26/09/2026
Da anni il mondo venatorio tenta di rifarsi il look, raccontando la favola dei cacciatori come "primi ambientalisti", "custodi del territorio" o indispensabili "bioregolatori" della fauna.
Ma la verità è una soltanto:
la caccia è una pratica anacronistica, fondata su una visione arcaica del mondo in cui l'uomo si sente padrone assoluto di ogni essere vivente. Non c’è alcun contributo all'ecologia, non c’è alcun rispetto per la biodiversità: c’è solo la ricerca di un passatempo basato sulla sofferenza e sulla morte di animali liberi.
Armarsi, addentrarsi nei boschi e strappare la vita a un essere vivente che non ha alcuna possibilità di difendersi non fa di nessuno un "custode della natura".
Fa soltanto di chi lo compie un CARNEFICE.
Questa tragedia non è un banale "incidente di percorso": è la cartina tornasole della mentalità venatoria.
Un sistema dove gli animali non sono esseri viventi da rispettare, ma semplici strumenti da lavoro, cose da stipare nel bagagliaio e usare a piacimento per dare sfogo all'impulso di uccidere. QUANTA SOFFERENZA!
L’UNICA POSIZIONE ETICA, LOGICA E CIVILE POSSIBILE NON È CONTENERE LA CACCIA, NON È REGOLAMENTARLA....E' ABOLIRLA PER SEMPRE!!!
Dovevano arrivare fino in Lapponia per partecipare a una battuta di caccia. Il viaggio di sette Setter inglesi, però, si conclude molto prima, nel parcheggio dell’area di servizio Trens Est, in Trentino, lungo la carreggiata nord dell’autostrada del Brennero.
I sette cani muoiono soffocati mentre vengono trasportati nel bagagliaio di un veicolo. A dare l’allarme è un automobilista, che nota alcuni degli animali ormai privi di vita e avverte le forze dell’ordine.
Quando la Polizia stradale di Vipiteno arriva sul posto, trova gli occupanti del mezzo, tutti residenti in Lombardia, impegnati nel tentativo di rianimare l’unico cane ancora vivo. L’animale è in condizioni critiche e muore poco dopo, nonostante le cure veterinarie prestate in extremis.
Dai primi accertamenti emerge una situazione che dovrà essere ricostruita nei dettagli. Le immagini scattate dagli agenti mostrerebbero bagagli ed effetti personali sistemati intorno e sopra le gabbie dei cani, con la possibile ostruzione delle aperture necessarie al passaggio dell’aria. Anche lo spazio tra le porte dei box e il portellone risulta estremamente ridotto.
Gli accertamenti dovranno ora chiarire esattamente le condizioni nelle quali gli animali vengono trasportati e stabilire eventuali responsabilità.
Sette cani partono per un viaggio di migliaia di chilometri verso la Lapponia. Nessuno di loro arriva a destinazione.
Fonte: Repubblica Milano
Autrice: Lucia Landoni