SAE Segretariato Attività Ecumeniche - APS

SAE Segretariato Attività Ecumeniche - APS Pagina istituzionale del SAE - Segretariato Attività Ecumeniche - A.P.S.

Il SAE è una associazione interconfessionale di laici e di laiche per l'ecumenismo e il dialogo, a partire dal dialogo ebraico cristiano

Il pastore William Jourdan è il nuovo moderatore della Tavola valdese. Come scrive Riforma.it, è stato eletto nell’ultim...
26/08/2026

Il pastore William Jourdan è il nuovo moderatore della Tavola valdese. Come scrive Riforma.it, è stato eletto nell’ultimo giorno del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi riunito a Torre Pellice (To). Prende il posto della diacona Alessandra Trotta, giunta al termine del suo settennato.
Nato a Pinerolo (To) nel 1982 William Jourdan è cresciuto nelle valli valdesi, nella chiesa valdese di Luserna San Giovanni. Dopo aver frequentato il Collegio valdese di Torre Pellice, ha studiato teologia a Roma, presso la Facoltà valdese di Teologia e, successivamente, a Heidelberg e Losanna.
Dal 2010 al 2017 è stato in servizio presso le chiese metodiste di Vicenza e Bassano del Grappa, ricoprendo per una parte di questo tempo il ruolo di sovrintendente del VII Circuito. A partire dal 2017 è pastore della chiesa valdese di Genova Centro; dal 2018 al 2021 è stato sovrintendente del V Circuito. Ha collaborato con l’editrice Claudiana e con la rivista Protestantesimo ed è attivo nel dialogo ecumenico, con significative esperienze in ambito nazionale e internazionale. Sposato con una pastora metodista, hanno un figlio e una figlia. È membro della Tavola valdese dal 2021.
La Tavola valdese è l’organo che rappresenta ufficialmente le chiese metodiste e valdesi nei rapporti con lo Stato e con le organizzazioni ecumeniche; i suoi membri hanno un incarico annuale, rinnovabile per un massimo di sette anni consecutivi.
(Foto di Pietro Romeo)

Si apre domani 22 agosto a Torre Pellice, in provincia di Torino, per concludersi il 26 agosto, il Sinodo dell’Unione de...
21/08/2026

Si apre domani 22 agosto a Torre Pellice, in provincia di Torino, per concludersi il 26 agosto, il Sinodo dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi. L'assemblea riunirà circa 180 deputati e deputate delle chiese metodiste e valdesi provenienti da tutta Italia. Il “Parlamento” di queste chiese è chiamato a discutere e decidere l’agenda e le prospettive per il futuro. Scrive Riforma.it: quest'edizione del Sinodo ha una particolare rilevanza perché sarà chiamata a eleggere il nuovo moderatore o la nuova moderatora della Tavola valdese, al termine del mandato della diacona metodista Alessandra Trotta.
A precedere l’apertura dei lavori sarà, oggi 21 agosto, la tradizionale Giornata Miegge, dedicata quest’anno all’intelligenza artificiale e alle sue implicazioni etiche, culturali e sociali. Interverrà la pastora Ilenya Goss, coordinatrice della Commissione per i problemi etici posti dalla scienza delle chiese battiste, metodiste e valdesi che ha recentemente pubblicato il documento “Intelligenza artificiale. Note per una riflessione etico-teologica in prospettiva protestante”.
I lavori prenderanno ufficialmente il via sabato 22 agosto, con il tradizionale corteo alle 15 e il culto inaugurale alle 15.30. Predicatore del culto di apertura sarà il pastore Eugenio Bernardini, con il pastore Francesco Sciotto come supplente. Responsabile per i culti e le liturgie del Sinodo 2026 è la pastora Letizia Tomassone.
Il Sinodo sarà presieduto dal pastore Daniele Bouchard, con l’avvocata Ilaria Valenzi, vicepresidente.
Sabato 22 agosto alle 21, presso il Tempio di Torre Pellice, si terrà la tradizionale serata pubblica, dedicata quest’anno ai rischi e alle tensioni cui è sottoposta la democrazia. A confrontarsi sul tema saranno Stefano Allievi e Fulvio Ferrario.
Nel corso dei lavori sinodali saranno affrontate numerose questioni centrali per la vita delle chiese e della società: pace, giustizia sociale, ecumenismo, diritti umani, tutela delle persone più fragili, sostenibilità e le sfide poste alla testimonianza cristiana nel contesto contemporaneo.
(La foto è di Elena Ribet)

18/08/2026

Si avvicina il Convegno giovani del Sae quest'anno sul tema: "In nome di Dio? L'ecumenismo alla prova dei fondamentalismi"
L'evento si terrà dal 18 al 20 settembre a Roma: l'alloggio sarà presso Villa Benedetta (via della Moletta 10), mentre il convegno si terrà presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura (piazzale San Paolo 1).
La quota di partecipazione comprensiva di vitto e alloggio: € 100 (iscrizioni aperte fino al 6 settembre)
Per iscriverti, compila il modulo: https://forms.gle/zqCScFWu8JW4imNY8
Per ulteriori informazioni: [email protected] — Instagram — tel. +39 349398101
Ps: se leggete il programma (il link è nel primo commento) non potrete che partecipare.

Una settimana all’insegna di una diversità ricca per la presenza sia di esponenti di diverse confessioni cristiane sia d...
08/08/2026

Una settimana all’insegna di una diversità ricca per la presenza sia di esponenti di diverse confessioni cristiane sia di ebrei, musulmane e musulmani di diversi orientamenti. Una sessione in cui i giovani hanno avuto una presenza significativa, sia numericamente sia qualitativamente. Nelle sue conclusioni, il presidente del Sae, Simone Morandini ha tracciato un bilancio delle giornate vissute a Camaldoli e ha ipotizzato le linee guida per il futuro prossimo dell'associazione.
La domanda sul tavolo è stata: “Come stare ecumenicamente in questo tempo di secolarizzazione?”. Innanzitutto Morandini ha rilevato la sfida della comprensione: «Come ci hanno detto Debora Spini, Luigi Berzano, Gianfranco Brunelli, Roberto Repole e Giuseppe De Simone, diffidiamo di letture semplicistiche della realtà. Cogliamo la relatività della nostra esperienza della secolarizzazione: in America Latina, Europa orientale e Stati Uniti vivono esperienze diverse, testimoniate da Hanz Gutierrez, Sergej Tikhonov e Massimo Faggioli. Evitiamo di demonizzare la secolarizzazione».
Senza sottovalutare la sfida delle chiese vuote, ricordata da Fulvio Ferrario, il presidente del Sae ha ricordato l’invito di Lucia Vantini: «”Vediamo cosa di buono è iniziato, cosa sta germogliando”. Come mantenere vivificante la testimonianza dell’evangelo in comunità che lo pratichino e lo annuncino. Dobbiamo anche interrogarci su quei frutti perversi della secolarizzazione che del religioso prendono solo il volto violento e lo traducono in odio, in particolare odio antiebraico e anti-islamico, e sulle tensioni che sperimentiamo dentro e tra le nostre chiese».
Morandini ha poi introdotto un’altra domanda: «”Come contrastare questi volti della secolarizzazione non facendo guerra ma proponendo forme stili di vita intense ma non fondamentaliste?”. Come chiese siamo un po’ sgangherate – come ha detto Alessandra Trotta - e tuttavia siamo forti della grazia di Dio, che ci sorprende al di là delle nostre forze, per rinsaldare la speranza, coltivarla e custodirla in noi per offrirla e condividerla, come ha suggerito Vladimir Laiba, attingendo all’inedito della Pasqua talvolta inquietante che sempre ci stupisce, secondo le parole di Repole. Una speranza che può essere più salda se sa attingere a radici più profonde, non quelle a cui si richiama chi si appella a identità forti da usare come accette, ma quelle che dicono di vocazioni che ci strappano al ripiegamento su noi stessi e ci proiettano oltre, per una “chiesa in uscita”».
Per realizzare questo programma, «ci sono molte vie e molte forme, nel segno dell’incontro e della sinodalità ecumenica, istanza postaci in maniera forte da Riccardo Battocchio e Serena Noceti. Credo che questa sia una realtà da coltivare e su cui continuare a lavorare, per abitare lo spazio pubblico senza timore e senza arroganza. Tutto questo possiamo farlo se siamo capaci di ascoltare quella vita che vive feconda attorno a noi, evocata da Vantini, e dare testimonianza alla vita e alle sue ambivalenze in quella dialogicità creatrice di relazioni di cui ci parlava Francesco Zaccaria».
In sintesi, la sfida è di «ritessere il corpo delle nostre chiese e il corpo della Chiesa invisibile, unica chiesa di Cristo, come spazio terapeutico, come ci ha detto Francesca Debora Nuzzolese. La chiesa non è qualcosa di altro dalla parola di salvezza perché Dio ci salva e ci vuole salvare come popolo e come popoli. Tutta questa varietà di dimensioni potrebbe farci tremare. E tuttavia la logica è quella indicataci da Erica Sfredda nella sua meditazione: il seme che ci mostra la fragile realtà che cresce e germina al di là di quello di cui possiamo accorgerci. E il seme chiede di essere coltivato perché davvero possa germinare forme di vita consonanti con tale annuncio».
In questa prospettiva Morandini ha riletto anche il ruolo dell’associazione: «Il Sae non è una chiesa, ma una realtà che opera per coltivare questi semi che stanno crescendo. Perché l’ecumenismo fa differenza, porta buoni frutti e ne abbiamo segni. Ci sono realtà che meritano di essere coltivate: le novità dei Patti e la Charta Oecumenica e il lavoro di pace che stiamo provando a fare.
Il Sae vuole essere un servizio al cammino delle chiese a partire da Maria Vingiani, nel segno della laicità e dell’interconfessionalità, con il privilegio della formazione come grande sfida ecumenica. Sessant’anni sono passati dalla fondazione, questo è per noi un anniversario. Noi facciamo tenacemente ecumenismo, qui e nei gruppi locali che al nord al sud e al centro sono tenacemente presenti nelle città italiane. A settembre avremo il convegno dei giovani e un incontro online sul nostro documento sulla pace. Stiamo lavorando sull’archivio di Maria Vingiani. Il cammino ecumenico ha bisogno di una solida e buona memoria dei cammini passati».

L’ultima tavola rotonda della sessione di formazione ecumenica del Sae che si è conclusa a Camaldoli è stata dedicata al...
07/08/2026

L’ultima tavola rotonda della sessione di formazione ecumenica del Sae che si è conclusa a Camaldoli è stata dedicata alla "Chiesa che verrà”. Relatori l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, il cardinale Roberto Repole, e il pastore battista Simone De Giuseppe, delegato dell’Unione delle Chiese evangeliche battiste alla Conferenza delle Chiese europee (Kek).
Nel suo intervento, Roberto Repole ha evidenziato che siamo alle prese con un processo di deculturazione a cui non segue una nuova acculturazione. Inoltre l’individualismo espressivista imperante sta destrutturando la società con una restrizione della libertà e della razionalità in un contesto di economicismo iper-liberista e sviluppo tecno-scientifico il cui riflesso sociale più importante è sull’impatto del digitale sulle relazioni e la libertà umana.
Di fronte a tutto questo emerge la domanda “Come può essere la chiesa che verrà?”. Il cardinale ha individuato tre coordinate: «la necessità di una chiesa che sia capace di una nuova apologia dell’umano, che sappia profeticamente portare la novità della libertà cristiana e della razionalità che alla luce della fede in Cristo può portare, e il fattore ecclesiale come un fattore che probabilmente sarà determinante per la presenza profetica delle chiese all’interno della cultura secolarizzata».
Una nuova apologia dell’umano, ha spiegato, sarà necessaria a partire da Cristo, l’uomo vero. La chiesa dovrà saper nominare ciò che la cultura iper liberista e tecno-scientifica vogliono nascondere: i malesseri di un contesto culturale che lascia delle angosce profonde. «Poter nominare questo è un servizio grandissimo a questo mondo. Insieme a ciò mostrare, sempre a partire da Cristo, in particolare dalla sua risurrezione, la forza rigenerante e umanizzante del cristianesimo. Forse alle chiese spetterà di ritrovare il coraggio dell’annuncio dell’inedito che viene dalla Pasqua di Cristo come qualcosa capace di inquietare una finitudine rinchiusa in sé stessa».
Una seconda coordinata, per la chiesa, sarà «portare il valore della libertà umana e della razionalità, ridare spessore a una libertà che rischia di essere atrofizzata. La libertà oggi è parola d’ordine ma rischia di essere da supermercato: prendi quello che ti è concesso di prendere, mancando il bersaglio della profondità della libertà che ha senso solo se può spendersi per qualcosa. Da questo punto di vista le chiese potrebbero dal passato riscoprire dei tesori che oggi possono essere messi a disposizione del mondo». Nel 681 tenemmo un Concilio definito ecumenico che sconfisse il monotelismo mostrando che c’è una volontà piena di Cristo, senza la quale non c’è salvezza e quindi una libertà piena nell’umano di Gesù che appare nella Pasqua come accoglienza, dedizione totale e capacità di reciprocità buona. Per noi si tratta di tornare alla vicenda di libertà di Gesù, che culmina nella passione e morte, per cogliere che la profondità di quella libertà sta nell’essere stesso di Dio».
Citando Ratzinger per il quale «la fede allarga la razionalità perché non è nell’ordine del fare e del fattibile e inserisce nella riflessione le questioni fondamentali», Repole vede una razionalità che «non si ferma all’oggettività della ricerca scientifica ma si pone le tematiche che includono la libertà dell’essere umano, che è nell’ordine del desiderio e non del bisogno e coglie che ogni conoscenza è preceduta da un atto di amore».
Ultimo, ma non ultimo, le chiese potranno offrire quello che è il “fattore ecclesiale” come fattore decisivo per il futuro delle chiese e della società: «si tratterà di mostrare in atto che c’è un motivo teologico per cui la salvezza ci raggiunge in modo incipiente in una comunità in cui facciamo simultaneamente esperienza della filiazione divina e della fraternità tra noi. Bisognerebbe riuscire a riprendere confidenza, con la teologia, che questa non è la stagione solo di una riflessione sul “come” della chiesa, ma sul “perché” della chiesa. Ciò che stiamo facendo, anche insieme, nel cammino di sinodalità, può essere una palestra interessante perché, nella misura in cui la sinodalità rappresenta il trovare la necessità di camminare insieme con Cristo risorto verso il Regno, è una profezia grandissima in un mondo de-culturalizzato e de-socializzato».
Utilizzando l’immagine del cannocchiale, ripresa dall’esperienza di bambino nelle notti stellate, Simone De Giuseppe ha individuato tre “lenti” per guardare alla Chiesa che verrà: la “lente” teologica, quella sociologica e quella etica Per certi versi, ha detto De Giuseppe, la secolarizzazione ha messo in luce la condizione originaria dei cristiani e delle cristiane, ben espressa dalle parabole bibliche, di essere granelli di senape, lievito e - aggiungo - sale della terra. Non una maggioranza dominante e potente, ma una minoranza potenzialmente creativa e dinamica della società.
Citando il sociologo e psicologo ceco Tomáš Halík, autore del libro Pomeriggio del cristianesimo. Il coraggio di cambiare, il relatore ha affermato che l’Europa sta vivendo «un’epoca nuova in un contesto secolarizzato o post-secolare che non si presenta come una sconfitta, ma come un kairós per le chiese. Halík riconosce nel suo saggio la crisi dei riti ecclesiali tradizionali, ma vede in essa un’opportunità per superare il paradigma di una “religione culturale” e per riscoprire il valore autentico della fede cristiana vissuta e praticata quotidianamente».
La terza tesi sostenuta è ripresa dal sociologo tedesco e luterano Hartmut Rosa – ascoltato da De Giuseppe nell’ultima Assemblea generale della Kek in Estonia -, autore di Perché la democrazia ha bisogno della religione e Indisponibilità. All’origine della risonanza. «La frenesia moderna, il consumismo, la mercificazione, i social network e le nuove tecnologie del mondo occidentale stanno contribuendo a generare l’alienazione delle persone in una società accelerata, indebolendo la capacità di ascolto e la tenuta democratica dei Paesi. Le religioni diventano così l’antidoto che offre un asse di “risonanza” verticale tra l’essere umano e Dio e uno spazio di “indisponibilità” orizzontale tra i credenti, qualora non scadano nei fondamentalismi o nelle chiusure identitarie». Quando sono vissute con apertura, le fedi religiose «permettono di ritrovare, attraverso il silenzio, la preghiera e il canto, un ascolto profondo che ridà vibrazione alla vita sociale, riabilita lo spazio pubblico contro le polarizzazioni ideologiche e permette di ricreare legami comunitari autentici. Le religioni sono una risorsa vitale per l’Europa del futuro perché agiscono contro una logica del controllo, coltivando l’incontro con l’Incontrollabile per definizione».
Guardando alla Chiesa che verrà da una prospettiva etica, De Giuseppe vede due possibili atteggiamenti, trasversali a tutte le Chiese: un atteggiamento fondamentalista, che vive la fede cristiana in modo identitario, definendosi a partire dal contrasto con il diverso considerato come un pericolo, e uno riformista che riscopre l’essenziale della propria fede a partire dal Vangelo. In tutte le Chiese cristiane, nota il pastore, ci sono tentativi di cogliere questo nuovo tempo non come una minaccia ma come un’opportunità di cambiamento.
La Charta Oecumenica, recentemente aggiornata, è vista dal relatore come un documento fondamentale per ripensare l’azione ecumenica delle Chiese cristiane in un’Europa che presenta nuove sfide per il futuro. Secondo De Giuseppe, la firma dei patti tra le Chiese cristiane a Bari e tra le religioni a Roma, oltre al recente convegno per riflettere sul reciproco riconoscimento del battesimo tra battisti, metodisti e valdesi, hanno rappresentato delle concretizzazioni delle linee guida della Charta Oecumenica e hanno tracciato un nuovo cammino per il cristianesimo italiano di domani».
Così come i profeti, oggi le chiese «sono chiamate a essere sentinelle profetiche al loro interno e al loro esterno. Nello specifico, chiese che osano annunciare l’Evangelo con nuovi linguaggi nei contesti dove ce n’è più bisogno; chiese che possono insegnare il valore della comunione e della ricchezza delle differenze, che non si spaventano di fronte all’incontro tra persone di culture diverse, che accolgono le sensibilità di tutte le generazioni; chiese inclusive verso ogni minoranza, chiese ecumeniche, aperte al dialogo interreligioso e con la società, senza cadere nella trappola dell’antisemitismo e dell’islamofobia; chiese capaci di testimoniare con coraggio la pace e la nonviolenza nel clima bellicista europeo e di guarire le ferite del passato nel segno della riconciliazione; chiese che ricercano la salvaguardia del creato con azioni concrete; chiese in grado di stare con coloro che sono messi ai margini e che sbarcano sulle nostre coste; che provano a interrogarsi sull’uso responsabile delle nuove tecnologie; chiese in grado di raccontare e trasmettere con gioia l’amore e la speranza di vita promessi da Dio».
De Giuseppe ha concluso condividendo la speranza che «questo tempo di “pomeriggio del cristianesimo”, in cui si vivono l’alienazione di una società secolarizzata e l’esperienza collettiva di un cristianesimo in diaspora, segni un nuovo inizio. «È proprio quando cala il sole nel tardo pomeriggio che nell’oscurità inizia un nuovo giorno in cui vivere l’attesa speranzosa di una nuova alba che sicuramente sorgerà».

Ormai è diventata una piacevole tradizione: anche quest'anno i giovani del Sae si ritroveranno per un nuovo appuntamento...
05/08/2026

Ormai è diventata una piacevole tradizione: anche quest'anno i giovani del Sae si ritroveranno per un nuovo appuntamento ecumenico. L'evento si terrà dal 18 al 20 settembre a Roma: l'alloggio sarà presso Villa Benedetta (via della Moletta 10), mentre il convegno si terrà presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura (piazzale San Paolo 1).
Il titolo scelto è "In nome di Dio? L'ecumenismo alla prova dei fondamentalismi".
Viviamo in un contesto politico segnato da violenze che negano i diritti umani, in cui spesso emerge un'arma ideologica: la pretesa di avere Dio, la ragione e la storia dalla propria parte, per giustificare qualsiasi azione in nome di un presunto bene superiore. In questo clima sociale e culturale, siamo ancora capaci, come giovani, di costruire ponti di dialogo con chi non rispetta il comandamento "Non nominare il nome di Dio invano"?
A questa domanda cercheremo di rispondere insieme, attraverso il confronto, la preghiera e l'apprendimento reciproco, nella convinzione che investire nel dialogo sia, oggi più che mai, la scelta più appropriata. Ci aiuteranno ospiti di grande spessore e pienamente calati nella realtà contemporanea. Li troverai indicati nell'allegato qui sotto.
Quota di partecipazione comprensiva di vitto e alloggio: € 100 (iscrizioni aperte fino al 6 settembre)
Per iscriverti, compila il modulo: https://forms.gle/zqCScFWu8JW4imNY8
Per ulteriori informazioni: [email protected] — Instagram — tel. +39 349398101

Quali creatività pastorali per la Chiesa che nasce dal grembo della secolarizzazione? A Camaldoli, alla sessione Sae di ...
04/08/2026

Quali creatività pastorali per la Chiesa che nasce dal grembo della secolarizzazione? A Camaldoli, alla sessione Sae di formazione ecumenica, hanno provato a rispondere la teologa battista Francesca Debora Nuzzolese, docente di teologia pratica alla Facoltà valdese di Teologia, e monsignor Vittorio Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto, presidente dell’Associazione teologica italiana (Ati). Nuzzolese ha esordito affermando che l’esperienza in uno dei laboratori della sessione ha rafforzato in lei la convinzione che il confronto con la secolarizzazione «ci chiama a riappropriarci del nostro corpo ecclesiale, a riconoscerci, collaborare ed esprimere la nostra identità distintivamente cristiana, come parti essenziali di un corpo, che non ha timore di andare e restare nelle crepe della vita, negli spazi che altri e altre cercano di evitare». Diverse voci, a Camaldoli, hanno riconosciuto che «la Chiesa si presenta, almeno nel contesto occidentale, come Corpo fragile, affaticato dalla storia, claudicante e forse anche per certi versi in stato terminale. Ma abbiamo anche evidenziato che possiamo essere un corpo straordinariamente resiliente, capace di guarire, di rigenerarsi e di generare ancora vita». Se sono tante le fughe dalla comunità ecclesiale, è convinta Nuzzolese, la causa non va cercata nella poca credibilità del Vangelo ma nella distanza tra quel Vangelo e la qualità della presenza cristiana. «Se le persone cercano altrove luoghi di appartenenza, di cura e spiritualità, forse non stanno rifiutando Cristo; stanno cercando un luogo sufficientemente sicuro per poterlo incontrare. In questa prospettiva, credo che una delle vocazioni più urgenti della Chiesa oggi sia riscoprire una delle dimensioni più antiche della propria identità: essere uno spazio terapeutico recuperando il significato originario della therapeia: il luogo della cura, del servizio e della guarigione, nel quale il dolore può essere raccontato senza essere corretto o spiritualizzato, la vulnerabilità non diventa motivo di esclusione e la fiducia può lentamente rinascere. In altre parole, una comunità che rende possibile sperimentare la guarigione di Dio».
In un’epoca in cui cittadine e cittadini europei si trovano a vivere nell’epoca del “post”, «anche la Chiesa cattolica vive una stagione segnata da qualche “post”: è post-conciliare, ovviamente, ma anche post-eurocentrica, se non proprio post-europea», ha esordito Riccardo Battocchio. In una situazione di tensione, foriera di motivi di preoccupazione, Battocchio pensa che «non è solo appellandoci all’ottimismo della volontà che possiamo continuare a guardare con fiducia all’impegno di tante comunità cattoliche e di tante persone che hanno partecipato attivamente ai cammini sinodali messi in moto al tempo di papa Francesco e rilanciati anche da papa Leone XIV. Ci sono comunità e persone che hanno vissuto i cammini sinodali come risposta realistica e generativa alla chiamata che Dio rivolge oggi al suo popolo». Occorre riconoscere e ribadire, ha continuato, che con i cammini sinodali «la Chiesa cattolica ha testimoniato una non scontata capacità di mettersi creativamente in ascolto di quello che “lo Spirito dice alle Chiese”. La creatività pastorale non si manifesta solo con iniziative estemporanee, che pure non mancano, ma con la messa in atto di percorsi di apprendistato che rendono possibili l’assunzione di uno stile, l’elaborazione di pratiche e la ricerca di istituzioni coerenti con questo stile».
Secondo il teologo, il Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione e il Documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia, Lievito di pace e di speranza, «sono espressione, a livelli diversi, dell’apprendistato in corso e, allo stesso tempo, tracciano le linee per proseguire nella ricerca di pratiche ecclesiali in grado di corrispondere al dono accolto nella fede». La sfida parte dalla parrocchia definita sempre più «non tanto dalla presenza fisica di un presbitero quanto di una comunità di cristiani e di cristiane che possono radunarsi per celebrare l’Eucaristia, presieduta da un presbitero, nel giorno del Signore. Alle comunità cristiane che nel loro insieme costituiscono la Chiesa locale è chiesto di prendersi cura delle relazioni, come casa accogliente, e di percorrere con fiducia le strade che a questa casa portano e da questa casa partono».

Finisce la Sessione estiva di formazione ecumenica ma non l'impegno del Sae, che propone subito un nuovo appuntamento. N...
03/08/2026

Finisce la Sessione estiva di formazione ecumenica ma non l'impegno del Sae, che propone subito un nuovo appuntamento. Nel segno dei giovani.

Echi dalla Sessione SAE 2026 Intervista a Allegra Tonnarini

Si è conclusa a Camaldoli la Sessione Sae di formazione ecumenica sul tema: "Chiese nella secolarizzazione: una prospett...
02/08/2026

Si è conclusa a Camaldoli la Sessione Sae di formazione ecumenica sul tema: "Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica". Sono stati giorni d'avvero arricchenti, sotto il profilo spirituale, dello studio e, insieme, delle relazioni umane. Il bilancio del presidente del Sae, Simone Morandini, che guarda anche al futuro dell'associazione e del movimento ecumenico.

Echi dalla Sessione SAE 2026. Intervista a Simone Morandini

Tra i relatori protagonisti della sessione Sae di formazione ecumenica svoltasi a Camaldoli, il cardinale Roberto Repole...
02/08/2026

Tra i relatori protagonisti della sessione Sae di formazione ecumenica svoltasi a Camaldoli, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, che insieme al pastore battista Simone De Giuseppe (membro del governing board della Conferenza delle Chiese europee) ha provato a immaginare il futuro delle Chiese nelle società secolarizzate.

Echi dalla Sessione SAE 2026. Intervista a Roberto Repole

Indirizzo

Piazza Sant'Eufemia 2
Milan
20122

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