ANPI Giambellino Lorenteggio - Sezione "Minelli" - Zona 6 Milano

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ANPI Giambellino Lorenteggio - Sezione "Minelli" - Zona 6 Milano Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Ente morale
D. Lt. 224 del 5-4-1945

Sezione "Minelli"

23/10/2026

Apprendiamo con grande dolore della scomparsa di Aldo Pavia, vice presidente dell’ANED, Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, e per oltre 30 anni componente del Comitato provinciale dell’ANPI di Roma.

Aldo faceva parte di una famiglia di deportati ebrei e per tutta la vita si è adoperato per fare intensa e attiva memoria di quella pagina orribile della storia del mondo. Aldo testimoniava in ogni occasione, in ogni luogo, con grande rigore, serietà ed emozione. E dedicò a tempo pieno una competente passione anche alla trasmissione e divulgazione della Resistenza romana. La lotta al nazifascismo, la diffusione dei suoi valori è stato un prezioso assillo.

Tutta l’ANPI saluta e ringrazia Aldo.
Un esempio di tanto per cui battersi ancora: libertà, pace, democrazia, diritti.

ANED - Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti
ANPI Provinciale di Roma

22/10/2026
22/10/2026
21/10/2026

Il governo, incapace di dare risposte serie alla crisi che attanaglia il Paese, tira fuori il sesto decreto sicurezza. Lo spropositato numero di questi interventi è già il segnale evidente del loro fallimento.
Il decreto introduce il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, con pene da due a cinque anni di carcere e una multa fino a 20.000 euro. Per chi organizza o promuove - anche in rete - manifestazioni che possono sfociare in disordini sono previste pene fino a dodici anni di reclusione.
Viene esteso ulteriormente il fermo preventivo, che ora riguarda anche i sedicenni ed è ampliato ai luoghi caratterizzati da un grande afflusso di persone. Si può essere trattenuti fino a 24 ore senza aver compiuto reati e senza alcuna accusa.
Sempre sui minori il decreto introduce una presunzione di capacità di intendere e volere, salvo prova contraria, modificando l'impostazione precedente, che richiedeva di accertarla, oltre a ulteriori misure cautelari.
Il provvedimento stabilisce anche sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro per i genitori di minorenni coinvolti in determinate azioni durante le manifestazioni, con possibilità di raddoppio in caso di reiterazione. Sono previste inoltre procedure per ottenere il risarcimento dei danni provocati, anche quando l'autore è minorenne.
Ovviamente la ratio della misura come quelle precedenti non è certo fermare i cosiddetti atti vandalici - anche perché basterebbe il decorso dei cinque decreti precedenti per capirlo. Lo scopo è diminuire ulteriormente l’agibilità democratica e trovare capri espiatori da dare in pasto a un’opinione pubblica sempre più povera, impaurita e stanca.
Siamo un Paese dove i salari sono al palo da trent’anni, dove il lavoro è precario, povero e pericoloso, dove l’inflazione è devastante, i servizi collassano sotto il peso di continui tagli e mancati interventi strutturali, dove l’emarginazione, la povertà, il disagio mentale sono in costante crescita.
Non servono decreti sicurezza, servono interventi sociali profondi e radicali.
Ma certo non possiamo aspettarceli da queste istituzioni, che hanno fatto della difesa dei privilegi e delle oligarchie la loro stella polare. Cronache Ribelli

20/10/2026

🏳‍🌈 Non a caso scrissero “ripudia”

Luciano Zerega 🖋 Dall’incontro tra culture cattoliche e laiche, socialiste, comuniste, liberali e azioniste nacque, con l’articolo 11, uno dei principi fondamentali della Costituzione. Da esperienze politiche e idee differenti, segnate dalla dittatura, dai conflitti mondiali e dalla scelta della Resistenza, maturò la responsabilità comune di costruire un ordine diverso attraverso il diritto internazionale, la diplomazia e la cooperazione

Non “rinuncia”. Non semplicemente “condanna”. I Costituenti scelsero una parola più forte, destinata a segnare la distanza tra la Repubblica che nasceva e l’Italia della dittatura, delle aggressioni e della guerra.

Perché dietro quell’articolo non c’è soltanto una formulazione giuridica. C’è una generazione che la guerra l’aveva conosciuta.

Le guerre non sono solo il prodotto della follia improvvisa di un uomo al comando, bensì il risultato di una filiera di decisioni politiche, economiche e culturali.

Prima della guerra combattuta c’ è spesso una guerra che è stata resa pensabile, accettabile e infine inevitabile.

È forse qui che l’articolo 11 parla con più forza al nostro presente. Perché “ripudiare” non significa soltanto essere contro la guerra quando è già scoppiata.

La pace ha bisogno di essere costruita.

Richiede istituzioni capaci di comporre i conflitti, diplomazia, diritto internazionale, luoghi di negoziato, cooperazione tra gli Stati.

E allora quelle parole scritte nella Costituzione non appartengono soltanto alla storia. Ci consegnano una responsabilità.

Il ripudio non è soltanto un sentimento morale. Nella Costituzione diventa un indirizzo politico e istituzionale.

Oggi riaffermare la centralità dell’uomo e della pace significa forse partire nuovamente da lì, non dalla convinzione ingenua che il conflitto possa scomparire dalla storia, ma dalla consapevolezza che il conflitto non deve necessariamente diventare guerra.

Perché la pace, come la guerra, è fatta dagli uomini.

Luciano Zerega, presidente Sezione ANPI “Alunni e Brecciaroli”, Ciampino
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https://www.patriaindipendente.it/finestre/non-a-caso-scrissero-ripudia/

Luciano A. Zerega ANPI Ciampino ANPI Provinciale di Roma

17/10/2026
16/10/2026

Questa mattina, in occasione delle celebrazioni del Comune di Roma per l'anniversario del rastrellamento che i nazifascisti operarono il 16 ottobre 1943 deportando 1022 ebrei romani, la delegazione dell'ANPI di Roma (presente come sempre alla commemorazione) è stata fatta oggetto di un'aggressione verbale con minacce e insulti ad opera di membri della comunità ebraica.

Un'aggressione annunciata nei giorni scorsi dalle grossolane dichiarazioni del presidente Fadlun e puntualmente verificatasi con tanto di successiva imbarazzante rivendicazione che non fa che qualificare lo spessore dell'autore.

I fatti di questa mattina confermano tre elementi fondamentali:

1) L'ANPI di Roma è rimasta nella piazza della celebrazione insieme alle altre associazioni presenti e non si è fatta intimidire dall'uso della violenza che grazie alle forze dell’ordine presenti è rimasta solo verbale. Continueremo non solo a presenziare nei luoghi della Resistenza ma come sempre ad essere il motore di tutte le iniziative pubbliche (a partire dal 25 aprile) legate al nostro impegno civile nel nome degli ideali della Lotta Partigiana Antifascista e della Costituzione Repubblicana. Gli stessi valori su cui le centinaia di migliaia di donne e uomini della Resistenza hanno fondato l'ANPI.

2) All'interno della comunità ebraica di Roma guidata da Fadlun si manifesta, ormai da tempo, una difficoltà di fondo a ripudiare le forme di violenza e ad accettare metodi e condotte democratiche. Fortunatamente altre donne e uomini ebrei italiani hanno dimostrato in questi mesi (con appelli e manifesti) sensibilità pubblica, cultura e senso della storia in relazione al tema dei crimini di guerra compiuti in Palestina dall'esercito dello Stato d'Israele.

3) Proprio l'aver denunciato i crimini di guerra in Palestina e l'aver sostenuto la popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania rappresentano «la colpa» dell'ANPI agli occhi di Fadlun e di chi ha anche oggi ha insultato e aggredito verbalmente la nostra delegazione. Costoro sappiano che in nome dei valori dei padri e delle madri partigiane e costituenti, l'ANPI continuerà a rivendicare libertà, autodeterminazione, democrazia e Stato per la Palestina ed il suo popolo.
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Patria Indipendente

15/10/2026

«Il 16 ottobre 1943, quando 1.022 ebrei romani furono razziati e deportati nei campi di concentramento, è impresso per sempre nella drammatica storia di Roma occupata dai nazifascisti.

L’ANPI, come sempre, parteciperà alla cerimonia di commemorazione promossa e organizzata dal Comune di Roma e lo farà con lo spirito che ha sempre informato i valori dell’associazione fondata dalle donne e dagli uomini della Resistenza ovvero con la forza della memoria, della storia e dei valori dell’antifascismo incarnati dalla Costituzione democratica e repubblicana.

L’ANPI di Roma sarà presente in forme consone al significato della ricorrenza a differenza di quanto accaduto il 25 aprile del 2024 a Porta San Paolo quando, alla presenza del presidente della comunità ebraica di Roma Fadlun, circa duecento persone si presentarono in forma aggressiva e minacciosa nella piazza (contenuti a fatica dalle stesse forze dell’ordine) che celebrava la Liberazione d’Italia.

Lo farà ripudiando ogni forma di violenza; una violenza di cui l’ANPI è stata oggetto lo scorso 25 aprile quando due iscritti all’associazione vennero colpiti da proiettili sparati da un’arma ad aria compressa. Un episodio per il quale è in corso un iter processuale nei confronti di un aggressore che si è autodefinito appartenente alla “brigata ebraica”. Un episodio per cui l’ANPI di Roma aspetta ancora fiduciosa la solidarietà, alle persone colpite e alla nostra associazione, nonché la condanna tanto dell’atto quanto della violenza da parte di Fadlun e dei vertici della comunità ebraica romana.

Che la drammatica condizione del Medioriente (dove il popolo palestinese da oltre due anni subisce crimini di guerra da parte delle forze militari dello Stato d’Israele) sia utilizzata strumentalmente per attaccare chi come l’ANPI sostiene il diritto alla vita, alla libertà e all’autodeterminazione della Palestina, restituisce la misura del “pudore” e della “sensibilità” invocata da chi vorrebbe escludere i rappresentanti dell’associazione delle donne e degli uomini della Resistenza da uno dei luoghi simbolo della lotta alla dittatura del popolo italiano».

✍️ La Presidenza dell’ANPI provinciale di Roma

ANPI Provinciale di Roma

11/10/2026

Alcune riflessioni sulla nuova legge elettorale del governo Meloni:
fatta per vincere le elezioni, lesiva delle prerogative di Mattarella e incostituzionale per l'abnorme premio di maggioranza e per altri aspetti.
L'analisi del costituzionalista Gaetano Azzariti sul Manifesto di mercoledì 7 ottobre

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Via Giambellino 115
Milan
20146

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