10/08/2026
LUGLIO 26 – KINSHASA sei anni dopo!
Gli psicologi Chiara Dragoni e Ferruccio Cartacci e l’insegnante psicomotricista Silvia Facchinetti hanno partecipato a due appuntamenti di formazione dal titolo “Formazione in accompagnamento psico-sociale di ragazzi/e in situazione di vulnerabilità. In particolare abbiamo affrontato i temi della RELAZIONE D’AIUTO, della COMUNICAZIONE NON VERBALE e dell’OSSERVAZIONE.
Il PRIMO appuntamento: due giornate di studio con il REEJER (coordinamento di associazioni ed enti che operano nel campo dell’accoglienza di ragazzi/e di strada di Kinshasa: quindici realtà rappresentate oltre alle due comunità del CARE (Centre d’accueil et réinsertion des enfants).
L’incontro è stato caratterizzato da due scelte metodologiche condivise:
- No lezioni frontali, se non brevi comunicazioni teoriche, ma stimoli ed occasioni per attivare uno scambio tra nord e sud del mondo, dettato da una reciproca motivazione a mettere a fuoco il disagio educativo, vissuto in condizione di rottura familiare, alla ricerca di una comunicazione educativa nutriente ed efficace.
- Una modalità partecipativa, l’utilizzo di forme di facilitazione, della conoscenza e del dibattito, oltre a laboratori interculturali di lavoro espressivo-corporeo’.
Il SECONDO appuntamento: quattro giornate rivolte all’intera equipe di educatori/trici del CARE:
- La BENEDICTA: storico centro di accoglienza di bambini/e e ragazzi/e di strada, con la quale abbiamo avuto numerose occasioni di incontro nel passato, ora comunità maschile: 7-16 anni.
- La MAISON DE MARIE, recente comunità femminile: stesso arco d’età.
Al medesimo tema si è aggiunto il RUOLO DEL GIOCO NELLA CRESCITA PERSONALE, la COMPETIZIONE e la COOPERAZIONE.
La modalità di lavoro ha rispecchiato gli stessi principi, ma con una maggior dose d’attivazione personale: esperienze di movimento e gioco, di sintonizzazione, condivisione di percorsi creativi, l’uso dei materiali, la costruzione, la rappresentazione grafica.
Non ultima: l’attenzione ai punti di forza personali, e non solo alle fragilità, di ragazzi/e ed operatori/trici: un tempo dedicato quindi alle proprie passioni, canto, musica, lettura, viaggio, gioco …, per diventare più di capaci di riscoprire nei ragazzi le risorse su cui fondare validi progetti educativi.