20/08/2026
L’Amazzonia non è mai stata una foresta “vuota”.
Un nuovo studio pubblicato su Nature ha rivelato centinaia di strutture precoloniali nascoste sotto la f***a vegetazione del sud-ovest amazzonico: fossati geometrici, terrapieni, piazze cerimoniali e antiche vie di collegamento.
Grazie alla tecnologia LiDAR, i ricercatori hanno identificato 432 earthworks — opere realizzate modellando il terreno —, di cui 396 finora sconosciute. Sulla base dei dati raccolti, stimano che nella regione possano esistere oltre 20.000 strutture simili, testimonianza di comunità indigene numerose, organizzate e profondamente legate al loro territorio.
Questa ricerca mette in discussione un’immagine ancora molto diffusa: quella di un’Amazzonia incontaminata e priva di presenza umana prima della colonizzazione europea.
La foresta amazzonica è anche un paesaggio culturale: abitato, conosciuto, coltivato e curato per secoli dai popoli indigeni. Riconoscerlo significa cambiare il nostro modo di parlare di conservazione.
Proteggere l’Amazzonia vuol dire proteggere la biodiversità, ma anche la memoria, le conoscenze e i diritti di chi continua a custodirla.
Fonte: Pärssinen et al., “Over 20,000 precolonial earthworks in the Southwest Amazonia”, Nature (2026).
Credit immagini e dati: Diego Gurgel, Pärssinen et al., Nature (2026), CC BY 4.0.