10/01/2026
A proposito del Venezuela e del rapimento del Presidente Maduro.
Molti ci chiedono cosa ne pensiamo e se i mezzi giustifichino i fini. Il punto centrale è che il rapimento di Maduro prima di tutto è un atto contro il diritto internazionale. Punto. Esacrabile quindi non solo dalla parte più povera e diseredata del Venezuela, ma all'intera Società civile interna e mondiale. Il diritto è l'arma dei deboli. Se permettiamo di sostituire la "forza del diritto" (internazionale) al "diritto della forza" vuol dire che accettiamo di tornare ai tempi più bui delle barbarie o del Medioevo, legittimando golpe militari nei confronti di qualsiasi altro leadear mondiale (l'attribuzione di "dittatore" vale per lo stesso Trump e non può giustificare il sovvertimento del diritto internazionale) . Durante l'impero Romano, rapire leader nemici era una pratica comune per sottomettere popolazioni e portarle in ostaggio a Roma in segno di trionfo o avviarle ai lavori forzati.
Nel Medioevo, i Saraceni e i Normanni rapivano nobili e re per ottenere denaro o potere politico, come il rapimento di Riccardo Cuor di Leone. Nell'antico Egitto con gli Ittiti (1300 a.C.), vi erano scambi di prigionieri e trattati di pace, che includevano la restituzione di "re" o dignitari catturati, come nel caso di Hattusili III. Oggi, nella fosca alba del terzo millennio, entrati in una nuova fase dell'imperialismo USA, aperta dalla neo-dittatura trumpiana, si evidenzia un'espansione del militarismo tecnologico e dell'ideologia nazisionista israeliana , con un chiaro allineamento delle élite globaliste che tendono al totale controllo dei governi del mondo, in una visione di nuovo ordine geo-politico a supremazia americana e cinese, che passa attraverso la soppressione dei diritti umani universali. Per approfondire rilevante l'analisi di Jeffrey Sachs:
Jeffrey Sachs commenta gli sviluppi successivi al rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, soffermandosi sulle implicazioni geopolitiche, giuridi...