ANPI Provinciale di Milano

ANPI Provinciale di Milano Ente Morale secondo il decreto luogotenenziale n.224 del 5 Aprile 1945.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione e nella promozione della memoria di quella grande stagione

23 agosto 1927 Boston.Nicola Sacco, ciabattino della provincia di Foggia, e Bartolomeo Vanzetti, pescivendolo del cunees...
22/08/2026

23 agosto 1927 Boston.
Nicola Sacco, ciabattino della provincia di Foggia, e Bartolomeo Vanzetti, pescivendolo del cuneese, emigrati negli U.S.A. , accusati di un omicidio che non avevano commesso, furono assassinati sulla sedia elettrica a 7 minuti uno dall'altro.
Perchè erano poveri, immigrati, italiani e anarchici.
Furono riabilitati solo nel 1977.

Ricorre ogni anno il 22 agosto la “Giornata internazionale per la Commemorazione delle vittime di  violenza originata da...
22/08/2026

Ricorre ogni anno il 22 agosto la “Giornata internazionale per la Commemorazione delle vittime di violenza originata dal credo religioso”. E’ stata l’Assemblea generale dell’ONU durante il 2019 ad introdurre questo solenne richiamo a favore della libertà di religione e di credo, cioè di un principio fondamentale previsto dalla “Dichiarazione universale dei Diritti dell’umanità”.

La Giornata di oggi fa luce sulle sofferenze di innumerevoli individui e gruppi che, in diverse parti del mondo, subiscono discriminazioni, persecuzioni e violenze brutali a causa del proprio credo o della propria fede. Dunque, non solo il passato viene rievocato il 22 agosto ma pure il presente, vale a dire questo 2026 che non brilla certo per come tollera le differenze di religione.

Questo momento voluto dall’ONU serve anche per continuare a denunciare le violazioni attuali: attacchi contro luoghi di culto, restrizioni arbitrarie a danno della pratica religiosa, discorsi d'odio e, nei casi più gravi, violenze fisiche e pulizia etnica giustificate da moventi confessionali. Di contro la Giornata internazionale si prefigge di promuovere la tolleranza e il dialogo tra i fedeli in ogni parte del mondo.

Se vacilla la libertà di religione, vacilla l’intero patrimonio dei diritti che abbiamo raggiunto nel secolo scorso. La propria fede o quelle degli altri, secondo quanto propone la Giornata celebrativa del 22 agosto, non devono essere il pretesto per iniziare un conflitto, o addirittura una “crociata”, ma stimolare l’arricchimento per tutta la società umana.

E sempre in questi giorni ricorre l’85esimo anniversario dell’apertura del campo di sterminio di Jasenovac, uno dei pochi operanti fuori dai confini del terzo Reich germanico ma quello in cui -più che in altri “lager”- si uccise anche in base alla religione dei reclusi. Ortodossi, ebrei e musulmani ne furono vittima.

Sito in Croazia a circa 100 chilometri a sud della capitale Zagabria nella valle del fiume Sava, il complesso dei campi di Jasenovac tra l’agosto 1941 e l’aprile 1945 fu l’ultima dimora di circa 100.000 persone. Di queste, più della metà erano serbi residenti entro i confini croati che, secondo il regime “ustaša” al governo all’epoca, andavano semplicemente eliminati; un genocidio, insomma.

Inclusi i massacrati a Jasenovac (qui le esecuzioni avvenivano “a mano”), le autorità croate sterminarono in totale circa 330.000 ortodossi serbi residenti entro i confini sia dell’NDH e sia bosniaci. I fanatici “ustaša” colpirono duramente anche i loro connazionali ebrei, almeno 30.000, eliminati nei campi di prigionia croati o inviati ad Auschwitz.

Lo Stato croato (NDH), nato dalla spartizione della Jugoslavia occupata nell’aprile 1941 dai nazifascisti, e da questi sostenuto, mirava a ripulire in senso etnico e religioso il suo territorio, peraltro molto più esteso di quello attuale poiché Zagabria aveva incluso la Bosnia Erzegovina entro i suoi confini. Se per noi oggi un simile progetto è aberrante, non lo fu affatto per la chiesa croata.

Essa sostenne apertamente lo Stato “ustaša”, apprezzandolo in quanto difensore del cattolicesimo romano contro la storica e “ingombrante” presenza nemica delle fedi serbo ortodossa e musulmana. L'arcivescovo della comunità catttolica di Sarajevo, monsignor Ivan Šarić, ad esempio rivendicò sempre, e in pubblico, il suo appoggio agli “ustaša” auspicando che tutto il clero croato si esprimesse in tal senso.

Da secoli, dunque, esisteva un conflitto, non solo sulle rispettive dottrine e sui confini diocesani, tra i croati (storicamente cattolici) da una parte, e ortodossi e musulmani dall’altra; va ricordato pure che in passato, prima della conquista ottomana dei Balcani nel XV secolo, era fiorita in Bosnia la chiesa bogomila, bollata come eretica. Contro i bogomili erano state indette crociate affidate a cavalieri ungheresi e croati.

In questo contesto giocarono un ruolo niente affatto pacifico i Francescani che, inviati qui nel Medioevo per convertire al cattolicesimo le comunità di altre fedi, divennero spesso uno strumento importante di propaganda ad uso esclusivo del bellicoso nazionalismo croato (nella foto dirigenti del regime croato e del clero cattolico).

Durante il periodo “ustaša” la chiesa di regime spinse anche per ottenere conversioni forzate dei serbi ortodossi, dei “rom” e delle altre confessioni, o comunità, presenti qui da secoli ma il risultato non fu esaltante. Inoltre ci furono casi di sacerdoti cattolici coinvolti di persona nel perpetrare crimini nei campi di prigionia. Va pure riconosciuto che una parte del clero croato, in particolare tra i parroci, cercò di opporsi alle atrocità.

L’NDH e le autorità cattoliche croate si ritrovarono dunque insieme nel programma di purificazione nazionale su base etnica e religiosa ad ogni costo. Anche la persecuzione degli oppositori politici interni, ad iniziare dai comunisti, rientrava nel programma.

L'arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac inizialmente appoggiò il piano dell’NDH; in seguito prese a denunciare le leggi razziali adottate dal regime, e le violenza sulle minoranze, ma non ruppe mai con esso. Ripristinato lo Stato federale, la Jugoslavia comunista processò Stepinac quale collaboratore del precedente regime

L’altissimo prelato, che per il cattolicesimo mondiale divenne il simbolo vivente della resistenza all’ateismo del nuovo regime di Belgrado e di altri consimili, nell’ottobre 1946 fu condannato ai lavori forzati, convertiti in carcerazione e poi in arresti domiciliari. Si spense nella propria casa per una malattia. L’asservimento o meno dell’arcivescovo di Zagabria e del clero croato al regime “ustaša” restano ancora un tema storico e religioso assai dibattuto.

Possono Stepinac e le centinaia di migliaia di ortodossi, ebrei e musulmani sterminati dall’NDH rientrare fra quelli commemorati, seppure con motivi differenti, ogni 22 agosto come vittime di violenza causata dalla fede religiosa? Io penso di sì.

(scritto di Roberto Neri; fonte di alcuni dati è la scheda del complesso di Jasenovac nel sito encyclopedia.ushmm.org gestito dall’United States Holocaust memorial museum, Washington, DC dal quale proviene anche la foto; altre notizie dai saggi di Marco Aurelio Rivelli “Dio è con noi! La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo” e “L’arcivescovo del genocidio” editi da Kaos, Milano 2002 e 1999)

21/08/2026
Articolo di Paolo Berizzi sul "Venerdì'" di oggi QUANDO I FASCISTI BRUCIAVANO I CINEMA A LUCI ROSSEMilano sabato 18 magg...
21/08/2026

Articolo di Paolo Berizzi sul "Venerdì'" di oggi
QUANDO I FASCISTI BRUCIAVANO I CINEMA A LUCI ROSSE
Milano sabato 18 maggio 1983 La strage dell'Eros

per approfondire il libro di Saverio Ferrari
"I NAZISTI DI LUDWIG E IL ROGO DEL CINEMA EROS"

ANPI aderisce e vi invita a firmare
19/08/2026

ANPI aderisce e vi invita a firmare

La feccia del "generale" allo scoperto. "L’amministratore della chat è il referente del comitato milanese 421 Renato Mat...
17/08/2026

La feccia del "generale" allo scoperto.
"L’amministratore della chat è il referente del comitato milanese 421 Renato Maturo, storico collaboratore di Benito Maria Ignazio La Russa."

https://www.repubblica.it/politica/2026/08/17/news/futuro_nazionale_chat_ebrei_bestie_sataniste_vannacci-425532040/

La Costituzione? «È da buttare nel cesso». Quindi «è ora che ci svegliamo, se il generale non riesce a fare niente la soluzione è una sola. Altro metodo non c’è». Cioè un golpe, come quello di Junio Valerio Borghese. Gli ebrei? Comandano il mondo. Tra citazioni di Adolf Hi**er e inni al Duce, c’è anche l’invocazione esplicita: «Arabi di m***a! Dovrebbero essere sterminati!». Benvenuti tra la “feccia” (cit.) di “Vannacci ultima speranza”, una chat interna all’universo di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci, e della quale fanno parte quasi 300 persone.

Molte di loro guidano comitati locali di Fn, soprattutto in Lombardia, che sorgono qua e là in maniera spontanea, anche perché i meccanismi di iscrizione al partito sono così semplici da non esserci di fatto alcun controllo all’ingresso. L’amministratore della chat è il referente del comitato milanese 421 Renato Maturo, storico collaboratore di Ignazio La Russa, poi dentro ci sono protagonisti sul territorio come il cosiddetto “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, ex FdI, o il creatore del centro studi del partito, Rinascimento nazionale, cioè Luca Sforzini (tra parentesi: c’è chi lo dà pronto a traslocare in Forza Italia, stufo degli estremismi).

Questa famigerata chat è comunque un “luogo” nel quale, almeno nei messaggi che Repubblica ha potuto visionare, il sostegno politico al generale in congedo si mescola a contenuti razzisti e antisemiti e fantasie apertamente eversive. Con un lessico che in alcuni casi assume una dimensione militare: ordini, attesa di disposizioni, organizzazione «rigorosa» e «di stampo militare».

Svariati partecipanti infatti rivendicano il passato in divisa e le proprie missioni all’estero con l’esercito. Messaggi che mostrano quale tipo di sottobosco politico (e professionale) si muova negli spazi digitali che si richiamano ai “futuristi”. Uno dei passaggi più espliciti parte da un invito: «Bisogna sempre essere anticostituzionali»; «noi siamo agli ordini del generale! Stand-by quindi...». La prospettiva di un’azione di forza viene posta come alternativa al pantano: «Anche il 51 per cento non basterà». La conclusione è netta: «Finché qualcuno non si decide ad un’azione di forza, rimarremo nell’immobilismo totale».

Non mancano quindi i riferimenti precisi. «Ci vorrebbe un altro Valerio Borghese...», scrive un partecipante, evocando il comandante della Decima Mas durante la Repubblica di Salò, impegnata nella violenta repressione antipartigiana al fianco dei nazisti e protagonista del tentato golpe del dicembre 1970. Poi c’è il nazismo, senza neppure il velo dell’allusione. «Più che l’Europa unita, il Führer ambiva a creare gli Stati Uniti del mondo! Avrebbe abbattuto le barriere e a quest’ora parleremmo tutti tedesco. Adesso invece esiste solo un’Europa monetaria, delle banche». E ancora, un’immagine della bandiera italiana accanto a quella europea viene accompagnata da questa riflessione: «Quando guardo la bandiera italiana affiancata al lurido straccio blu massonico con 12 schizzi di m... gialla di cane diarroico mi girano veramente i c…»: l’autore del messaggio è un altro ex parà. Gli ebrei sono “bestie adoratori di Satana”, “pedofili, cabalisti, cannibali”, gli arabi come detto meritano lo sterminio. Parole dalle quali nessuno prende le distanze, e che pongono una domanda ai vertici di Fn: non essendo ironia o satira, cosa intendono fare di fronte a chi, professandosi pronto a eseguire gli «ordini del generale», perora l’abbattimento dell’ordine costituzionale?

Continua la campagna diffamatoria di "organi di informazione" di destra contro la trasmissione Report a cui va tutta la ...
17/08/2026

Continua la campagna diffamatoria di "organi di informazione" di destra contro la trasmissione Report a cui va tutta la nostra solidarietà

GRAVE DIFFUSIONE DI UN DOCUMENTO INTERNO STRATEGICO PER L'AZIENDA VISTO CHE RENDE PUBBLICI I COSTI DI UNA PRODUZIONE DI PUNTA DELLA RAI COME REPORT. PRESENTEREMO DENUNCIA ANCHE AL COMITATO ETICO SU CHI IN RAI ABBIA FORNITO AL TEMPO TALE DOCUMENTAZIONE SENSIBILE.

Inviati di Report annunciano querela al Tempo, "pubblicate cifre false sugli stipendi"
"e a tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate"

(ANSA) - ROMA, 17 AGO - "La campagna di diffamazione contro i giornalisti e le giornaliste di Report oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: i soldi. Stamattina il quotidiano Il Tempo ha pubblicato cifre false e surrettizie spacciandole per stipendi dei giornalisti e delle giornaliste del programma". Lo dicono in una nota gli inviati e le inviate di Report che annunciano querela "per tutelare il proprio nome e il proprio lavoro, nei confronti de Il Tempo e di tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate", in riferimento all'articolo comparso oggi su 'Il Tempo' dal titolo 'Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa Report'.
"Le somme indicate sono scorrette e artatamente aumentate e non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi. I giornalisti e le giornaliste di Report hanno per la maggior parte contratti di lavoro autonomo a partita Iva con la Rai e, in base al modello produttivo della trasmissione, autoproducono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un'inchiesta" sottolineano nel comunicato.
"Le somme pagate per i servizi giornalistici vanno dunque solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte copre le spese di produzione già sostenute dagli inviati. Grazie a questo modello produttivo, che scarica i costi vivi sui giornalisti, in questo modo li abbatte. Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, con circa 150 mila euro a puntata, altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio. Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l'attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari". (ANSA).
2026-08-17 11:06
R

Nell’estate di centoquattro anni fa in Italia si registrano ben 2740 reati di violenza politica. I numeri impressionano ...
15/08/2026

Nell’estate di centoquattro anni fa in Italia si registrano ben 2740 reati di violenza politica. I numeri impressionano anche il ministro della Giustizia in carica all’epoca, che vuole saperne di più e ordina, dal 15 agosto al 22 settembre 1922, di monitorare tutte le denunce relative ai crimini politici perpetrati dai miliziani del partito fascista.

I dati raccolti per quei soli trentotto giorni saranno i seguenti: 75 omicidi, 79 ferimenti gravi, 37 fra incendi e roghi, 104 distruzioni, più altri episodi per un totale di 369 reati, pari ad una media di quasi 17 crimini commessi quotidianamente, vale a dire uno ogni ora se si esclude la notte. Giulio Alessio (foto a sinistra), il ministro in questione, renderà pubblici tali numeri il mese successivo.

Ma intenderà davvero fermare lo squadrismo dei seguaci di Mussolini che da tre anni, in un crescendo impunito di azioni spregiudicate, stanno mutando il volto del regno? Per bloccare il dilagante ricorso alle violenze come metodo politico, Alessio con questi numeri in mano proporrà al presidente del consiglio Luigi Facta, al governo e al re un pacchetto di decreti legge.

Non si tratta di proclamare lo stato d’assedio ma di colpire le bande paramilitari del partito fascista con provvedimenti eccezionali. Scioglimento dei battaglioni squadristi, disarmo delle camicie nere, stretta sul porto d’armi abusivo, poteri speciali alle Prefetture che possono sequestrare sedi fasciste e decidere arresti preventivi, e parificazione dei crimini politici ai reati contro lo Stato.

La ragionevole proposta di Alessio, che semplicemente potenzierebbe le leggi già esistenti sul contrasto a qualunque banda armata illegale, sarà però rigettata dal governo a causa delle diverse vedute, al suo interno, sul fascismo. Mentre i partiti della coalizione al potere discuteranno se e come includere Mussolini nel governo, passeranno i giorni e mancherà sempre meno alla marcia su Roma.

Luigi Facta fino all’ultimo istante utile non si deciderà a mobilitare l’esercito e i cannoni contro le camicie nere, che da due mesi invece alla luce del sole stanno preparando contro lo Stato la loro azione eversiva finale. E quando Facta si deciderà a decretare lo stato d’assedio, necessario per arrestare i capi fascisti e fermare l’insurrezione armata che intanto è iniziata, la mattina del 28 ottobre 1922 a sorpresa il re non firmerà il decreto.

Giulio Alessio, autore anche del testo del proclama di stato d’assedio rifiutato dal re quella decisiva mattina, si dimetterà subito dopo insieme a tutto il governo; resterà comunque un deputato eletto nelle fila del Partito radicale italiano, piccola formazione di stampo liberale, democratica e progressista. Alle elezioni dell’aprile 1924, di cui Matteotti denuncerà l’illegalità finendo anche per questo assassinato, Alessio non si ripresenterà.

Coerente col suo netto schierarsi contro il fascismo fin dal suo esordio, si avvicinerà a Giovanni Amendola, ovvero un altro esponente liberale dell’epoca che non collabora col governo in camicia nera. L’ex ministro della Giustizia poi, obbligato in quanto docente universitario e membro dell’accademia dei Lincei a giurare fedeltà al regime, risponderà picche venendo così silurato.

Giulio Alessio subirà anche un arresto nel 1928 all’età di 75 anni, sempre per motivi politici; si spegnerà nel 1940.

(scritto di Roberto Neri; fonti principali “Ventennio di sangue” di Matteo Minelli ed. CR Cronache Ribelli 2022 pp. 130 e 131, e “Giulio Alessio e la crisi dello Stato liberale” scritto da Alba Lazzaretto, ed. CLEUP, Padova 2012, dalla cui copertina proviene il ritratto dell’ex ministro)

14/08/2026

Se fosse stato un credente lo avrebbero già proposto per la procedura di beatificazione.
Se n’è andato 5 anni fa, il 13 agosto 2011 GINO STRADA ma EMERGENCY, la sua associazione ha continuato a operare.
Si calcola che Emergency abbia curato GRATUITAMENTE più di 14 milioni di persone.

da una trasmissione a cura di Alessandro Braga Radio Popolare

Indirizzo

Via Federico Confalonieri 14
Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 11:00 - 17:00
Martedì 11:00 - 17:00
Mercoledì 11:00 - 17:00
Giovedì 11:00 - 17:00
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