14/06/2026
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In un momento in cui la psicoanalisi si trova nuovamente attaccata nei suoi fondamenti, non รจ inutile evocare una sequenza storica in cui essa fu messa sotto tutela da un potere totalitario.
Questa ideologia di estrema destra si basava su nozioni pretese scientifiche che sostenevano la divisione dell'umanitร in razze biologicamente ineguali e sviava la teoria darwiniana a favore di una visione del mondo in cui solo i piรน forti hanno il diritto di esistere. L'ereditร biologica, gli studi statistici e antropologici servirono a giustificare un programma mostruoso di eliminazione dei malati mentali considerati come vite indegne di essere vissute. Commissioni composte da medici e funzionari esaminarono i fascicoli dei pazienti internati.
Si stima che tra 200.000 e 300.000 persone con disabilitร o malattie mentali siano state uccise in Germania tra il 1939 e il 1941 nel quadro del programma T4, che รจ stato utilizzato come laboratorio per i successivi stermini di massa.
La Germania degli anni '30 offriva un terreno fertile a tutte le derive, con il pretesto di una sconfitta militare, di un caos economico e di unโumiliazione nazionale. In questo contesto di angoscia collettiva, un leader ha conquistato le masse promettendo a tutti un futuro radioso e una fierezza ritrovata. Ebbene, ciรฒ che rimane difficile da comprendere, e che gli storici faticano ancora a spiegare, non รจ tanto la patologia del leader quanto la velocitร con cui una setta di individui marginali, che predicavano la preferenza nazionale e l'uso della violenza per raggiungerla, ottenne l'adesione della popolazione. Le grandi interpretazioni storiche, che si tratti del fascismo generico, degli interessi del grande capitale o del culto della personalitร , illuminano senza dubbio una parte del fenomeno senza esaurire quello che ne costituisce il nodo, cioรจ la sottomissione volontaria delle masse alla volontร di distruzione.
ร qui che la psicoanalisi, con i suoi concetti di super-io, pulsione di morte e identificazione all'ideale dellโIo, puรฒ apportare una delucidazione che la Storia da sola non potrebbe fornire. Inoltre, occorre che la psicoanalisi possa esercitarsi liberamente, le condizioni della sua pratica sono l'esercizio senza protocollo nรฉ volontร di padronanza dei poteri della parola e dell'interpretazione. Per questa ragione, la pratica psicoanalitica e la democrazia sono collegate.
Torniamo per un momento a ciรฒ che distingue il nazismo da altre forme piรน antiche di antisemitismo. Si tratta del fatto che Hi**er non puntava alla persecuzione, ma all'eliminazione degli esseri umani. Nella primavera del 1933, Freud non aveva ancora misurato questa differenza qualitativa. Pensava in termini di pogrom, restrizioni, vessazioni e aggressioni, cioรจ ciรฒ di cui era possibile avere una rappresentazione. L'idea che l'antisemitismo potesse realizzarsi in forma assoluta superava ciรฒ che l'immaginario, anche il suo, era capace di anticipare.
I regimi autoritari hanno sempre saputo che la parola era il loro principale nemico. Non รจ un caso che il rogo dei libri di Freud ebbe luogo nel maggio 1933. E non รจ un caso neppure che tra i primi destinatari delle leggi di esclusione ci fossero medici, psicoanalisti, educatori, operatori sociali e insegnanti. Bruciare i libri di Freud significava prendersela con l'idea che possa esistere, nel cuore di ogni essere umano, qualcosa che sfugga alla presa del collettivo, alla voce del capo, alla comunione delle masse nel godimento condiviso di un nemico comune.
Come reagirono gli psicoanalisti? Il movimento analitico dell'epoca si trincerรฒ dietro il principio della neutralitร scientifica: la psicoanalisi non era una visione del mondo, ma un metodo di cura, una terapeutica, non doveva prendere posizione politicamente. In questo si conferma ciรฒ che Freud affrontรฒ a metร degli anni Venti opponendosi ad alcuni membri della sua stessa associazione che volevano riservare l'accesso alla formazione analitica solo ai medici. Freud sapeva che la riduzione della psicoanalisi alla terapeutica gli faceva correre il pericolo di una dissoluzione mediante incorporazione come specialitร medica.
La posizione opposta, presentata come una garanzia di indipendenza, รจ stata in realtร una dimissione etica. Permise ad alcuni analisti ariani di proseguire le loro attivitร nella Germania nazista, lร dove i loro colleghi ebrei furono costretti all'esilio. Con il pretesto di salvare la loro disciplina, si consegnarono a tutti i compromessi e diedero l'anima al diavolo.
Gli attacchi contemporanei contro la psicoanalisi provengono dall'alleanza di un'ostilitร dichiarata e di una razionalitร gestionale. Hanno il volto della competenza, del comitato scientifico, dell'istanza regolamentatrice. ร questo che le rende difficili da riconoscere per ciรฒ che sono da parte del grande pubblico e dei media. Procedendo per tappe, prendendo a prestito il linguaggio della ragione e della scienza, il rifiuto della psicoanalisi come esperienza di parola si presenta come una misura di buon senso che nessuno dovrebbe contestare.
Vale la pena ricordare che le raccomandazioni dell'Alta Autoritร Sanitaria contro gli approcci psicoanalitici nella presa in carico dell'autismo nel 2012 hanno costituito una prima frattura. Per la prima volta in Francia, un'istanza ufficiale di sanitร pubblica si รจ pronunciata contro la psicoanalisi in nome della scienza, o piuttosto di una certa concezione della scienza riducibile all'Evidence-based medicine. Sotto la copertura del rigore metodologico, ciรฒ che non si misura non esiste, ciรฒ che non produce risultati quantificabili in un tempo definito non ha diritto di cittadinanza. La psicoanalisi che accoglie ciรฒ che resiste alla misura, il desiderio, l'inconscio, il sogno, la ripetizione, รจ stata dichiarata fuori gioco.
L'offensiva รจ proseguita ed รจ stata amplificata dall'ascesa delle terapie comportamentali promosse dalle istituzioni sanitarie per la loro efficacia misurabile e il favorevole rapporto costi-benefici. Si tratta niente di meno che di sottomettere la cura psichica ai criteri di redditivitร che governano gli altri settori dell'economia. Una terapia breve, che segue dei protocolli, riproducibile da un paziente all'altro, valutabile tramite un questionario standardizzato, รจ ciรฒ che un tale sistema finanzia e raccomanda. Un trattamento analitico la cui durata รจ indeterminata, il cui esito non puรฒ essere fissato in anticipo e i cui effetti non si lasciano ridurre alla scomparsa del sintomo, non รจ nรฉ comprensibile nรฉ tollerabile.
Questa tendenza di fondo riguarda anche la formazione dei futuri praticanti. Nelle facoltร di medicina e psicologia, gli insegnamenti di orientamento psicoanalitico devono scomparire a favore degli approcci neuro. Gli interni in psichiatria si formano sempre meno all'ascolto clinico, si insegna loro a lavorare utilizzando protocolli standardizzati. La presa in conto della relazione tra il paziente e il suo psy, che in psicoanalisi chiamiamo transfert e che riposa su un legame di parola, รจ ignorata, trascurata, denigrata.
Ci sono cosรฌ intere generazioni di curanti che vengono privati di ciรฒ che la psicoanalisi ha impiegato un secolo ad elaborare, cioรจ una teoria del soggetto ancorata alla clinica del caso per caso.
A ciรฒ si aggiungono attacchi piรน recenti provenienti dal campo legislativo, come l'emendamento volto a negare il rimborso delle pratiche ispirate dalla psicoanalisi, l'iscrizione di centri esperti sostenuti da una fondazione privata nel codice della sanitร pubblica, nuove raccomandazioni sull'autismo che escludono la psicoanalisi come pratica non raccomandata. Poi, l'orizzonte dell'opponibilitร delle raccomandazioni presentate come una necessitร imperiosa accompagnate da ispezioni, controlli improvvisi degli istituti e chiusure amministrative delle istituzioni che non obbediscono. Il vocabolario impiegato non รจ quello della cura, ma di un ordine di ferro.
La posta in gioco รจ la libertร di parola e la sua espressione democratica. Ecco perchรฉ lโavvenire della psicoanalisi non รจ separabile dal destino della democrazia. In effetti, la democrazia non si limita al sistema elettorale. Essa presuppone la possibilitร di una parola irriducibile all'identificazione con il gruppo, fosse pure in posizione maggioritaria, e con il capo. Presuppone che esista uno spazio in cui la parola possa dirsi senza essere sottomessa all'imperativo del risultato, della norma e della conformitร . Ciรฒ che l'ideologia autoritaria rifiuta รจ unโenunciazione sottratta alla logica del rendimento e dell'obbedienza, dove il soggetto possa fare lโesperienza della sua divisione, delle sue contraddizioni, del suo desiderio.
Se gli attacchi attuali contro la psicoanalisi non bruciano le opere di Freud, si sforzano di renderle inascoltate. Esse svuotano la parola della sua sostanza riducendola a un semplice strumento di comunicazione al servizio di una raccolta dei dati, servo della tecnica. Il soggetto che soffre nel suo corpo e nel suo pensiero non รจ invitato a dire, a parlare della sua storia: gli viene intimato di spuntare delle caselle per valutare il proprio livello di ansia su una scala da uno a dieci, di progredire secondo un programma prestabilito verso un obiettivo di adattamento.
Questa concezione dell'umano รจ anche quella convocata per altre vie dallโestrema destra. Il discorso identitario che prospera oggi in Europa e oltre riposa sulla cancellazione della singolaritร a favore dell'appartenenza a un'origine, a un paese definito come una comunitร assediata e rimpiazzata da questo Altro che รจ straniero. La parola introduce della differenza e dell'incomparabile. Il fantasma di una comunitร purificata impone a contrario il silenzio.
Per gli psicoanalisti, difendere la democrazia non รจ una presa di posizione estranea alla loro pratica. Si tratta di promuovere la funzione e il campo della parola e del linguaggio contro la violenza politica e la razionalitร gestionale. Non cediamo alla tentazione di negoziare con le istanze valutative, di adattare la clinica analitica alle esigenze del mercato, di accettare compromessi dubbi per preservare una presenza istituzionale.
Come scriveva Lacan in โLa psichiatria inglese e la guerraโ pubblicata nel 1947, si tratta di uno scontro contro le potenze oscure del super-io che impone di sottomettersi e di tacere. Questa รจ la nostra battaglia oggi.
Tradotto da Laura Pacati
Rivisto da Maria Siani