specifica che riguarda le persone razzializzate. In questo caso non è soltanto la condizione sociale a determinare l'esposizione al controllo: è il modo in cui alcuni corpi vengono percepiti e letti nello spazio pubblico. Essere una persona razzializzata significa spesso essere sottoposti a un livello maggiore di sospetto, a controlli più frequenti, alla necessità di dimostrare continuamente di avere diritto a stare in un luogo, a fare una determinata cosa, a essere semplicemente presenti.

È un'esperienza concreta, quotidiana, che molte persone conoscono. Può accadere a una persona (mio cugino) che sta semplicemente prendendo il sole sul Lungarno, in un luogo pubblico e frequentato da tutti, e che viene comunque considerata una presenza sospetta al punto da essere sottoposta a un controllo e portata in questura per ore prima di essere rilasciata. Può accadere a chi (io)camminando tra la folla o salendo su un mezzo pubblico, si sente costretta a mettere in mostra le mani e fare attenzione anche ai propri gesti più normali.

Questo significa però riconoscere che i dati sui controlli e le esperienze vissute da molte persone mostrano una realtà precisa: alcune persone sono più facilmente considerate sospette di altre.

E questa realtà emerge anche nel linguaggio dell'odio che accompagna spesso queste vicende. Quando racconto una morte avvenuta durante un intervento dello Stato e vengo sommersa da insulti razzisti, quando mi viene detto di "torna da dove sei venuta" anche se nata in Italia, il problema non è soltanto l'offesa individuale. È la conferma di una gerarchia implicita, quella secondo cui alcune persone devono continuamente dimostrare di appartenere alla comunità, mentre altre ricevono questa appartenenza come un dato naturale. Come la st*****ta di Vannacci e la remigrazione. Io a Vannacci e a gente come lui non voglio somigliare.

Ma nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare dignità. Non dovrebbe dipendere dal luogo in cui è nato, dal passaporto che possiede o dalla storia della propria famiglia. La dignità non è un privilegio assegnato alla nascita a chi ha avuto semplicemente la fortuna o il caso di nascere dalla parte considerata giusta

Ma riguarda tutti- prima vennero a prendere...

Il razzismo produce gerarchie specifiche, radicate nella storia coloniale e nelle strutture sociali contemporanee, intrecciandosi con la trasformazione della povertà, della marginalità e della fragilità in problemi di ordine pubblico.

Negli ultimi decenni abbiamo visto crescere la repressione di Stato: prima rosicchiando progressivamente lo spazio della funzione sociale e ora divorandolo a quattro palmenti. Sempre più spesso problemi che avrebbero bisogno di risposte sociali vengono affrontati attraverso strumenti di controllo.

Una persona con una crisi psichica viene trattata principalmente come un problema di sicurezza. Una persona senza casa viene considerata un elemento di degrado urbano. Una persona povera viene giudicata irresponsabile invece che letta all'interno delle condizioni sociali che la circondano. L'immigrazione viene affrontata attraverso logiche permanenti di emergenza e controllo. La marginalità attraverso la sorveglianza. Il disagio attraverso la forza.

In questo quadro si inseriscono i cosiddetti decreti sicurezza, come espressione di una precisa idea politica: quella secondo cui i conflitti sociali non devono essere affrontati attraverso redistribuzione, servizi e diritti, ma attraverso controllo e contenimento.

È una scelta che ha conseguenze concrete nei quartieri più poveri, sulle persone senza documenti o con percorsi amministrativi fragili, sui lavoratori più ricattabili e su chi non possiede una rete familiare o economica in grado di proteggerlo.

La discussione di questi giorni in Parlamento sul decreto "giustizia e migranti", sul ricongiungimento familiare e sull'emendamento introdotto da Lega e Fratelli d'Italia rappresenta un esempio.

Non è più sufficiente essere una lavoratrice o un lavoratore regolarmente presente sul territorio per avere diritto all'unità familiare. Conta anche quanto il mercato attribuisce valore al proprio lavoro.

Un ingegnere o un dirigente può richiedere immediatamente il ricongiungimento familiare. Un muratore, una badante, un operaio della logistica o una lavoratrice della cura devono invece attendere due anni e tre settimane per poter presentare la domanda.

Il punto non riguarda solo gli stranieri ma l'idea che i diritti possano essere concessi sulla base dell'utilità economica.

Ed è proprio questo il problema.

Perché, una volta accettato che alcune persone possano avere meno diritti perché considerate meno produttive, la soglia può spostarsi continuamente. Oggi riguarda chi arriva da fuori. Domani può riguardare chi è povero. Poi chi è malato. Poi chi non rientra nei criteri di efficienza richiesti dal sistema.

La stessa logica riguarda il diritto alla difesa.

Anche qui si parte dalle persone migranti: da una parte si limita il libero patrocinio per chi vuole ricorrere contro un provvedimento di espulsione, rendendo più difficile difendersi per chi non ha risorse economiche; dall'altra si introduce invece un incentivo di 600 e rotti euro per l'avvocato che accompagna il percorso di allontanamento.

e anche qui problema non riguarda soltanto chi oggi viene colpito da questa misura, ma il principio che viene introdotto: quello di minare il diritto alla difesa e di distorcere il rapporto tra avvocato e assistito, fondato sulla fiducia e sull'obbligo del legale di tutelare gli interessi del proprio cliente.

I diritti non vengono mai cancellati tutti insieme. Prima vengono differenziati. Si introduce l'idea che qualcuno possa avere meno tutela perché appartiene al gruppo sbagliato, perché è considerato meno "integrato", perché, anche se cittadino italiano, può essere percepito come meno utile o meno rispettabile. Poi quella distinzione diventa normale. Infine può essere applicata ad altri.

Ogni tutela tolta comincia con la costruzione di un gruppo che può essere escluso dalla piena protezione della comunità.

Per questo la vicenda di Abderrahim Fakir riguarda il modo in cui una società decide chi merita tutela.

Io non voglio una società nella quale il valore delle persone dipende dal passaporto, dal reddito, dal lavoro svolto, dalla produttività, dalla condizione psicologica o dalla posizione sociale.

Esiste purtroppo chi accetta che alcuni esseri umani possano valere meno degli altri, forse chi non ha ben chiaro il significato di "prima vennero a prendere...".

A volte bisogna metterci la faccia.

Per chi vuole parlare di disumanizzazione, di ciò che sta accadendo ai palestinesi e alle palestinesi, ci vediamo anche stasera.

io intanto ci metto la faccia

Per Abderrahim Fakir “Non basta fare un post per sentirsi a posto”
23/07/2026

Per Abderrahim Fakir
“Non basta fare un post per sentirsi a posto”

Venerdì scorso eravamo al Bicocca Village, invitati dalla cooperativa sociale Diapason Diapason Cooperativa Sociale , co...
23/06/2026

Venerdì scorso eravamo al Bicocca Village, invitati dalla cooperativa sociale Diapason Diapason Cooperativa Sociale , con Ariman Iman e Mattia Mattia Zoppellaro che hanno portato una prima presentazione di IA – Idoneità Alloggiativa, il progetto fotografico che indaga i temi dell’identità, della rappresentazione e delle esperienze diasporiche tra le vie e i quartieri italiani.

Accanto alla presentazione del progetto, è stato allestito uno spazio fotografico aperto al pubblico. Nel corso della giornata decine di persone si sono fermate per farsi ritrarre, dialogare, osservare le immagini proiettate e portare a casa una stampa del proprio ritratto, di cui pubblichiamo anche qui una selezione.

Il Bicocca Village non è stata una scelta casuale: i centri commerciali nelle periferie roventi rappresentano uno dei pochi punti di aggregazione in cui si incrociano storie, generazioni, culture ed interessi diversi.

Per qualche ora l’atrio del centro commerciale è diventato uno spazio collettivo, un luogo per riflettere su chi abita la città e su come viene attraversata.

Grazie a tutte le persone che hanno scelto di fermarsi, partecipare e condividere un frammento della propria storia.

Grazie a Ariman Scriba e Mattia Zoppellaro per aver dato vita a questo momento di incontro attraverso la fotografia.

Grazie a Diapason e al Bicocca Village per aver reso possibile questa iniziativa.

Resta aggiornato sulle nostre iniziative e sulle prossime tappe di IA – Idoneità Alloggiativa: iscriviti alla newsletter e seguici sui social!

Sabato si è svolto l’ultimo workshop organizzato da Il Razzismo è una br**ta storia all’interno del corso “Formatori e f...
12/06/2026

Sabato si è svolto l’ultimo workshop organizzato da Il Razzismo è una br**ta storia all’interno del corso “Formatori e formatrici dell’inclusione”, curato da Università degli Studi di Milano Unimi - La Statale, Human Hall e promosso dall’ (UNAR).

Desideriamo ringraziare la psicoterapeuta Ronke Rocks Everywhere e lo psicoterapeuta Murphy Tomadin per il loro intervento, che ha permesso di esplorare il tema delle emozioni in connessione al razzismo. Attraverso un’analisi di come funziona il nostro cervello, abbiamo approfondito che cosa innesca la paura, il senso di vergogna e il bisogno di sicurezza, e come lo stress e il trauma abbiano a che fare con i propri valori e il bisogno di rispettarli.

È stato un importante percorso formativo che ha visto partecipare 100 professionisti alle lezioni e ai workshop, online e in presenza presso la Feltrinelli Librerie di Piazza Piemonte a Milano, grazie a questa opportunità costruita da Unimi e UNAR.

Desideriamo ringraziare anche tutte le altre formatrici e gli altri formatori delle scorse settimane, oltre a tutti i partecipanti e le partecipanti al corso che si sono messi in gioco con passione e impegno. Mentre tutto intorno è strumentalizzazione di questi temi, continuiamo a costruire una comunità professionale capace di trasformare l’antirazzismo in pratica quotidiana.

Ci vediamo il 18 Giugno con l’ultimo incontro per salutarci!

Sfoglia il post per vedere alcuni momenti del workshop.

**taStoria

Sabato si è svolto l’ultimo workshop organizzato da Il Razzismo è una br**ta storia all’interno del corso “Formatori e f...
12/06/2026

Sabato si è svolto l’ultimo workshop organizzato da Il Razzismo è una br**ta storia all’interno del corso “Formatori e formatrici dell’inclusione”, curato da Università degli Studi di Milano Unimi - La Statale, Human Hall e promosso dall’ (UNAR).

Desideriamo ringraziare la psicoterapeuta Ronke Oluwadare e lo psicoterapeuta Murphy Tomadin per il loro intervento, che ha permesso di esplorare il tema delle emozioni in connessione al razzismo. Attraverso un’analisi di come funziona il nostro cervello, abbiamo approfondito che cosa innesca la paura, il senso di vergogna e il bisogno di sicurezza, e come lo stress e il trauma abbiano a che fare con i propri valori e il bisogno di rispettarli.

È stato un importante percorso formativo che ha visto partecipare 100 professionisti alle lezioni e ai workshop, online e in presenza presso la Feltrinelli Librerie di Piazza Piemonte a Milano, grazie a questa opportunità costruita da Unimi e UNAR.

Desideriamo ringraziare anche tutte le altre formatrici e gli altri formatori delle scorse settimane, oltre a tutti i partecipanti e le partecipanti al corso che si sono messi in gioco con passione e impegno. Mentre tutto intorno è strumentalizzazione di questi temi, continuiamo a costruire una comunità professionale capace di trasformare l’antirazzismo in pratica quotidiana.

Ci vediamo il 18 Giugno con l’ultimo incontro per salutarci!

Sfoglia il post per vedere alcuni momenti del workshop.

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