Francesco Ognissanti - AgiAMO per Manfredonia

Francesco Ognissanti - AgiAMO per Manfredonia Associazione socio-culturale AgiAmo

10/06/2026

✅ATTENZIONE! Vale la pena dedicare qualche minuto alla lettura.
𝐑𝐄𝐅𝐄𝐑𝐄𝐍𝐃𝐔𝐌 𝐂𝐀𝐒. 𝐑𝐈𝐓𝐔𝐂𝐂𝐈 𝐞 𝐓𝐀𝐒𝐒𝐎:
𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢, 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨.
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀

Negli ultimi giorni, nella nostra città, si è acceso un dibattito sulla proposta di indire un referendum consultivo riguardo al Centro di Accoglienza Straordinaria attivato presso la Casa della Ca**tà. È naturale che un tema così delicato susciti domande, preoccupazioni, opinioni diverse. Ed è proprio per questo che diventa fondamentale riportare la discussione su un terreno di verità istituzionale, lontano da semplificazioni, strumentalizzazioni e false aspettative.

Ai cittadini è stato detto che “la parola deve passare alla popolazione”, che “il Comune deve decidere”, che “la legge prevede il parere del Comune” e che, quindi, un referendum sarebbe la massima espressione democratica. Sono affermazioni che – calate, con eccessiva leggerezza, nel contesto della mozione avanzata da quattro consiglieri per l’indizione di un referendum per la questione CAS – sono fuori luogo, perché la realtà giuridica è diversa e ignorarla rischia di creare confusione e delusione.

La legge nazionale, che disciplina l’accoglienza dei richiedenti asilo, 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 che 𝐢 𝐂𝐀𝐒 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨, cioè dallo Stato. Non dal Comune. Non dal Consiglio comunale. Non da un referendum.
Immigrazione, Ordine Pubblico e Sicurezza sono materie che la Costituzione (art.117) attribuisce in via esclusiva allo Stato. Questo significa che nessun Comune italiano può autorizzare o impedire l’apertura di un CAS, a meno di specifici e gravi vizi di legittimità - come violazione delle norme urbanistiche o carenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza della struttura – che nel nostro caso NON RICORRONO. E questo non è un dettaglio: è il cuore della questione.
È vero che la legge parla di “sentito il parere del Comune”. Ma quel parere, come hanno spiegato più volte i tribunali amministrativi e il Consiglio di Stato, non è un’autorizzazione. Non è un sì o un no. Non è un potere di veto. È un contributo consultivo che il Prefetto può valutare, ma che non lo vincola in alcun modo. Una forma di cortesia in una corretta interlocuzione tra istituzioni.
𝐏𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞.

𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨: 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦.
Lo Statuto comunale prevede la possibilità di indire referendum consultivi (anche abrogativi), ma 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨. Il Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che i referendum comunali possono riguardare solo materie di competenza locale (art. 8 comma 4). E la giurisprudenza è unanime: 𝐮𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐬𝐮 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢.
Un referendum sul CAS, quindi, sarebbe inammissibile e privo di effetti. Anche se si tenesse, anche se partecipassero migliaia di cittadini, anche se vincesse una posizione netta, il risultato non potrebbe modificare la decisione dello Stato.

Ed è qui che nasce il rischio più grande: quello di far credere ai cittadini che il loro voto possa cambiare qualcosa che, per legge, non dipende dal Comune.
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞, ma deve poggiare sulla verità. Illudere la comunità che un referendum possa decidere ciò che la legge non affida ai Comuni significa trasformare uno strumento democratico in un gesto simbolico, che rischia di generare frustrazione e sfiducia.

𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢.
Noi, in fase di dibattito durante il consiglio comunale, ne abbiamo proposto uno di assoluto buonsenso:
𝐑𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚.
“Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco a richiedere alla Prefettura di Foggia un incontro istituzionale”, aperto ai capigruppo consiliari e guidato dal Sindaco, finalizzato a ottenere informazioni dettagliate su: capacità ricettiva del CAS, criteri di gestione, misure di sicurezza, durata prevista della struttura, eventuali impatti sul territorio.
Insomma, un monitoraggio amministrativo, che consenta di acquisire elementi utili per informare, costantemente, la cittadinanza.
𝐑𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨𝐥𝐚, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐫𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞.

Ci sono, poi, altri due aspetti che non possono essere ignorati:
1)𝐔𝐧 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨. Allestire i seggi, pagare il personale, stampare le schede, garantire la logistica comporta una spesa significativa. Spendere denaro pubblico per una consultazione che non può produrre alcun effetto giuridico significa assumersi una responsabilità che la Corte dei Conti ha più volte definito ‘potenzialmente rilevante sul piano del danno erariale’. In un momento in cui i Comuni faticano a garantire servizi essenziali, questo è un elemento che merita attenzione.
2) 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐥 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐯𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞.
L’enunciazione “𝑺𝒊𝒆𝒕𝒆 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒆𝒗𝒐𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒍’𝒊𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒓𝒊𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒓𝒊𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒔𝒊𝒍𝒐 𝒊𝒏 𝑴𝒂𝒏𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐𝒏𝒊𝒂?” evidentemente ignora che il centro esiste già ed è operativo su decisione dello Stato. Non è una scelta futura.

Il referendum, lo ripetiamo, non chiede un orientamento. Chiede ai cittadini di esprimersi su qualcosa che non può essere modificato dal loro voto.
Dire tutto questo non significa “voltare le spalle ai cittadini”.
Al contrario: 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐥𝐢. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐝𝐞𝐫𝐥𝐢. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐫 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨. La vera democrazia non è far votare su tutto, ma dire la verità anche quando è scomoda. La partecipazione è un valore, ma deve poggiare sulla correttezza istituzionale e sulla trasparenza reale, non su strumenti che rischiano di generare illusioni.

In definitiva, il CAS è una decisione dello Stato. Il Comune può vigilare, informare, monitorare, chiedere chiarimenti. Può fare molto, ma non può decidere sulla sua esistenza. E un referendum non cambierebbe questo dato di fatto.

Raccontare le cose come stanno non è un atto politico: è un atto di rispetto verso la comunità. Che dimostra che NOI davvero siamo dalla parte dei Manfredoniani e ci rifiutiamo di prenderli in giro.

Massimiliano Ritucci (Consigliere Comunale AgiAMO)
Antonio Tasso (Consigliere Comunale Sipontum)

13/05/2026

Per conoscere la realtà dei fatti dedicate qualche minuto alla lettura
♻️ 𝐃𝟑𝟐: 𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐒𝐓𝐔𝐏𝐈𝐃𝐀𝐆𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐄𝐗 𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎 𝐃𝐄𝐂𝐀𝐃𝐔𝐓𝐎 𝐈𝐍𝐆𝐋𝐎𝐑𝐈𝐎𝐒𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄.
L’ex sindaco Angelo Riccardi (che per rispetto dei cittadini nomineremo solo una volta) decaduto dopo lo scioglimento anticipato del Comune per mancata approvazione del bilancio e, poi, per infiltrazioni mafiose, ha deciso di trasformare la vicenda del comparto D32 in un palcoscenico polemico, infarcito di allusioni, inesattezze e patetiche suggestioni politiche…Stupidaggini, insomma. Passando dall’orgia della solidarietà a quella delle sciocchezze in libertà…Tanto per parafrasare un suo articolo recente, dove citandoci, inopportunamente, rende indispensabile una replica che racconti la verità dei fatti.

𝐐𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢, 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞, 𝐫𝐢𝐦𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨.

Nel suo articolo, l’ex sindaco, descrive la D32 come “𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐃𝟒𝐄 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐑𝐆 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚” e insiste sul fatto che non si tratti di una zona mista, salvo poi ammettere lui stesso la compresenza di funzioni artigianali e commerciali. Scrive infatti che si tratta di “...𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐃𝟒𝐄 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐑𝐆 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐞𝐭𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚…”.

𝐄𝐜𝐜𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐢: 𝐬𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀, 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚. 𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐟𝐮𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐃𝟑𝟐:
Il comparto D32 nasce negli anni ’90 come lottizzazione ad uso artigianale e commerciale con annessa abitazione per il titolare. Questo impianto è presente in tutti gli atti comunali e regionali. Gli operatori economici furono spinti a investire in un’area allora rurale e distaccata dal tessuto urbano, col miraggio che sarebbe stata presto impreziosita e inglobata dalle lottizzazioni dei comparti CA10, CA11 e CA12, che ad oggi – a distanza di circa 30 anni - sono rimaste pressoché aree abbandonate.
Tanti di loro, attratti da tali illusioni, hanno compiuto enormi sacrifici (contraendo mutui rilevanti e vendendo le proprie case e botteghe) per realizzare un progetto di vita.

Nel frattempo: Circa la metà dei 200 lotti realizzabili è stata effettivamente edificata; molte attività sono cessate per pensionamenti, decessi, fallimenti.

Le famiglie che abitano nelle unità annesse alle attività cessate si sono ritrovate, di fatto, in una situazione paradossale: o lasciavano la propria casa, o diventavano “abusivi” nella loro stessa abitazione, pur essendo immobili legittimamente edificati.

A questo si aggiunge un dato evidente: mancano servizi di quartiere, esercizi di vicinato, attrezzature di base. Un’area nata come produttiva, artigianale, commerciale e residenziale isolata dal tessuto urbano, lasciata a sé stessa per decenni.

Nel 2017, di fronte a questa situazione, nasce l’esigenza di applicare la legge regionale n. 16 del 7/4/2014, che consente il recupero del patrimonio edilizio esistente tramite mutamenti di destinazione d’uso, con e senza opere, senza incremento volumetrico, in zone a destinazione mista come definite dalla legge regionale n. 56/1980.

Quell’istanza fu sottoscritta dalla quasi totalità dei circa 100 proprietari e residenti dei lotti realizzati e fu reiterata nel 2019.
Non tutti erano interessati personalmente al cambio di destinazione, ma tutti erano favorevoli alla riqualificazione dell’area.
Infatti, le domande effettive di cambio d’uso sono state meno di 30 (tra le quali vi sono richieste di cambi di destinazione in servizi ed esercizi di vicinato) a fronte di un comparto molto più ampio, segno che non si tratta di una “speculazione”, ma di una richiesta sociale, concreta, di famiglie che senza questo intervento rischierebbero di perdere casa e patrimonio.

𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐏𝐢𝐬𝐜𝐢𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢

L’ex sindaco ingloriosamente decaduto prova a dipingere la delibera commissariale n. 24 del 16 ottobre 2019 come un atto “forzato”, quasi un regalo a qualcuno. La realtà è più semplice e meno romanzesca:

Il Commissario straordinario dott. Vittorio Piscitelli, insediatosi dopo la caduta dell’amministrazione Riccardi (ops, lo abbiamo ricitato, scusate) non aveva interessi politici da difendere.

Ha esaminato l’istanza, verificato i presupposti tecnici e urbanistici, e ha ritenuto applicabile la legge regionale 16/2014 al comparto D32.

Ha quindi adottato una delibera che consente il cambio di destinazione d’uso senza aumenti di volume, su immobili legittimamente edificati alla data di entrata in vigore di tale legge in zone territoriali omogenee, che lo strumento urbanistico generale prevede a destinazione mista - come definito dall’art.51, comma 1, lettera c), punto 5) della legge regionale n.56 del 31 maggio 1980, “Tutela ed Uso del territorio”, dove per ZONE MISTE si intende la compresenza di almeno due distinte categorie tra: ”artigianali, commerciali, direzionali e residenziali”, così come meglio precisato nella nota della Regione Puglia del 28 gennaio 2015 - in un’area che presenta già funzioni artigianali, commerciali, di servizi e residenziali.

Nonostante questa copiosa normativa (che il nostro ex primo cittadino dovrebbe conoscere) il ‘fustigatore politico de noantri’ sostiene che la zona non sarebbe “mista”, ma è lui stesso a definirla artigianale e commerciale. Inoltre, con la legge n. 326 del 2003 sono stati sanati immobili residenziali svincolati dalle attività produttive: un’ulteriore categoria che contribuisce a rendere, di fatto, mista la zona.

𝐕𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐥𝐨𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞.
Nel suo memorabile articolo (ironico, ndr), l’ex sindaco insiste sulle “note regionali”, sui “rilievi ostativi”, sulle “diffide”. È utile ricordare un punto fondamentale:
- Le note della Regione sono interlocuzioni tra uffici, non atti decisori vincolanti, in quanto la responsabilità decisionale e la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale è in capo al dirigente di settore;
- La stessa Regione, in passato, ha espresso pareri favorevoli alla lottizzazione D32 (mista) destinata ad attività artigianali e commerciali;
- Nella nota del 28 gennaio 2015, la Regione ha escluso dall’applicazione della legge regionale solo le zone E (agricole); per tutte le altre, è sufficiente verificare la compresenza di almeno due tipologie di insediamento.

Pertanto, nel caso della D32, anche senza considerare le abitazioni annesse, esistono più tipologie di insediamento regolarmente autorizzate dal Comune: artigianale, commerciale, servizi.

𝐄̀ 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐞𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚.

I tecnici comunali, infatti, hanno risposto alle note regionali con argomentazioni tecniche e hanno continuato ad operare in coerenza con questa impostazione.

𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 ‘𝐝𝐞 𝐜𝐮𝐢𝐮𝐬 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨’ 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚:
Se la delibera commissariale fosse stata davvero così “palesemente illegittima”, come egli sostiene tuttora, la strada era semplice e chiara: ricorso al TAR nei termini di legge per chiederne l’annullamento.
Perché non lo ha fatto?

Le ipotesi sono due:
- O non aveva argomenti giuridici sufficienti per sostenere quella tesi davanti a un giudice amministrativo;
- Oppure ha preferito la via più comoda: non affrontare il merito nelle sedi competenti e limitarsi a fare “ammuina” sui social e sui giornali, confidando più nell’effetto mediatico che nella solidità delle proprie argomentazioni.

In entrambi i casi, la sua scelta dice molto più delle sue parole.

𝐋’𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨: 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐑𝐢𝐭𝐮𝐜𝐜𝐢.
Esaminiamo i fatti.
Il ‘decaduto ex’ prova a trasformare Massimiliano Ritucci in una sorta di “beneficiario privilegiato” del meccanismo D32, insinuando legami, favori, scambi politici. I fatti, però, sono ostinatamente diversi:
- Ritucci ha presentato regolare richiesta di cambio di destinazione d’uso senza opere nell’ottobre 2021, quando non ricopriva alcun ruolo politico;
- Il permesso di costruire, su istanza regolarmente presentata da semplice cittadino, è stato rilasciato nel settembre 2022, con chiusura lavori e agibilità nel febbraio/marzo 2023.
Tutto questo è avvenuto durante l’amministrazione Rotice, non sotto la Marca, né per mano dell’assessore Mansueto (Molo 21), trattandosi ad oggi di atti ‘gestionali’ e non ‘politici’.

Dunque, il tentativo di trascinare l’attuale amministrazione e l’assessore Mansueto in una presunta trama di favori legati, addirittura, alle elezioni provinciali è semplicemente falso e pretestuoso. Le date, gli atti e le cronologie smentiscono clamorosamente la narrazione dell’ex sindaco.
Inoltre, il puerile tentativo di insinuare dubbi sui rapporti tra l’On. Antonio Tasso (allora deputato in carica) e il dott. Piscitelli si infrange contro il granitico muro di quella cortesia puramente istituzionale, che il nostro ex, probabilmente, ignora.
Sappia il “tristo amanuense” che Ritucci e Tasso non hanno ‘padroni’ e neanche ‘cambiali’ che vanno all’incasso, a differenza di qualcun altro.

𝐅𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨’ 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚: 𝐂𝐡𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢… 𝐄 𝐜𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨.
C’è un passaggio che merita di essere ricordato, visto che il ‘prode ex’ si erge a paladino della legalità urbanistica.
Ricordiamolo ai cittadini. Lo stesso ex sindaco:
- Ha applicato la medesima legge regionale al comparto CB3, dove sono stati realizzati diversi immobili in palazzine e villette a schiera vendute con destinazione d’uso di uffici, con la promessa di un successivo cambio in “residenziali”.

Con la delibera di consiglio comunale n. 3 del 17 marzo 2015 fu 𝐚𝐝𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 eliminata la prescrizione che richiedeva che per “esistenti” si intendessero unità immobiliari complete in ogni finitura, aprendo così alla possibilità di cambiare destinazione anche a manufatti non completi, andando oltre quanto previsto dalla legge regionale. I cittadini lo sapevano?

Quindi le domande legittime sono: chi ha davvero forzato la mano alla normativa? Chi ha davvero sfruttato tale legge, aprendo spazi a possibili speculazioni edilizie?

𝐀𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮: 𝐎𝐧𝐞𝐫𝐢, 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐡𝐞.
Un altro punto che il giornalista ‘au caviar’ omette accuratamente: i cambi di destinazione d’uso nella D32 non sono regali.

I richiedenti pagano oneri. Essi sono vincolati al piano di riqualificazione dell’insula D32 (previsto anche nella bozza del nuovo PUG) e alla realizzazione di opere strategiche per il comparto e per la città.
In assenza di questo meccanismo, i costi di riqualificazione ricadrebbero sull’intera collettività.
Sarebbe interessante, invece, che l’ex sindaco spiegasse che fine hanno fatto i ricavi derivanti dai cambi di destinazione d’uso attuati durante la sua gestione nel comparto CB3, vincolati a finanziare la realizzazione di una piazza pubblica in via Barletta e opere strategiche come il ponte di Santa Restituta, mai realizzate durante il suo mandato.

𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐩𝐮𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚 ‘𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐞𝐥𝐥𝐞𝐫𝐢𝐚’: 𝐂𝐨𝐧𝐝𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐃𝟑𝟐, 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐠𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 (𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐯𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞).
Il nostro noto giornalista pubblicista n. 145000 arriva a paragonare la vicenda D32 ai condoni edilizi, parlando di “frattura morale” e di doppia velocità amministrativa. Ma qui la confusione non è solo politica, è proprio giuridica.
Il condono riguarda opere realizzate abusivamente, per le quali si chiede una sanatoria.
Per la D32 si parla di fabbricati legittimamente edificati ed esistenti, per i quali si chiede un cambio di destinazione d’uso applicando una legge regionale vigente.

Mettere sullo stesso piano queste due situazioni è, nella migliore delle ipotesi, indice di scarsa comprensione della materia; nella peggiore, un tentativo deliberato di confondere i cittadini.

𝐄 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 ‘𝐩𝐞𝐫𝐥𝐚’? 𝐂𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐜𝐮𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞.
Sul tema della compatibilità acustica, l’oramai famigerato già sindaco costruisce un’altra impalcatura allarmistica. La realtà, ahilui, è più lineare:
Nell’area D32 non è previsto l’insediamento di attività acusticamente e ambientalmente rilevanti.
Da anni esiste già una convivenza di fatto tra residenze e attività artigianali/commerciali, tra l’altro accettata da tutti i residenti, sottoscrittori dell’istanza in questione, senza che ciò abbia generato il quadro apocalittico evocato dall’ex sindaco.

𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 ‘𝐂𝐀𝐍𝐈𝐋𝐄’: 𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐧𝐞?
Rimanendo sempre in tema di cambi di destinazione d’uso, ci può spiegare l’ex sindaco (ingloriosamente decaduto politicamente) come sia stato possibile ottenere la ‘𝐯𝐚𝐫𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚’ (cosa significhi lo sa solo lui) della destinazione d’uso senza opere 𝐝𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐦𝐛𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐯𝐞𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 di un immobile sito in Manfredonia in località Posta del Fosso, di proprietà di una sua parente ‘affine di primo grado in linea retta’ sul quale è stato realizzato un “canile sanitario e rifugio” dove, tramite un’associazione, viene gestito, da oltre 27 anni, il randagismo per conto del Comune di Manfredonia, per il quale la sua ‘affine di primo grado’ percepisce un fitto mensile molto oneroso???
Tutto ciò nonostante a tutt’oggi, secondo il giudizio di esperti, quella struttura non abbia mai posseduto i requisiti urbanistici e igienico-sanitari previsti dalle leggi regionali, man mano succedutesi. E, dal momento che l’ex sindaco di cui sopra è così sensibile al tema della zonizzazione, ci può spiegare come sia stato possibile ottenere le autorizzazioni per il suddetto canile senza aver effettuato i rilievi fonometrici per l’impatto acustico pre e post autorizzazione, come previsto dalla legge??? Il novello Sigfrido Ranucci potrebbe realizzare dei report giornalistici su questi temi… E se lo desidera, gli daremmo volentieri una mano.

Il ‘nostro’, poi, chiude il suo pezzo con toni solenni sulla legalità, sostenendo che “quando la legalità funziona così, non è più legalità. È potere”.

Ma c’è un dettaglio che non può essere cancellato con una frase ad effetto: se davvero avesse ritenuto la delibera commissariale illegittima, avrebbe avuto il 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 di impugnarla nelle sedi opportune. Non lo ha fatto.

𝐈𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐨𝐠𝐠𝐢:
- Attacca una delibera che non ha mai contestato davanti al TAR;
- Insinua trame politiche smentite dagli atti e dalle date;
- Confonde condoni e cambi d’uso;
- Sorvola sulle proprie scelte urbanistiche passate, ben più discutibili.

La legalità non è uno slogan da campagna elettorale, né un manganello da usare contro gli avversari e riporre quando tocca agli amici. È un criterio che si misura sugli atti, sulla coerenza, sulla capacità di assumersi responsabilità anche quando non conviene.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
La vicenda D32 non è il “mostro” costruito dall’ex sindaco Riccardi (dajeee, ce semo ricaduti, scusate ancora), ma rappresenta:
- Una lottizzazione nata negli anni ’90, lasciata a metà e abbandonata per decenni;
- Un’area di fatto mista, con funzioni artigianali, commerciali, di servizi e residenziali;
- Un comparto in cui famiglie reali rischiano di perdere casa e patrimonio per rigidità normative e ritardi politici;
- La scelta di applicare la legge regionale alla D32 nasce da un’esigenza sociale (quindi salvare i lotti di famiglie che non esercitando più un’attività, perderebbero il diritto di residenza non potendo neanche affittare a terzi solamente i locali artigianali o commerciali e rischiando di vedere la loro proprietà finire nelle mani del tribunale o delle banche a seguito di fallimento o insolvenze);
(NB: L’ex sindaco conosce bene la situazione, ma non dimostra alcuna sensibilità di fronte a questo tema. Infatti, un suo parente di primo grado ha utilizzato in fitto per qualche anno due lotti di un’azienda fallita, nelle more che il tribunale procedesse con la vendita all’asta).

𝐔𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐮𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐢.

Se qualcuno vuole davvero parlare di legalità, lo faccia partendo dai fatti, dagli atti, dalle cronologie. Non dalle “voci”, non dai “si dice”, non dalle ricostruzioni creative.

Perché la differenza tra legalità e potere, alla fine, sta tutta lì: nella capacità di rispettare la verità, anche quando non torna comoda.
Per la cronaca: siamo in possesso di tutta la documentazione attestante la totale legittimità dell'operazione, compreso pareri tecnici e legali, che utilizzeremmo in caso di un contenzioso serio e non per ‘chiacchiere social’.

Infine, al coordinatore di ‘Forza Manfredonia’, nonché padre del vicesindaco durante l’amministrazione Rotice, che oggi, stracciandosi le vesti, grida allo scandalo, probabilmente per convenienza politica, chiediamo semplicemente: “Perché quell’amministrazione, seppure bene informata sulla questione D32, non ha provveduto alla revoca della delibera commissariale? Forse perché non esistevano reali motivazioni per farlo?”.

Massimiliano Ritucci
Antonio Tasso

03/05/2026

❌ 𝐒𝐈 𝐄̀ 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄𝐏𝐀𝐒𝐒𝐀𝐓𝐎 𝐈𝐋 𝐋𝐈𝐌𝐈𝐓𝐄 !!!

Le donne e gli uomini dell’Associazione 𝐀𝐠𝐢𝐀𝐌𝐎 e della lista 𝐒𝐢𝐩𝐨𝐧𝐭𝐮𝐦, rappresentate in Consiglio Comunale da Massimiliano Ritucci e Antonio Tasso, esprimono la propria sincera solidarietà all’assessore 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞 per la vile aggressione verbale subita durante il Consiglio Comunale del 29 aprile.
Alcuni presenti, infatti, le hanno rivolto frasi gravemente offensive e lesive della dignità personale, solo perché non condividevano la sua posizione su un punto all’ordine del giorno.

Quanto accaduto conferma purtroppo i timori già espressi dai nostri rappresentanti, a seguito della campagna allarmistica, strumentale e pericolosa messa in atto da chi ha agitato l’opinione pubblica sul tema dell’accoglienza di cento – poi ridotti a settanta nel giro di qualche giorno – stranieri 'richiedenti asilo'.

Si tratta di persone inserite in un percorso previsto dalle norme dello Stato italiano per l’ottenimento di un permesso di soggiorno legale.
Nonostante ciò, alcuni hanno incitato la cittadinanza a partecipare al Consiglio con toni esasperati, arrivando perfino a chiedere l’installazione di un maxischermo, immaginando una mobilitazione di massa che non c’è stata.
I pochi presenti, come dimostravano i cartelli esposti, avevano peraltro compreso ben poco della reale situazione.

Al di là del numero esiguo dei partecipanti, resta un dato fondamentale: quando si alimentano tensioni senza prudenza, basta anche una sola persona poco equilibrata per trasformare il dissenso in un gesto inconsulto, con conseguenze potenzialmente gravi, anche considerando i commenti che ancora adesso appaiono sui vari post social.

𝐄̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐢𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (𝐞 𝐧𝐞𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨) 𝐦𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐞 𝐏𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞.

I nostri rappresentanti, Ritucci e Tasso, come già evidenziato nei loro interventi in Aula dai banchi della 'minoranza', continueranno con responsabilità e determinazione a raccogliere dati e informazioni per aggiornare in modo completo e trasparente la cittadinanza sulla effettiva situazione dei richiedenti asilo ospitati presso la Casa della Ca**tà di Manfredonia.

24/03/2026

𝐔𝐍 𝐀𝐓𝐓𝐀𝐂𝐂𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄̀ 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐕𝐄𝐍𝐓𝐀𝐓𝐎!
💚🤍❤️
Ci ho messo la faccia CONVINTAMENTE, insieme a tantissimi che credono ai valori dei Costituenti, e il risultato è stato bellissimo e commovente...𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄.

Adesso si proceda, seriamente all'efficientamento del Sistema Giudiziario...Si può e si deve fare. Tutti insieme, senza fughe in avanti.

07/10/2025

🛑 𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚: 𝐈𝐠𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚, 𝐩𝐫𝐨𝐫𝐨𝐠𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐀𝐒𝐄 𝐒𝐩𝐀: 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (non si sa cosa fare di loro) 𝐞 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐞.

Il 31 ottobre scadrà l’affidamento del servizio di igiene urbana, raccolta e smaltimento rifiuti ad 𝐀𝐒𝐄 𝐒𝐩𝐀 da parte del Comune di Manfredonia. Il sindaco 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐚, in un recente incontro con i capigruppo consiliari, ha annunciato l’intenzione di prorogare l’affidamento di un altro anno, nelle more di un accordo pluriennale. Una scelta che, tuttavia, non chiarisce il destino delle graduatorie dei lavoratori che da mesi aspettano la tanto promessa stabilizzazione.

Con il collega e, soprattutto AMICO, 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐑𝐢𝐭𝐮𝐜𝐜𝐢, abbiamo espresso “forte preoccupazione” per lo stato dell'arte, perché ci siamo resi conto che tutto è ancora nel limbo dell'indecisione e abbiamo chiesto all’amministrazione di fare pressione su ASE affinché si passi immediatamente alle assunzioni a tempo indeterminato. Le graduatorie – già pronte – permetterebbero infatti di ridurre i costi e garantire maggiore stabilità occupazionale, al contrario del ricorso alle agenzie interinali, giudicato dai consiglieri “costoso e precario”.

𝐄̀ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨. 𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚. 𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐮𝐧 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨.

A rendere la vicenda ancora più spinosa è il fatto che, già nel dicembre 2024, la graduatoria era stata prorogata con l’obiettivo di mantenerla valida nel 2025 anche per facilitare le assunzioni a tempo indeterminato in un momento più chiaro per la continuità del rapporto tra Comune e Azienda.

Francamente, rimaniamo basiti nel leggere alcune dichiarazioni del Sindaco la Marca sul quotidiano l'Attacco, articolo di oggi 7 ottobre a firma di 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐅𝐢𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚, il quale ammette che non esiste ancora un 'Piano Industriale' e che non si ha idea di cosa fare dei lavoratori in graduatoria (una proroga della stessa sarebbe totalmente inutile e suonerebbe come una 'presa in giro').

Noi, ovviamente, manterremo alta l'attenzione sulla questione.

Grazie a tutte le testate giornalistiche che hanno pubblicato la nostra nota.

31/12/2024

🔴𝐂𝐄𝐍𝐒𝐔𝐑𝐀𝐑𝐄 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐑𝐎𝐍𝐓𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐌𝐀𝐈 𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐎
Nota dei consiglieri Massimiliano Ritucci e Antonio Tasso

Ci rammarica constatare che ciò che di buono e utile era stato ottenuto con una condivisione, tra tutti i consiglieri comunali, dell’ordine del giorno sull’accapo riguardante l’ASE Spa, affidataria dei servizi di raccolta rifiuti e igiene urbana di Manfredonia - presentato a nostra firma durante la trattazione del suddetto argomento nel corso della seduta del 30 dicembre scorso - sia stato danneggiato da un’iniziativa censoria della maggioranza, in danno di un punto di discussione presentato dalla minoranza, su iniziativa di due membri della prima commissione consiliare permanente “Affari generali e Risorse umane”.

Non vogliamo entrare nel merito dell’oggetto da dibattere (Istituzione commissione consiliare speciale, ndr), che sarebbe stato utile e opportuno affrontare in Aula, quanto, piuttosto, stigmatizzare ‘decisamente’ l’intervento di un consigliere di maggioranza, ovviamente utilizzato all’uopo dalla stessa, che ha posto una ‘questione pregiudiziale’ per impedire che l’argomento in programma venisse esaminato e discusso, di fatto cancellandolo dai lavori.

Per l’onestà intellettuale che ci caratterizza, premettiamo che la ‘questione pregiudiziale’ è una procedura prevista dal ‘Regolamento del Consiglio Comunale’.

Però, le domanda che, a questo punto, inevitabilmente sorgono sono:
- “Non vi era alcun modo per consentire la discussione in Aula, magari emendando l’accapo?”;
- “Perché, sull’onda dell’ostentato spirito collaborativo, la maggioranza non ha chiesto un breve consulto con la minoranza per verificare se fossero attuabili le condizioni per dar corso al dibattito, sulla falsariga di quanto eseguito per l’ordine del giorno su ASE?”;
- “Il Sindaco – che spesso invoca collaborazione, condivisione e serenità di comportamenti - non avrebbe potuto intervenire, mediando una soluzione?”.

In questo modo, si sarebbero fugati immediatamente quei dubbi che oggi si insinuano nelle menti più maliziose:
- Non è che censurando la discussione si sia voluto evitare l’emersione di questioni ‘scomode’?
- Non è che chi ‘dirige’ la coalizione di maggioranza abbia ritenuto l’assessore di riferimento o i propri consiglieri “poco preparati” per affrontare le argomentazioni previste?

Noi non possiamo dare risposte, ma se fossimo consiglieri di maggioranza (cosa che non sarà mai in questa consiliatura e, anzi, dichiariamo la nostra stima ai colleghi della stessa) qualche perplessità ce la porremmo.

Rimane l’amara constatazione che ‘censurare il confronto non è mai democratico’, specie durante un consiglio comunale - che è il luogo istituzionale di massima espressione democratica e di rappresentanza popolare - e che “si è persa un’occasione” per dar seguito all’accennata collaborazione, intravista con la corale adesione all’o.d.g. su ASE, e dare un positivo segnale alla Città.

Ma, passando alla cronaca della seduta assemblare di riferimento, vanno sottolineate due questioni:

La prima è, come più volte sopra riportato, la condivisione di tutto il consiglio dell’ordine del giorno su ASE, presentato, come detto, a nostra firma, contenente un impegno del Consiglio Comunale, concordato tra le parti, “a verificare la sussistenza di tutte le condizioni, subito dopo la ricezione della redigenda relazione finale di controllo e monitoraggio (relazione dell’arch. Pacella, ndr), attraverso l’istituzione di un apposito tavolo di confronto esteso ad ASE SpA, per poi giungere, entro termini strettissimi, ad individuare le modalità di affidamento del servizio di igiene urbana”.
Pertanto, sapremo a breve se questo accordo produrrà risultati apprezzabili.

La seconda è che avremmo votato favorevolmente i seguenti accapi, poiché da noi ritenuti utili per la collettività e la Città:

6) Deliberazione di Consiglio Comunale n. 41 del 18.05.2023. Obbligo di adeguamento al Piano Comunale delle Coste. Proroga;

9) Rigenerazione urbana - Sviluppo urbano sostenibile: POR PUGLIA FESR - FSE 2014/2020 - Asse XII AZ.12.1 - Parco Grotta Scaloria codice MIR: a1201.27 - Approvazione progetto esecutivo. Variante urbanistica ed apposizione vincolo preordinato all’esproprio.

Cogliamo l’occasione per formulare a tutti i nostri più sinceri auguri per il nuovo anno.

Indirizzo

Corso Roma, N°230
Manfredonia

Sito Web

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