Difendiamo Piazza d'Armi

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Succede a Bologna, di esplorare nuovi territori di controllo sociale e repressione?Una vicenda che merita tutta la nostr...
20/08/2026

Succede a Bologna, di esplorare nuovi territori di controllo sociale e repressione?

Una vicenda che merita tutta la nostra attenzione, soprattutto da parte di chi è “attivista” e usa anche i social come strumento di mobilitazione e critica politica, su una qualsiasi vertenza aperta con l’amministrazione, in questo caso comunale.

Non ci sorprendono più le querele presentate da parlamentari, indirizzate a giornaliste e giornalisti d’inchiesta che indagano il malaffare politico.

Azioni legali che sconfinano spesso nella “lite temeraria” (punita in Tribunale), che tuttavia mantengono la loro funzione intimidatoria preventiva, nei confronti del giornalismo d’inchiesta.

Qualunque sia l’esito delle dispute giudiziarie (sono poche quelle che puniscono le autrici o gli autori delle inchieste) è sempre e comunque una gran seccatura e un notevole dispendio economico, doverle affrontare.

In questo caso si parla di un esposto che il sindaco di Bologna ha annunciato di depositare in Procura.

Il tutto è partito, a detta del sindaco, da delle minacce di morte ricevute via social (il Marchese Beppe Sala Mascetti del Grillo, evidentemente, non è l’unico a esasperare larghe fasce di cittadinanza).

Le minacce di morte, in ogni caso, vanno perseguite (seguendo il regolare iter giudiziario).

In questo caso si sta andando un tantino oltre e lo spiega molto bene Hansy Lumen in questo suo articolo pubblicato da Antìgene.

Non è tanto l’esito che produrrà l’esposto in questione.

Se il PM valuta che reato sia stato commesso, giustamente, avvierà l’iter giudiziario per perseguire quel reato (poi, prima di arrivare alla eventuale sentenza definitiva, ci sarà ancora tanta strada da percorrere).

Ma quali sono gli effetti che l’annuncio di quell’esposto, fatto da un sindaco (che evidentemente ha molto più potere di un comune cittadino), può produrre sulla normale e lecita critica che ognuna di noi ha il diritto di esprimere sui social?

Buona lettura.

Link all’articolo nel primo commento.

L’esposto prima del giudizio
Oltre cento nomi in Procura: tra tutela dalle minacce, libertà di critica e il potere intimidatorio di un’iniziativa giudiziaria ancora tutta da verificare. Link all'articolo completo nel primo commento

20/08/2026

Le uniche cose che vogliamo sotto terra sono le sue radici. Dal 3 agosto centinaia di cittadini presidiano pacificamente, giorno e notte, il Bosco Ospizio per impedire l’accesso alle ruspe.

Anche noi ci schieriamo con loro: questo funerale non s’ha da fare.

Bosco Ospizio

19/08/2026

Quando parlano di strategicita' dei datacenter per l'Italia è meglio informarsi realmente, senza cadere in facili tranelli da propaganda. Piano piano, cercano di farci ingoiare una amara pillola di svendita totale del territorio, nel nome di una determinata utilità. Quando parliamo di strategico, utile, fondamentale ecc... è necessario capire per quale soggetto. Esiste un piano nazionale che valuti quanti datacenter servano realmente per il nostro paese? Esiste un piano nazionale che valuti come e dove farli in base alle necessità e ad un bilancio costi benefici? NO. Non esiste nulla di ciò. Esistono i progetti, gli investimenti, ma nessun piano serio, discusso e approvato con un confronto aperto e democratico, soprattutto con le popolazioni. Esiste semmai un tentativo maldestro di imporre con decreti d'urgenza, linee guida che scardinano il diritto ambientale e il diritto alla salute, nel nome di un vero e proprio Stato di eccezione. I dati parlano chiaro: su 30 nuovi hyperscale, solo due progetti riguardano piccoli investimenti e potenziamenti del polo strategico nazionale. I restanti 28 progetti sono in mano ad aziende straniere, principalmente fondi americani o multinazionali legate alle big tech americane. Il dato lo si può ancor più vedere nei generatori di emergenza installati tra tutti questi progetti. Su circa 1500 generatori di emergenza installati di questi 30 nuovi progetti, solo 23 sono per il potenziamento dei due datacenter del polo strategico nazionale, quello di Rozzano e quello di Santo Stefano Ticino. Prendiamo il caso dei generatori di emergenza, perché non rappresentano di sicuro la potenza it espressa direttamente, ma indirettamente la esprimono. Più potenza di generatori d'emergenza hai, più potente è un datacenter e siccome i generatori d'emergenza vanno generalmente tra i 2.4 e i 2.8 MWe l'uno, 23 generatori su 1500 sono una sciocchezza. A questo punto scatta la domanda: ma se tutti questi datacenter sono strategici per la nazione, perché non si investe nel polo strategico nazionale e si aprono le porte alle big tech americane? Il governo meloni dovrebbe rispondere a questa nostra domanda. noi la pillola amara non ce la siamo di sicuro bevuta.
Quello che il governo vuol fare è svendere il territorio e la nostra salute in cambio di briciole. Svendere il territorio per un piano del tutto neocoloniale dell'imperialismo a stelle e strisce.
Per questo serve mobilitarsi per il nostro futuro, la nostra salute, le nostre terre, il nostro ambiente.
Nei prossimi giorni lanceremo un piano di mobilitazione generale per questo autunno che stiamo decidendo assieme a tanti altri comitati che sono nati.
La nostra mobilitazione è solo agli inizi.

17/08/2026
17/08/2026
16/08/2026

Buongiorno.
Ho letto su Repubblica di ieri un articolo di Antonio Scurati dal titolo “Un normale Ferragosto di Apocalisse”. Ne condivido interamente il pensiero e provo qui a riassumerlo con parole mie, sperando di fare cosa utile per chi non avesse avuto modo di vederlo.

Il punto di partenza è semplice e insieme impressionante: la crisi climatica non è più qualcosa che ci viene annunciato per il futuro. È già qui.
Il Mediterraneo raggiunge temperature sempre più alte, i ghiacciai alpini arretrano, il Po soffre di siccità, gli incendi si moltiplicano, le campagne pagano il prezzo della mancanza d’acqua e le nostre estati diventano ogni anno più difficili da sopportare.

Eppure continuiamo a comportarci come se tutto questo fosse soltanto una fastidiosa anomalia meteorologica.
Fa caldo, ci lamentiamo del caldo, accendiamo il condizionatore quando possiamo e poi continuiamo come prima.
È forse questo il paradosso più inquietante indicato da Scurati: l’eccezionale sta diventando normale e noi rischiamo di abituarci perfino alla catastrofe.

Per molti anni si è potuto sostenere che la crisi climatica fosse troppo lontana, incerta o astratta per diventare una priorità politica. Oggi non è più così. La vediamo, la sentiamo sulla pelle, ne conosciamo le conseguenze e sappiamo, grazie alla scienza, quali ne sono le cause.
E tuttavia a questa consapevolezza non corrisponde ancora una reazione politica all’altezza del problema.

La sinistra, osserva Scurati, non è riuscita a fare della questione ecologica il centro di una nuova idea di società e di sviluppo. La destra, ancora peggio, continua troppo spesso a minimizzare, rimuovere o contestare perfino l’evidenza del cambiamento climatico.
Così discutiamo di tutto tranne che di una delle questioni decisive per il futuro dell’umanità.

C’è poi nell’articolo un’altra riflessione che trovo particolarmente importante.
Scurati richiama Susan Sontag e il suo saggio “L’immaginazione del disastro”. Sontag mostrava come le grandi paure collettive possano essere trasformate in immagini più semplici, più immediate, quasi più sopportabili: davanti a minacce enormi e difficili da governare, l’immaginazione cerca spesso un nemico visibile sul quale concentrare l’angoscia.

È un meccanismo che riconosciamo anche oggi.
Le paure prodotte da un mondo sempre più instabile -il clima che cambia, le guerre, le migrazioni, l’incertezza economica- possono essere deviate verso bersagli più semplici. È più facile indicare un nemico, costruire l’immagine dell’invasione, alzare un muro o chiudere una frontiera che affrontare le cause profonde che stanno trasformando il pianeta.
Ma i muri non abbassano la temperatura del Mediterraneo, non ricostruiscono i ghiacciai e non fanno tornare l’acqua nei fiumi.

La questione che Scurati pone, e che condivido, è in fondo molto semplice: quanto ancora dobbiamo aspettare prima di considerare la crisi climatica per quello che è, cioè una vera emergenza politica, economica e sociale?

L’apocalisse, questa volta, non arriva necessariamente con un’esplosione improvvisa.
Può arrivare lentamente, estate dopo estate, mentre noi impariamo ad abituarci a temperature che ieri ci sarebbero sembrate eccezionali.

Ed è forse proprio questa assuefazione il pericolo più grande.
Per questo vale la pena leggere l’articolo di Scurati. Non perché ci inviti alla paura o alla rassegnazione, ma perché ci chiede esattamente il contrario: smettere di considerare normale ciò che normale non è e tornare a pretendere dalla politica risposte all’altezza del tempo che stiamo vivendo.

Aggiungo infine una mia considerazione.
Forse accade che la gente finisca per normalizzare persino la catastrofe del cambiamento climatico perché la politica non riesce più a indicare un’alternativa, a dare la speranza che è possibile fare qualcosa.
Su questo la sinistra non deve abdicare al proprio ruolo: non basta denunciare la catastrofe, bisogna proporre un altro modello di sviluppo e convincere le persone che può significare una vita migliore.
Anziché bloccarsi sulla questione della leadership sarebbe auspicabile presentare su questo tema proposte concrete e organizzare un grande dibattito e una grande mobilitazione nella società.

Durante questa estate la temperatura media di luglio e agosto è stata di circa 2/3 gradi superiore alla norma e, durante le ondate di calore più intense, in alcune zone si sono registrati scarti giornalieri anche vicini ai 10 gradi, e localmente superiori, rispetto alle medie stagionali.
Gli scienziati ci avvertono che il riscaldamento continuerà e che il 2027 potrebbe persino diventare l’anno più caldo mai registrato a livello globale, anche per l’effetto di un forte El Niño che nel Pacifico si sta sviluppando e tende ad aggiungere calore alla tendenza del riscaldamento globale.

Scurati, riferendosi alla politica, ai negazionisti e a coloro che si rifiutano per interesse o viltà di affrontare il tema, dice: “ il tribunale della storia infliggerà a questi sciagurati una condanna senza appello. Ammesso che la storia continui.”

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