Associazione Culturale "Sole che Sorgi"

Associazione Culturale "Sole che Sorgi" Vogliamo, rivalutare le antiche tradizioni della Nazione Siciliana; vogliamo la riscoperta della nostra lingua; vogliamo l'autodeterminazione dei siciliani

Mi sembra strano che ancora ci meravigliamo per questi sperperi degli oligarchi e per la povertà che avanza, colpendo le...
24/09/2025

Mi sembra strano che ancora ci meravigliamo per questi sperperi degli oligarchi e per la povertà che avanza, colpendo le classi lavoratrici e le famiglie. Questo accadrà sino a quando noi non lasciamo i nostri egocentrismi, cerchiamo di unire tutte le forze sane e facciamo prendere coscienza al popolo della condizione in cui la corte dei vari viceré, che si sono succeduti, li ha rilegati. Ormai allo stato in cui ci troviamo l'unica strada da intraprendere per il cambiamento radicale è la disobbedienza civile e fiscale.

SCHIFANI E IL “PREMIO ALESSI”: 90 MILA EURO DI FESTINO, IL POPOLO A PANE E ACQUA

Novantamila euro. Non per le scuole che cadono a pezzi. Non per gli ospedali che chiudono i reparti. Non per aiutare le famiglie massacrate dal carovita. Ma per un festino. Per un teatrino autocelebrativo intitolato “Premio Alessi”, partorito dal governo Schifani per festeggiare se stesso mentre la Sicilia affonda.

Grazie al Codacons, questa pagliacciata finisce adesso sotto la lente della Corte dei Conti. E ci mancherebbe: quando il denaro pubblico diventa bottino, il minimo sindacale è che qualcuno chieda conto.

I NUMERI DELLO SCANDALO

Catering: 60.640 euro.
Ospitalità e transfer: 10.000 euro.
Audio, luci e palco: 15.000 euro.
Trofei: 4.000 euro.
Addobbi floreali: 2.160 euro.
Grafica e stampa: 1.800 euro.

Totale: novantamila tondi. Una cifra che nella Sicilia reale significa stipendi di intere famiglie, mesi di spesa, cure sanitarie negate.

Sessantamila euro solo per riempire piatti e bicchieri. A meno che tra gli invitati non ci fosse una mandria di elefanti, la spiegazione è una sola: soldi buttati per giustificare il giocattolo annuale del cerimoniale presidenziale. Una tradizione di spreco che cresce di anno in anno: nel 2023 spesi 53 mila, nel 2024 74 mila, adesso quasi 90 mila. Sempre tutto speso fino all’ultimo centesimo, come se il banchetto fosse sacro e intoccabile.

UN EVENTO A PERDITA

E sia chiaro: l’ingresso era gratuito, nessun rientro, nessun beneficio per la collettività. Solo l’ennesimo spettacolo per palati presidenziali, mentre il popolo siciliano resta senza pane.

Il Codacons parla di spese “sproporzionate”. Io parlo di insulto politico. Perché queste somme arrivano mentre le famiglie siciliane combattono con bollette raddoppiate, stipendi fermi e un carrello della spesa che divora tutto. Ma Schifani non soffre l’inflazione: si è già sistemato con la sua indennità di trasferta, aumentando a piacere il proprio gettone.

IL CONTRASTO OSCENO

La deputata Stefania Campo (M5S) ha messo il dito nella piaga: un presidente che vive da nababbo a tanti zeri, mentre ai siciliani in difficoltà arrivano solo le briciole – e nemmeno quelle. Il “reddito di povertà” nella manovra quater non esiste, e a fronte di oltre 100.000 domande sono stati erogati miseri 227 euro a 11.000 beneficiari.

Questo non è solo un festino. È la radiografia di una Regione che brucia milioni per il lusso dei palazzi, e lascia il popolo a contare i centesimi.

LA VERITÀ È QUESTA

Le notti romane di Schifani non erano quattro spicci: erano l’anteprima di un metodo, quello di chi vive sulle spalle dei siciliani e si permette il lusso di chiamarlo “governo”.

Noi lo chiamiamo per quello che è: saccheggio organizzato.

Stanno cercando il classico "Casus belli" o "l'assassinio dell'arciduca d'Austria", come fu per la prima guerra mondiale...
23/09/2025

Stanno cercando il classico "Casus belli" o "l'assassinio dell'arciduca d'Austria", come fu per la prima guerra mondiale.

Zelensky è sicuro al 100%: le violazioni dello spazio aereo della Danimarca e della Norvegia, che hanno comportato cancellazioni di voli, sono colpa della Russia.

Ancora stiamo aspettando le prove dei droni in Polonia, dove anche lì era sicuro. Nel frattempo, a oggi, l'unica cosa sicura resta un missile Usa sganciato da un caccia polacco in Polonia.

Ricordiamo anche il GPS di Ursula von der Leyen: anche lì diceva di avere le prove. Ma alla fine si è scoperto essere l'ennesima bufala. Per non parlare della violazione dello spazio aereo dell’Estonia: anche lì sicuri al 100% e poi, alla fine, i caccia russi avevano volato in uno spazio aereo senza violare un bel niente.

Questi, a furia di raccontarcela in questo modo, prima o poi finiranno per sparare su qualche aereo russo. Allora sì che in quel momento finirà davvero in modo disastroso. Ce la stanno tirando fin troppo con questi racconti da guerre stellari, senza portare alcuna prova in merito.

Casus belli in arrivo?

T.me/GiuseppeSalamone

Chi sono i mercenari secondo Machiavelli? I mercenari sono descritti come uomini senza patria, motivati solo dal guadagn...
22/09/2025

Chi sono i mercenari secondo Machiavelli? I mercenari sono descritti come uomini senza patria, motivati solo dal guadagno economico, privi di disciplina e fedeltà, e pericolosi per la stabilità dello Stato.
Che fare? Ragioniamo un attimo: se dovessero essere uno o pochi a non pagare le tasse sono degli evasori se invece siamo tutti a non pagarle è disobbedienza civile e fiscale, l'unica soluzione per mandare a casa gli occupanti mercenari della politica... Gandhi docet.

ARS: IL BANQUETTO DEI SIGNORI, LA FAME DEL POPOLO

Mentre i siciliani contano i centesimi per fare la spesa, mentre le famiglie scelgono se pagare la luce o comprare il pane, l’Assemblea Regionale Siciliana si regala l’ennesimo banchetto sulle spalle del popolo. È ufficiale: i deputati regionali hanno approvato l’aumento dei rimborsi per pasti e pernottamenti.

Da 50 euro a 170,91 euro a pasto.
Da 200 euro a 570 euro a notte in hotel.
E tutto questo in nome dell’“adeguamento ISTAT”, che quest’anno segna lo 0,8%. Avete letto bene: 0,8% l’inflazione, +185% le loro cene. Un miracolo contabile, una moltiplicazione dei pani e dei pesci degna non di Cristo, ma di un esercito di parassiti.

E il bello? Questi rimborsi sono esentasse. Tu paghi l’IVA sul latte, loro si strafogano di ostriche senza lasciare un centesimo al fisco.

Ecco la verità: l’ARS non è un parlamento, è un club esclusivo. Non una casa della democrazia, ma un casinò dove i giocatori hanno sempre la posta vinta. La Sicilia affonda, e i nostri deputati si occupano del colore delle lenzuola d’albergo.

E intanto, fuori da Palazzo dei Normanni, la vita vera è un’altra:
• pensionati con 600 euro al mese,
• giovani costretti all’emigrazione,
• ospedali che crollano,
• autostrade ridotte a crateri,
• paesi senz’acqua per settimane.

E loro? Loro innalzano i calici da 170,91 euro, brindando al nulla.

Questa non è più politica, è un atto di guerra contro il popolo. Perché quando un’istituzione decide che la priorità è aumentarsi i rimborsi mentre la gente muore nei pronto soccorso, quello non è cattivo gusto: è criminalità sociale.

E allora sì: chiamatelo pure populismo. Ma noi lo chiamiamo col suo nome: rivolta. Non si può continuare a tollerare che la Sicilia resti colonia dei colletti bianchi, dei parassiti istituzionali che trasformano il Parlamento in mensa di lusso.

Basta servigi per loro e fame per noi. Basta hotel a 570 euro e case popolari che cadono a pezzi. Basta pranzi a 170 euro e bambini che a scuola non hanno nemmeno il riscaldamento.

O il popolo siciliano si alza e ribalta i tavoli di questo banchetto indegno, o saremo complici silenziosi di questa farsa. Non ci sono mezze misure: o rivoluzione, o schiavitù.

L’ARS banchetta.
La Sicilia muore.
E noi? Noi dobbiamo scegliere: alzare la testa o restare servi.

Uscite dalla vostra indifferenza, la realtà è ben diversa da quella che la propaganda vi fa' credere. Solo voi siete gli...
19/09/2025

Uscite dalla vostra indifferenza, la realtà è ben diversa da quella che la propaganda vi fa' credere. Solo voi siete gli artefici del vostro presente e del futuro dei vostri figli.

☝️ BLOCCHIAMO TUTTO

22 SETTEMBRE – SCIOPERO GENERALE

CATANIA – PARTENZA PIAZZA STESICORO, ORE 10

Il Movimento Siciliano d’Azione chiama il popolo in piazza. Non è più tempo di silenzi, non è più tempo di compromessi.

Mentre a Gaza si compie un genocidio in diretta, con bambini sterminati, famiglie spazzate via e un popolo intero cacciato dalla propria terra, l’Occidente si gira dall’altra parte, Roma resta complice e le basi militari in Sicilia si trasformano in strumenti di morte.

👉 Noi diciamo basta.
Chi lotta per la libertà non può restare neutrale davanti a un massacro.
• Fermare ogni intervento militare nella Striscia.
• Aprire corridoi umanitari e mettere in sicurezza la popolazione civile.
• Sostenere le missioni umanitarie, compresa la Global Sumud Flotilla.
• Sospendere ogni accordo commerciale e militare con Israele finché non si ferma la guerra e l’occupazione.
• Riconoscere lo Stato di Palestina.

La logica della forza e del riarmo è un veleno che avvelena la democrazia nel mondo e condanna i popoli alla schiavitù.

La Sicilia non può restare colonia, né complice. Da questa terra di rivoluzioni deve alzarsi un grido chiaro: basta massacri, basta deportazioni, basta genocidi.

Il 22 settembre blocchiamo tutto. Sciopero, piazze, presidi.
CATANIA – PIAZZA STESICORO – ORE 10.

Perché il silenzio è complicità.
Perché la libertà di un popolo è la libertà di tutti i popoli.
Perché chi oggi massacra Gaza, domani massacrerà ancora.

✊ Movimento Siciliano d’Azione

Così mentre gli scribi e farisei occidentali si strappano le vesti per le dichiarazioni di Putin sugli accadimenti in Uc...
17/09/2025

Così mentre gli scribi e farisei occidentali si strappano le vesti per le dichiarazioni di Putin sugli accadimenti in Ucraina e per la condanna del governo israeliano da parte dell'ONU in Palestina vi è un'altra Nakba, dopo quella del 1948.
È difficile raccontare in diretta come le porte dell’inferno si fossero aperte su Gaza, e utilizzo questa espressione perché è questo che Israele sta facendo e sta dichiarando. I ministri hanno detto anche che non torneranno mai più indietro nell’occupazione di Gaza e così, quella che all’epoca i molti quotidiani relegarono a una provocazione oggi diventa realtà: le villette sul lungomare di Gaza per i coloni. Ma intanto siamo andati avanti e non ci sono più le brutte villette a schiera cubiche, c’è il sogno della riviera di Gaza voluta da Trump e Netanyahu.
Questo attacco non è solo l'ennesimo atto di forza, ma l'epilogo di una storia dilaniante per il popolo palestinese e il movimento che lo sostiene, fatta di accordi siglati e poi disattesi, di negoziati sabotati e di una volontà politica che ha preferito far parlare le armi e relegare la diplomazia in un angolo.

COME SIAMO ARRIVATI QUI

Per capire dove siamo oggi, come siamo arrivati qui, dobbiamo guardare indietro e andare al 21 gennaio 2025, il giorno in cui Trump si insediava e tra Hamas e Israele veniva siglata la firma di un accordo in tre fasi. Chi seguiva la Palestina da tempo sapeva che era l’ennesima farsa, un riposizionamento sul fronte Nord dove l’IDF era impegnato contro il Libano.

Non sono mai andati oltre la fase 2, Israele ha rotto la tregua e l’illusione che ci potesse essere un percorso di pace.

Mentre vi scrivo arrivano aggiornamenti dall’inferno, ovvero da Gaza city, dove missili e carri armati stanno spazzando via tutto per dare vita all’ennesima occupazione illegale di un territorio palestinese. Tutto ruota attorno al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e alle motivazioni dietro le sue scelte. Ex militare e politico di lungo corso, in questi due anni ha fatto dichiarazioni ambigue, mosse calcolate e di un incessante “tira e molla” nelle trattative che ha costantemente minato ogni sforzo di pacificazione.

Netanyahu ha sempre manifestato una forte avversione per qualsiasi accordo che non garantisse il pieno controllo di Israele su Gaza. Le trattative sono state utilizzate come uno strumento per prendere tempo, per consolidare la propria posizione e per creare le condizioni necessarie per un'occupazione totale della Striscia. Ogni volta che un accordo sembrava imminente, un pretesto, una mossa unilaterale, un attacco mirato, sembrava spuntare dal nulla per far saltare tutto.

SABOTAGGIO CALCOLATO

Un sabotaggio calcolato, così possiamo definire la strategia di Netanyahu che ha portato a un'escalation continua, con cicli di violenza che si sono susseguiti senza sosta. E ora, siamo di fronte al risultato finale di questa politica: un'operazione di terra che ha trasformato Gaza in un inferno e che ha destabilizzato ulteriormente un'intera regione già in seria difficoltà.
Il tutto nell'assordante silenzio dei governanti di un occidente decadente nei valori e nelle coscienze, che ha calpestato quelle regole che si era imposto affinché non si ripetessero gli orrori della seconda guerra mondiale. Ma principalmente un assordante silenzio farisaico provenire dai palazzi istituzionali italici dimentichi dei principi costituzionali e del fondamentale art. 11 di una costituzione voluta dopo due guerre mondiali e una dittatura.

IL GENOCIDIO TRASMESSO IN DIRETTA: GAZA, 711 GIORNI DI STERMINIO

Gaza non esiste più. È polvere, cenere, sangue rappreso sul cemento spezzato. Da 711 giorni il mondo intero guarda in silenzio lo sterminio di un popolo: la cancellazione sistematica, chirurgica e brutale di una Nazione che resiste solo con la memoria e con la voce spezzata dei sopravvissuti.

Israele avanza coi carri armati tra i ruderi di Gaza City, osannato dai suoi generali e da un ministro della Difesa che parla di “missione compiuta” mentre i cadaveri dei bambini vengono estratti dalle macerie. La missione è il genocidio. La missione è il deserto al posto delle città, i cimiteri al posto delle scuole, le fosse comuni al posto degli ospedali.

Le cosiddette aree sicure sono trappole mortali: senza acqua, senza pane, senza riparo. Bombe su ospedali, bombe su scuole, bombe su chi tenta di fuggire. Oltre 26.000 bambini assassinati: non “effetti collaterali”, ma bersagli pianificati di una politica che ha come unica logica l’annientamento.

Eppure, il mondo applaude. L’Occidente – lo stesso che predica diritti umani e democrazia – fornisce armi, copertura diplomatica, complicità morale. Washington, Parigi, Berlino, Roma: tutti allineati nel silenzio del boia, tutti servi di un progetto imperiale che ha come cardine la distruzione di un popolo.

Netanyahu, il piccolo tiranno di Tel Aviv, ignora persino i suoi generali: non gli interessa la strategia, non gli interessa la vita degli ostaggi, non gli interessa nulla se non obbedire alla sua coalizione messianica e a un Occidente che lo tiene al potere. Davanti alle proteste delle madri israeliane fugge, scappa come un ladro. Ma sulle rovine di Gaza resta la sua firma: il marchio del crimine.

Hamas denuncia la “campagna fascista di annientamento” e accusa gli Stati Uniti di complicità diretta. È la verità: senza il via libera americano, senza le bombe made in USA, Gaza non brucerebbe. Senza la vigliaccheria dell’Europa, il genocidio non avrebbe la copertura di legittimità che oggi ha.

Questo non riguarda solo la Palestina. Riguarda noi.
Perché ciò che accade a Gaza è lo specchio di ciò che accade a ogni popolo colonizzato. I palestinesi cancellati con le bombe sono gli stessi siciliani cancellati con le leggi, con i trattati, con lo sfruttamento delle basi militari come Sigonella e Niscemi. È la stessa logica: togliere dignità, identità, sovranità, fino a ridurci a sudditi senza futuro.

Chi applaude oggi al genocidio palestinese è lo stesso che domani brinderà alla svendita della nostra terra. È la stessa mano che arma Israele a massacrare Gaza e che arma Roma a governare la Sicilia come una colonia.

711 giorni di Gaza in fiamme sono un monito: o resisti, o muori. Non ci sono vie di mezzo.
Il popolo palestinese resiste con il sangue, noi dobbiamo resistere con l’organizzazione, con la rivolta culturale, con la presa di coscienza che senza indipendenza non c’è vita.

Il genocidio in Palestina non è lontano: è qui, nelle nostre città svendute, nei nostri mari recintati, nelle nostre basi militari consegnate allo straniero. Gaza è Sicilia, e Sicilia sarà Gaza se non apriamo gli occhi.

Oggi Gaza brucia. Domani potrebbe essere la nostra terra. Gaza brucia insieme alle coscienze del mondo!

La Sicilia deve guardare Gaza come si guarda uno specchio. Il colonialismo non ha sempre il volto della bomba: a volte ha quello della burocrazia, della tassa, del commissario inviato da Roma, della base militare piantata nel cuore dell’isola senza che un siciliano possa dire no. La Palestina viene annientata con il fuoco, la Sicilia viene consumata con l’inganno. Ma il risultato è lo stesso: popoli privati della loro libertà.

E se i palestinesi oggi gridano “Resistenza o morte”, noi siciliani dobbiamo gridare “Indipendenza o scomparsa”. Perché senza indipendenza, la nostra fine non sarà meno brutale, solo più lenta.

Stiamo scrivendo la storia. Un futuro migliore di pace senza sfruttati e sfruttatori. Stiamo dicendo NO al neo feudalesi...
04/09/2025

Stiamo scrivendo la storia. Un futuro migliore di pace senza sfruttati e sfruttatori. Stiamo dicendo NO al neo feudalesimo del signoraggio bancario internazionale. Stiamo sovvertendo l'ordine costituito imposto dal pensiero unico globalista.

"Al peggio non c'è fine". Si pensava che con la presidenza Musumeci si fosse toccato il fondo dell'efficienza e del mala...
29/08/2025

"Al peggio non c'è fine". Si pensava che con la presidenza Musumeci si fosse toccato il fondo dell'efficienza e del malaffare ed invece siamo qui a valutare il "peggio del peggio" la presidenza Schifani. È così dopo quasi dieci anni dalla presidenza Crocetta, che per vassallaggio e corruzione non scherzava, possiamo affermare che Schifani è il "nulla cosmico". Ma la colpa non è solo delle milizie mercenarie d'occupazione bipartisan chiamate a governare ma di chi lì ha votate ma principalmente di chi, pur non votandole, ne vive le conseguenze con rassegnazione e indifferenza. Ora è obbligo chiedersi: "ma dove è finita la dignità, l'orgoglio del popolo siciliano che ha dato vita alle rivolte contro gli oppressori?"

GOVERNO SCHIFANI: IL NULLA COSMICO CON LA FASCIA TRICOLORE

✍️ Mauro Crisafulli

Se qualcuno pensava che con Renato Schifani alla guida la Sicilia avrebbe finalmente visto la luce, deve essersi confuso con i fari bruciati delle strade provinciali. Perché questo governo, più che guidare, sembra partecipare a una gara di “slalom tra disastri” purtroppo senza mai riuscire a schivare un ostacolo.

Si parlava di rilancio, investimenti, crescita. In pratica: aria fritta. Le imprese aspettano aiuti, i lavoratori aspettano lavoro, e il governo aspetta… nessuno sa cosa. Intanto la burocrazia siciliana continua a muoversi con la rapidità di una lu**ca in ferie.
Gli ospedali scoppiano, i medici scappano e per una visita serve più fortuna che per vincere al Superenalotto.

Schifani aveva promesso efficienza: forse intendeva quella con cui si accumulano ritardi e disservizi. Le strade sono crateri, le ferrovie ricordano i trenini elettrici degli anni ’80, e le grandi opere restano grandi solo nelle conferenze stampa. La Sicilia avrebbe bisogno di ponti, strade e binari; il governo le offre invece slogan, promesse e rendering in power point.

Se c’è un primato che la Sicilia può vantare è quello dell’immondizia. Discariche piene, raccolta differenziata al minimo e soluzioni rimandate all’infinito. In compenso, il governo Schifani può sempre dire di aver trasformato l’isola in un museo a cielo aperto… di sacchi neri.

Tra litigi interni, rimpalli di responsabilità e alleati che sembrano nemici, l’esecutivo regionale assomiglia più a una compagnia teatrale in crisi che a un governo. Solo che i biglietti li pagano i cittadini, e a caro prezzo.

Il governo Schifani non è solo un fallimento: è una performance tragicomica, dove la Sicilia resta immobile mentre gli attori sul palco recitano battute stanche. La differenza è che al teatro, almeno, ci si diverte.

Non dimentichiamo le imposizioni UE, accettate dai governi italici, sul "diametro delle vongole", che devono avere deter...
28/08/2025

Non dimentichiamo le imposizioni UE, accettate dai governi italici, sul "diametro delle vongole", che devono avere determinate misure, per essere immesse sul mercato. Caratteristiche non consone a quelle presenti nei nostri mari ma atte a favorire quelle dei mari del nord o oceaniche. Ma scriviamolo a caratteri cubitali..."nonostante tutto questo sono tanti i radical chic siculi, di dx e di sx, nascosti anche tra le file degli indipendentisti, che inneggiano a questa UE". Il segnale da lanciare è di cominciare a boicottare il venduto ittico non dei nostri mari, sia fresco che surgelato.

SICILIA SCHIAVA: IL COLONIALISMO ROMANO AFFONDA I NOSTRI PESCATORI

A Mazara del Vallo, come a Sciacca e a Lampedusa, la storia si ripete: barche ferme, reti in banchina, famiglie sull’orlo della rovina. Non è il mare ad aver tradito i nostri pescatori, ma lo Stato italiano e la sua logica coloniale che ancora una volta sacrifica la Sicilia sull’altare degli interessi altrui.

L’Unione Europea, che a Roma chiamano “patria comune”, ha imposto lo stop alla pesca del gambero rosso. Ma questo fermo biologico – applicato solo ai siciliani – diventa l’ennesima condanna economica. I nostri mari sono controllati, i nostri uomini ridotti a manodopera senza futuro, mentre flotte straniere continuano a pescare liberamente, indisturbate. Un colonialismo mascherato da regolamento europeo.

Il risultato? I motopesca siciliani restano immobilizzati nei porti, costretti a guardare il mare come fosse una prigione. Eppure, proprio quel mare è la nostra ricchezza. Il gambero rosso di Mazara è una delle eccellenze più richieste al mondo, capace di generare milioni di euro di fatturato e lavoro. Ma allo Stato italiano non interessa. Non vuole che la Sicilia si regga sulle proprie gambe: preferisce vederla inginocchiata, elemosinante sussidi e contributi, dipendente da Roma.

Non è un problema “del Mediterraneo”, come provano a raccontare: è un problema coloniale. Perché al Nord Italia, dove le grandi industrie possono continuare a produrre anche inquinando, nessuno impone stop. Qui invece, a Sud, ogni ricchezza viene soffocata sul nascere. Il pesce, l’agricoltura, l’energia, i porti: ogni settore viene limitato, bloccato, commissariato.

I pescatori siciliani non chiedono elemosina: chiedono indipendenza. Perché senza libertà economica non ci sarà mai dignità politica. La Sicilia potrebbe vivere del proprio mare, delle proprie risorse, del proprio lavoro. Invece ci costringono alla fame, per ricordarci che siamo colonia e non Nazione.

Mentre i pescherecci siciliani marciscono legati in porto, dall’altra parte del mare i tunisini calano le reti senza restrizioni. Loro “pescano allegramente”, indisturbati, e l’Italietta coloniale – invece di difendere i propri pescatori – arriva persino ad importare il gambero rosso dalle flotte tunisine, lo stesso che i nostri uomini non possono catturare. Uno schiaffo doppio: non solo ci impediscono di lavorare, ma riempiono i mercati con prodotto straniero, togliendo pane e dignità alle famiglie siciliane.

E allora, la domanda è semplice: fino a quando continueremo ad accettare che Roma e Bruxelles decidano quante reti possiamo calare, quanta acqua possiamo bere, quanta energia possiamo produrre? Fino a quando i siciliani sopporteranno in silenzio di essere trattati come schiavi sulla propria terra?

Il mare non ha padroni. Ma la Sicilia, purtroppo, sì.

I "tornelli" sono solo la punta dell'iceberg. Guardando la base questa è caratterizzata da decenni di connivenze con per...
21/08/2025

I "tornelli" sono solo la punta dell'iceberg. Guardando la base questa è caratterizzata da decenni di connivenze con personaggi in odore di mafia. Che hanno gestito non solo il controllo e la privatizzazione delle spiagge, demanio pubblico, ma anche l'erogazione dei servizi e non solo di quelle privatizzate ma anche di quelle libere o sotto il pseudo controllo delle amministrazioni comunali. Quindi cominciamo a richiedere la trasparenza degli atti amministrativi sugli appalti che assegnano le concessioni per l'errogazione dei servizi.

🌊 MARE DI TUTTI, NON DI POCHI:
QUANDO LA BUONA POLITICA AL SERVIZIO DEL CITTADINO FA SALTARE I TORNELLI

C’è un fatto semplice che oggi spiega tutto: quando la politica è messa al servizio del cittadino — con testa, metodo e sacrificio — le cose cambiano. E succede in fretta.

Dopo settimane di denunce pubbliche e un’azione di opposizione serrata, la Regione Siciliana ha mandato due note formali ai concessionari dei lidi: entro 10 giorni via tornelli, staccionate e qualunque barriera rigida che ostacoli l’accesso alla battigia, pena la decadenza della concessione. Una nota è generale per tutti i lidi dell’Isola; l’altra è indirizzata alla Italo-Belga di Mondello. Non un’opinione: atti firmati dal dirigente del Dipartimento Ambiente che danno attuazione alla circolare del 13 agosto dell’assessore Savarino.    

🟥 Perché il “governatore” si sveglia solo adesso?

Domanda legittima. Il presidente Renato Schifani — che da queste parti continuano a chiamare “governatore”, quasi fossimo un feudo — si è allineato solo dopo l’iniziativa politica e mediatica che ha inchiodato le responsabilità, costringendo il Palazzo a uscire dall’ambiguità. Oggi dichiara che “nessuna staccionata o recinto sarà più autorizzata e quelle esistenti andranno rimosse”. Bene. Ma dov’era ieri? Perché servono blitz, interrogazioni, telecamere e frastuono per ottenere ciò che la legge impone da sempre: il mare è un bene pubblico e l’accesso deve essere libero e gratuito. 

La verità è che l’opposizione fatta bene funziona. Funziona quando è ostinata, documentata, popolare. Funziona quando ha nomi e cognomi: Ismaele La Vardera ha trasformato una battaglia civile in un risultato amministrativo concreto. Si può essere a favore o contro il suo stile, ma i fatti pesano: prima la circolare, poi l’ultimatum. Questa è politica, non folklore.  

☝️ Non basta Mondello: la regola vale per tutta la Sicilia. E Catania?

Le note dicono “tutta la Sicilia”. Quindi vale a Palermo come a Trapani, a Siracusa come a Ragusa. E deve valere a Catania, dove il litorale è stato cementificato e recintato a uso privato da piccoli nuclei oligarchici che controllano varchi, accessi e perfino l’aria tra un ombrellone e l’altro. Ora non ci sono più scuse: via gli ostacoli, subito. E non a settembre inoltrato, quando i giochi sono fatti, ma entro i 10 giorni fissati dagli atti regionali. La Regione, nel frattempo, ha annunciato verifiche a tappeto sulle concessioni, con ispezioni estese capillarmente lungo la costa.  

La politica che serve (e ci serve): alzare la voce, ba***re i pugni, imporre la linea costituzionalmente corretta

In un Paese “occupato” come la Sicilia — occupato da pratiche predatorie, rendite parassitarie e burocrazie compiacenti — o alzi la voce o vieni zittito. Ba***re i pugni sul tavolo non è populismo: è dovere civico quando un diritto elementare, accedere al mare, viene strangolato da tornelli e staccionate. Oggi l’atto c’è, domani serve farlo rispettare. Perché un’ordinanza che non arriva in spiaggia è carta bagnata.

Il programma minimo (subito eseguibile):

1. Rimozione immediata di ogni barriera rigida e tornello in concessione, con sopralluoghi giornalieri e verbali pubblici online. (La nota già prevede la decadenza in caso di inadempienza). 
2. Mappa pubblica dei varchi liberi ogni 50 metri nei tratti urbanizzati; cartellonistica uniforme regionale.
3. Revoca espressa delle concessioni non conformi entro i 10 giorni e stop a rinnovi per i recidivi. 
4. PUDM veri, non finti: adeguamento dei comuni alla normativa nazionale ed europea, con audizioni pubbliche dei cittadini prima dell’adozione. 
5. De-cementificazione progressiva dei tratti più deturpati (Catania in testa), con cronoprogramma e fondi vincolati.
6. Numero unico regionale per segnalare ostacoli e abusi, con obbligo di intervento entro 48 ore.
7. Rapporto trimestrale al Parlamento siciliano su controlli, sanzioni e stato delle concessioni: nomi, date, importi.

Merito e metodo: la lezione di questa vicenda

Questa partita dimostra che la “politica del risultato” esiste. Quando una minoranza organizzata impone trasparenza, controlli e tempi, anche i “governatori” dormienti si svegliano. Non ci interessano i titoli sui social, ci interessano i varchi aperti e le famiglie che passano senza pagare il pedaggio al feudatario di turno.

Oggi registriamo:

• Circolare del 13 agosto 2025: stop a nuove autorizzazioni per tornelli e recinti; via libera ai soli dispositivi mobili (corde, cime) per motivi di sicurezza. 
• Note del 20 agosto 2025: 10 giorni per adeguarsi in tutta l’Isola; diffida specifica alla Italo-Belga a Mondello; previsione di decadenza per chi non rispetta.   

👉 Bene. Ma non basta aver vinto questa: bisogna vincere dappertutto. Catania, ci siete? Siracusa, ci siete? Messina, ci siete? Il mare non è un salotto privato: è demanio pubblico e bene comune. E finché servirà, continueremo ad alzare la voce.

BASTA PAGARE PER ANDARE AL MARE! 🌊✊
Il mare è un bene comune, non una proprietà privata. Nessun tornello, nessuna staccionata, nessun pedaggio può cancellare un diritto costituzionale: il mare è di tutti i siciliani.

Il metodo è chiaro: opposizione seria + pressione popolare + atti vincolanti. Oggi la Sicilia ha un’occasione per rimettere la legalità con i piedi nella sabbia. Spetta a noi — cittadini, movimenti, amministratori coraggiosi — pretendere l’esecuzione. Tra dieci giorni, contiamo i varchi aperti. Poi il resto saranno solo chiacchiere.

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Messina

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