30/08/2026
Ieri è terminata ad Aliano la 2026.
Calanchi, terra, frane, fragilità, crolli, movimento, cambiamento, acqua, rinascita.
Se dovessimo riassumere questo viaggio in poche parole, sarebbero queste. Abbiamo attraversato i calanchi sotto un caldo denso e implacabile, provando sulla nostra pelle l'intensità più dura e spietata di questo paesaggio: un’argilla scoscesa plasmata in oltre un milione di anni dall'innalzamento del fondo marino, da movimenti tettonici e da un’erosione millenaria dove l’acqua e il fresco del vento sembravano quasi un miraggio.
La nostra ultima tappa è cominciata a Pisticci, partendo dalla piazza con i due "Giuseppe" per il racconto del Lucania Film Festival, un festival che ha festeggiato i suoi 27 anni e che ha cambiato la storia recente del paese, diventando un faro di apertura mentale, ibridazione di linguaggi, creatività e sperimentazione per i giovani del territorio. Attraversando il Dirupo, lo storico rione segnato nel 1688 da una tremenda e devastante frana che ne ridisegnò l'urbanistica, siamo arrivati alla Chiesa dell'Immacolata per incontrare Daniele Onorati del Il Teatro Dei Calanchi.Daniele ci ha aperto il suo mondo: dalla sua storia personale all'evoluzione di Pisticci, fino al progetto Circus, vero e proprio aggregatore sociale e spazio di produzione culturale, e alla nascita del Teatro dei Calanchi. Un modo di essere in relazione ai calanchi, prima ancora che una semplice location spettacolare. Una visione fatta del rispetto per il luogo e per chi lo abita, della scelta di rallentare, di addentrarsi in piccoli gruppi e creare narrazioni intime legate al territorio.
Daniele ci ha regalato una riflessione bellissima sul termine calanco: scavare in profondità, distaccare o far cadere, ma anche un’evocazione alla Kalanchoe, la pianta che si rigenera dalle sue stesse foglie cadute. Il calanco che cade, dunque, è una terra che rinasce. Un'ispirazione che abbiamo vissuto nel corpo e negli occhi la sera stessa durante "Pandora", il loro spettacolo messo in scena con un'essenzialità e un trasporto emotivo travolgenti.
Dopo il racconto di Daniele, ci siamo messi di nuovo in cammino sotto il sole picco del primo pomeriggio. La natura fragile di questa terra si è palesata a Craco, dove la guida Antonio ci ha scortato lungo i vicoli del paese fantasma attraverso l'esperienza del Museo Emozionale Scenografico (MEC), facendoci toccare con mano cosa significa la convivenza con il dissesto idrogeologico.
La sera si è trasformata in un abbraccio di sapori veri: una cena di comunità con i frutti preziosi di questa terra, tra peperoni cruschi, pasta al ferricello fatta a mano e mozzarelle locali.
La sveglia è suonata prima dell'alba, alle 5:00. Abbiamo raggiunto in silenzio il cuore del Parco dei Calanchi di Aliano insieme a
Teresa Lardino, fotografa professionista del posto.
Teresa, dopo un periodo di formazione lontano da casa, ha scelto di tornare: "perché nessun luogo al mondo possiede la luce di Aliano" e per il forte richiamo di riscatto verso la propria terra, da costruire giorno dopo giorno con l'attivismo civico. Lì, mentre la luce filtrava tra le creste d'argilla, abbiamo atteso l'alba in un silenzio carico dell'energia collettiva della condivisione. Poi colazione nei calanchi con caffè e crostata, prima di incamminarci verso il nostro rifugio, il Casale dei Calanchi.
La mattinata è stata dedicata all'esplorazione del borgo che ospitò Carlo Levi durante il suo periodo di confino politico tra il 1935 e il 1936. Oggi vede nascere un primo vero e proprio sistema museale: Mimma e Zaccaria ci hanno guidato con passione nella Pinacoteca e nella Casa di Carlo Levi. Con Teresa abbiamo anche riflettuto sulle dicotomie del paese: la frenesia dei grandi eventi che richiamano centinaia di persone e la quiete immobile del resto dell'anno. Un momento di ascolto antropologico per fare paralleli e comprendere lo sgretolarsi di questi borghi d'argilla, che sotto questo sole cocente hanno mostrato a noi camminatori la loro immensa fragilità.
Abbiamo chiuso questo viaggio a tavola, con un cerchio delle emozioni. A caldo ci siamo scambiati ciò che ci portiamo a casa, le sensazioni che hanno fatto vibrare più forte il nostro cuore durante l'attraversamento.
La Netural Walk 2026 finisce qui, ma le storie, i legami e le visioni costruite lungo i passi restano per sempre. Grazie a chi ha camminato con noi, a chi ci ha accolto e a questa terra bellissima e ostinata. 💚