28/07/2025
📢 Cdnl - Camera del Non lavoro : memoria, lotta e trasformazione.
La Camera del Non Lavoro è nata da un'urgenza condivisa: riconoscere che la nostra esistenza, le nostre vite precarie, le nostre esperienze di marginalità non sono eccezioni, ma condizioni strutturali prodotte da un sistema che ha trasformato il tradizionale sfruttamento del lavoro salariato in dimensioni di caporalato metropolitano, privo dei diritti, delle tutele e dei servizi basilari.
Abbiamo deciso di partire da lì: dal non lavoro, dalla sua centralità nascosta, per ribaltare la narrazione dominante del merito, della competizione e della rassegnazione.
Non ci riconosciamo in alcuna pratica che non sia quella del consenso. La scelta di pochi, se non addirittura di singolə, rischia di mettere in difficoltà proprio i meno privilegiatə. Tale atteggiamento, oltre che incosciente, denota la natura di individui incapaci di riconoscere gli svantaggi dell'altrə.
Nel nostro documento politico fondativo, abbiamo rivendicato parole che per troppo tempo sono state taciute o svuotate: autorganizzazione, mutualismo, riproduzione sociale, conflitto, solidarietà attiva e internazionale. Abbiamo rivendicato il diritto a un reddito incondizionato, individuale e universale, in teoria slegato dalla produttività, ma in realtà frutto del plusvalore generato ogni volta che utilizziamo piattaforme come Facebook, Glovo o Amazon...
Abbiamo costruito uno spazio che non era solo fisico, ma anche politico e simbolico: una rete di sostegno tra precariə, disoccupatə, studentə, migranti, lavoratorə poverə per contrastare l'isolamento, la ricattabilità e la colpevolizzazione individuale. Uno spazio di resistenza urbana contro la gentrificazione, la svendita del patrimonio pubblico e la repressione istituzionale.
In questo solco si sono inserite anche pratiche politiche di socialità come l'organizzazione di feste per opporsi a leggi liberticide e raccogliere fondi per cause cruciali, come il sostegno alla Palestina o alle lotte dei lavoratorə licenziatə. Lo abbiamo fatto sempre con consapevolezza, nei limiti di un equilibrio complesso con il quartiere che ci ospitava, senza mai organizzare momenti di socialità fine a se stessə.
Tuttavia, oggi ci troviamo davanti a una frattura profonda. Dopo aver liberato lo spazio dalla violenza sessista e patriarcale, alcune realtà - sia esterne che interne (praticamente assenti dalla vita in comune con le altre collettive) - hanno finito per imporre logiche autoritarie e di ostracismo, svuotando il significato politico dello spazio stesso. Uno spazio che era da sempre punto di riferimento cittadino, nazionale e internazionale. Quello che abbiamo attraversato si è trasformato in un contenitore privo di prospettiva politica conflittuale, in cui la festa ha sostituito la lotta, e la ripetitività il pensiero critico.
Siamo antiproibizionistə e non vogliamo farne una questione di sterile morale, ma le condizioni attuali non permettono una gestione di analisi e iniziativa politica.
Chi ha creduto nella CDNL come esperienza radicale di opposizione e mutualismo operaio, non può che considerare questa fase conclusa. Non senza dolore, ma con la lucidità di chi sa che i cicli politici vanno nominati e attraversati, anche quando si chiudono. Probabilmente questa straordinaria esperienza doveva concludersi al termine di una logorante guerra contro chi perpetrava violenze di ogni genere.
Forse ci siamo sopravvalutatə e, incuranti delle ferite sanguinanti, abbiamo fatto l'unica cosa che sappiamo fare: lottare contro patriarcato e capitalismo, per non abbandonare la lotta di classe che stiamo perdendo perché gli unicə a farla sono i/le democraticiə oligarchə. Chiediamo scusa per i termini anacronistici, ma a noi poverə ogni tanto ci prende 'sta menata della coscienza di classe e ci sale la vendetta contro la violenza del sistema che sfrutta, precarizza e licenzia.
E sì, siamo antifascistə militanti, abituatə a ti**re gli schiaffi, a difenderci dalla celere nelle piazze o fuori dai cancelli. Amiamo le feste, chi le organizza e ci riconosciamo nellə precariə che le attraversano. Ma non ci interessa la festa se non possiamo organizzarci e lottare come abbiamo sempre fatto.
Pertanto chi ha sognato, liberato e attraversato per anni uno spazio restituito alla metropoli resistente non può che considerare definitivamente conclusa un'esperienza depredata dal suo valore politico e conflittuale.
Con urgenza, invitiamo le due realtà occupanti del Casello a usare un proprio nome, sintesi del futuro documento fondativo che sostituisca quello della Camera Del Non Lavoro.
Le compagne e i compagni della CDNL