CSE Lombardia - Confederazione Indipendenti sindacati europei

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CSE Lombardia - Confederazione Indipendenti sindacati europei Confederazione sindacale dei lavoratori pubblici e privati

29/05/2026
🔵🟡𝗟’𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲 𝗙𝗹𝗽: 𝗮 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗼 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶Ispettori del lavoro so...
24/05/2026

🔵🟡𝗟’𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲 𝗙𝗹𝗽: 𝗮 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗼 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶

Ispettori del lavoro sotto organico a Milano. Il caro vita complica anche possibili trasferimenti. A lanciare l’allarme è il sindacato 𝗙𝗟𝗣 (𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗲) che in una nota riprende i dati resi noti durante la presentazione del report sull’attività di vigilanza Inl Inps Inail del 2025 nell’area metropolitana del capoluogo lombardo. Secondo quanto sottolinea la nota di 𝗙𝗟𝗣 ci sono solo 70 ispettori del lavoro per presidiare un bacino produttivo di 136mila aziende e oltre 2 milioni di lavoratori.

𝗜 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗶
Nonostante la carenza di organico – sottolinea 𝗙𝗟𝗣 - gli ispettori del lavoro e i carabinieri del Nucleo Ispettorato del lavoro di Milano hanno effettuato 3.586 ispezioni rilevando una percentuale di irregolarità del 61,5 per cento.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗼 𝘃𝗶𝘁𝗮
Secondo il coordinatore
𝗙𝗟𝗣 𝗱𝗶 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼, 𝗣𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗖𝗼𝗰𝗼𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗼 «per poter presidiare in modo efficace una compagine economica e produttiva così complessa come quella dell’area milanese, occorrerebbero almeno altri 100 ispettori». A peggiorare il quadro è intervenuta anche la crisi energetica che riaccendendo l’ondata inflazionistica ha indebolito ulteriormente le retribuzioni degli ispettori del lavoro: «Il costo della vita insostenibile a Milano, trainato dal caro affitti e dal caro energia rende il trasferimento del personale sempre meno attrattivo. Gli ispettori vengono assunti con una retribuzione di circa 1.800 euro mensili che non tiene conto dell’elevata responsabilità e dei rischi delle mansioni. Inoltre, mancano reali percorsi di crescita professionale ed economica capaci di valorizzare l’esperienza maturata sul campo».

𝗥𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗽𝗶𝘂' 𝘄𝗲𝗹𝗳𝗮𝗿𝗲
La Flp chiede un intervento urgente e mirato sulle condizioni operative del personale milanese attraverso tre direttrici chiare:
un piano straordinario di rafforzamento degli organici, misure di welfare che tengano conto del costo della vita della metropoli e percorsi di carriera che premino l’eccellenza dei risultati ottenuti sul territorio.

Il sindacato: il costo della vita trainato dal caro affitti e dal caro energia rende il trasferimento del personale sempre meno attrattivo

09/03/2026

Giornata internazionale della donna - 8 Marzo.

Continua l’impegno della CSE a sostegno dei diritti delle donne.
☑️ per l’azzeramento delle distanze di genere nei contesti
lavorativi e professionali;
☑️ per garantire i valori di merito e di eguaglianza retributiva.

09/03/2026

Pa, entro un anno stop al Tfs a rate. Primo colpo alla prossima manovra

Pubblico impiego. Ultimatum della Consulta: entro gennaio 2027 va avviata la riforma per ristabilire tempi «fisiologici» nel pagamento delle buonuscite

Un interessante articolo di Gianni Trovati su riporta le dichiarazioni della .

“A spegnere le fantasie politiche su una possibile manovra “elettorale” di fine legislatura ci aveva già pensato la sorpresa arrivata lunedì scorso dall’Istat, con la probabile uscita dell’Italia dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi solo dal 2027.

Ieri però sulla prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura, è arrivata un’altra ipoteca. Perché entro il 14 gennaio 2027 Governo e Parlamento dovranno rimettere mano alle regole che oggi impongono ai dipendenti pubblici di aspettare fino a sette anni l’accredito della liquidazione; altrimenti quel giorno arriverà una bocciatura costituzionale che, stando ai calcoli dell’Inps, potrebbe presentare alle casse pubbliche un conto fino a 15,6 miliardi.

La scadenza è stata fissata ieri nell’ordinanza 25/2026 della Corte costituzionale (redattrice Maria Rosaria San Giorgio), con cui i giudici delle leggi sono tornati per la terza volta sul Tfs (trattamento di fine servizio) a rate per i lavoratori della Pa. Sviluppata oltre 15 anni fa nel tentativo di placare la crisi del debito pubblico, in particolare con il decreto 78/2010 (articolo 12, comma 7), la normativa prevede che la prima rata del Tfs non possa superare i 50mila euro, e lo stesso limite investe la seconda rata, che arriva un anno dopo.
Le quote superiori a 100mila euro, frequenti tra funzionari, dirigenti, magistrati e così via, arrivano quindi solo con la terza rata, dopo un altro anno. Non solo: tutto il meccanismo parte dopo nove mesi (erano 12 prima dell’ultima manovra) nei pensionamenti di vecchiaia, e dopo 24 mesi negli altri casi, a partire dall’anzianità contributiva. Con l’aggiunta degli inciampi burocratici, lamentano i sindacati, l’attesa complessiva può arrivare appunto a sette anni.

Come capitato spesso per le regole nate nell’emergenza e poi sopravvissute alla sua fine, il Tfs a rate è finito sui tavoli della Corte costituzionale più volte.
La prima nel 2019, quando i giudici delle leggi (sentenza 159 di quell’anno) hanno segnalato al Parlamento «l’urgenza di ridefinire una disciplina non priva di aspetti problematici».
Nulla era cambiato nel 2023, quando la Consulta (sentenza 130) ha messo nero su bianco «la necessità della espunzione» dell’attesa iniziale, aggiungendo che il successivo meccanismo rateale «finisce per aggravare il vulnus».

Il secondo richiamo dei giudici delle leggi ha avuto qualche conseguenza, però modestissima. Perché le proposte di interventi più ambiziosi si sono infrante nel «non possumus» della Ragioneria generale, e l’ultima manovra si è limitata a ridurre da 12 a nove mesi la sospensione iniziale, dopo che il decreto Pa di marzo (Dl 25/2025) aveva esteso a dipendenti «invalidi» e «inidonei» il Tfs immediato già riconosciuto agli inabili.

«Non può certamente ritenersi che le modifiche introdotte dalle richiamate riforme abbiano avviato in modo sostanziale quel processo di graduale, ma completa, eliminazione dei termini per il riconoscimento delle spettanze di fine servizio sollecitato da questa Corte», scrivono i giudici nell’ordinanza depositata ieri.

Ma a fermare fin qui la mano del legislatore sono stati i costi da sostenere in termini di cassa per arrivare al risultato.
Gli ultimi numeri sono stati dati dall’Inps nell’udienza pubblica dell’11 febbraio, quando ha calcolato in 4,2 miliardi il conto dello stop alla sospensione iniziale, in 11,6 miliardi quello dell’addio alle rate e in 15,6 miliardi il costo dell’abolizione contestuale di entrambi i meccanismi.

Proprio per questa ragione, la Corte evita la cancellazione immediata delle norme sul Tfs dei dipendenti pubblici, che «comporterebbe l’immediata esigibilità dei trattamenti, compresi quelli maturati anteriormente alla pronuncia e in corso di erogazione». Ma di fatto avverte che in assenza di novità la tagliola scatterebbe a gennaio prossimo, perché nemmeno i moniti possono essere reiterati all’infinito.
Governo e Parlamento hanno quindi pochi mesi di tempo per «programmare una riforma» che, anche in modo graduale, ristabilisca «entro un orizzonte temporale definito e ragionevole, la fisiologica scansione dei pagamenti dei Tfs».

L’impresa non è banale, alla luce dei numeri in gioco, ma necessaria per rispondere alle tutele che l’articolo 36 della Costituzione assicura alla retribuzione, anche se differita.

Marco Carlomagno, segretario generale CSE - Confederazione Indipendente Sindacati Europei, non nasconde «una certa delusione» dopo la speranza «di una decisione dagli effetti più immediati».”

https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/pa-entro-anno-stop-tfs-rate-primo-colpo-prossima-manovra-AIeSvZnB?fbclid=IwY2xjawQban1leHRuA2FlbQIxMABicmlkETE3b1o3dGkwSlp2MVA3ZVBOc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHgb7-x8yoaShF5xGeJWb4MeZR6Kuq_7UKN0cZL4k8dNDEbdUDSBnzIKbzFAG_aem_IW0Tb8XzfgGo0m2FNKlK_w

09/03/2026

Statali, stop liquidazione a rate

L'ultimatum della Consulta

La Corte dà 9 mesi di tempo al Parlamento per modificare le norme che differiscono il versamento del trattamento di fine servizio fino a sette anni dopo il pensionamento. L'impatto sui conti pubblici

Un interessante articolo di Francesco Bisozzi su riporta le dichiarazioni della .

“Per i dipendenti pubblici può essere una svolta. Vera e attesa. Il pagamento del Tfs, la liquidazione, presto potrebbe diventare immediato. Non più attese fino a sette anni dopo il pensionamento. La Consulta, con la sentenza numero 25 depositata ieri, ha lanciato un vero e proprio ultimatum, dando al Parlamento un anno di tempo per avviare una riforma che elimini il meccanismo del pagamento differito e rateizzato del trattamento di fine servizio. Un meccanismo introdotto in via temporanea dal governo Monti, ai tempi della crisi dello spread, per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma che poi si è cristallizzato, fino a diventare la regola. La Consulta in passato si era già espressa su questo tema, chiedendo con due diverse sentenze, la numero 159 del 2019 e la numero 130 del 2023, di allineare i tempi di pagamento del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici a quelli del privato, dove i soldi della liquidazione arrivano sul conto dei beneficiari nel giro di pochi giorni.

Cosa succede ora

Il governo, con l’ultima legge di Bilancio, ha lanciato un primo segnale, prevedendo a partire dall’anno prossimo una riduzione di 3 mesi dei tempi di attesa: la prima rata dovrà essere versata entro 9 mesi dalla cessazione del servizio, anziché entro 12. Troppo poco secondo la Consulta, che ha dato tempo al Parlamento fino al 14 gennaio del prossimo anno – giorno in cui è stata già fissata un’udienza per stabilire una volta per tutte se sussistono gli estremi per dichiarare la norma incostituzionale – affinché individui una soluzione che cancelli, anche gradualmente, il meccanismo instaurato ormai quindici anni fa. Chiaro che l'impatto sulle finanze pubbliche sarà notevole.

Secondo i conteggi dell’Inps, contenuti nelle memorie depositate alla Corte Costituzionale, il costo potrebbe oscillare tra i 4,2 e i 15,6 miliardi di euro. Oggi i dipendenti pubblici in pensione aspettano in certi casi anche 7 anni prima di ricevere l'intero importo della liquidazione. Sono soldi loro, ma se non sono disposti ad attendere le tempistiche dell'Inps devono pagare un obolo per incassare quanto gli spetta. Nelle banche gli statali possono chiedere un anticipo a tasso agevolato del Tfs e del Tfr fino a 45 mila euro, ma per una somma di questo tipo la spesa per gli interessi si aggira attualmente intorno ai 1.500 euro complessivi.

Gli interessi

Le banche calcolano l'interesse da applicare su questi finanziamenti sommando al rendistato uno spread dello 0,5%. L'ultimo bollettino di Bankitalia, pubblicato in questi giorni, fotografa un rendistato generale poco al di sotto del 3%. Brindano i sindacati della Pa.
Per Marco Carlomagno, segretario generale FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, il bicchiere è mezzo vuoto: «La Corte Costituzionale, in pratica, ha deciso di non decidere in merito alla “vergogna” del Tfs, differendone la decisione al 2027. Per noi si tratta di un passo indietro».

https://www.ilmessaggero.it/.../statali_stop_liquidazione...

09/03/2026

Gen Z, smart working e lavoro ibrido: la flessibilità è ormai una condizione di base. Le imprese devono riconoscere le nuove red flag.

09/03/2026

Milano è la capitale dello smart working, 234mila lavoratori lo scelgono: “Ma servono più tutele”

Il lavoro agile resta centrale anche in Comune i dati indicano una controtendenza rispetto a Roma dove si registra un ritorno massiccio al rientro in azienda

Un interessante articolo di Andrea Bocchini su riporta le dichiarazioni della .

“Sono trascorsi sei anni dalla pandemia da Covid. E mentre a Roma, soprattutto negli uffici della Pubblica amministrazione, si registra un ritorno massiccio alla presenza, Milano continua a muoversi nella direzione opposta: quella del lavoro agile. Nel capoluogo lombardo lo smart working non arretra, anzi resiste e si consolida, confermando la città come la capitale italiana del lavoro da remoto. Nella Città metropolitana sono oltre 234 mila i lavoratori in smart working, mentre in Lombardia la stima supera i 700 mila. La dimensione concreta del fenomeno emerge osservando gli stessi enti pubblici milanesi: dall’Agenzia delle Entrate alle Dogane, dal ministero dell’Economia all’università Statale fino all’Inps. Qui, in media, i dipendenti lavorano da remoto tra gli otto e i sedici giorni al mese. E anche a Palazzo Marino il lavoro agile continua a essere utilizzato: nel 2025 sono state oltre 294 mila le giornate di smart working registrate dall’ente, 343 in più rispetto all’anno precedente.

C’è poi un settore in cui il lavoro da remoto è particolarmente visibile: la pubblica amministrazione. Osservando da vicino la mappa delle giornate di smart working agile nei principali enti pubblici in città, secondo i dati raccolti dalla FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche di Milano, il fenomeno è stabilmente diffuso. All’Agenzia delle Entrate si arriva mediamente a 9 giorni al mese di lavoro da remoto. All’Agenzia Delle Dogane la media è di 6 giorni che possono diventare 8 per caregiver e genitori con figli piccoli. Al Ministero dell'Economia e delle Finanze i giorni medi sono 6, estendibili a 8. Alla Università Statale di Milano si viaggia su circa 7 giornate mensili, mentre all’Ispettorato nazionale del lavoro si arriva fino a 8 giorni che diventano 10 per alcune categorie. Quota più alta si registra all’Inps: fino a 16 giorni al mese di smart working. Alla Corte dei Conti le giornate sono 8 elevabili a 11. All’Agenzia del Demanio si può arrivare a 10 giorni, mentre al Ministero della Cultura 8 che possono salire a 10. Più contenuta la quota nei Ministero della Giustizia e Ministero della Difesa: 4 giornate mensili. «Lavorare da remoto permette ai dipendenti di sostenere meglio i costi della città - spiega Paolo Cocozzello, FLP Milano -, aiutando l’ente nel reclutamento del personale. Un ritorno drastico alla presenza significherebbe fare i conti con problemi logistici, spazi insufficienti negli uffici e con l’equilibrio di vita delle persone». Ma lo smart working resta centrale anche a Palazzo Marino. Secondo i dati della Direzione organizzazione e risorse umane del Comune, nel 2025 sono state registrate 294.127 giornate complessive di lavoro da remoto: 343 in più rispetto al 2024, con un aumento dello 0,1 per cento.

Dopo il picco pandemico del 2022, quando le giornate di lavoro da remoto tra i dipendenti comunali avevano raggiunto quota 329.669, il fenomeno si è progressivamente stabilizzato. Nel 2023, con il ritorno più marcato alla presenza, le giornate erano scese a 296.160 (-10,8 per cento). Nel 2024 si era registrata una lieve ulteriore flessione a 293.784 (-0,7 per cento) ma nell’ultimo anno il trend si è invertito. Per il Comune la linea resta chiara: il lavoro agile è diventato uno strumento da incentivare quando le mansioni lo consentono. «Questa opportunità è scelta e fruita da sempre più dipendenti - sottolinea Alessia Cappello, assessora alle Politiche del lavoro - segno che è utile e necessaria». Non solo: «Aiuta la conciliazione tra vita e lavoro, soprattutto per chi ha carichi familiari importanti». Attualmente in Comune sono consentiti 8 giorni al mese di lavoro agile che possono diventare 12 per chi ha figli piccoli, particolari esigenze familiari o vive a più di 50 chilometri dall’ufficio.“

https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/03/07/news/smart_working_milano_dati_lavoratori-425204989/?fbclid=IwY2xjawQbd7dleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFJWFhPTUk5azFEQ05GYWlSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHiKcUhJob9CiKj1lwDZdiSXjs00KBnLbEW4zPu8Mli7WPkcENkm-J2sFZq-8_aem_ziuRGVJlco8f7PbSQMUIWQ

09/03/2026

Da Stellantis a Palazzo Chigi passando per Ubisoft la nuova tendenza è il ritorno in ufficio Produttività e partecipazione in calo le motivazioni addot...

Indirizzo

Milan
20136

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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