20/01/2026
Milano, informazione utile.
La condivisione degli oggetti è una pratica lontana, che esiste da sempre. Protagonista della vita condominiale e dei quartieri, il gesto di prestare oggetti manifesta un sentimento comunitario, oggi perso da abitudini veloci e comode. Avere un armadio comune in città è stata la scintilla da cui è nata Leila, la biblioteca degli oggetti dove poter prendere in prestito uno strumento di cui si ha bisogno. Uno strumento che si vuole imparare a suonare, un gioco di società per una sera o un passeggino per qualche mese. Tra Dergano e Maciachini, quattro locali di diverso tipo hanno fatto spazio ai volontari e alle volontarie di Leila che, allo sportello, gestiscono la biblioteca. “Abbiamo vinto il bando La scuola dei Quartieri ma non possiamo sostenere un affitto o uno spazio a Milano e quindi abbiamo trovato partner e luoghi che ci hanno accolti”, spiega la vicepresidente di Leila, Clara Mori.
Nelle quattro sedi, il Birrificio La Ribalta, la Libreria Scamamù, l’Alveare Culturale Studio e uno spazio di coworking dal nome MAGMA, ognuno può trovare scaffali con oggetti di ogni tipo, da un trapano a una chitarra elettrica, da uno sterilizzatore per biberon alle ciaspole per la neve. Per poter prendere in prestito un oggetto, serve una tessera dal costo di 20 euro all’anno che permette di richiedere ciò di cui si ha bisogno. “L’oggetto va restituito entro un mese dal prestito, tranne alcune categorie speciali come quelle dedicate all’infanzia e va restituito nelle stesse condizioni con cui è arrivato da Leila”. E se qualcuno vuole donare un oggetto in disuso o ciò di cui sbarazzarsi dalla cantina? “Non parliamo di donazioni ma di prestiti. Qualsiasi cosa viene portata da Leila rimane del proprietario. È solo in comodato d’uso e a servizio di chi ne ha bisogno”.
Per avere un oggetto in prestito serve dare in prestito uno proprio, di modo da creare un circolo virtuoso d’appartenenza e di cura. “L’obiettivo è creare una rete di persone, di quartiere, che non condividono solo oggetti ma anche storie”, racconta Mori. “Il nostro obiettivo per farle sentire della stessa comunità”.
L’articolo di Mariarosa Maioli continua su ilgiorno.it ✍️