19/06/2026
Consentire l'accesso al mercato a prodotti di questo tipo significa mettere in seria difficoltà le nostre imprese, indebolire la rete distributiva e compromettere il lavoro della rete commerciale.
Si tratta di una dinamica distorsiva , completamente sconosciuta al legislatore e ai consumatori, che si trascina dall'inizio degli anni '90 e che, ancora oggi, non ha trovato una soluzione adeguata.
Un fenomeno che altera le regole della concorrenza e crea un conflitto tra le esigenze del mercato e il rispetto di principi etici nei confronti dei consumatori e degli operatori del settore.
Non bastano gli investimenti economici o le risorse pubbliche destinate al comparto. Servono regole chiare, capaci di offrire parità di trattamento, tutela del prodotto editoriale e rispetto della libertà di stampa. Ma serve anche una nuova visione imprenditoriale, orientata alla sostenibilità e alla correttezza del mercato.
In questo processo gli editori hanno una responsabilità fondamentale. Gli editori che producono contenuti e fanno comunicazione devono essere i primi a vigilare su queste distorsioni.
Non possono lasciare alla singola impresa sul territorio la facoltà di fare “resa anticipata” o di aggirare le regole comuni. Le rese anticipate o “rese a compensazione” non generano valore per il sistema: non fanno guadagnare nessuno e producono invece costi e danni per tutti gli operatori coinvolti e non ditemi che se le mandano in conto deposito va tutto bene!!!
Gli editori conoscono perfettamente ciò che accade nella rete distributiva e commerciale e hanno il dovere di porre un argine a queste pratiche.
Solo eliminando tali distorsioni sarà possibile rilanciare realmente il settore, restituendogli equilibrio, credibilità e prospettive di crescita.