07/08/2026
🌡️ A 35 gradi con il 60% di umidità il turno l'hai finito lo stesso.
In un museo, in cucina, dietro un bancone, in un posto di guardia o sotto il sole di Jesolo: questa estate è andata così per migliaia di persone in provincia di Venezia.
Ti hanno chiesto di resistere. La legge chiede un'altra cosa.
📕 Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) obbliga chi ti dà lavoro a valutare tutti i rischi. Anche quello del caldo. Anche negli ambienti chiusi senza climatizzazione, dove il termometro non lo guarda nessuno.
"Dai luoghi di lavoro arrivano segnali allarmanti e ripetuti", dice Renato Giacchi, Segretario generale della Filcams CGIL di Venezia, la categoria che segue commercio, turismo e servizi. "Il rischio da stress termico esiste anche nelle cucine, nelle sale espositive, nei negozi, nei posti di guardia e sulle spiagge. L'obbligo di valutarlo c'è già. Troppo spesso resta sulla carta."
🏛️ Nei musei civici veneziani si sono registrate temperature fino a 35 gradi con umidità sopra il 60%. Palazzo Ducale, Museo Correr, Palazzo Fortuny: chi ci lavora ogni giorno, spesso tramite appalti e cooperative, sta in quelle sale per tutto il turno.
🍳 In cucina e in sala, alle pulizie, in reception: turni lunghi, climatizzazione scarsa o assente, pause insufficienti, carichi di lavoro pensati come se il caldo non esistesse.
🏖️ Sul litorale, a Jesolo, Bibione, Caorle, chi fa il bagnino o lavora negli stabilimenti resta ore sotto il sole diretto, con divise poco adatte, postazioni senza ombra vera e poca possibilità di bere.
🛒 Nei negozi e nella grande distribuzione, quando l'impianto è insufficiente o guasto, si sta al pubblico per ore con l'aria che non gira.
🛡️ Chi fa vigilanza privata vive una condizione spesso dimenticata: turni prolungati, postazioni all'aperto o non climatizzate, uniformi inadatte, accesso ridotto a pause e acqua. La sicurezza degli altri non può costare la salute di chi la garantisce.
✅ Tradotto in cose che puoi chiedere: pause aggiuntive retribuite, acqua fresca sempre raggiungibile, rotazione tra le postazioni, orari spostati fuori dalle ore peggiori, impianti verificati e riparati, ombra adeguata per chi sta all'aperto, sorveglianza sanitaria vera.
Non sono favori. Sono obblighi.
⚠️ E se lavori in appalto, con un contratto a termine o stagionale, il rischio raddoppia: stesse temperature, meno margine per dire di no. Per questo la salute non si difende uno alla volta.
🤝 Raccogliamo le segnalazioni, entriamo nei luoghi di lavoro e chiediamo le verifiche allo Spisal dell'Asl e all'Ispettorato del lavoro. Dove serve, ci mobilitiamo. Chiediamo anche interventi strutturali sugli impianti nei luoghi della cultura e sanzioni effettive contro i contratti pirata.
"Non siamo disposti ad accettare che il caldo diventi la nuova normalità dello sfruttamento", conclude Giacchi. "La tutela della salute non è negoziabile. Non lo è in estate e non lo sarà mai."
Il caldo tornerà l'estate prossima. Le condizioni in cui lo affronterai dipendono anche da quante voci arrivano adesso.
Giacchi Renato Andrea Porpiglia Andrea Brignoli Chiara Testini Federica Bianchi
Filcams Cgil Nazionale Filcams CGIL Veneto
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