18/06/2026
Sabato 13 giugno la manifestazione per il diritto alla casa ha attraversato Milano da piazza Tricolore, passando davanti alla Prefettura, fino a Palazzo Marino, sede del Comune.
Almeno un migliaio di persone hanno partecipato al corteo insieme ai sindacati degli inquilini, alle realtà sociali e a una cinquantina di bande musicali provenienti da tutta Europa. Una mobilitazione costruita anche nei quartieri popolari, per raccogliere e rilanciare le richieste di migliaia di persone costrette a vivere condizioni abitative sempre più difficili.
Il problema non riguarda soltanto chi si trova nelle situazioni di maggiore marginalità. Affitti insostenibili, sfratti, carenza di alloggi popolari e progressivo smantellamento del patrimonio pubblico stanno escludendo dalla città lavoratrici e lavoratori, studenti, pensionati e famiglie che vivono del proprio salario.
Caseggiati costruiti per le fasce popolari vengono ristrutturati, venduti o reimmessi sul mercato a canoni che, pur definiti concordati o di housing sociale, restano inaccessibili a una parte crescente della popolazione. Interi quartieri vengono trasformati mentre migliaia di appartamenti pubblici rimangono vuoti, inutilizzati o abbandonati al degrado.
A Milano circa 17 mila nuclei familiari attendono una casa popolare. Secondo i dati denunciati durante la mobilitazione, tra il patrimonio di Aler e quello del Comune vi sarebbero circa 15 mila appartamenti pubblici vuoti, mentre centinaia di famiglie, pur avendo ottenuto il riconoscimento per un alloggio temporaneo, continuano a non riceverlo.
Questo modello di città costringe sempre più persone ad allontanarsi ben oltre le vecchie periferie, pur continuando a lavorare, studiare e utilizzare quotidianamente i servizi milanesi. Non è soltanto un problema abitativo: è una trasformazione che impoverisce l’intera città.
Autisti del trasporto pubblico, infermieri, insegnanti e molte altre figure professionali non riescono più a sostenere il costo della vita e degli affitti con salari fermi da anni. Milano espelle proprio le lavoratrici e i lavoratori dei quali ha bisogno, salvo poi denunciare la mancanza di personale nei servizi essenziali.
A questa situazione si aggiunge un sistema di trasporto pubblico che non collega adeguatamente periferie, provincia, aree residenziali e luoghi di lavoro. La mancanza di una politica integrata per la casa e la mobilità produce allontanamento, dispersione e frammentazione sociale.
La protesta contesta anche il Piano casa del Governo Meloni, giudicato incapace di affrontare l’emergenza e orientato invece a favorire la vendita degli immobili pubblici, l’accelerazione degli sfratti e la speculazione. Particolarmente grave è la possibilità che le case popolari ristrutturate vengano affidate a soggetti finanziari e trasformate in operazioni che devono garantire un rendimento economico agli investitori, anziché rispondere alle necessità delle famiglie sotto sfratto o presenti nelle graduatorie.
Le richieste emerse dalla manifestazione sono concrete: assegnazione degli alloggi pubblici vuoti, manutenzione delle case e dei quartieri popolari, blocco degli sfratti, tutela del patrimonio pubblico e politiche abitative capaci di garantire un tetto dignitoso e sostenibile.
Nell’articolo completo sono disponibili anche i servizi televisivi sulla manifestazione, le interviste e i contributi che hanno accompagnato la mobilitazione.
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