Tercio viejo de Sicilia

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21/04/2026
20/04/2026

LE TRE UNIVERSITA’ DEL REGNO DI SICILIA

- Spigolature -

Abituati come siamo a guardare la Sicilia come parte integrante del meridione d’Italia non solo andiamo a corrompere il fatto che la Sicilia è una Nazione, ma pure perdiamo di vista le grandissime differenze che ci sono tra la Sicilia e tutta quella gran parte d’Italia che un tempo andava sotto il nome di “regno di napoli”.

Abbiamo già visto che se “regno di napoli” era una Monarchia Assoluta più volte nella sua storia degenerata in una tirannide, il Regno di Sicilia era una Monarchia Costituzionale, con un Parlamento e limiti importanti ai poteri del Sovrano, soprattutto in materia fiscale.

Un altro importante elemento di diversità rispetto al meridione d’Italia - anche se noi Siciliani restiamo umili e non lo sbandieriamo in continuazione ai quattro venti - è che il Regno di Sicilia vantava ben tre Università.

Università di Catania, anno di fondazione 1434
Università di Messina, anno di fondazione 1548
Università di Palermo, anno di fondazione 1806

Il Regno di Sicilia, alla faccia del lembo d’Africa e dei “Saraceni da civilizzare” (come dicevano i signori napoletani), era anche questo; e se dobbiamo parlare di “primati” questo è certamente uno dei più importanti.

Tolta l’università di Napoli - fondata da un Re di Sicilia il quale verrà ripagato sappiamo bene come - nel resto del regno di Napoli non c’era assolutamente nulla (a causa proprio del ruolo parassitario esercitato dalla “capitale” sulle province) sicché accostare il Regno di Sicilia al regno di Napoli è completamente fuori luogo.

Stiamo molto attenti quindi quando mettiamo la Sicilia, che è una Nazione, accanto ad una Napoli qualsiasi o a territori come la Lucania o la Puglia.

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Ma quanto è bella la Sicilia!?
19/04/2026

Ma quanto è bella la Sicilia!?

3335 Mi piace, 140 commenti. "Vi porto nel cuore ❤”

30/03/2026

GUERRA E CARESTIA, UN PICCOLO EPISODIO DELLA GUERRA DEI TRENT’ANNI

- a peste, fame et bello, libera nos Domine -

Abbiamo sottolineato tante volte il ruolo che i Siciliani hanno avuto nella difesa di Christianitas contro la minaccia ottomana al tempo degli Asburgo di Spagna, ma abbiamo pure detto che i Siciliani sostenevano la Spagna contro l’eresia protestante.

La Guerra dei Trent’anni (1618-1648) è stato innanzitutto un conflitto religioso tra cattolici e protestanti (alcuni di voi ricorderanno il motto “cuius regio, eius religio”) ma anche un conflitto politico ed egemonico tra la Spagna e la Francia cattolica del Cardinale Richelieu con la sua “Ragion di Stato”.

La guerra tra Francia e Spagna non poteva non coinvolgere il Regno di Sicilia la cui Corona era posata sul capo degli Asburgo di Spagna.

Allo stesso tempo la guerra poteva rappresentare una buona occasione per tentare di recuperare quelle risorse che in Sicilia al momento scarseggiavano, come quando nell’anno 1641 alcune galee siciliane attaccarono delle tartane francesi cariche di viveri.

“Nell’anno 1641, nella scarsezza di grano, furono spedite alcune galee siciliane contro alcune tartane francesi, che come nemiche nella guerra, che ancora persisteva fra la Francia e la Spagna, molestavano nei mari di Sicilia i sudditi del Re; la quale spedizione riuscì gloriosa, essendo sortito ai nostri di impossessarsi di una di quelle barche.” (Di Blasi)

Insomma, anche nella Guerra dei Trent’anni noi c’eravamo! ... E chissà quante ce ne saranno state di piccole battaglie come queste!

RIFERIMENTI:
- G. E. Di Blasi, Storia cronologica dei vicerè, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia

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18/03/2026

Immagina la Sicilia del 212 a.C., non solo come il cuore pulsante del Mediterraneo, ma come la culla della tecnologia più avanzata e terrificante mai vista dall'uomo antico, dove il genio di Archimede trasformò Siracusa in una fortezza inespugnabile che sfidò da sola la superpotenza di Roma. Mentre il generale Marcello pensava di risolvere l'assedio in pochi giorni, si scontrò con la mente di un uomo che aveva reso la geometria un'arma letale, elevando l'ingegno siciliano a vette che ancora oggi lasciano sbalorditi gli storici. La difesa della città non fu un semplice atto di resistenza, ma una sfilata di miracoli meccanici: Archimede perfezionò le baliste e le catapulte con un sistema di gittata variabile che permetteva di colpire le navi romane sia a grande distanza che sotto le mura, scagliando massi enormi da oltre 75 chili che squarciavano i ponti delle triremi come se fossero di carta. La curiosità più incredibile risiede nella "Manus Ferrea", o Artiglio di Archimede, una gigantesca gru nascosta dietro le mura che, grazie a un sapiente gioco di leve e carrucole, calava ganci d'acciaio sulle navi nemiche, le sollevava in verticale fuori dall'acqua e poi le rilasciava di schianto, facendole colare a picco tra il terrore dei legionari che credevano di combattere contro degli dei. Non meno leggendari sono gli Specchi Ustori, grandi scudi di bronzo levigato che, concentrando i raggi del sole siciliano in un unico punto focale, erano in grado di incendiare il legno delle navi a centinaia di metri di distanza, una tecnologia così avveniristica da essere stata testata con successo persino dal MIT in epoca moderna. I numeri dell'assedio raccontano di una resistenza durata ben due anni, un tempo infinito per l'epoca, durante il quale i soldati romani erano talmente terrorizzati che bastava veder spuntare una semplice corda o un pezzo di legno dalle fortificazioni per farli fuggire in preda al panico, convinti che Archimede stesse per scagliare contro di loro qualche nuova diavoleria. Questa epopea non fu solo una questione di macchine, ma l'esaltazione suprema di una Sicilia ellenistica che rivoluzionò il mondo antico

Testo e foto di Travel Sicily

14/03/2026

Il siciliano non è una lingua originaria dall'italiano, ma al pari dell'italiano deriva direttamente dal latino volgare, e costituì la prima lingua letteraria italiana, già nella prima metà del XIII secolo, nell'ambito della Scuola siciliana. Anche l'UNESCO riconosce al siciliano lo status di lingua madre, motivo per cui i siciliani sono descritti come bilingui, classificandola tra le lingue europee vulnerabili.
Pagina: Travel Sicily
https://www.facebook.com/sicilyimmaginepage

12/03/2026

Leggi su Sky TG24 l'articolo Don Chisciotte, il trailer del film con Alessio Boni in esclusiva su Sky TG24

10/03/2026

PRIMA DEL 1812, I SICILIANI CHIEDONO AIUTO AGLI INGLESI CONTRO IL GOVERNO DISPOTICO NAPOLETANO

- L’ultimatum -

Certa storiografia attribuisce ai Borbone di Napoli il “merito” di aver conservato la Sicilia all’Italia contro le grinfie della “perfida Albione”, dimenticando però che questi erano i valvassini dell’Impero Austriaco (non proprio un amico dell’Italia) e che hanno anticipato i peggiori regimi criminali con il loro truce sistema militare e di polizia allagando di sangue innocente la Sicilia.

Il fatto è che erano i Siciliani stessi - durante la sgradita presenza di Ferdinando di Borbone in Sicilia alla sua seconda fuga da Napoli - a chiedere all’Inghilterra di intervenire per mettere fine ai tanti abusi commessi da questi signori che se ne infischiavano della plurisecolare Costituzione Siciliana imponendo tasse illegalmente e arrestando arbitrariamente chi osava criticare l’operato del governo napoletano.

Sotto questo aspetto è illuminante la testimonianza di William Henry Thompson che non solo riporta il malcontento siciliano ma ci fa pure intendere che la Sicilia era sul punto di una rivolta generale per abbattere il malgoverno napoletano.

“Voi siete venuti per proteggerci, diceva la gente agli ufficiali dell’armata. Ma a che ci serve la vostra protezione, se non possiamo trarne alcun vantaggio? Poiché viviamo subendo i guai di un cattivo governo, qualsiasi cambiamento sarà per il meglio; e preferiremmo essere senza di voi, se non vorrete apportare un cambiamento nelle misure adottate.” (Thompson)

A tutti gli effetti un ultimatum che conferma le parole di William Bentinck quando disse a Maria Carolina: “Madama, o Costituzione o Rivoluzione.”

(continua)

RIFERIMENTI:
- W. H. Thompson, Sicily and its inhabitants

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07/03/2026

MESSINA E LA LIBERTA’ DI COMMERCIO (XIII sec.)

- La storia commerciale di Messina al tempo degli Svevi -

Messina, per i suoi grandi commerci e la sua forza politica, è stata paragonata ad una città anseatica opponendo alla Monarchia i suoi importanti privilegi veri o presunti.

Cerchiamo assieme di ricostruire la storia di questa importante città siciliana tornando al tempo degli Hohenstaufen di Sicilia.

“Certo la felice positura di Messina per cui il suo porto e la città erano frequentatissimi di gente di tutte le parti, e sede di colonie stabili di genovesi, di pisani, di amalfitani, di veneziani, nonché di catalani, di francesi, di levantini e delle rispettive curie marittime, deve avere influito (e la tradizione doveva essere remota), a creare nei messinesi quella piena coscienza autonomistica per cui più che ogni altro siciliano essi, prima ancora di chiderlo con particolari privilegi, ebbero la presunzione di godere di piena libertà di commercio, di possedere una curia maris, di destinare e ricevere consoli, di armare galee, di avere un proprio districtus, di godere di un ampio privilegio di Foro.” (Gaudioso)

RIFERIMENTI:
- M. Gaudioso, Natura giuridica delle autonomie cittadine nel “Regnum Siciliae”, Casa del Libro Editrice, Catania

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Indirizzo

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Messina
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