15/06/2026
🔴 DDL CACCIA: IL 17 GIUGNO ARRIVA IN AULA AL SENATO. E QUALCUNO STA SOTTOVALUTANDO QUELLO CHE POTREBBE ACCADERE.
Il Disegno di Legge n. 1552, conosciuto come “DDL Caccia” o “DDL Malan”, arriverà nell’Aula del Senato il 17 giugno 2026.
Non è ancora legge.
Ma se verrà approvato, rappresenterà uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni nella disciplina della caccia e della tutela della fauna selvatica in Italia.
Finora si è cercato di far passare la contestazione a questo provvedimento come una battaglia di animalisti, ambientalisti e associazioni di settore.
Ma chi vive il territorio e partecipa alla vita sociale sa che non è così.
Se ne parla nelle chat di quartiere, negli uffici, nei luoghi di lavoro, tra amici, nelle famiglie.
E a parlarne sono persone che non hanno mai partecipato a una manifestazione animalista, che non hanno mai fatto volontariato in un rifugio e che magari fino a ieri non sapevano nemmeno cosa fosse la Legge 157/1992.
Eppure restano SCONCERTATE.
Perché leggono, ascoltano, osservano.
E perché stanno iniziando a percepire qualcosa che va oltre il singolo articolo di legge.
Stanno percependo un cambiamento culturale. La sensazione è che stia prevalendo una visione sempre più aggressiva del rapporto con gli animali, con la fauna selvatica e con l’ambiente.
Una visione nella quale la forza prevale sulla tutela. L’abbattimento sulla prevenzione. L’eliminazione sulla convivenza. La disponibilità di un fucile sulla disponibilità di soluzioni alternative.
Ed è un fenomeno che molte persone non percepiscono soltanto in materia di fauna selvatica.
Lo vedono anche in altri ambiti della società.
Per questo la reazione è così forte.
Perché non si sta discutendo soltanto di caccia.
Si sta discutendo del modello di società che si vuole costruire.
Uno degli aspetti più contestati riguarda il tema dei richiami vivi.
Da anni molti cacciatori definiscono BRACCONAGGIO la cattura illegale di uccelli destinati a essere utilizzati come richiami VIVI.
Ma se domani la norma dovesse rendere più ampie o più semplici queste pratiche, cosa cambierebbe per gli animali coinvolti?
Nulla.
Resterebbe lo stesso sfruttamento delle loro caratteristiche naturali.
Del loro canto.
Della loro territorialità.
Della ricerca dei propri simili.
Della risposta ai richiami della propria specie.
In altre parole, si continuerebbe a sfruttare una FRAGILITÀ ETOLOGICA per attirare altri animali verso l’abbattimento.
E questo è uno dei punti che molte persone trovano inaccettabile.
Ma c’è un altro aspetto che probabilmente qualcuno sta sottovalutando.
Molti cittadini non hanno ancora compreso fino in fondo quale potrebbe essere l’impatto concreto di alcune scelte.
Perché spesso ci si abitua alle notizie.
Le si legge. Le si commenta.
Poi si passa oltre.
Già, ma le persone si svegliano quando vedono. Quando sentono. Quando vivono direttamente le CONSEGUENZE di ciò che è stato deciso.
Quando gli spari diventano parte del paesaggio sonoro quotidiano.
Quando i territori che consideravano luoghi di passeggio, escursione, tranquillità o osservazione della natura vengono percepiti diversamente.
Quando la fauna che vedevano abitualmente scompare.
Quando comprendono che ciò che sembrava una discussione lontana produce effetti reali.
Allora il dibattito non resta più confinato alle associazioni.
Diventa un tema di INTERESSE COLLETTIVO.
Diventa una questione che riguarda la qualità della vita, il territorio, la sicurezza percepita, il rapporto con la natura e con gli spazi condivisi.
Ed è qui che la politica dovrebbe prestare molta attenzione.
Perché i cittadini osservano.
Ricordano. Valutano.
E VOTANO.
Ogni legge lascia una traccia.
Ogni scelta produce CONSEGUENZE.
Ogni decisione contribuisce a costruire il rapporto tra istituzioni, ambiente e cittadini.
Per anni molti hanno pensato che il proprio voto fosse inutile. Che tanto nulla sarebbe cambiato. Che partecipare non servisse.
Provvedimenti come questo siamo certi che produrranno l’effetto opposto.
Insegneranno a molte persone che informarsi è necessario.
Che partecipare è necessario.
Che scegliere chi li rappresenta è necessario.
Perché la fauna selvatica non appartiene ai cacciatori. Non appartiene alle lobby. Non appartiene alle associazioni venatorie.
La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato.
Appartiene a tutti.
E quando milioni di cittadini iniziano a percepire che quel patrimonio viene progressivamente sacrificato, il tema non riguarda più soltanto gli animali.
Riguarda la fiducia nelle istituzioni, il senso di rappresentanza.
Riguarda il futuro del Paese.
Il 17 giugno il Senato inizierà la discussione.
Da quel momento ciascun parlamentare dovrà assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
E i cittadini, come sempre accade in democrazia, le ricorderanno.
Fonti
https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59294