15/08/2025
Cari amici e lettori, come ogni 15 agosto, i messinesi attendono con devozione la partenza della secolare processione della Vara, per poi accompagnarla lungo le vie principali della città.
La Vara, che celebra il momento dell’Assunzione in Cielo della Vergine Maria, è una "machina" piramidale alta 13,50 metri, (altezza rimasta immutata dal 1926), e dal peso di otto tonnellate.
Secondo la tradizione, la Vara sarebbe nata come carro trionfale in onore di Carlo V che, reduce dalla vittoriosa campagna contro Tunisi, il 21 ottobre 1535 fece il suo grandioso ingresso a Messina.
Sembra, comunque, che la Vara abbia origini ancora più antiche che affonderebbero nel lontano agosto 1282, al tempo del Vespro: mentre i messinesi tentavano di respingere l’ennesimo assalto angioino, leggenda narra che una Dama bianca, identificata come la Madonna, apparve più volte in difesa della città di Messina. I messinesi decisero, quindi, di commemorare l'evento con una festa annuale, così il 15 agosto 1283 fu allestito il Carro della Vittoria. Questo carro comprendeva una figura gigantesca della Madonna a cavallo (la Madonna Guerriera) e sarebbe stato, in seguito, riadattato per le celebrazioni in onore di Carlo V.
Per quanto riguarda la progettazione della Vara, dietro vi era l’ingegno dello scienziato messinese Francesco Maurolico, mentre la sua realizzazione artistica fu opera del celebre architetto e pittore Polidoro Caldara, conosciuto anche come Polidoro da Caravaggio.
Inizialmente, la Vara veniva chiamata “Bara”, termine che nel tempo ha subito un mutamento linguistico, ma che si riferiva effettivamente a una bara, o più precisamente alla teca posta alla base della struttura, contenente il corpo della “Dormitio Virginis”, ovvero della Madonna Dormiente, la cui anima, “l’Alma Mater”, è posta sul palmo di Gesù che la solleva verso il cielo, rappresentando, così, il vertice dell'imponente struttura.
Fino al 1866, la Vara era composta da personaggi viventi, perlopiù bambini che interpretavano gli angeli, ma anche la Madonna e altri personaggi presenti erano in carne e ossa; poi, vennero sostituiti da statue di cartapesta.
Anche le ruote, di cui la Vara era munita fino al 1565, furono sostituite: scivoli in legno la fanno, adesso, scivolare sull’asfalto, trascinata da oltre cento portatori tramite due lunghe gomene, in un percorso che, partendo da Piazza Castronovo, attraversa il centro storico della città, per poi giungere a piazza Duomo, dopo aver compiuto la tanto attesa quanto temuta “girata” (la svolta) tra via Garibaldi e via Primo settembre, la cui buona riuscita viene considerata di buon auspicio per la città.
La Vara trasmette emozioni intense, che per la loro unicità non possono essere rese per iscritto.
Giuseppe Pitrè, celebre studioso delle tradizioni popolari siciliane, scriveva: “La Vara va vista in movimento; ferma, non rende giustizia alla sua magnificenza. Quando cammina, i suoi congegni interni si mettono in moto, le ruote girano in direzioni diverse, creando uno spettacolo che lascia senza fiato”.
La Vara non può essere considerata una semplice processione religiosa: è un lungo momento di intensa condivisione.
In una mescolanza di sacro e pagano, di storia e folclore, la Vara è per tutti e unisce tutti, al di là del credo, dell'età, del ceto sociale.
Essa ha l'enorme potere di risvegliare il forte legame che si ha con le proprie radici e fa sì che i messinesi che vivono fuori dalla loro isola lo avvertano a tal punto da desiderare non mancare all'appuntamento… e questo è, forse, da considerarsi il grande miracolo della Vara.