13/06/2023
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RETE 6 V/M
Non esiste nessuna ragione per innalzare i limiti elettromagnetici. Se non quelli economici da parte dei gestori delle telecomunicazioni che intendono, dopo aver acquistato le licenze per il 5G, risparmiare sulle infrastrutture!
Per questa ragione nasce la Rete 6V/m, per difendere il diritto alla salute di tutti e tutte le cittadine!
A sostenere tali tesi lo stesso studio del Politecnico di Milano per Asstel, l’Associazione di categoria di Confindustria, che stima come, in presenza degli attuali limiti, il 62% degli impianti risulta non espandibile al 5G il che si traduce, a livello nazionale, in 27.900 impianti o da reingegnerizzare o per la quale va ricercato un nuovo sito, con un esborso incrementale di circa 4 miliardi di euro a carico degli Operatori radiomobili.
Questa, quindi, la vera ragione che spinge il settore delle telecomunicazioni a richiedere, ormai da anni, di aumentare i limiti espositivi a 61 V/m.
Eppure, sono tante e diverse le ragioni per non aumentare i limiti di esposizione, compresi quelli tecnici di sviluppo della tecnologia 5G, che risulta anche secondo le stesse Arpa, possibile anche con gli attuali limiti.
Non solo ma va ricordato che:
· i limiti indicati dalla Commissione Europea e suggeriti dall’ICNIRP sono indicati come valori da non superare, e non da raggiungere
· che tali valori, oggetto di analisi vecchie più di 25 anni, sono indicati solo ed esclusivamente sulla base degli effetti termici. Sul tema risulta molto interessante l’articolo scientifico pubblicato lo scorso 8 maggio 2023 da parte dell’IEEE – Institute of Electrical and Electronic Engineers (Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici), la più grande organizzazione al mondo nell’ambito dell’ingegneria elettrica ed elettronica e delle tecnologie dell’informazione – nel quale viene ribadito come il valore di 61 V/m si riferisca solo agli effetti termici, cioè di riscaldamento dei tessuti, e trascuri completamente gli ormai riconosciuti effetti biologici non termici, caratteristica per la quale alcune radiofrequenze vengono usate anche a scopo terapeutico
· che oggi esistono evidenze scientifiche adeguate della presenza di rischi sanitari, anche a bassi livelli di esposizione, che devono essere tenuti in considerazione per la salute di cittadini e per mantenere la biodiversità;
· che i “livelli di riferimento” di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 V/m per gli effetti termici, gli unici effetti considerati, risultano essere circa 10 volte più elevati, in termini di campo elettrico, dei 6 V/m previsti dal valore di attenzione vigente in Italia e 100 volte più alti in termini di densità della potenza. Va precisato, quindi, che i 10 W/mq previsti dalla Raccomandazione Europea vanno confrontati con gli 0,1 W/mq del nostro DPCM 8/7/2003
Non esiste neanche una ragione normativa che costringe l’Italia a adeguare i propri limiti di esposizione. La stessa Raccomandazione 1999/519/CE afferma che “gli Stati membri hanno facoltà, ai sensi del Trattato, di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla
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presente Raccomandazione”, specificando quindi che non esiste alcun obbligo di adeguamento agli standard europei.
Come non esiste neanche un’incompatibilità tra la normativa italiana e l’implementazione delle nuove tecnologie -. Mentre esistono “nuove” evidenze scientifiche che necessitano di essere prese in considerazione nel momento in cui si vuole rimettere mano alla normativa nazionale sul tema.
Per tutte queste ragioni, la Rete 6 V/m e tutti i suoi firmatari chiedono con forza che venga ritirato ogni tentativo di innalzamento dei limiti elettromagnetici. Sulla quale non intendiamo fare un solo passo indietro.
ADERENTI
Associazioni e Comitati
Legambiente, Lettelariamente APS, Comitato cittadini Ciampino no Antenna,
Personalità
Partiti