23/08/2026
23 agosto 1929 — La rivolta di al-Buraq
Il 23 agosto 1929 esplode la rivolta di al-Buraq: si tratta di un momento chiave nella storia dell’occupazione della Palestina, rappresentando la prima risposta significativa della popolazione araba palestinese contro l’avanzamento del progetto di colonizzazione sionista. Nel corso dei disordini morirono 133 ebrei e almeno 116 palestinesi; i feriti furono 339 tra gli ebrei e almeno 232 tra i palestinesi.
Al-Burāq (البُراق) è il nome del cavallo alato che, secondo la tradizione islamica, avrebbe trasportato Maometto dalla Mecca a Gerusalemme durante il viaggio notturno. Maometto lo avrebbe legato al muro occidentale del recinto del Haram al-Sharif, noto per questo come Muro di al-Buraq e chiamato dagli ebrei Muro del Pianto.
Per comprendere come si arrivò alla rivolta è necessario qualche passo indietro.
Nella Palestina mandataria, l'Haram al-Sharif, che comprendeva anche la spianata e le moschee di al-Aqsa e della Cupola della Roccia, era amministrato dalle autorità musulmane. Anche il muro occidentale, utilizzato dagli ebrei come luogo di preghiera, era gestito dal Waqf musulmano. Nel settembre 1928, alla vigilia dello Yom Kippur, alcuni fedeli ebrei collocarono davanti al Muro una mechitzah, ossia una transenna volta a separare uomini e donne durante la preghiera. Le autorità musulmane videro in questa modifica non concordata un primo passo finalizzato a sottrarre gradualmente l'Haram al-Sharif dalla loro amministrazione. Chiesero dunque la rimozione della mechitzah ma la richiesta fu ignorata e, a quel punto, intervennero con la forza i britannici.
La questione, inizialmente circoscritta alle modalità di preghiera, si trasformò rapidamente in una controversia molto più ampia: a chi apparteneva quel luogo? Quali erano i diritti religiosi delle due comunità? E, soprattutto, quale sarebbe stato il futuro della Palestina? La tensione crebbe nei mesi successivi. Il 15 agosto 1929 i sionisti revisionisti di Jabotinskij, insieme con i giovani del Betar e gli attivisti del Battaglione per la Difesa della Lingua, organizzarono una manifestazione nazionalista davanti al Muro. In 300 marciarono verso il luogo di preghiera, gridando "Il muro è nostro", sventolando la bandiera sionista e cantando Hatikvah, l'inno sionista. Fu la goccia che un vaso pieno fino all'orlo attendeva per traboccare. Il 23 agosto, a Gerusalemme, esplose la violenza e furono uccisi diciassette ebrei. Da quel momento la gli scontri si diffusero in altre località della Palestina e proseguirono per diversi giorni.
Uno degli episodi più drammatici avvenne a Hebron, dove la comunità ebraica fu aggredita e decine di persone furono massacrate. Case e sinagoghe furono saccheggiate, devastate e date alle fiamme. Molti arabi palestinesi, d'altra parte, rischiarono la propria vita per proteggere i vicini ebrei. Secondo le ricostruzioni storiche, circa 430 ebrei furono nascosti e salvati da famiglie arabe di Hebron, che li accolsero nelle proprie abitazioni.
La Palestina non era evidentemente una terra senza un popolo e a Hebron esistevano rapporti di vicinato, conoscenza e solidarietà che attraversavano le appartenenze religiose.
Meno di un anno dopo, il 12 marzo 1930, sarebbe stato pubblicato il rapporto della Commissione Shaw, voluta dai britannici per indagare sulla rivolta. Il rapporto individuò nel timore dei palestinesi di perdere terre, mezzi di sostentamento e, in prospettiva, il controllo politico del paese la causa profonda degli scontri. Considerò la disputa sul Muro di al-Buraq causa occasionale ma non determinante. Indicò inoltre la manifestazione sionista del 15 agosto 1929 come l'evento che aveva dato il maggiore contributo all'escalation.
La Commissione riconobbe che i rapporti tra i palestinesi e gli ebrei residenti in Palestina si erano deteriorati profondamente nell'ultimo decennio, in coincidenza con le trasformazioni politiche e demografiche della Palestina. Sottolineò infine le contraddizioni della politica britannica, chiedendo maggiore chiarezza sul futuro politico del paese.
https://www.palquest.org/en/historictext/21720/report-shaw-commission-al-buraq-western-wall-disturbances-august-1929
Per comprendere meglio il contesto in cui esplose la rivolta di al-Buraq, si può leggere "Il ritorno di Isaak de Vriendt" di Arnold Zweig. Pubblicato nel 1932 e ambientato nella Gerusalemme del 1929, prende spunto da un fatto accaduto qualche anno prima: l'assassinio, nel 1924, dell'ebreo ortodosso Jacob Israël de Haan, per mano di Avraham Tehomi, esponente della Haganah giunto poco prima dall'Ucraina. Si tratta probabilmente del primo romanzo storico dedicato alla questione palestinese. Arnold Zweig (1887 - 1968) è stato uno scrittore tedesco di origine ebraica.