Stupor Mundi - Associazione Culturale

Stupor Mundi - Associazione Culturale La nostra Associazione Culturale nasce con l'intento di promuovere e tutelare la cultura e l’identità siciliana.

Cari amici e lettori,a Messina è arrivato il Carnevale; un tempo questo significava l'esplosione della Tubbajana.Uomini ...
15/02/2026

Cari amici e lettori,
a Messina è arrivato il Carnevale; un tempo questo significava l'esplosione della Tubbajana.
Uomini e donne che danzano freneticamente, i corpi anneriti con olio e fuliggine, nudi se non per pochi esotici indumenti, eseguendo contorsioni e smorfie al suono di tamburi e brogne. Sembrano arrivare dall'oscurità primordiale, e in un certo senso è così. A Carnevale — anticamente un Capodanno — l'ordine del mondo si sospende per tornare al punto di partenza: perciò si dice che "una volta all'anno è lecito impazzire"!
"Tubbajana" è in origine il nome della musica suonata, affine alla "Tubbiana" nota in tutta la Sicilia e al ritmo dei Giganti calabresi. I facchini di Messina e “certe popolane” si spogliavano delle comuni vesti, sfidando il freddo e dipingendosi di nero. Volevano incarnare esseri lontani, "alieni", calati nell'immaginario di popoli sconosciuti che rompevano l'ordine costituito.
Antica è l'idea che lo straniero in visita possa essere un dio o un defunto e, senza saperlo, quei danzatori impersonavano entità primordiali. Sebbene riti simili esistessero altrove, solo a Messina musica e pantomima si fondevano in un’unità così suggestiva.
La Tubbajana non è però isolata: in tutta Europa a Carnevale si danza annerendosi il volto per rappresentare orsi, uomini selvatici o fantasmi; tutto ciò che insorge al confine tra un anno e l'altro. Affrontare le proprie oscurità per reintegrarle: è questo il cuore profondo di questi rituali.



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Cari amici e lettori,oggi è un giorno speciale, uno di quei giorni da segnare in rosso sul calendario.Il 12 gennaio 1848...
12/01/2026

Cari amici e lettori,
oggi è un giorno speciale, uno di quei giorni da segnare in rosso sul calendario.
Il 12 gennaio 1848, infatti, scoppiarono i moti di Palermo, destinati a infiammare tutta l’Europa dando il via alla “Primavera dei Popoli”. Ma non si trattò di una semplice rivolta: i moti palermitani — preceduti solo da quelli di Messina nel settembre del 1847 — non solo portarono alla liberazione della Sicilia dai Borbone, ma furono capaci di generare una delle costituzioni più belle della storia dell’umanità. Ratificata il 10 luglio dello stesso anno, essa venne poi calpestata dalla tirannia borbonica ai danni del popolo siciliano.
Nonostante la viltà di quel gesto, nulla potrà mai cancellare la gloria, la potenza e il valore che la Sicilia e il suo popolo seppero mostrare in quelle giornate.

Cari amici e lettori, da anni assistiamo letteralmente alla demonizzazione di Halloween, i più la vedono non solo come u...
31/10/2025

Cari amici e lettori, da anni assistiamo letteralmente alla demonizzazione di Halloween, i più la vedono non solo come un attentato alla nostra identità, ma anche come una vera e propria festa del male.
Ma è davvero così ?

Hæləˈwiːn o hæloʊ̯ˈiːn, in gaelico (antica lingua celtica parlata in Scozia e Irlanda), altresì non è che Hallows’Eve, traducibile come notte di tutti i Santi.

Con Halloween inizia l’osservanza di Allhallowtide, il tempo dell’anno liturgico dedicato alla memoria dei morti, dei santi, dei martiri e tutti i fedeli defunti. La celebrazione nasce nell’Alto Medioevo in Paesi nordici storicamente cattolici come l’Irlanda ed è considerata una delle celebrazioni più solenni della Chiesa.

Le origini della festività fatte risalire alla festa dei martiri, festeggiata nella Chiesa primitiva nella domenica dopo la Pentecoste o il 13 maggio, data della festività romana dei Lemuralia. Secondo diverse fonti la festa dei martiri venne trasferita da papa Gregorio III il primo novembre.

Le attività di Halloween includono dolcetto o scherzetto o partecipare a feste in costume e delle usanze tradizionali analoghe a quelle nordiche sono state riscontrate in altri Paesi a maggioranza cattolica esempio ne è il caso del “mortu mortu” in Sardegna.

Nell’Ottocento alcuni studiosi hanno ipotizzato che la celebrazione possa essersi originata da Samhain, una festività celtica corrispondente alla fine della stagione estiva e tenuta fra il 31 ottobre e il 1º novembre e a partire dal XVIII secolo si diffuse inoltre una falsa etimologia secondo cui Samhain deriverebbe da un omonimo dio della morte a cui si dice venissero offerti i bambini in sacrificio, e diversi gruppi cristiani riformati hanno boicottato Halloween di conseguenza, ritenendola una festa satanica.

La notizia è in realtà storicamente errata, e trovò diffusione solo a seguito di un errore contenuto in un’opera del militare britannico Charles Vallancey.

Nel XIX secolo gli immigrati scozzesi e i cattolici irlandesi hanno poi portato la festa negli Stati Uniti d’America, a maggioranza protestante, dove è stata riscoperta.

19/08/2025

Cari amici e lettori, oggi vogliamo raccontarvi di Mata e Grifone, i mitici giganti che il 13 e il 14 agosto, come da tradizione, percorrono le vie principali della città di Messina.

Si tratta di due colossali statue equestri, alte più di otto metri, realizzate in cartapesta e legno, note come “u giganti ca gigantissa” e che rappresentano i leggendari progenitori dei messinesi.

Grifone siede su un cavallo nero ed è raffigurato come un possente guerriero moro con una mazza in una mano e nell'altra uno scudo recante lo stemma della città, mentre Marta è posta su un cavallo bianco e indossa sul capo la caratteristica corona con le tre torri, simbolo di messinesità.

La leggenda di Mata e Grifone, come spesso accade, si intreccia alla storia:
si inserisce, infatti, all'interno della cornice storica delle incursioni saracene in Sicilia, frequente bersaglio di razzie arabe.

Ma chi erano Mata e Grifone?

Secondo la tradizione, attorno al 964 d.C il possente pirata saraceno Hassam ibn-Hammar sbarcò a Messina, intenzionato a saccheggiarla.
Durante una delle sue scorrerie vide Marta (in dialetto messinese Mata), bella popolana appartenente al villaggio di Camaro e se ne innamorò perdutamente.
Marta, al contrario, lo disprezzava per la sua crudeltà; erano, inoltre, troppe le differenze culturali e religiose, quindi lo rifiutò.
Hassam, a quel punto rapì Mata, che da quel momento rimase a lungo in silenzio, fino a che il saraceno non accettò di convertirsi al cristianesimo.
Fu solo dopo la sua conversione e dopo che venne ribattezzato Grifo (in seguito Grifone, per via della sua stazza), che la bella “cammarota” iniziò a ricambiare il suo affetto.

Dal loro amore nacquero numerosi figli, dando così origine alla stirpe dei messinesi.

Le statue presero la loro attuale forma equestre nel 1723, mentre in passato venivano sollevate dai portatori attraverso un sistema di pali e staffe e portate in processione accompagnate dal suono di tamburi, trombe, e strumenti come la "brogna" e la "ciaramedda".
Questa tradizione ricorda altre manifestazioni simili sia siciliane che calabresi.

La coppia di giganti, naturalmente, nel corso dei secoli hanno subito vari restauri: sembra che a realizzare le statua di Grifone con le testa e braccia mobili sia stato il fiorentino Martino Montanini nel 1560 e che la testa sia stata, invece, modellata in cartapesta da Andrea Calamech intorno al 1570; Mata, invece , la cui testa era stata modellata nel 1709 dallo scultore Santi Siracusa, venne completamente rifatta dopo il terremoto del 1783.
La testa di Mata, rifatta in gesso dal professore Amoroso, venne sostituita nel 1958 da quella attuale, scolpita da Mariano Grasso e dipinta dal professor Amoroso.

La passeggiata dei giganti è, tuttora, un evento molto atteso e sentito dai messinesi; Mata e Grifone, infatti, sono da sempre simbolo di identità e appartenenza.

Giuseppe Pitrè, nel suo celebre testo Feste patronali in Sicilia, scrisse: “sono sempre per il buon popolo messinese due simpatiche figure, e del popolino due specie di geni tutelari”.

Rivedere da adulti le statue dei giganti Mata e Grifone è un'esperienza che riporta indietro nel tempo, a un tempo fatto di stupore e meraviglia, quando da bambini guardavamo quelle figure stagliarsi contro il cielo e ci sembravano ancora più gigantesche.
Da adulti, magari, la percezione che ne abbiamo si è modificata, i giganti non sono più così immensi come li ricordavamo, ma tornando a contemplarli, sebbene con occhi più maturi, riscopriamo la stessa emozione di quando eravamo bambini.

15/08/2025

Cari amici e lettori, come ogni 15 agosto, i messinesi attendono con devozione la partenza della secolare processione della Vara, per poi accompagnarla lungo le vie principali della città.

La Vara, che celebra il momento dell’Assunzione in Cielo della Vergine Maria, è una "machina" piramidale alta 13,50 metri, (altezza rimasta immutata dal 1926), e dal peso di otto tonnellate.

Secondo la tradizione, la Vara sarebbe nata come carro trionfale in onore di Carlo V che, reduce dalla vittoriosa campagna contro Tunisi, il 21 ottobre 1535 fece il suo grandioso ingresso a Messina.

Sembra, comunque, che la Vara abbia origini ancora più antiche che affonderebbero nel lontano agosto 1282, al tempo del Vespro: mentre i messinesi tentavano di respingere l’ennesimo assalto angioino, leggenda narra che una Dama bianca, identificata come la Madonna, apparve più volte in difesa della città di Messina. I messinesi decisero, quindi, di commemorare l'evento con una festa annuale, così il 15 agosto 1283 fu allestito il Carro della Vittoria. Questo carro comprendeva una figura gigantesca della Madonna a cavallo (la Madonna Guerriera) e sarebbe stato, in seguito, riadattato per le celebrazioni in onore di Carlo V.

Per quanto riguarda la progettazione della Vara, dietro vi era l’ingegno dello scienziato messinese Francesco Maurolico, mentre la sua realizzazione artistica fu opera del celebre architetto e pittore Polidoro Caldara, conosciuto anche come Polidoro da Caravaggio.

Inizialmente, la Vara veniva chiamata “Bara”, termine che nel tempo ha subito un mutamento linguistico, ma che si riferiva effettivamente a una bara, o più precisamente alla teca posta alla base della struttura, contenente il corpo della “Dormitio Virginis”, ovvero della Madonna Dormiente, la cui anima, “l’Alma Mater”, è posta sul palmo di Gesù che la solleva verso il cielo, rappresentando, così, il vertice dell'imponente struttura.

Fino al 1866, la Vara era composta da personaggi viventi, perlopiù bambini che interpretavano gli angeli, ma anche la Madonna e altri personaggi presenti erano in carne e ossa; poi, vennero sostituiti da statue di cartapesta.

Anche le ruote, di cui la Vara era munita fino al 1565, furono sostituite: scivoli in legno la fanno, adesso, scivolare sull’asfalto, trascinata da oltre cento portatori tramite due lunghe gomene, in un percorso che, partendo da Piazza Castronovo, attraversa il centro storico della città, per poi giungere a piazza Duomo, dopo aver compiuto la tanto attesa quanto temuta “girata” (la svolta) tra via Garibaldi e via Primo settembre, la cui buona riuscita viene considerata di buon auspicio per la città.

La Vara trasmette emozioni intense, che per la loro unicità non possono essere rese per iscritto.

Giuseppe Pitrè, celebre studioso delle tradizioni popolari siciliane, scriveva: “La Vara va vista in movimento; ferma, non rende giustizia alla sua magnificenza. Quando cammina, i suoi congegni interni si mettono in moto, le ruote girano in direzioni diverse, creando uno spettacolo che lascia senza fiato”.

La Vara non può essere considerata una semplice processione religiosa: è un lungo momento di intensa condivisione.

In una mescolanza di sacro e pagano, di storia e folclore, la Vara è per tutti e unisce tutti, al di là del credo, dell'età, del ceto sociale.

Essa ha l'enorme potere di risvegliare il forte legame che si ha con le proprie radici e fa sì che i messinesi che vivono fuori dalla loro isola lo avvertano a tal punto da desiderare non mancare all'appuntamento… e questo è, forse, da considerarsi il grande miracolo della Vara.

Indirizzo

Viale Regina Elena, 307
Messina
98123

Sito Web

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