26/09/2025
Buongiorno si può credere o non credere ma questa riflessione di don Cesare Lodeserto rende idea del Donare.
Quando credi di donare, in realtà ricevi… Quante volte pensiamo che il dono sia una perdita, un sacrificio, un lasciare qualcosa di nostro? In realtà, agli occhi di Dio, il dono non è mai sottrazione ma moltiplicazione. Quando tendi la mano per aiutare, ti accorgi che il primo a essere arricchito sei tu: doni tempo, e scopri la gioia di una relazione vera; doni ascolto, e ricevi fiducia e confidenza; doni perdono, e ricevi pace interiore; doni pane a chi ha fame, e ricevi gratitudine che nutre il cuore. La Parola di Dio ci ricorda che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Questa gioia è il segreto di chi vive nella logica del Regno di Dio: quando credi di privarti di qualcosa, in realtà stai aprendo lo spazio a una grazia più grande. Ben sappiamo che Dio non si lascia vincere in generosità: ogni piccolo gesto di ca**tà ritorna cento volte in consolazione, speranza, fraternità. È la logica del seme del quale si parla nei Vangeli: cade in terra e sembra morire, ma porta frutto abbondante. Per questo i santi ci insegnano che il povero non è mai solo colui che riceve, ma anche colui che dona. Il povero ti dona la sua presenza, la sua fede, la sua forza nascosta. Ogni incontro di ca**tà diventa uno scambio: non c’è un “ricco” che salva un “povero”, ma due persone che si arricchiscono a vicenda sotto lo sguardo di Dio. Possiamo affermare che ogni dono autentico diventa una benedizione reciproca. Nel momento in cui credi di perdere, in realtà guadagni la gioia, la libertà e la pace che solo Dio può dare. Il Vangelo ci invita a superare la visione del povero come semplice destinatario della nostra ca**tà. I poveri non sono solo “oggetto” del nostro aiuto, ma soggetti di dono. In loro c’è una sapienza nascosta, una capacità di fiducia, una profondità di vita che spesso manca a chi ha di più. L’incontro con i poveri diventa allora scambio reciproco: noi portiamo ciò che abbiamo e loro mi offrono ciò che sono. È una ricchezza diversa: non quella delle cose, ma quella interiore, che unisce e rende più umana la nostra comunità. San Paolo dice:«La vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, e la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza». Ciascuno ha qualcosa da dare e qualcosa da ricevere. In questo senso, la ca**tà cristiana non è mai elemosina dall’alto verso il basso, ma incontro di fratelli davanti a Dio. Solo così nasce una Chiesa che è davvero famiglia, una comunità dove le diversità di doni diventano una sola ricchezza spirituale… (26 settembre 2025).