12/10/2026
✨ 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 ✨
👂🏻𝑪𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒐𝒓𝒊 𝒆 𝑪𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒂𝒏𝒕𝒊
Milano, 28 novembre
Fast – piazza Morandi, 2
https://www.slp-cf.it/eventi/giornata-questioni-scuola-2026/
Comunicato della Presidente della SLP-cf
Care colleghe e cari colleghi,
il 28 novembre prossimo, i membri della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi si riuniranno per lavorare su una “Questione di Scuola” cruciale per la pratica analitica di ognuno, vale a dire il controllo. Il controllo della pratica è il dispositivo inventato da Freud, con il supporto di Fliess, che viene utilizzato da sempre nel Campo freudiano per interrogare l’esperienza che si produce in un’analisi: un controllante chiede di parlare e di lavorare su un proprio caso clinico con un collega, in genere più sperimentato, il cosiddetto controllore. Jacques Lacan ha inserito il controllo nell’Atto di fondazione della sua Scuola, facendone una pratica non imposta ma che si impone1 per la responsabilità che l’analista si assume ogni volta che decide di accogliere una nuova domanda di analisi. Questo perché il reale senza legge che ogni nuovo caso porta con sé ci obbliga a quello che Lacan ha chiamato l’atto analitico, che si manifesta già nell’accettare la domanda e, in seguito, nell’interpretazione, nella puntuazione, nel taglio della seduta e nel maneggiamento del transfert. Questo è ciò che, in genere, si porta in controllo per verificarne gli effetti, le conseguenze oppure i lapsus.
Nell’orientamento lacaniano, il controllo risponde quindi a un desiderio (di confronto) e al transfert che porta a scegliere un determinato collega: confrontarsi con un controllore per verificare la propria posizione nella cura, per interrogare delle difficoltà o dei punti di impasse, per far emergere meglio la struttura del caso, per controllare che ne è dell’atto analitico, ecc.. Ognuno si presenta con la propria questione, senza uno standard, per mettere alla prova la propria clinica sotto transfert e il reale che vi si incontra.
Sembrerebbe una pratica che si limita a un lavoro epistemico svolto tra due colleghi, a partire da un transfert di lavoro; perché, invece, la Scuola vuole far parlare “controllori” e “controllanti”? Innanzitutto, perché la clinica cambia e, di conseguenza, anche la pratica del controllo (in modo continuo e invisibile2 ) si modifica e anche perché la Scuola, pur non avendo liste di analisti controllori, garantisce ai suoi membri un controllo qualificato che si rende manifesto nelle nostre Giornate di Scuola. D’altro canto, il controllo – che “funge da filtro, o addirittura da rifrattore, del discorso del soggetto”3 – come ci insegna Jacques-Alain Miller “controlla in particolare il rapporto tra il legame e il luogo, controlla se tale rapporto sia effettivamente presente.”4 Da un lato il controllo controlla il legame dell’analista con la psicoanalisi e, dall’altro, serve a “verificare il proprio grado di desoggettivazione nell’esperienza. Sono abbastanza desoggettivato da poter svolgere il ruolo dell’upokeimenon, da poter svolgere il ruolo del supporto, da poter svolgere il ruolo del piedistallo dell’altro? Lo sono abbastanza da poter dividere il soggetto nel mio paziente, oppure il paziente si sta chiudendo in se stesso, si sta cementificando sempre di più?”.5 In questo senso si può comprendere meglio il termine “controllante”: mentre l’analista nel suo atto è in posizione di oggetto, nel controllo egli interviene come soggetto, con tutte le sue incertezze, i suoi dubbi e le modalità di parola che lo caratterizzano.
All’epoca del parlessere e dell’Altro che non esiste, divenire “analisti all’altezza della funzione” è ancora più complesso: non siamo più solo nell’ambito del desiderio – che si interpreta per far essere, seguendo il potere “creazionista” della parola – ma bensì in quello dell’Uno di godimento che itera e che non si tratta di interpretare ma piuttosto di constatare, di far emergere affinché il soggetto possa trovarne un miglior uso. Proprio perché il reale della psicoanalisi non si può insegnare, quello che si apprende in un controllo, mettendoci del proprio, è un nuovo modo di usare la parola perché abbia degli effetti, perché sia “creatrice”, e questo lo si apprende a partire dalla propria esperienza di analisi. Si tratta, allora, di imparare a tacere, di apprendere a cogliere l’occasione giusta per intervenire, di avere un’idea della portata e del peso della parola per colui che viene a parlarci, di fondarsi sulla lettera piuttosto che sul senso, uno per uno.
In questo senso, il controllo ha sempre come punto di mira l’esperienza di analisi che si conclude con la passe. Anche in questo caso, infatti, come ha fatto notare J.-A. Miller, i passeur trasferiscono a un terzo quanto hanno colto del racconto del passant, la sua enunciazione, al di là degli enunciati propriamente detti. “L’analista che si controlla va a raccontare a un altro qualcosa su un terzo, ne racconta le gesta per un altro, per servire un altro. Coinvolge un terzo nella vicenda, e un terzo che può essere coinvolto solo perché vi è già, cioè perché incarna il luogo in qualcun altro.”6 Questo significa che il controllo mette in gioco quello che ognuno di noi intende per psicoanalisi, che nella Scuola di Lacan non è senza passe. Come indica infatti J.-A. Miller, la passe “ha la vocazione di governare ogni psicoanalisi, voglio dire tutti i momenti di una psicoanalisi”7 .
Di tutto questo, discuteremo nella prossima Giornata Questioni di Scuola, a Milano. Vi invitiamo a partecipare numerosi!
Adele Succetti
Presidente SLPcf
Note
1 Cfr. J. Lacan, Atto di Fondazione [1964], in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 235.
2 J.-A. Miller, La bussola del controllo: la fiducia nei controllori, in Attualità Lacaniana, n. 6, 2006, p. 80.
3 J.-A. Miller, « La confidence des contrôleurs. Le débat. La matinée. », La Cause freudienne, n°52, pp. 142-143. Cfr. J. Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio, [1953], in Scritti, vol. 1, Einaudi, Torino, 2002, p. 246.
4 J.-A. Miller, Le leu et le lien, Cours de l’Orientation lacanienne, lezione del 15 novembre 2000, inedito.
5 Ibidem.
6 Ibidem.
7 J.-A. Miller, Come finiscono le analisi, Paradossi della passe, Astrolabio, Roma, 2023, p. 67.