13/05/2026
Per conoscere la realtà dei fatti dedicate qualche minuto alla lettura
♻️ 𝐃𝟑𝟐: 𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐒𝐓𝐔𝐏𝐈𝐃𝐀𝐆𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐄𝐗 𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎 𝐃𝐄𝐂𝐀𝐃𝐔𝐓𝐎 𝐈𝐍𝐆𝐋𝐎𝐑𝐈𝐎𝐒𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄.
L’ex sindaco Angelo Riccardi (che per rispetto dei cittadini nomineremo solo una volta) decaduto dopo lo scioglimento anticipato del Comune per mancata approvazione del bilancio e, poi, per infiltrazioni mafiose, ha deciso di trasformare la vicenda del comparto D32 in un palcoscenico polemico, infarcito di allusioni, inesattezze e patetiche suggestioni politiche…Stupidaggini, insomma. Passando dall’orgia della solidarietà a quella delle sciocchezze in libertà…Tanto per parafrasare un suo articolo recente, dove citandoci, inopportunamente, rende indispensabile una replica che racconti la verità dei fatti.
𝐐𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢, 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞, 𝐫𝐢𝐦𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨.
Nel suo articolo, l’ex sindaco, descrive la D32 come “𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐃𝟒𝐄 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐑𝐆 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚” e insiste sul fatto che non si tratti di una zona mista, salvo poi ammettere lui stesso la compresenza di funzioni artigianali e commerciali. Scrive infatti che si tratta di “...𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐃𝟒𝐄 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐑𝐆 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐞𝐭𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚…”.
𝐄𝐜𝐜𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐢: 𝐬𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀, 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚. 𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐟𝐮𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢.
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐃𝟑𝟐:
Il comparto D32 nasce negli anni ’90 come lottizzazione ad uso artigianale e commerciale con annessa abitazione per il titolare. Questo impianto è presente in tutti gli atti comunali e regionali. Gli operatori economici furono spinti a investire in un’area allora rurale e distaccata dal tessuto urbano, col miraggio che sarebbe stata presto impreziosita e inglobata dalle lottizzazioni dei comparti CA10, CA11 e CA12, che ad oggi – a distanza di circa 30 anni - sono rimaste pressoché aree abbandonate.
Tanti di loro, attratti da tali illusioni, hanno compiuto enormi sacrifici (contraendo mutui rilevanti e vendendo le proprie case e botteghe) per realizzare un progetto di vita.
Nel frattempo: Circa la metà dei 200 lotti realizzabili è stata effettivamente edificata; molte attività sono cessate per pensionamenti, decessi, fallimenti.
Le famiglie che abitano nelle unità annesse alle attività cessate si sono ritrovate, di fatto, in una situazione paradossale: o lasciavano la propria casa, o diventavano “abusivi” nella loro stessa abitazione, pur essendo immobili legittimamente edificati.
A questo si aggiunge un dato evidente: mancano servizi di quartiere, esercizi di vicinato, attrezzature di base. Un’area nata come produttiva, artigianale, commerciale e residenziale isolata dal tessuto urbano, lasciata a sé stessa per decenni.
Nel 2017, di fronte a questa situazione, nasce l’esigenza di applicare la legge regionale n. 16 del 7/4/2014, che consente il recupero del patrimonio edilizio esistente tramite mutamenti di destinazione d’uso, con e senza opere, senza incremento volumetrico, in zone a destinazione mista come definite dalla legge regionale n. 56/1980.
Quell’istanza fu sottoscritta dalla quasi totalità dei circa 100 proprietari e residenti dei lotti realizzati e fu reiterata nel 2019.
Non tutti erano interessati personalmente al cambio di destinazione, ma tutti erano favorevoli alla riqualificazione dell’area.
Infatti, le domande effettive di cambio d’uso sono state meno di 30 (tra le quali vi sono richieste di cambi di destinazione in servizi ed esercizi di vicinato) a fronte di un comparto molto più ampio, segno che non si tratta di una “speculazione”, ma di una richiesta sociale, concreta, di famiglie che senza questo intervento rischierebbero di perdere casa e patrimonio.
𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐏𝐢𝐬𝐜𝐢𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢
L’ex sindaco ingloriosamente decaduto prova a dipingere la delibera commissariale n. 24 del 16 ottobre 2019 come un atto “forzato”, quasi un regalo a qualcuno. La realtà è più semplice e meno romanzesca:
Il Commissario straordinario dott. Vittorio Piscitelli, insediatosi dopo la caduta dell’amministrazione Riccardi (ops, lo abbiamo ricitato, scusate) non aveva interessi politici da difendere.
Ha esaminato l’istanza, verificato i presupposti tecnici e urbanistici, e ha ritenuto applicabile la legge regionale 16/2014 al comparto D32.
Ha quindi adottato una delibera che consente il cambio di destinazione d’uso senza aumenti di volume, su immobili legittimamente edificati alla data di entrata in vigore di tale legge in zone territoriali omogenee, che lo strumento urbanistico generale prevede a destinazione mista - come definito dall’art.51, comma 1, lettera c), punto 5) della legge regionale n.56 del 31 maggio 1980, “Tutela ed Uso del territorio”, dove per ZONE MISTE si intende la compresenza di almeno due distinte categorie tra: ”artigianali, commerciali, direzionali e residenziali”, così come meglio precisato nella nota della Regione Puglia del 28 gennaio 2015 - in un’area che presenta già funzioni artigianali, commerciali, di servizi e residenziali.
Nonostante questa copiosa normativa (che il nostro ex primo cittadino dovrebbe conoscere) il ‘fustigatore politico de noantri’ sostiene che la zona non sarebbe “mista”, ma è lui stesso a definirla artigianale e commerciale. Inoltre, con la legge n. 326 del 2003 sono stati sanati immobili residenziali svincolati dalle attività produttive: un’ulteriore categoria che contribuisce a rendere, di fatto, mista la zona.
𝐕𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐥𝐨𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞.
Nel suo memorabile articolo (ironico, ndr), l’ex sindaco insiste sulle “note regionali”, sui “rilievi ostativi”, sulle “diffide”. È utile ricordare un punto fondamentale:
- Le note della Regione sono interlocuzioni tra uffici, non atti decisori vincolanti, in quanto la responsabilità decisionale e la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale è in capo al dirigente di settore;
- La stessa Regione, in passato, ha espresso pareri favorevoli alla lottizzazione D32 (mista) destinata ad attività artigianali e commerciali;
- Nella nota del 28 gennaio 2015, la Regione ha escluso dall’applicazione della legge regionale solo le zone E (agricole); per tutte le altre, è sufficiente verificare la compresenza di almeno due tipologie di insediamento.
Pertanto, nel caso della D32, anche senza considerare le abitazioni annesse, esistono più tipologie di insediamento regolarmente autorizzate dal Comune: artigianale, commerciale, servizi.
𝐄̀ 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐞𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚.
I tecnici comunali, infatti, hanno risposto alle note regionali con argomentazioni tecniche e hanno continuato ad operare in coerenza con questa impostazione.
𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 ‘𝐝𝐞 𝐜𝐮𝐢𝐮𝐬 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨’ 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚:
Se la delibera commissariale fosse stata davvero così “palesemente illegittima”, come egli sostiene tuttora, la strada era semplice e chiara: ricorso al TAR nei termini di legge per chiederne l’annullamento.
Perché non lo ha fatto?
Le ipotesi sono due:
- O non aveva argomenti giuridici sufficienti per sostenere quella tesi davanti a un giudice amministrativo;
- Oppure ha preferito la via più comoda: non affrontare il merito nelle sedi competenti e limitarsi a fare “ammuina” sui social e sui giornali, confidando più nell’effetto mediatico che nella solidità delle proprie argomentazioni.
In entrambi i casi, la sua scelta dice molto più delle sue parole.
𝐋’𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨: 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐑𝐢𝐭𝐮𝐜𝐜𝐢.
Esaminiamo i fatti.
Il ‘decaduto ex’ prova a trasformare Massimiliano Ritucci in una sorta di “beneficiario privilegiato” del meccanismo D32, insinuando legami, favori, scambi politici. I fatti, però, sono ostinatamente diversi:
- Ritucci ha presentato regolare richiesta di cambio di destinazione d’uso senza opere nell’ottobre 2021, quando non ricopriva alcun ruolo politico;
- Il permesso di costruire, su istanza regolarmente presentata da semplice cittadino, è stato rilasciato nel settembre 2022, con chiusura lavori e agibilità nel febbraio/marzo 2023.
Tutto questo è avvenuto durante l’amministrazione Rotice, non sotto la Marca, né per mano dell’assessore Mansueto (Molo 21), trattandosi ad oggi di atti ‘gestionali’ e non ‘politici’.
Dunque, il tentativo di trascinare l’attuale amministrazione e l’assessore Mansueto in una presunta trama di favori legati, addirittura, alle elezioni provinciali è semplicemente falso e pretestuoso. Le date, gli atti e le cronologie smentiscono clamorosamente la narrazione dell’ex sindaco.
Inoltre, il puerile tentativo di insinuare dubbi sui rapporti tra l’On. Antonio Tasso (allora deputato in carica) e il dott. Piscitelli si infrange contro il granitico muro di quella cortesia puramente istituzionale, che il nostro ex, probabilmente, ignora.
Sappia il “tristo amanuense” che Ritucci e Tasso non hanno ‘padroni’ e neanche ‘cambiali’ che vanno all’incasso, a differenza di qualcun altro.
𝐅𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨’ 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚: 𝐂𝐡𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢… 𝐄 𝐜𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨.
C’è un passaggio che merita di essere ricordato, visto che il ‘prode ex’ si erge a paladino della legalità urbanistica.
Ricordiamolo ai cittadini. Lo stesso ex sindaco:
- Ha applicato la medesima legge regionale al comparto CB3, dove sono stati realizzati diversi immobili in palazzine e villette a schiera vendute con destinazione d’uso di uffici, con la promessa di un successivo cambio in “residenziali”.
Con la delibera di consiglio comunale n. 3 del 17 marzo 2015 fu 𝐚𝐝𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 eliminata la prescrizione che richiedeva che per “esistenti” si intendessero unità immobiliari complete in ogni finitura, aprendo così alla possibilità di cambiare destinazione anche a manufatti non completi, andando oltre quanto previsto dalla legge regionale. I cittadini lo sapevano?
Quindi le domande legittime sono: chi ha davvero forzato la mano alla normativa? Chi ha davvero sfruttato tale legge, aprendo spazi a possibili speculazioni edilizie?
𝐀𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮: 𝐎𝐧𝐞𝐫𝐢, 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐡𝐞.
Un altro punto che il giornalista ‘au caviar’ omette accuratamente: i cambi di destinazione d’uso nella D32 non sono regali.
I richiedenti pagano oneri. Essi sono vincolati al piano di riqualificazione dell’insula D32 (previsto anche nella bozza del nuovo PUG) e alla realizzazione di opere strategiche per il comparto e per la città.
In assenza di questo meccanismo, i costi di riqualificazione ricadrebbero sull’intera collettività.
Sarebbe interessante, invece, che l’ex sindaco spiegasse che fine hanno fatto i ricavi derivanti dai cambi di destinazione d’uso attuati durante la sua gestione nel comparto CB3, vincolati a finanziare la realizzazione di una piazza pubblica in via Barletta e opere strategiche come il ponte di Santa Restituta, mai realizzate durante il suo mandato.
𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐩𝐮𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚 ‘𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐞𝐥𝐥𝐞𝐫𝐢𝐚’: 𝐂𝐨𝐧𝐝𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐃𝟑𝟐, 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐠𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 (𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐯𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞).
Il nostro noto giornalista pubblicista n. 145000 arriva a paragonare la vicenda D32 ai condoni edilizi, parlando di “frattura morale” e di doppia velocità amministrativa. Ma qui la confusione non è solo politica, è proprio giuridica.
Il condono riguarda opere realizzate abusivamente, per le quali si chiede una sanatoria.
Per la D32 si parla di fabbricati legittimamente edificati ed esistenti, per i quali si chiede un cambio di destinazione d’uso applicando una legge regionale vigente.
Mettere sullo stesso piano queste due situazioni è, nella migliore delle ipotesi, indice di scarsa comprensione della materia; nella peggiore, un tentativo deliberato di confondere i cittadini.
𝐄 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 ‘𝐩𝐞𝐫𝐥𝐚’? 𝐂𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐜𝐮𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞.
Sul tema della compatibilità acustica, l’oramai famigerato già sindaco costruisce un’altra impalcatura allarmistica. La realtà, ahilui, è più lineare:
Nell’area D32 non è previsto l’insediamento di attività acusticamente e ambientalmente rilevanti.
Da anni esiste già una convivenza di fatto tra residenze e attività artigianali/commerciali, tra l’altro accettata da tutti i residenti, sottoscrittori dell’istanza in questione, senza che ciò abbia generato il quadro apocalittico evocato dall’ex sindaco.
𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 ‘𝐂𝐀𝐍𝐈𝐋𝐄’: 𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐧𝐞?
Rimanendo sempre in tema di cambi di destinazione d’uso, ci può spiegare l’ex sindaco (ingloriosamente decaduto politicamente) come sia stato possibile ottenere la ‘𝐯𝐚𝐫𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚’ (cosa significhi lo sa solo lui) della destinazione d’uso senza opere 𝐝𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐦𝐛𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐯𝐞𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 di un immobile sito in Manfredonia in località Posta del Fosso, di proprietà di una sua parente ‘affine di primo grado in linea retta’ sul quale è stato realizzato un “canile sanitario e rifugio” dove, tramite un’associazione, viene gestito, da oltre 27 anni, il randagismo per conto del Comune di Manfredonia, per il quale la sua ‘affine di primo grado’ percepisce un fitto mensile molto oneroso???
Tutto ciò nonostante a tutt’oggi, secondo il giudizio di esperti, quella struttura non abbia mai posseduto i requisiti urbanistici e igienico-sanitari previsti dalle leggi regionali, man mano succedutesi. E, dal momento che l’ex sindaco di cui sopra è così sensibile al tema della zonizzazione, ci può spiegare come sia stato possibile ottenere le autorizzazioni per il suddetto canile senza aver effettuato i rilievi fonometrici per l’impatto acustico pre e post autorizzazione, come previsto dalla legge??? Il novello Sigfrido Ranucci potrebbe realizzare dei report giornalistici su questi temi… E se lo desidera, gli daremmo volentieri una mano.
Il ‘nostro’, poi, chiude il suo pezzo con toni solenni sulla legalità, sostenendo che “quando la legalità funziona così, non è più legalità. È potere”.
Ma c’è un dettaglio che non può essere cancellato con una frase ad effetto: se davvero avesse ritenuto la delibera commissariale illegittima, avrebbe avuto il 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 di impugnarla nelle sedi opportune. Non lo ha fatto.
𝐈𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐨𝐠𝐠𝐢:
- Attacca una delibera che non ha mai contestato davanti al TAR;
- Insinua trame politiche smentite dagli atti e dalle date;
- Confonde condoni e cambi d’uso;
- Sorvola sulle proprie scelte urbanistiche passate, ben più discutibili.
La legalità non è uno slogan da campagna elettorale, né un manganello da usare contro gli avversari e riporre quando tocca agli amici. È un criterio che si misura sugli atti, sulla coerenza, sulla capacità di assumersi responsabilità anche quando non conviene.
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
La vicenda D32 non è il “mostro” costruito dall’ex sindaco Riccardi (dajeee, ce semo ricaduti, scusate ancora), ma rappresenta:
- Una lottizzazione nata negli anni ’90, lasciata a metà e abbandonata per decenni;
- Un’area di fatto mista, con funzioni artigianali, commerciali, di servizi e residenziali;
- Un comparto in cui famiglie reali rischiano di perdere casa e patrimonio per rigidità normative e ritardi politici;
- La scelta di applicare la legge regionale alla D32 nasce da un’esigenza sociale (quindi salvare i lotti di famiglie che non esercitando più un’attività, perderebbero il diritto di residenza non potendo neanche affittare a terzi solamente i locali artigianali o commerciali e rischiando di vedere la loro proprietà finire nelle mani del tribunale o delle banche a seguito di fallimento o insolvenze);
(NB: L’ex sindaco conosce bene la situazione, ma non dimostra alcuna sensibilità di fronte a questo tema. Infatti, un suo parente di primo grado ha utilizzato in fitto per qualche anno due lotti di un’azienda fallita, nelle more che il tribunale procedesse con la vendita all’asta).
𝐔𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐮𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐢.
Se qualcuno vuole davvero parlare di legalità, lo faccia partendo dai fatti, dagli atti, dalle cronologie. Non dalle “voci”, non dai “si dice”, non dalle ricostruzioni creative.
Perché la differenza tra legalità e potere, alla fine, sta tutta lì: nella capacità di rispettare la verità, anche quando non torna comoda.
Per la cronaca: siamo in possesso di tutta la documentazione attestante la totale legittimità dell'operazione, compreso pareri tecnici e legali, che utilizzeremmo in caso di un contenzioso serio e non per ‘chiacchiere social’.
Infine, al coordinatore di ‘Forza Manfredonia’, nonché padre del vicesindaco durante l’amministrazione Rotice, che oggi, stracciandosi le vesti, grida allo scandalo, probabilmente per convenienza politica, chiediamo semplicemente: “Perché quell’amministrazione, seppure bene informata sulla questione D32, non ha provveduto alla revoca della delibera commissariale? Forse perché non esistevano reali motivazioni per farlo?”.
Massimiliano Ritucci
Antonio Tasso