29/03/2026
Immagina una strada larga 111 metri.
Per darti un riferimento: i Champs-Élysées di Parigi, viali compresi, arrivano a circa 70 metri. Il Tratturo Magno era più largo di così. E non era asfalto, non era pietra. Era erba.
Si chiamava Tratturo Magno, o Tratturo L'Aquila-Foggia, e per 244 chilometri tagliava l'Appennino centrale da L'Aquila fino a Foggia, attraverso tutto l'Abruzzo interno.
Non era un sentiero. Era un sistema.
Ogni anno, lungo questo corridoio verde largo come tre corsie autostradali, transitavano fino a 3 milioni di animali. Pecore, soprattutto. Le greggi scendevano verso la Puglia in autunno, risalivano verso i monti in primavera. Questo movimento si chiamava transumanza, e il Tratturo Magno ne era la spina dorsale.
E qui arriva il bello.
La lana prodotta da quelle pecore non restava in Abruzzo. Veniva lavorata a Firenze, dove le manifatture tessili dei mercanti-banchieri toscani la trasformavano in stoffe pregiate. Da lì finiva nelle corti di tutta Europa. Un filo diretto — letteralmente — tra un campo abruzzese e un re francese o un duca fiammingo.
Il tracciato non era una trovata medievale dell'ultimo momento. I Vestini, popolazione italica che abitava queste zone, lo percorrevano già nel VII secolo a.C. Duemila anni prima che qualcuno pensasse di metterci mano ufficialmente.
Quell'ufficialità arrivò nel XV secolo, quando Alfonso V d'Aragona — re di Napoli — regolamentò formalmente i tratturi del regno. Stabilì larghezze fisse, diritti di passaggio, tasse. Il Tratturo Magno diventò infrastruttura di Stato.
Spoiler.
Tecnicamente lo è ancora. Il Tratturo Magno risulta oggi demaniale: è proprietà dello Stato italiano. Percorsi, terre, il tracciato originale. Tutto.
Quasi nessuno lo sa. Buona parte del tragitto è incolto, dimenticato, spezzato da strade provinciali e recinzioni abusive. Un'infrastruttura che per secoli ha mosso l'economia di mezza Europa giace sotto i radar di chiunque, compreso chi dovrebbe tutelarla.
In breve:
Il Tratturo Magno era un corridoio erboso largo 111 metri che collegava L'Aquila a Foggia per 244 km.
Fino a 3 milioni di animali lo percorrevano ogni anno: la lana abruzzese, lavorata a Firenze, riforniva le corti europee.
Regolamentato da Alfonso V d'Aragona nel '400, è ancora tecnicamente proprietà dello Stato italiano — ma è quasi completamente dimenticato.