Il lavoro pedagogico della SdP che negli anni si è sviluppato è partito da una serie di domande circa il significato di educazione su di un «luogo del trauma»: a decenni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale qual è il ruolo pedagogico di luoghi di memoria come Monte Sole? Come educare alla complessità partendo da un luogo di estrema violenza e dolore? Come è possibile ragionare sull
a guerra e sulla violenza senza renderle ragionevoli? Come conciliare l’impatto della sofferenza estrema con un atteggiamento scientifico? Come riuscire a raccontare la violenza senza che lo sguardo esiti compiaciuto o indifferente sul dolore degli altri, senza che la narrazione della violenza diventi sensazionalismo e pornografia delle emozioni? Come evitare che Monte Sole (o qualsiasi altro «luogo del trauma») diventi inutile tappa di un discutibile turismo della memoria, di un inefficace se non dannoso tour dell’orrore? Come preservare la memoria dal “dovere di memoria”? (Todorov, 2001)
Il ragionamento attorno a queste domande ha dato vita nel tempo ad una teoria e pratica educativa che si è sviluppata e che rimane sempre un work in progress. La pratica del lavoro educativo pone sempre nuove domande alla teoria e la teoria sempre nuovi strumenti alla pratica. In quest'ottica, la Scuola di Pace di Monte Sole ha colto l'occasione del 70° anniversario degli eccidi (2014) per riflettere sulle politiche e le culture della memoria in Europa, a partire dal e per ritornare al caso di Monte Sole, per analizzare la memoria di questa strage e le sue implicazioni per il nostro presente nonché la memoria di altre stragi, comprese quelle in cui gli italiani sono stati a loro volta perpetratori e non vittime. Ora intendiamo proseguire in questo lavoro, mantenendo uno sguardo vigile sulla complessità del mondo che ci circonda e sul nostro agire in esso.