Strasatti Autonoma

Strasatti Autonoma Strasatti, Patrimonio Culturale e Portatrice di Memorie Collettive! Perché le istanze dei cittadini diventino farti concreti. insieme si può! Antonella Morsello

E che la nostra borgata sia Autonoma!

11/04/2026

Zootecnia: storia, tradizione e soluzioni

La zootecnia non è solo lavoro: è respiro antico, è terra che parla, è vita che si affida alle mani dell’uomo. È il battito lento delle campagne, il legame invisibile tra chi alleva e ciò che viene custodito ogni giorno con fatica e amore.

Dentro ogni impresa zootecnica non ci sono solo numeri o produzione, ma storie.

Storie di famiglie che si alzano prima dell’alba, di mani segnate dal tempo, di occhi che osservano il cielo per capire se sarà una buona giornata. È un presidio umano, sociale, civile: dove altri vedono isolamento, lì esiste presenza. Dove altri vedono fatica, lì nasce dignità.

E poi, nel cuore di tutto questo, come un’eco che non smette mai di vibrare, c’è lui: il pastore di un tempo. Figura quasi leggendaria, ma reale come la terra sotto i piedi. Camminava lento, ma portava il peso del mondo. Non comandava, accompagnava. Non possedeva, custodiva. Era solo, eppure non era mai davvero solo: il gregge, il vento, le stelle erano la sua compagnia.

Il pastore non parlava molto, ma capiva tutto. Leggeva nei silenzi degli animali, nei cambiamenti dell’aria, nei segni invisibili della natura. Era equilibrio puro tra forza e delicatezza. Le sue mani sapevano guidare senza ferire, proteggere senza dominare.

E nel suo cuore viveva un’energia profonda, silenziosa ma incrollabile: quella di chi sa che la vita non si controlla, si accompagna.

Nell’immaginario moderno il pastore è spesso associato alla povertà. Eppure le fotografie storiche siciliane raccontano altro: velluto, bottoni in ottone, giacche strutturate. Anche nel lavoro più duro, la dignità passava dall’abito.

Era un’eleganza essenziale, non ostentata, ma profondamente radicata nel rispetto di sé e del proprio ruolo.

Un segno visibile di un’identità forte, fiera, consapevole.
Socialmente era un pilastro, anche se spesso invisibile.

Senza di lui, territori interi si sarebbero spenti. Era memoria viva, tradizione che cammina, esempio di resilienza. Umanamente, era una lezione: di pazienza, di rispetto, di verità.

Oggi, le imprese zootecniche portano sulle spalle quella stessa eredità. Tra tecnologia e innovazione, resta una domanda essenziale: siamo ancora capaci di custodire, non solo di produrre?

L’impatto civile è più forte che mai. Allevare significa scegliere ogni giorno da che parte stare: dalla parte della cura, della sostenibilità, del rispetto. Significa guardare un animale e riconoscerne il valore, non solo il peso.

Nelle famiglie che vivono di zootecnia, quel fuoco non si è spento. Passa di generazione in generazione, come un racconto senza fine. Nei gesti, negli sguardi, nella fatica condivisa, vive ancora lo spirito del pastore.

E allora, guardando avanti, la domanda si fa ancora più profonda: come deve essere la zootecnia del futuro?
Dovrà essere capace di tenere insieme radici e visione. Non basta innovare: bisogna farlo senza perdere l’anima. La zootecnia che verrà dovrà essere accessibile, equa, moderna, ma anche profondamente umana.

Serviranno strumenti concreti, prima di tutto.

L’accesso al credito dovrà diventare reale, semplice, costruito su misura per chi lavora la terra e alleva. Non finanziamenti lontani e complessi, ma opportunità vicine, comprensibili, che permettano ai giovani di restare e agli allevatori di crescere senza essere schiacciati dal peso dell’incertezza.

Accanto a questo, infrastrutture nuove.

I mattatoi mobili potranno rappresentare una rivoluzione silenziosa: portare il servizio vicino agli allevamenti significa ridurre stress per gli animali, costi per le aziende e impatto ambientale. Significa restituire coerenza a un sistema che troppo spesso costringe a spostamenti lunghi e innaturali.
Poi ci sono gli impianti di manutenzione moderni: strutture efficienti, sostenibili, pensate per migliorare il benessere animale e la qualità del lavoro umano.

Stalle intelligenti, sistemi di monitoraggio, tecnologie che aiutano a prevenire, non solo a intervenire. Innovazione che non sostituisce l’uomo, ma lo affianca, lo sostiene, lo rende più consapevole.

Ma il futuro non sarà fatto solo di strumenti.
Sarà fatto di reti.
Reti tra allevatori, per condividere conoscenze e risorse.
Reti tra territori, per valorizzare le identità locali.
Reti tra chi produce e chi consuma, per accorciare le distanze e restituire fiducia.

Potrebbero nascere cooperative evolute, capaci di unire tradizione e gestione moderna.
Filiera corta digitale, dove la tecnologia racconta la storia di ogni prodotto.

Centri territoriali di servizi, che offrano assistenza tecnica, veterinaria e gestionale accessibile a tutti, non solo ai grandi.
E ancora: una zootecnia che dialoga con l’ambiente, che produce energia, che rigenera il suolo, che diventa parte della soluzione e non del problema.

E allora, cosa serve davvero?
Servono conoscenze, sì. Tecnologie, certo. Strategie, inevitabilmente.
Ma più di tutto serve anima.
Serve la forza di restare quando è difficile. Serve il coraggio di prendersi cura. Serve quella scintilla antica che trasformava un uomo solo su una collina in un simbolo di equilibrio tra l’uomo e la vita.

Perché si potranno avere i migliori impianti, i migliori strumenti, i migliori finanziamenti… ma senza quella capacità antica di ascoltare, osservare, rispettare, tutto perderà significato.
Il futuro della zootecnia non sarà deciso solo nei piani industriali o nei bandi.

Sarà deciso ogni mattina, negli stessi gesti di sempre: aprire una stalla, guardare un animale, prendersene cura.
Se in quel gesto ci sarà ancora rispetto, allora il futuro sarà solido.

Se in quel gesto ci sarà ancora anima, allora la zootecnia continuerà a essere ciò che è sempre stata:
non solo lavoro,
ma vita che si affida all’uomo — e che chiede, in cambio, di essere custodita.

Antonella Morsello

Serena Pasqua di Resurrezione a tutti  ❤️🙏
05/04/2026

Serena Pasqua di Resurrezione a tutti ❤️🙏

O Signore,Oggi le nostre parole si fanno silenzio,i nostri pensieri si fermano davanti al mistero della tua croce.Che co...
03/04/2026

O Signore,
Oggi le nostre parole si fanno silenzio,
i nostri pensieri si fermano davanti al mistero della tua croce.
Che cosa possiamo dirti,
noi che camminiamo dietro al tuo corpo ferito?
Quale voce può raccontare
l’immensità del tuo amore?
Tu hai dato tutto per noi.
Hai preso su di te il peso dei nostri peccati,
ti sei fatto uomo per incontrarci,
e hai accettato la sofferenza,
fino alla morte più crudele.
Ora ti contempliamo, o Cristo,
mentre il tuo corpo è segnato dal dolore:
il capo ferito,
le mani e i piedi trafitti,
il fianco aperto.
Il tuo corpo, senza vita,
riposa tra le braccia di tua Madre.
E il mondo sembra fermarsi.
Tutto è compiuto.
Tutto è consumato.
Eppure, proprio qui,
nel cuore di questo dolore,
nasce una speranza nuova.
La tua croce, o Signore,
non è più solo segno di morte,
ma è diventata per noi
segno di salvezza e di vita.
Oggi, come Contrada,
camminiamo insieme,
uniti nel dolore ma anche nella fede,
portando nelle strade
il segno del tuo amore.
Fa’, o Signore,
che non ci stanchiamo mai
di vivere sotto la tua croce,
di annunciare la speranza che da essa nasce,
di credere che anche nel buio
tu sei luce.
Dolce Signore,
misericordioso e fedele,
ti adoriamo, ti lodiamo, ti rendiamo grazie.
E mentre ti seguiamo in questo cammino,
insegnaci a portare la nostra croce,
con lo sguardo rivolto alla vita nuova
che tu ci hai donato.
Amen.

Maria S.S. Addolorata Strasatti

“Scrivere, servire, amare: l’eredità di Nino Culicchia”C’era una penna che non scriveva soltanto notizie,ma accendeva lu...
30/03/2026

“Scrivere, servire, amare: l’eredità di Nino Culicchia”

C’era una penna che non scriveva soltanto notizie,
ma accendeva luce.

Una penna rossa, viva, ostinata,
capace di raccontare una città come si racconta una persona amata:
con rispetto, con passione, con verità.

Nino Culicchia non è stato solo un giornalista.
È stato un tempo, un respiro,
un modo gentile e rigoroso di stare al mondo.

A Strasatti lo conoscevano tutti,
ma nessuno poteva dire di conoscerlo davvero fino in fondo,
perché Nino era fatto di molte vite insieme:
la vita del cronista,
quella del maestro silenzioso,
quella dell’uomo che costruisce e non si ferma.

Nel 1976 è stato Vice Presidente della squadra di calcio giovanile Extracto di Strasatti con Presidente Martino Morsello.

Nel 1977 è stato nominato Presidente del Comitato per l' Autonomia di Strasatti, con Vics Presidente Martino Morsello, raccogliendo migliaia di firme per la causa.

Nel 1980 partecipa alle elezioni comunali con il P.R.I e non viene eletto per pochi voti.

Nella sua intensa carriera diresse Nuova Proposta, e collaboro' con Quotidiano di Sicilia, l' Informatore, l' Occhio, La Voce di Mazara, Sicilia Tempo, Nuova Sicilia Agricola, Sicilia Turismo, Marsala C'E', Giornale di Sicilia, Il Vomere, Panorama, America Oggi e molte collaborazioni con diverse radio e tv.

Nel 1990 fu direttore de L'Autonomista.

Ha scritto, fondato, inventato.
Ha dato voce a un territorio quando ancora la voce era un privilegio,
ha trasformato l’informazione in servizio,
ha aperto strade dove prima c’erano soltanto intuizioni.

E poi c’era l’uomo.
Il marito.
Il padre.
L’amico che restava,
anche quando il lavoro finiva.

Perché Nino non separava mai le cose:
la professione era passione,
la passione era responsabilità,
la responsabilità era amore.

E poi, nel 2004, a soli 53 anni,
il suo cammino si è interrotto lontano da casa,
durante una missione umanitaria in Romania.

Come se la sua penna, alla fine,
avesse voluto farsi gesto.
Come se il racconto della vita
avesse trovato compimento nell’aiuto agli altri.

Ventidue anni sono un tempo lungo.
Ma non abbastanza per spegnere una vita così.

Questo libro non è solo memoria.
È un coro.
Un abbraccio che attraversa anni, voci, volti.

È il racconto di chi lo ha incontrato
e non lo ha più dimenticato.

Ne emerge qualcosa di raro:
non il mito,
non la celebrazione,
ma la verità semplice e potente
di una vita spesa bene.

Una vita che non si misura negli anni,
ma nelle tracce che lascia.

E Nino Culicchia
di tracce ne ha lasciate ovunque:
nelle redazioni che ha formato,
nelle parole che ha insegnato,
nelle persone che ha reso migliori.
Perché ci sono uomini che passano,
e uomini che restano.

Lui resta.
Nelle pagine,
nei ricordi,
nelle strade della sua Marsala,
e in ogni storia raccontata con onestà.
Resta, soprattutto,
in quel modo raro di essere giornalista
che è, prima di tutto,
un modo di essere uomo.

Antonella Morsello

“La luce che resta: il ricordo di Giuseppe Clemente”Certe vite non si misurano nel tempo, ma nella luce che lasciano.Ave...
29/03/2026

“La luce che resta: il ricordo di Giuseppe Clemente”

Certe vite non si misurano nel tempo, ma nella luce che lasciano.

Aveva 21 anni, di Strasatti, e negli occhi già la consapevolezza delle cose che contano davvero.

Giuseppe Clemente non era solo un ragazzo: era presenza viva, impegno silenzioso, passione che non chiede applausi.

Studente universitario, sportivo nell’anima, di quelli che non si arrendono. La pallavolo era il suo ritmo, il suo respiro: fatta di fatica, di cadute e di risalite, di mani tese verso gli altri. Non era solo un atleta, era un compagno, un punto fermo, una costruzione quotidiana di sogni e disciplina.

Ma prima ancora, il suo slancio era già scritto nell’aria.
Nel 1973, a Catania, sfiorava il cielo con un salto: 1,80 metri, misura straordinaria per un allievo. Non era solo un numero, era una promessa. Era il segno di un corpo che saliva e di un’anima che sapeva già guardare più in alto, oltre i limiti, oltre la paura.

Con il tempo, con l’allenamento, avrebbe potuto salire ancora, come fanno quelli che credono davvero nel proprio cammino.

A Strasatti lo conoscevano in tanti. Non per caso, ma per ciò che lasciava negli altri: rispetto che si sente senza parole, educazione che illumina i gesti, voglia di crescere che contagia.

Era uno di quei giovani che fanno nascere speranza, che tengono accesa la parte migliore di una comunità.

Poi una notte divide il prima dal dopo.
Una strada, un impatto, e il silenzio che cade pesante. Il tempo si ferma, e un futuro costruito passo dopo passo si spezza all’improvviso.

Eppure, ciò che resta non si spezza.
Resta più forte dell’assenza.
Resta l’esempio di una vita vissuta con verità. Resta la forza dello sport che lo ha formato, che gli ha insegnato a rialzarsi, a lottare, a essere leale. Resta il segno di chi non ha attraversato il tempo invano, ma lo ha riempito di senso.

Perché certe vite, anche brevi, hanno un peso che non si misura.
Sono luce.

E Giuseppe è quella luce che continua a camminare.
Nei gesti di chi lo ha conosciuto.
Nelle voci che si spezzano ma non lo dimenticano.
Nei silenzi che parlano più di mille parole.

In ogni giovane che sceglie di credere, di lottare, di costruire con onestà il proprio futuro.
Perché Giuseppe non è solo una perdita.

È una traccia che resta.
Un insegnamento che non svanisce.
Una presenza che, anche adesso, continua a salire — come quel salto — verso ciò che non si spegne.

Antonella Morsello

Domenica delle Palme Strasatti Piazza Fiera
29/03/2026

Domenica delle Palme
Strasatti Piazza Fiera

Serena Domenica delle Palme a tutti
29/03/2026

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