Società Italiana di Scienze Naturali

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Società Italiana di Scienze Naturali La Società Italiana di Scienze Naturali fu fondata a Milano nel 1856 con il nome di Società Geologica residente in Milano.

L'attuale denominazione fu adottata nel 1860. La sede della SISN è presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano dal 1866.

Considerazioni sull'uso di strumenti di inferenza del genere negli studi bibliometrici sui pregiudizi di genereConsidera...
25/10/2026

Considerazioni sull'uso di strumenti di inferenza del genere negli studi bibliometrici sui pregiudizi di genere

Considerations when using gender inference tools in bibliometric studies of gender bias

Di Dori M. Grijseels. In Animal Behaviour.

Open access: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003347226002666

Punti salienti
• Gli strumenti per l'inferenza del genere sono ampiamente utilizzati nella ricerca bibliometrica.
• Tali strumenti presentano tuttavia lacune significative che introducono distorsioni (bias).
• Gli autori non occidentali corrono un rischio maggiore di subire un'errata attribuzione di genere o di essere esclusi.
• L'attribuzione di un genere agli individui comporta importanti implicazioni etiche.
• Questi strumenti dovrebbero essere utilizzati con estrema cautela.

Abstract
Gli strumenti per l'inferenza del genere costituiscono una metodologia comune per indagare i bias di genere nelle pubblicazioni scientifiche; in questo numero speciale, ad esempio, sono stati impiegati in uno studio volto a esaminare tali distorsioni nell'ambito della ricerca sul comportamento animale. Tuttavia, tali strumenti presentano limiti rilevanti, tra cui una disparità sistematica nel tasso di accuratezza a seconda dei gruppi demografici, questioni etiche legate all'errata attribuzione di genere e l'esclusione sistematica di persone trans o con identità di genere non conforme. In questo contributo, discuto tali limitazioni e illustro possibili approcci alternativi per studiare i bias di genere senza ricorrere a strumenti di inferenza del genere.
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Highlights
• Gender inference tools are widely used in bibliometrics research.
• However, the tools have important shortcomings that introduce biases.
• Non-Western authors are more likely to be misgendered or excluded.
• Assigning gender to individuals has important ethical implications.
• These tools should be used with extreme caution.

Abstract
Gender inference tools are a common methodology to investigate gender bias across publications and was used in a study to investigate gender biases in animal behaviour research in this Special Issue. However, these tools have important limitations, including a systematic bias in the accuracy rate across demographics, ethical considerations of misgendering and systematic exclusion of trans and gender diverse individuals. Here, I discuss these limitations, as well as possible avenues for studying gender biases without the use of gender inference tools.

La morte di un genitore destabilizza i branchi di lupi, nonostante i vantaggi legati a una maggiore dimensione del branc...
24/10/2026

La morte di un genitore destabilizza i branchi di lupi, nonostante i vantaggi legati a una maggiore dimensione del branco.

Parental death destabilizes wolf packs despite the benefits of larger pack size

Di C. Aaron Bott, Roblyn Brown, Daniel R. MacNulty. In Journal of Animal Ecology.

Open access: https://besjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1365-2656.70384

La riproduzione cooperativa è una caratteristica fondamentale di molti gruppi familiari nel regno animale. Tuttavia, pochi studi hanno quantificato in che misura la variazione nelle dimensioni del gruppo possa effettivamente attutire le conseguenze sociali e riproduttive derivanti dalla morte di uno o entrambi i genitori.
Analizzando 17 anni di dati relativi a una popolazione di lupi grigi (Canis lupus) in Oregon (USA), abbiamo valutato come la morte di uno o entrambi i genitori influisca sullo scioglimento del branco, sul fallimento riproduttivo e sul reclutamento dei cuccioli, e se branchi più numerosi siano in grado di mitigare tali effetti.
Su un totale di 303 "anni-branco" (ovvero il numero di branchi monitorati per anno), abbiamo registrato 69 casi di morte di un genitore, 39 scioglimenti del branco e 112 fallimenti riproduttivi. Nei branchi in cui si è verificata la morte di un genitore, la probabilità di scioglimento è risultata quasi cinque volte superiore (IC al 95%: 2,12–11,12), quella di fallimento riproduttivo quasi 16 volte superiore (IC al 95%: 5,34–47,26), e il numero di cuccioli reclutati è stato inferiore del 66% (IC al 95%: 49%–78% in meno) rispetto ai branchi in cui entrambi i genitori sono sopravvissuti.
Sebbene branchi più numerosi siano generalmente associati a migliori esiti demografici, i benefici legati alle dimensioni del gruppo non sono risultati sufficienti a compensare pienamente gli elevati rischi derivanti dalla morte di un genitore.
I nostri risultati dimostrano che, sebbene la presenza di numerosi individui possa conferire una resilienza demografica generale al branco, essi non sono in grado di sostituire funzionalmente i ruoli genitoriali; ciò sottolinea l'importanza di valutare la struttura sociale, oltre alla semplice dimensione della popolazione.
Chiarendo i limiti del "cuscinetto sociale" (social buffering) in un carnivoro a riproduzione cooperativa, questo studio contribuisce a una migliore comprensione di come i sistemi sociali reagiscano alla morte dei genitori.
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Cooperative breeding is a fundamental feature of many animal family groups. However, few studies have quantified whether variation in group size meaningfully buffers social and reproductive consequences following parental death.
Using 17 years of data from a grey wolf (Canis lupus) population in Oregon, USA, we evaluated how parental death (the death of one or both parents) influenced pack dissolution, reproductive failure and pup recruitment and whether larger pack sizes mitigated these effects.
Across 303 pack-years, we recorded 69 parental deaths, 39 pack dissolutions and 112 reproductive failures. Packs that experienced parental death were nearly five times more likely to dissolve (95% CI: 2.12–11.12), nearly 16 times more likely to fail reproductively (95% CI: 5.34–47.26) and recruited 66% fewer pups (95% CI: 49%–78% fewer) than packs in which both parents survived.
Larger packs were associated with improved demographic outcomes overall, but these group-size benefits were insufficient to fully offset the elevated risks associated with parental death.
Our results show that numerous individuals can provide generalized pack-level demographic resilience but do not functionally replace parental roles, highlighting the importance of evaluating social structure in addition to population size.
By clarifying the limits of social buffering in a cooperatively breeding carnivore, this study advances understanding of how social systems respond to parental death.

Foto di Doug Smith, Wikimedia Commons. CC BY 2.0

Il cambiamento globale minaccia la biodiversità delle regioni fredde: conoscenze attuali e priorità per la ricerca futur...
24/10/2026

Il cambiamento globale minaccia la biodiversità delle regioni fredde: conoscenze attuali e priorità per la ricerca futura

Global change threatens the biodiversity of cold regions: Current knowledge and priorities for further research

Di David Renault, Luis R. Pertierra, Tom Vorstenbosch, Ella Daly, Jonas J. Lembrechts, Ross N. Cuthbert, Charly Geron, Phillip J. Haubrock, Mathieu Laparie, Peter Convey, Stefan Dullinger, Franz Essl, Michelle Greve, Torsten Nygaard Kristensen, Jan Pergl, Petr Pyšek, David M. Richardson, James D. M. Speed, Michaela Vítková, Anne-Kristel Bittebiere. In Ecology.

Full text: https://www.researchgate.net/publication/415575407_Global_change_threatens_the_biodiversity_of_cold_regions_Current_knowledge_and_priorities_for_further_research

Le regioni fredde rappresentano alcune delle aree più incontaminate rimaste sul pianeta e ospitano una flora e una fauna uniche. Storicamente, tali regioni hanno spesso costituito dei rifugi, proteggendo la biodiversità dai cambiamenti nell'uso del suolo, dallo sfruttamento delle risorse e dall'inquinamento; tuttavia, il riscaldamento climatico e le invasioni biologiche rappresentano oggi minacce sempre più gravi. Concentrandoci su piante e invertebrati terrestri, forniamo una panoramica degli impatti che il cambiamento climatico e le invasioni biologiche esercitano sulla biodiversità delle regioni fredde – dal livello del singolo organismo a quello di specie – e discutiamo le complesse sfide legate alla comprensione e alla gestione di tali impatti. In particolare, esaminiamo le conseguenze del cambiamento climatico e delle invasioni biologiche in relazione alla fisiologia dei singoli organismi, alle dinamiche di popolazione e alla ridistribuzione delle specie. Infine, proponiamo nuove direzioni di ricerca, individuando le priorità per futuri studi su piante e invertebrati delle regioni fredde, nel contesto del duplice fenomeno del cambiamento climatico e delle invasioni biologiche.
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Cold regions are among the most pristine areas remaining globally, hosting unique fauna and flora. Historically, these regions have often been refugia from land-use change, resource exploitation, and pollution, but climate warming and biological invasions increasingly constitute profound threats. Focusing on terrestrial plant and invertebrate species, we provide an overview of the impacts of climate change and biological invasions on the biodiversity of cold regions, from the individual to the species level, and discuss pervasive challenges to understanding and managing these impacts. In particular, we explore the consequences of climate change and biological invasions in the contexts of individual physiology, population dynamics, and species redistribution. We suggest new research avenues by identifying priorities for future studies on plants and invertebrates of cold regions in the context of concurrent climate change and biological invasion.

Una notizia molto triste
23/10/2026

Una notizia molto triste

È mancato oggi Andrea Marsan, zoologo e per oltre trent'anni docente e collaboratore dell'Università di Genova. Una vita dedicata alla fauna selvatica, al suo studio e alla sua gestione, con una particolare attenzione ai grandi mammiferi. Il suo lavoro lascia un segno importante nel mondo scientif...

23/10/2026

Nell'ambito di M'ammalia - La settimana dei Mammiferi, il GLAMM Gruppo specialistico di ATIt dedicato alla gestione e conservazione dei grandi mammiferi organizza il webinar "Il lato umano della ricerca e gestione dei grandi mammiferi.

Uno stimolante viaggio dietro le quinte della ricerca scientifica e della gestione faunistica focalizzata sui grandi mammiferi.

Dal lavoro di campo alle tecnologie di monitoraggio più avanzate, le testimonianze dei protagonisti permetteranno di scoprire come nasce la conoscenza scientifica e cosa significa affrontare le sfide quotidiane della biodiversità: dalla tutela degli habitat alla delicata convivenza tra uomo e fauna.
Con:

🐾Duccio Berzi, libero professionista, responsabile tecnico dell’attività di monitoraggio del lupo per molte amministrazioni ed istituti di ricerca

🐾Alice Brambilla, Parco Nazionale Gran Paradiso & Università di Zurigo, ricercatrice esperta di stambecco (e oltre)

🐾Stefano Mattioli, libero professionista, biologo della fauna selvatica ed esperto di gestione faunistica

🐾Lorenzo Gaudiano, biologo e dottore di ricerca in Scienze Ambientali ed Evoluzionistiche, svolge ricerca e gestione su grandi mammiferi (cinghiale, capriolo italico e lupo) collaborando con l’Università di Bari, i Parchi Nazionali della Puglia e la Regione

📅29 ottobre 2026 17:30

❗Per seguire il webinar: i soci potranno collegarsi al link Zoom ricevuto dalla Segreteria. Per i non soci: disponibile diretta su pagina Facebook di ATIt

Maggiori info: https://www.mammiferi.org/eventi/mammalia-2026-evento-online-il-lato-umano-della-ricerca-e-gestione-dei-grandi-mammiferi/

23/10/2026

Una parte della gariga costiera della Foresta demaniale di Porto Conte – Le Prigionette (Alghero) sarà intitolata a Franca Valsecchi.

Martedì 27 ottobre 2026 alle h.9:30 presso la stessa sede della Foresta demaniale di Parco Conte si terrà la cerimonia per rendere omaggio a una delle figure più autorevoli della botanica italiana del Novecento, pioniera della ricerca scientifica e dell'emancipazione femminile nel mondo accademico.

Dopo l’intitolazione del museo del Marganai alla botanica Eva Mameli Calvino e Maria Giacobbe a Jacu Piu, FoReSTAS e la Regione proseguono così a onorare la memoria e il contributo delle donne sarde alla cultura, alla scienza e alla società.
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https://www.sardegnaforeste.it/notizia/forestas-intitola-la-gariga-costiera-di-porto-conte-alla-botanica-franca-valsecchi

Vitis ×sullivaniana (Vitaceae), un nome per l’ibrido tra V. acerifolia e V. ripariaVitis ×sullivaniana (Vitaceae), a nam...
23/10/2026

Vitis ×sullivaniana (Vitaceae), un nome per l’ibrido tra V. acerifolia e V. riparia

Vitis ×sullivaniana (Vitaceae), a name for the hybrid between V. acerifolia and V. riparia

Di Nicola M.G. Ardenghi, early access in NHS Natural History Sciences.
Open access: https://sisn.pagepress.org/nhs/article/view/969

Nel presente contributo è assegnato un nome, Vitis ×sullivaniana, all’ibrido cultigeno tra le nordamericane V. acerifolia e V. riparia, selezionato nel 1881 in Francia come portinnesto resistente alla fillossera della vite e attualmente naturalizzato in diversi paesi europei. Viene fornita una descrizione morfologica dettagliata della notospecie, accompagnata da illustrazioni originali e storiche, oltre a un raffronto con taxa e nototaxa affini diffusi allo stato spontaneo in Europa. È inoltre ricostruita, nell’ambito della ricostituzione dei vigneti del XIX e XX secolo, la storia del portinnesto più diffuso appartenente a questo ibrido, ‘Couderc 1616’

A name, Vitis ×sullivaniana, is assigned to the cultigen hybrid between North American V. acerifolia and V. riparia, selected in France as a grape phylloxera-resistant rootstock in 1881 and currently naturalized in different European countries. A detailed morphological description of the nothospecies, accompanied by original and historical illustrations, is provided, along with a comparison with similar taxa and nothotaxa found in the wild in Europe. The history of the most widespread rootstock belonging to this nothospecies, ‘Couderc 1616’, is reconstructed in the context of the vineyard reconstitution of the 19th and 20th centuries.

22/10/2026
22/10/2026

Al MUSE di Trento, il Parlamento della Biodiversità dà voce a 186 specie. Scopri la mostra immersiva, visitabile fino al 6 giugno 2027.

Indirizzo

Corso Venezia 55
Milan
20121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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