25/06/2026
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Questo ragazzo si chiamava Mirko Moriconi, aveva 24 anni, qui assieme a sua mamma, Kety Andreoni, di anni 52, in un momento di tenerezza.
È morto ammazzato a fucilate per mano di suo padre perché era omosessuale.
Perché, nel delirio omofobo e omicida dell’uomo, non sopportava l’orientamento sessuale del figlio. Non tollerava che si truccasse e portasse i capelli lunghi, che fosse diverso da quello che lui pretendeva, diverso da un f***e canone di “NORMALITÀ” con cui pensava di “raddrizzarlo”, di aggiustarlo.
E, insieme al figlio, ha ammazzato anche la moglie Kety, che aveva provato a difendere fino all’ultimo il figlio che amava.
Poi l’uomo ha rimesso a posto il fucile nella sua casa di Camaiore, è rimasto lì ad attendere l’arrivo dei carabinieri. A cui con una freddezza glaciale e agghiacciante ha detto: “Mi sono liberato di loro”.
Mirko un giorno, non molto tempo fa, aveva previsto tutto: “Per mio padre sono meglio morto che gay”.
Oggi è accaduto davvero.
Ma tranquilli, “l’omofobia non esiste”, è solo una nostra invenzione, non esiste nessuna emergenza, nessun bisogno di educazione sessuo-affettiva.
Questa è una delle tragedie più sconvolgenti di cui mi sia mai capitato di scrivere.
Ma anche la più spaventosamente prevedibile.
Era già tutto lì, nelle parole di Mirko e nella narrazione di certi cattivi maestri che stanno avvelenando i pozzi di questo Paese. Che negano omofobia, sessismo, che normalizzano il razzismo, che marginalizzano ogni forma di diversità e minoranza.
Dobbiamo cambiare tutto, ripartire da zero, ma per Mirko e Kety è troppo tardi.
Troppo tardi per vivere la vita che Mirko avrebbe voluto.
Troppo tardi per tante cose.
Che strazio. E che dolore immane, per chi è ancora umano.
Tutti gli altri: SILENZIO. Fate silenzio, almeno questo. Tacete, tacete, tacete, e vergognatevi.