12/07/2026
Progetto di vita: cos’è e cosa prevede: una guida per orientarsi tra diritti, desideri e nuove normative.
Quando si parla di persone con disabilità, il progetto di vita non è un’opzione, ma un diritto fondamentale sancito dalla legge. Non si tratta di un documento formale da archiviare, ma di un percorso concreto e personalizzato che guarda al futuro con dignità, consapevolezza e partecipazione.Ma cos’è il progetto di vita? Come si costruisce davvero con la persona, e non sulla persona? E soprattutto, cosa prevedeoggi la normativa italiana?
Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 62/2024, il progetto di vita diventa uno strumento vincolante, esigibile, e finalmente concreto. In questo articolo ti spieghiamo come funziona, quali sono le novità più importanti, e come fare per attivarlo.Scopriamo insieme il Progetto di vita. Cos’è e cosa prevede: perché non è solo un atto amministrativo, ma un passo essenziale verso l’autodeterminazione, l’inclusione e il benessere.
Cos’è il progetto di vita?
Il progetto di vita per le persone con disabilità non è un atto burocratico, ma un diritto riconosciuto dalla legge italiana e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009). Si tratta di un percorso personalizzato, costruito con la persona e la sua famiglia, che tiene conto dei desideri, delle inclinazioni, delle potenzialità e dei bisogni specifici. Un piano che comprende istruzione, lavoro, abitare, socialità, salute e tempo libero.
Il quadro normativo: le leggi che garantiscono il Progetto di Vita
Il progetto di vita è previsto da diverse norme tra cui:
Legge 104/1992, art. 14: prevede la stesura di un progetto individuale per le persone con disabilità, redatto dai servizi sociosanitari in collaborazione con gli altri attori coinvolti.
Legge 328/2000, art. 14 (ora sostituito): ha introdotto il concetto di integrazione tra servizi sociali, sanitari ed educativi.
Legge 112/2016 (Dopo di Noi): promuove percorsi per la vita indipendente anche quando vengono meno i genitori.
Legge 18/2009: ratifica la Convenzione ONU, che parla espressamente del diritto alla piena partecipazione alla vita sociale e all’autonomia personale.
Novità normative per il Progetto di Vita: il Decreto Legislativo 62/2024 cambia tutto
Il Decreto Legislativo 62/2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2024, rappresenta una svolta significativa nella disciplina del progetto di vita per le persone con disabilità. Questo provvedimento, attuativo della legge delega 227/2021, ha sostituito interamente l’articolo 14 della legge 328/2000, ridefinendo in modo dettagliato le responsabilità delle pubbliche amministrazioni, le modalità di costruzione e il contenuto stesso del progetto di vita.
Cosa cambia rispetto al passato:
Prima:
il progetto di vita era previsto dalla legge 328/2000, ma con una formulazione generale e applicazione spesso disomogenea sul territorio, lasciando ampi margini interpretativi agli enti locali.
Ora:
il Decreto 62/2024 introduce criteri dettagliati, vincolanti e tempi certi per l’attivazione e la gestione del progetto, rafforzandone l’efficacia e rendendolo esigibile come diritto soggettivo.
Novità principali:
Il diritto al progetto di vita scatta con il riconoscimento della condizione di disabilità da parte dell’INPS.
Il Comune deve rispondere entro 15 giorni dalla richiesta formale.
Il progetto deve essere personalizzato, partecipato e aggiornabile, con coinvolgimento diretto della persona e della sua famiglia.
Deve includere accomodamenti ragionevoli, interventi sanitari, sociali, educativi e di sostegno alla famiglia.
Viene introdotto un budget di progetto, inteso come insieme flessibile e integrato di risorse economiche, umane, strumentali e tecnologiche, da costruire con logica di coprogettazione.
Si favorisce l’integrazione dei servizi attraverso la coprogrammazione con il Terzo Settore.
In sintesi, il Decreto 62/2024 trasforma il progetto di vita da facoltà amministrativa a dovere preciso e strutturato della pubblica amministrazione, mettendo la persona con disabilità e il suo contesto familiare davvero al centro dell’azione sociale.
Il Decreto Legislativo 62/2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2024, ha ridefinito la materia, sostituendo integralmente l’articolo 14 della legge 328/2000. Questo decreto attua la legge delega 227/2021 ed è oggi il riferimento principale per l’elaborazione dei progetti di vita.
Punti chiave del Progetto di Vita
Il diritto al progetto di vita nasce con il riconoscimento della disabilità da parte dell’INPS.
Il Comune ha l’obbligo di rispondere entro 15 giorni dalla ricezione della richiesta.
Il progetto deve essere personalizzato, partecipato e dinamico, centrato sulla persona e aggiornabile nel tempo.
Deve garantire servizi, interventi, prestazioni, risorse e accomodamenti ragionevoli.
Viene predisposto un budget di progetto, ovvero un insieme integrato e flessibile di risorse economiche, professionali, tecnologiche e sociali, anche con la coprogettazione del Terzo Settore.
Si considerano tutti gli ambiti della vita: sanitario, scolastico, lavorativo, abitativo, sociale e familiare.
Accomodamento ragionevole: cos’è e perché è importante
Previsto dalla Convenzione ONU, l’accomodamento ragionevole è un obbligo legale e non una concessione. Significa adottare modifiche organizzative, metodologiche o ambientali per garantire la piena partecipazione della persona con disabilità in tutti i contesti di vita.
Esempi:
Affiancamento educativo per attività extrascolastiche;
Utilizzo della CAA per bambini non verbali;
Adattamento degli orari o degli spazi in ambienti scolastici e terapeutici.
Negarlo equivale a discriminazione.
Senza vincoli di bilancio: i diritti non si negano
È principio consolidato che i diritti fondamentali non possono essere subordinati a limiti di spesa. Le amministrazioni devono attivare i servizi previsti nel progetto di vita, anche ricorrendo a soluzioni innovative o integrative.
Come si richiede un progetto di vita? Recati dalla tua assistente sociale e parla con lei
Inviare una richiesta scritta al Comune, specificando la volontà di attivare un progetto ai sensi della normativa vigente.
Richiedere il coinvolgimento dell’ASL di riferimento (NPI o UVM).
Coinvolgere la scuola, i terapisti, le cooperative, gli enti e la rete familiare.
Partecipare attivamente alla stesura: è un progetto con la persona, non sulla persona.
Prevedere monitoraggio e aggiornamenti periodici.
Se ti trovi in difficoltà nel richiedere o far valere questo diritto, puoi rivolgerti ad avvocati specializzati nel settore della disabilità, che conoscono a fondo la normativa e possono affiancarti passo dopo passo nel percorso di attivazione del progetto di vita.
Perché ogni persona ha diritto a un futuro costruito su misura.
E nessuno dovrebbe affrontare questa strada da solo.