18/06/2026
ALLARME SICCITÀ NEL DELTA DEL PO: A RISCHIO ANCHE GLI ALTRI FIUMI DEL VENETO
La crisi idrica nel Delta del Po si sta aggravando con una rapidità preoccupante. In pochi giorni la portata del principale fiume italiano è crollata da oltre 1.000 a poco più di 350 metri cubi al secondo, ben al di sotto della soglia necessaria per contrastare la risalita dell’acqua salata dal mare.
Secondo ANBI Veneto, la scomparsa dei ghiacciai e la carenza di neve in montagna stanno modificando profondamente il comportamento dei corsi d’acqua: l’acqua piovana defluisce rapidamente verso il mare senza essere trattenuta e rilasciata gradualmente come avveniva in passato.
Nel Delta del Po l’acqua marina è già risalita per circa 10 chilometri nell’entroterra, costringendo il Consorzio di Bonifica a chiudere alcune derivazioni irrigue per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi.
A guardare con apprensione il livello dei fiumi sono naturalmente anche gli agricoltori. Il presidente di Coldiretti Veneto, Carlo Salvan, sottolinea come le temperature registrate già a fine maggio siano tipiche dei mesi estivi e stiano provocando stress alle colture e agli allevamenti, accelerando i cicli vegetativi e aumentando il fabbisogno d’acqua.
In alcune aree, come il Polesine, l’irrigazione del mais è iniziata con settimane di anticipo, con conseguenti costi aggiuntivi per le imprese agricole. A preoccupare maggiormente è la disponibilità della risorsa idrica nei mesi più caldi e il rischio che precipitazioni intense e concentrate non riescano a compensare il deficit accumulato.
Sotto osservazione non c’è solo il Po: anche Adige, Brenta e altri corsi d’acqua regionali mostrano segnali di sofferenza. La principale sfida sarà garantire acqua sufficiente per l’agricoltura e per il territorio in un’estate che si annuncia particolarmente calda.