10/01/2025
🏕️ CAMPO INVERNALE DI ALTA SQ
(27-29 dicembre 2024 – Longarone)
In queste vacanze natalizie, con l'Alta Squadriglia, abbiamo potuto fare il campo invernale.
🚍 Venerdì 27 Dicembre siamo salite sul bus in direzione Longarone per poi spostarci a Codissago a piedi posizionandoci per dormire una notte. È stato un giorno tranquillo perché, a parte preparare pranzo e cena, abbiamo fatto due bellissime attività, tra cui assistito alla coinvolgente testimonianza del Sig. Giuseppe Vazza, sopravvissuto al disastro del Vajont.
☀️ Risvegliateci nei nostri sacchi a pelo, sabato 28, dopo una giusta colazione, ci siamo messe in cammino per raggiungere e visitare la diga del Vajont.
Arrivate, una guida ci ha spiegato molto bene con tutti i dettagli il disastro accaduto il 9 ottobre 1963 e ne siamo rimaste molto colpite. Finita la visita, stanche ma entusiaste e cariche, ci siamo dirette a Casso, uno dei paesi insieme a Erto che sorgono sulle pendici opposte della frana del Monte Toc e abbiamo pranzato.
Sul pomeriggio ci siamo rimesse in carreggiata per tornare a Codissago, prendere gli zaini, metterceli in spalla e raggiungere Longarone, parrocchia che ci ha ospitato per quella seconda notte. Quella sera dopo la visita della diga del
Vajont e di Casso, con la vista su stupendi ed incantevoli paesaggi leggermente spolverati dalla neve, ci siamo addormentate rilassate e stanche.
🔔 Il giorno dopo, domenica 29, svegliate super cariche siamo partite per Castellavazzo per partecipare alla Santa Messa e, tornate indietro, abbiamo sistemato zaini e stanza in cui abbiamo dormito e, dopo aver pranzato, siamo andate a
visitare la Chiesa di Longarone.
È una chiesa diversa da quelle che siamo abituate a vedere di solito perché è costituita da due anfiteatri sovrapposti: uno inferiore, coperto, dove si trova l'aula vera e propria, e uno superiore, scoperto, pensato come una sorta di piazza da cui è possibile osservare la diga del Vajont.
Sul tardo pomeriggio ci siamo caricate gli zaini in spalla e, a bordo del bus diretto a Silea, siamo tornate a casa.
Ecco alcuni dei nostri commenti relativi a questo breve ma intenso ed indimenticabile campo invernale:
✏️“Questo è stato un campo invernale indimenticabile, nonostante la fatica che abbiamo fatto per giungere alla diga del
Vajont e a Casso il paesaggio era veramente spettacolare, siamo rimaste tutte colpite ed entusiaste anche nel vedere la neve. In questo campo ho capito che dietro alla fatica da compiere si nasconde una bellissima soddisfazione nel riuscire a superare ogni ostacolo che inizialmente stavamo evitando”
✏️ “Di questo campo invernale trascorso con l’alta mi sono portata a casa la consapevolezza di ciò che è accaduto la notte del 9/10/1963.
Mi hanno sempre incuriosito le dinamiche di questa tragedia frutto dell’irresponsabilità dell’uomo che ha completamente sconvolto e distrutto il territorio circostante alla diga risparmiando solo pochi abitati. Sono felice di
aver potuto approfondire l’argomento avendo avuto occasione di conoscere un testimone.
Nel tempo trascorso insieme mi sono divertita molto e tutta la fatica è passata in secondo piano grazie alla compagnia delle mie amiche, scoprendo lati di loro che non avrei avuto altrimenti modo di conoscere. Per questo sono grata di questa esperienza.”
✏️ “È stata sicuramente una delle esperienze che ci porteremo a lungo nel nostro percorso di vita, sia a livello culturale che spirituale.
Le attività proposte sul dono e la testimonianza che abbiamo ricevuto, la spiegazione di quanto accaduto la notte del 9 ottobre 1963 e la visita alla diga sono stati momenti in cui abbiamo potuto comprendere l’entità del disastro e che ci
hanno fatto riflettere su quanto, a volte, siamo fortunate per ciò che ci circonda, la famiglia ed i doni ricevuti.
Abbiamo sicuramente capito cosa significa fare fatica, camminando con e senza zaino, su sentieri e su strade, ma, grazie a ciò, siamo riuscite ad assaporare meglio la bellezza del paesaggio che ci circondava, ma soprattutto, di chi ci stava affianco, cercando di portare a casa e nella nostra quotidianità quanto appreso, donandosi agli altri e cercando di aiutare il prossimo in ogni circostanza, non restando indifferenti alle piccole cose di ogni giorno.”
✏️ “In questo campo invernale io, personalmente, sono riuscita a comprendere appieno il disastro del Vajont. Quando è
spiegato in classe, nessuno sa realmente le dimensioni, in quanto e come è avvenuto l’accaduto.
Ascoltare Giuseppe Vazza, la guida durante la visita alla diga, i pezzi di stoffa con i nomi dei bimbi, il numero di morti e le foto sensibilizzano moltissimo sull’evento, tutti questi elementi fanno capire le dinamiche, nonostante ci siano
ancora enormi punti di domanda.
È stato molto interessante e soprattutto utile questo campo perché tutti sanno cos’è il disastro del Vajont ma nessuno lo approfondisce realmente, è un pezzo di cultura in più che ci si porta a casa, parte di storia che ha segnato
profondamente una popolazione che non ha colpe.”
✏️ “Durante questo campo invernale abbiamo scoperto una realtà che, per quanto già conoscessimo, non eravamo mai riuscite a capire appieno. Siamo riuscite a capire il disastro del Vajont sia per quanto riguarda il danno all’ambiente e com’è successo, ma abbiamo soprattutto capito cos’è accaduto alle persone che sono rimaste in vita e cosa hanno
vissuto grazie anche alla testimonianza del signor Giuseppe Vazza.”
Ardeide Spensierata
e l’Alta Sq. Volpi