11/04/2026
❤️ A volte non servono parole per creare un legame, nel silenzio, nella presenza nasce una forma di cura che va oltre tutto il resto.❤️
Il corridoio del reparto di Cure Palliative ha un suono tutto suo, il fruscio ritmico dei passi e il silenzio denso delle stanze. Sono volontario da poco più di un un anno e conosco bene quel confine, ma la stanza 4 — quella di A.M. — per me è diventata un luogo fuori dal tempo.
Il nostro "legame" non è nato dalle parole.
Lei, un tempo lavorava con i bambini delle elementari, ora comunica con l'economia di chi sa che ogni respiro è prezioso. Ho iniziato con il solito turno del lunedì pomeriggio, ma presto quel lunedì è diventato stretto, insufficiente.
Con il tempo ho iniziato a passare in ospedale anche altri giorni: visite veloci, fuori dal mio "dovere" ufficiale. Non lo faccio per eroismo, ma per una necessità silenziosa. Entro, mi siedo sulla sedia accanto al letto e semplicemente ci sono.
Abbiamo il nostro rito del silenzio: spesso passiamo del tempo senza dire nulla. Io le racconto piccoli frammenti di vita quotidiana, lei mi guarda, ascolta e risponde alle mie sempici domande. È un silenzio "attivo", una presenza che non chiede nulla in cambio.
Ogni tanto, A.M. rompe quel muro d'aria con brevi scintille. "Hai tagliato i capelli" o "che bel colore il tuo golfino", mi dice con un filo di voce. Oppure, stringendomi debolmente la mano, mi sussurra: "Quando vieni ancora?".....
È un patto non scritto.
In questo nostro rapporto privilegiato non servono grandi discorsi. Ho smesso di essere "colui che aiuta" , Lei ha smesso di essere "colei che soffre". Siamo diventati due compagni di viaggio che si riposano in una stazione di sosta.
La forza di questo legame risiede proprio nella sua semplicità. Porto a lei il mondo esterno, quello dei turni extra e del tempo rubato alla routine; lei regala a me la capacità di fermarmi, di dare valore a un singolo istante di pace condivisa.
In quel reparto, dove tutto sembra finire, il nostro legame è la prova che la cura più grande non è sempre un farmaco, ma la scelta consapevole di restare....
Maurizio Zanenga - Volontario