In piazza per Gaza

In piazza per Gaza Unisciti anche tu a noi! Non restiamo indifferenti al genocidio del popolo palestinese, ignorato dai nostri governi per ragioni di complicità politica.

Siamo cittadine e cittadini che ogni giorno, dalle 18:30 alle 19:30, si riuniscono in piazza Duomo, a Milano, per denunciare il genocidio in corso a Gaza e in tutta la Palestina a opera di Israele. Un eccidio perpetrato in spregio al diritto internazionale da parte di uno stato che si definisce “democratico”, retto da leader accusati di crimini contro l’umanità. Dal 16 giugno 2025 noi scendiamo i

n piazza per Gaza, ben consapevoli che esistono molte altre emergenze al mondo, ma convinti che Gaza sia il sintomo più vistoso e più brutale di una logica di sopraffazione ormai generalizzata. Abbiamo scelto di manifestare il nostro dissenso in prima persona, mettendo il nostro corpo e la nostra mente per ricordare che esistono valori irrinunciabili che riguardano la vita, le persone e i rapporti tra i popoli. La nostra voce in piazza sono i nostri cartelli appesi al collo che, tramite versi poetici e brevi frasi, dichiarano le nostre motivazioni. Crediamo nel dialogo e nella responsabilità personale, come anche nella necessità di prendere posizione rispetto a quanto sta accadendo.

26/08/2026

GLI AQUILONI SONO ANTISEMITI?Stasera in piazza abbiamo portato gli aquiloni, ossia gli oggetti con cui, da qualche giorn...
25/08/2026

GLI AQUILONI SONO ANTISEMITI?

Stasera in piazza abbiamo portato gli aquiloni, ossia gli oggetti con cui, da qualche giorno, i bambini a Gaza non possono più giocare senza rischiare la vita. Nell'articolo che segue, uscito su Middle East Eye e da noi tradotto, viene spiegato il perché.

E stasera, alla fine della presenza e dopo svariate provocazioni (tra cui quella di un "signore" con la kippa che si è messo a passeggiare tra le nostre fila schernendoci), siamo stati attaccati verbalmente. C'è un breve video anche su questo.

ISRAELE AVVERTE CHE CI SARANNO ATTACCHI ED EVACUAZIONI A CAUSA DEGLI AQUILONI LANCIATI DAI BAMBINI PALESTINESI A GAZA
I funzionari israeliani tengono una riunione speciale sulla sicurezza in merito agli aquiloni di carta di Gaza, avvertendo che saranno trattati come droni.

«Gli aquiloni fatti volare dai bambini palestinesi a Gaza vengono ora addotti dall’esercito israeliano come giustificazione per ulteriori attacchi e sfollamenti in tutta la Striscia.
L’ufficio di Netanyahu ha dichiarato domenica in un comunicato che Israele ha dato ad Hamas un ultimatum di tre giorni per fermare il lancio degli aquiloni, minacciando un ampio attacco aereo qualora questi continuassero, e ha affermato che avrebbe evacuato le zone di Gaza da cui vengono lanciati palloni, droni e aquiloni di carta.
Durante il fine settimana, i media israeliani hanno riferito che diversi aquiloni, che si ritiene siano stati lanciati da Gaza, erano atterrati nei pressi del kibbutz Nahal Oz, un insediamento israeliano illegale adiacente a Gaza.
Fonti militari israeliane hanno affermato che gli aquiloni venivano lanciati da bambini palestinesi, sottolineando che su nessuno di essi sono stati rinvenuti materiali sospetti e che non rappresentavano alcun pericolo per la popolazione.
I residenti del kibbutz hanno tuttavia protestato, sostenendo che gli aquiloni non dovrebbero essere liquidati come incidenti “isolati” o innocui.
“Non accetteremo una politica di contenimento quando si tratta della nostra sicurezza”, hanno affermato in un comunicato.
Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno tenuto domenica una riunione straordinaria con il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale e altri funzionari, proprio in merito agli aquiloni.
Katz ha dichiarato di aver ordinato alle forze israeliane di rispondere «con forza» ai lanci e di adottare misure per fermarli, classificandoli come un «atto di guerra» e trattandoli alla stregua dei droni.
Le misure, ha affermato, includeranno l’individuazione dei comandanti di Hamas «responsabili dei lanci".
“Un pallone è come un aquilone, e un aquilone è come un drone, che trasporti o meno esplosivi”, ha aggiunto.
Hamas ha risposto più tardi domenica affermando che Israele sta usando gli aquiloni “come pretesto” per intensificare gli attacchi su Gaza.
In una dichiarazione pubblicata sul sito web del gruppo, il portavoce Hazem Qassem ha affermato che questa mossa equivale a “minacciare i bambini”.
Ha esortato gli Stati Uniti, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e gli Stati mediatori a esercitare pressioni su Israele affinché ponga fine a quello che ha definito un tentativo di minare il cessate il fuoco.
Nel corso degli anni di assedio israeliano su Gaza, iniziato nel 2007, l’aquilone è diventato un simbolo di libertà per i palestinesi, in particolare per i bambini, nella Striscia.
Nel 2010, migliaia di bambini palestinesi hanno fatto volare gli aquiloni sulla spiaggia di Gaza nell’ambito dei Giochi estivi dell’UNRWA, stabilendo un nuovo record mondiale per il maggior numero di aquiloni fatti volare contemporaneamente.
In totale sono stati fatti volare 6.302 aquiloni, realizzati dagli stessi bambini.»

Al link sotto copiato l'articolo originale

https://www.middleeasteye.net/news/israel-warns-strikes-evacuations-over-kites-launched-palestinian-children-gaza

Foto e video di: Valentina Del Vecchio, Armando Campanile e Idanna Matteotti

«Sono Angela, nata in Sardegna 68 anni fa, nella terra di Gramsci, di Berlinguer, di Grazia Deledda, di Maria Lai, di Mi...
24/08/2026

«Sono Angela, nata in Sardegna 68 anni fa, nella terra di Gramsci, di Berlinguer, di Grazia Deledda, di Maria Lai, di Michela Murgia e altri, solo per dire da dove ho preso il mio imprinting e in generale il mio orientamento socio politico culturale. Da sempre impegnata come attivista in innumerevoli battaglie, dal Vietnam alla costituzione del comitato Carlo Giuliani di Milano, raccogliendo 12.000 firme per aprire l'inchiesta parlamentare di controllo sui fatti di Genova del 2001. Ho partecipato alla nascita del comitato zona otto solidale per contrastare l'ondata di odio salviniano a difesa dei diritti universali contro l'odio razziale. Mi sono occupata delle politiche di genere prendendo parte e organizzando lotte del vecchio e del nuovo movimento femminista. Ho partecipato alla fondazione della sezione di sole donne Teresa Noce dopo lo scioglimento del Partito Comunista Italiano. Con passione e impegno ho collaborato con Il movimento di NON UNA DI MENO con ARCI, ANPI e Mediterranea, ho costruito molte iniziative utilizzando oltre la parola la chitarra, il canto sociale e installazioni artistiche per dar voce al dissenso (ultimo progetto coro delle piccole voci resistenti). Da due anni e mezzo a questa parte la mia vita è davvero cambiata e non perché sono andata in pensione dopo aver svolto il mestiere più bello del mondo, educatrice dell'infanzia nelle scuole di relazione milanesi, ma per la guerra genocidaria del governo israeliano contro i palestinesi perché palestinesi! Netanyahu ha costruito un’alleanza internazionale sotto ricatto anche con la losca vicenda Epstein per ottenere la supremazia su tutto il territorio e il prezioso mare di Gaza ma la ferocia sistematica apertamente legittimata da alleanze politiche ed economiche internazionali, purtroppo anche col nostro Paese, è principalmente rivolta CONTRO I BAMBINI! Questo mi ha messo di fronte ad uno scenario stramaledettamente inedito. SIONISTI INFANTICIDI affliggono con implacabile crudeltà metodologica scrupolosamente organizzata un'intera popolazione facendogli subire da oltre 70 anni un’invasione punitiva di repressione mai vista. Storicamente e politicamente tutto ciò è inaccettabile! Per non farmi sopraffare dalla disperante impotenza ho cominciato a partecipare alla presenza fissa in piazza Duomo, accolta dal meraviglioso sorriso di Grazia mi sono subito sentita a casa! Perché? Sostanzialmente per tre ragioni. La prima ragione è la scelta della PRATICA, togliere la costruzione delle coscienze dal virtuale per costruire finalmente un movimento oltre al bip della tastiera, dispiegare i nostri corpi silenziosi come bandiere di testimonianza di dissenso e di denuncia nello spazio più importante della nostra città vuol dire ESSERCI. Occupare la piazza in maniera pacifica e ordinatamente silenziosa vuol dire REAGIRE ALL'INAZIONE DELL'INDIFFEREZA GENERALE ANCHE DEI MEDIA portando un messaggio molto chiaro: STOP AL GENOCIDIO. Tale postura sprigiona una potenza espressiva immediata di grande impatto, non soltanto politico ma anche emotivo. La seconda motivazione è la STRATEGIA. Organizzare l'adesione in vasta scala alla lotta contro il genocidio vuol dire aver capito la gravità storica di un atto che segnala la svolta disumana del sistema mondo. Questa determinata intenzionalità si palesa nella continuità di PRESENZA in piazza Duomo. Questa strategia vincente si chiama UNITÀ! Ciascuno, con le proprie appartenenze e le proprie convinzioni identitarie, porta la propria persona e la propria differenza in una ambito di straordinario impegno civile e sociale. L'UNITÀ DELLE DIFFERENZE crea un valore aggiunto e una massa critica di grande forza in grado di spazzare via tutta la nostra originaria IMPOTENZA. La terza ed ultima motivazione è l'OBIETTIVO. L'obiettivo è per tutti dare luce ad un popolo che vorrebbero far scomparire nelle tenebre del nuovo nazifascismo. Saluto con grande stima e affetto * compagn* di questa nuova forma di lotta. Stiamo vivendo insieme una nuova esperienza di R-ESISTENZA! Sarà la storia a darci ragione! Con la Palestina nel cuore ❤️, avanti fino alla vittoria!»



Foto di: Idanna Matteotti e Maffezzoli Angelo

"Niente sui palestinesi senza i palestinesi" recita questo cartello.Il Board of peace (Consiglio per la pace), voluto da...
24/08/2026

"Niente sui palestinesi senza i palestinesi" recita questo cartello.

Il Board of peace (Consiglio per la pace), voluto dal presidente USA Donald Trump che lo presiede con incarico a vita, ha nel suo statuto lo scopo di "promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”.
Per ottenere un seggio permanente nel Board, occorre versare una somma di 1 miliardo di dollari.
Parte del piano di pace studiato dall'organizzazione prevede l'istituzione di un Consiglio per il governo della striscia di Gaza nonchè il coordinamento della ricostruzione della stessa.

Nessun palestinese siede nel Board of peace.

23 agosto 1929 — La rivolta di al-BuraqIl 23 agosto 1929 esplode la rivolta di al-Buraq: si tratta di un momento chiave ...
23/08/2026

23 agosto 1929 — La rivolta di al-Buraq

Il 23 agosto 1929 esplode la rivolta di al-Buraq: si tratta di un momento chiave nella storia dell’occupazione della Palestina, rappresentando la prima risposta significativa della popolazione araba palestinese contro l’avanzamento del progetto di colonizzazione sionista. Nel corso dei disordini morirono 133 ebrei e almeno 116 palestinesi; i feriti furono 339 tra gli ebrei e almeno 232 tra i palestinesi.
Al-Burāq (البُراق) è il nome del cavallo alato che, secondo la tradizione islamica, avrebbe trasportato Maometto dalla Mecca a Gerusalemme durante il viaggio notturno. Maometto lo avrebbe legato al muro occidentale del recinto del Haram al-Sharif, noto per questo come Muro di al-Buraq e chiamato dagli ebrei Muro del Pianto.

Per comprendere come si arrivò alla rivolta è necessario qualche passo indietro.
Nella Palestina mandataria, l'Haram al-Sharif, che comprendeva anche la spianata e le moschee di al-Aqsa e della Cupola della Roccia, era amministrato dalle autorità musulmane. Anche il muro occidentale, utilizzato dagli ebrei come luogo di preghiera, era gestito dal Waqf musulmano. Nel settembre 1928, alla vigilia dello Yom Kippur, alcuni fedeli ebrei collocarono davanti al Muro una mechitzah, ossia una transenna volta a separare uomini e donne durante la preghiera. Le autorità musulmane videro in questa modifica non concordata un primo passo finalizzato a sottrarre gradualmente l'Haram al-Sharif dalla loro amministrazione. Chiesero dunque la rimozione della mechitzah ma la richiesta fu ignorata e, a quel punto, intervennero con la forza i britannici.

La questione, inizialmente circoscritta alle modalità di preghiera, si trasformò rapidamente in una controversia molto più ampia: a chi apparteneva quel luogo? Quali erano i diritti religiosi delle due comunità? E, soprattutto, quale sarebbe stato il futuro della Palestina? La tensione crebbe nei mesi successivi. Il 15 agosto 1929 i sionisti revisionisti di Jabotinskij, insieme con i giovani del Betar e gli attivisti del Battaglione per la Difesa della Lingua, organizzarono una manifestazione nazionalista davanti al Muro. In 300 marciarono verso il luogo di preghiera, gridando "Il muro è nostro", sventolando la bandiera sionista e cantando Hatikvah, l'inno sionista. Fu la goccia che un vaso pieno fino all'orlo attendeva per traboccare. Il 23 agosto, a Gerusalemme, esplose la violenza e furono uccisi diciassette ebrei. Da quel momento la gli scontri si diffusero in altre località della Palestina e proseguirono per diversi giorni.

Uno degli episodi più drammatici avvenne a Hebron, dove la comunità ebraica fu aggredita e decine di persone furono massacrate. Case e sinagoghe furono saccheggiate, devastate e date alle fiamme. Molti arabi palestinesi, d'altra parte, rischiarono la propria vita per proteggere i vicini ebrei. Secondo le ricostruzioni storiche, circa 430 ebrei furono nascosti e salvati da famiglie arabe di Hebron, che li accolsero nelle proprie abitazioni.
La Palestina non era evidentemente una terra senza un popolo e a Hebron esistevano rapporti di vicinato, conoscenza e solidarietà che attraversavano le appartenenze religiose.

Meno di un anno dopo, il 12 marzo 1930, sarebbe stato pubblicato il rapporto della Commissione Shaw, voluta dai britannici per indagare sulla rivolta. Il rapporto individuò nel timore dei palestinesi di perdere terre, mezzi di sostentamento e, in prospettiva, il controllo politico del paese la causa profonda degli scontri. Considerò la disputa sul Muro di al-Buraq causa occasionale ma non determinante. Indicò inoltre la manifestazione sionista del 15 agosto 1929 come l'evento che aveva dato il maggiore contributo all'escalation.
La Commissione riconobbe che i rapporti tra i palestinesi e gli ebrei residenti in Palestina si erano deteriorati profondamente nell'ultimo decennio, in coincidenza con le trasformazioni politiche e demografiche della Palestina. Sottolineò infine le contraddizioni della politica britannica, chiedendo maggiore chiarezza sul futuro politico del paese.
https://www.palquest.org/en/historictext/21720/report-shaw-commission-al-buraq-western-wall-disturbances-august-1929

Per comprendere meglio il contesto in cui esplose la rivolta di al-Buraq, si può leggere "Il ritorno di Isaak de Vriendt" di Arnold Zweig. Pubblicato nel 1932 e ambientato nella Gerusalemme del 1929, prende spunto da un fatto accaduto qualche anno prima: l'assassinio, nel 1924, dell'ebreo ortodosso Jacob Israël de Haan, per mano di Avraham Tehomi, esponente della Haganah giunto poco prima dall'Ucraina. Si tratta probabilmente del primo romanzo storico dedicato alla questione palestinese. Arnold Zweig (1887 - 1968) è stato uno scrittore tedesco di origine ebraica.

«Mi chiamo Chiara, sono la mamma di Leonardo e Alida di 17 e 13 anni. Sono una donna mite e tenace. Credo nel potere del...
22/08/2026

«Mi chiamo Chiara, sono la mamma di Leonardo e Alida di 17 e 13 anni. Sono una donna mite e tenace. Credo nel potere della gentilezza e della determinazione.
Sono un'insegnante di fisica. Mi piace scoprire, mi piacciono le domande. Sento vitale cercare l'umanità delle persone e creare connessioni. Credo che l'empatia sia uno strumento di conoscenza e di crescita. Sono alla ricerca dell'armonia tra anima e azioni.
Vedo un mondo che ha smarrito il senso di bene comune, vedo un meccanismo economico mondiale che sceglie il profitto a scapito di valori, diritti, umanità, bellezza, vita.
Sento nei ragazzi il bisogno di esempi che riaffermino criteri di giustizia.
E noi adulti siamo anche educatori.
Sui nostri telefoni, sui loro telefoni, in particolare negli ultimi due anni immagini di bambini bruciati, fucilati in testa, crivellati, mutilati, affamati, sepolti vivi anche con le nostre armi.
Giornalisti presi a bersaglio, operatori umanitari, medici, ospedali, scuole. Nel silenzio assordante delle nostre istituzioni.
Prendere posizione diventa necessità dell'anima, vincendo la paura di esporsi, nel piccolo e nel grande.
Di fronte all'ingiustizia il silenzio non è neutrale.
Non mi è sembrato vero di poter partecipare ai primi flash mob organizzati da Andrea.
In un luogo affollato di Milano ci sparpagliavamo tra la folla e al suono di piccoli scoppi cadevamo come morti al suolo, con tra le mani o vicino al corpo un cartello: "Fermatevi" - "basta massacri" - "stop al genocidio".
Da una cassa partiva il requiem di Mozart. E altri tra noi ci coprivano con lenzuoli bianchi. Al termine della musica con le lettere sulla stoffa andavamo a comporre la scritta: CEASE FIRE NOW.
Ogni volta un posto diverso, con la necessità di organizzare e comunicare alla questura.
Andrea a giugno di un anno fa ci chiede se invece non sarebbe più semplice trovarci sempre nello stesso luogo, magari piazza Duomo, e se avessimo la forza di trovarci tutti i giorni, con i nostri cartelli, ma in silenzio.
Tutti sentivamo la necessità quotidiana di dissentire, non ci bastava più che fosse sporadico.
In quell'ora al giorno la sensazione di essere nel posto giusto.
E negli sguardi delle persone accanto a te la stessa fame di umanità.
Piangere in un abbraccio con una donna palestinese o una ragazza italiana e sentirsi sorelle.
Grandissima gratitudine per le donne e gli uomini che insieme a me e per me portano avanti questa protesta.
Abbiamo tutti smarrito la consapevolezza di poter contare.
Pochi decidono per conto di una umanità molto rassegnata e distratta.
Chi calpesta valori di civiltà così faticosamente raggiunti, ci vorrebbe sempre più indifferenti alla prepotenza del piu forte.
Ci hanno convinto di non poter cambiare davvero la strada. E invece sempre più urgentemente dovremmo chiederci reciprocamente "..dove, dove stiamo andando?"
Come nella strofa della canzone di Llunr che porto nel mio cartello:
"Wake up!... where, where do we go to?"
Per esprimere l'urgenza di renderci conto di che direzione stiamo prendendo, quando porto questo cartello mi bendo.
Sento che chi vuole continuare a perpetrare questo delirio di potenza ci distrae, ci manipola, ci vuole ciechi.
E ciechi ci vedono i palestinesi e i popoli che soffrono per questo nuovo colonialismo.
Mentre inerme, al buio tra la folla passo la mia ora, ho occasione di riflettere, sento l'occasione di risveglio, di liberazione e consapevolezza che ci offre l'agire collettivo.
Forse è proprio come disse il figlio di Fela Kuti in un concerto: per aiutare i popoli oppressi così come i palestinesi non dovremmo gridare Free Palestine, ma Free Europe, la Palestina ci libera tuttə.»



Foto di: Marina De Lorenzo, Valentina Del Vecchio, Elena Castellani e Idanna Matteotti

Indirizzo

Piazza Duomo
Milan

Orario di apertura

Lunedì 18:30 - 19:30
Martedì 18:30 - 19:30
Mercoledì 18:30 - 19:30
Giovedì 18:30 - 19:30
Venerdì 18:30 - 19:30
Sabato 18:30 - 19:30
Domenica 18:30 - 19:30

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