29/05/2026
🔔 𝐝𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧: la sua storia
Sabato 30 maggio alle ore 15.30 in cattedrale si svolgerà l'ordinazione presbiteriale di don Francesco Tesser, don Maurizio Castellan e don Luca Fecchio
La diretta sul canale YouTube della Diocesi di Treviso
𝐕𝐢𝐯𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐢𝐭𝐚̀, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐡𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐩𝐥𝐨
Sono Maurizio, ho 36 anni e sono originario della parrocchia di Onigo di Piave. Il mio cammino in Seminario è iniziato nel marzo del 2019 con l’ingresso in Comunità Vocazionale, dopo il diploma come geometra nel 2008 e dieci anni di lavoro come libero professionista.
Vorrei condividere alcuni sentimenti che maggiormente abitano il mio cuore: un primo sentimento, accompagnato anche dalla preghiera, è la gratitudine verso il Signore. San Paolo scrive: “Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!” (1Tess 5,24), ed è veramente così, tutto questo è esclusivamente opera del Signore. La gratitudine, poi, va anche ai miei genitori, che ormai da qualche anno mi accompagnano dal cielo, perché un germe di questa vocazione è nato sicuramente dal loro amore, dal loro matrimonio e dalla vita di famiglia e di fede che mi hanno trasmesso in modo molto semplice.
Oltre alla gratitudine, ciò che sento accompagnarmi è la serenità del cuore e la pace, perché il Signore si è preso cura di me in questi anni di formazione e si è fatto presente in modi che mai avrei pensato. La Parola che più mi ritorna, quando penso a come il Signore si è fatto presente, è “il centuplo”. Ho potuto sperimentare quel centuplo da Lui promesso ai suoi discepoli “in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi…” (cfr. Mc 10,28-30), mentre si interrogavano sul senso di lasciare tutto per seguirlo.
“Non c’è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama. Non siamo esortati a non amare, ma a scegliere l’oggetto del nostro amore. Ma che cosa sceglieremo, se prima non veniamo scelti? Poiché non amiamo, se prima non siamo amati”. È quanto scrive Sant’Agostino nei suoi discorsi e questo mi ha aiutato a fare memoria e riconoscere, ancora una volta, che è il Signore che fa sempre il primo passo; è Lui che ci guarda, ci chiama, ci sceglie e ci ama per primo.
Una delle paure che più mi bloccavano, quando stavo pensando di entrare in seminario, era quella di non farcela, di non essere la persona più idonea. Questa, come altre paure, negli anni si sono diradate man mano che sono riuscito ad aprirmi e consegnarmi al Signore così com’ero, così come sono. Un cammino di riconciliazione con la mia storia, anche ferita, di riscoperta della mia vita, sentendomi amato e voluto, arrivando quindi a gustare la serenità nell’intuire sempre più che il Signore non mi voleva cambiato, ma così come sono. Questo ha richiesto molto lavoro personale accompagnato dal padre spirituale, dagli educatori del Seminario, ma anche e soprattutto dalla preghiera di una Chiesa che, attraverso le persone incontrate, mi è stata vicina.
Mi ritorna alla mente un’immagine usata dal predicatore negli Esercizi in preparazione all’ordinazione. Diceva che il prete è sì un pastore, ma che lavora come un contadino; la sua caratteristica è quella di seminare abbondantemente e di saper aspettare che il seme cresca.
Chiedo, allora, una preghiera per me, don Luca e don Francesco, perché possiamo incarnare questa immagine e così indicare sempre il vero centro di tutto, il Crocifisso Risorto.