18/09/2025
Ucraina: un ecocidio di guerra. Il Mar Nero sta attraversando una disastrosa deriva ambientale dovuta al conflitto russo-ucraino
Quando la guerra è arrivata in Ucraina, la vita delle persone è stata sconvolta e nulla sarà più come prima. Ma il conflitto non sta distruggendo soltanto città, villaggi e comunità: sta travolgendo anche gli ecosistemi. In prima linea c’è il Mar Nero, oggi vittima silenziosa di un vero e proprio ecocidio. Passeggiando lungo le sue rive, ci si trova davanti a immagini che difficilmente si riescono a dimenticare: pesci e delfini morti depositati sulla battigia, la battigia ritirata, segni evidenti di una catastrofe ambientale in corso. Tutto questo ha avuto un punto di svolta simbolico e drammatico il 6 giugno 2023, quando l’esplosione della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka ha provocato un disastro umanitario ed ecologico di proporzioni immani. I dati sono inquietanti. Nel solo 2022, tra Bulgaria, Romania, Turchia, Georgia e Ucraina, sono stati registrati oltre 900 cetacei spiaggiati, almeno il doppio rispetto al periodo 2019-2021. Ma il numero reale delle morti potrebbe essere nell’ordine delle decine di migliaia, considerando i corpi che non raggiungono mai la riva. Le popolazioni di delfini tursiopi e focene del Mar Nero erano già in declino dagli anni Trenta, a causa di pesca eccessiva, inquinamento e perdita di habitat. Oggi però le cause sono diverse e più violente. Molte carcasse mostrano ustioni e ferite gravi; altre, invece, non riportano segni visibili, neppure quelli tipici delle reti da pesca. La domanda, dunque, non è più perché stiano morendo, ma chi li stia uccidendo. La risposta porta sempre allo stesso punto: la guerra. Il 24 febbraio Vladimir Putin annuncia l'inizio dell'operazione militare speciale. Le città Ucraine iniziano a tremare per le bombe e le truppe russe invadono il paese in più direzioni nelle regioni di Kherson, Donetsk, Luhansk, Sumy, Kharkiv, Chernihiv e Kyiv. L'estate scorsa in campagna elettorale Donald Trump diceva che sarebbe riuscito a far finire la guerra in Ucraina in 24 ore, una volta diventato presidente ha ammesso: “esageravo”. Gli Ucraini hanno due sveglie, la sera intorno alle 9 quando iniziano gli attacchi russi e il pomeriggio, intorno alle 5:00, quando Donald Trump si sveglia e inizia a scrivere i suoi tweet.
Tra il 24 e 25 maggio 2025 la Russia ha sferrato uno degli attacchi aerei più intensi degli ultimi tre anni di guerra, 298 droni, 69 missili e 12 morti. il giorno dopo ha attaccato nuovamente con ancora più droni 355. “Puntin è diventato completamente pazzo” ha twittato Trump, dopo i bombardamenti vuole tutta l'Ucraina, non solo una parte. Da febbraio 2022 il Mar Nero è diventato una zona militarizzata, teatro di manovre, esplosioni, mine, sonar e bombardamenti. Le onde sonore ad alta intensità disturbano i cetacei, disorientando fino a farli spiaggiare. Le esplosioni rilasciano sostanze tossiche, e le acque si caricano di inquinanti chimici e residui bellici che distruggono la biodiversità.
E non sono solo i cetacei a pagare. L’intero ecosistema del Mar Nero è oggi sotto attacco: dalla pesca compromessa alla perdita di habitat costieri, fino alla contaminazione di fiumi e falde. La distruzione della diga di Kakhovka ha riversato tonnellate di acqua contaminata, pesticidi e carburanti nei corsi d’acqua, arrivando a compromettere anche il Dnepr e il delta che sfocia nel mare. Ma l'accesso alla maggior parte delle spiagge, sul Mar Nero è vietato, le mine galleggianti e bombardamenti sono un rischio troppo grande grande per lavoro degli scenziati, quindi il lavoro si svolge con le immagini satellitari è il “remote sensing”, utili a capire quanti ettari di foresta sono bruciati in un incendio per esempio, o monitorare le fuoriuscite di petrolio in mare, come successo nel dicembre 2024 sullo stretto di Kerch, quando due petroliere Russe, travolti da una tempesta hanno rilasciato almeno 2.500 tonnellate carburante e mare sono morti almeno 32 cetacei nei primi dieci giorni dopo il disastro, gli uccelli ricoperti d'olio sono arrivati fino alle coste georgiane del Mar Nero. Prelevare un campione di acqua marina è un'impresa, anche per analizzare in laboratorio il combustibile dei missili che è incredibilmente tossico. Si può immaginare quanti danni può causare all'ambiente quando i missili cadono in acqua. A questo punto ce ne saranno di decine se non centinaia sul fondo del Mar Nero. Il problema è che la formula chimica del carburante dei missili è secretata, quindi è difficile fare un'analisi chimica onnicomprensiva per rilevarla nell’acqua. Andare alla ricerca di una sostanza sconosciuta in un campione costa molto denaro. Con la distruzione della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, nel sud dell'Ucraina, 18 chilometri cubi d'acqua, l’equivalente del Great Salt Lake negli Stati Uniti, o di 7,2 milioni di piscine olimpioniche si sono battute sulla regione di Kherson, allargando una areale di 620 km quadrati e una ottantina di centri abitati. Ingolfando indistintamente fortificazioni militari, case, siti industriali, discariche, campi coltivati, depositi di munizione, fosse di scarico, la marea nera, trascinando con sé qualsiasi tipo di detriti e rottami, di tutti i tipi. Un simile afflusso di acqua dolce nel Mar Nero si è riversata nel Mar Nero ne ha abbassato la salinità, danneggiato gli habitat, alterato flusso delle correnti marine favorito, l'invasione delle specie aliene e provocato una fioritura inaspettata di plancton 150-300 volte più ampio del normale. I sedimenti accumulatisi sul fondo della riserva idrica, liberati dalla distruzione della diga, contengono metalli pesanti che potrebbero continuare a inquinare per decenni. In un paper uscito su “Science” gli scienziati l’hanno chiamata: “una bomba di tossine a orologeria". L'articolo 441 del codice penale Ucraino definisce l'ecocidio: “distruzione di massa di flora, fauna, avvelenamento dell'aria, delle risorse idriche nonché qualsiasi altra azione che possa causare un disastro ambientale”. l'ecocidio tuttavia non è ancora un crimine riconosciuto nel diritto internazionale, lo sforzo maggiore per farlo codificare e trascinare i Russi all'Aia, alla Corte penale internazionale che è guidata dall’Ucraina. L’esplosione della diga di Kakhovka è uno degli elementi principali su cui puntano i procuratori; ma sono un tassello importante anche le morti dei cetacei nel Mar Nero per i quali è stata aperta un fascicolo “ad hoc” dai pubblici misteri della Regione di Odessa. A 11 anni dalla occupazione della Crimea, a tre anni dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, gli Ucraini sono stati tutti catturati dall'illusione di un mondo pacifico, col diritto internazionale, con le Nazioni Unite, con le istituzioni e meccanismi condivisi a livello globale, come quelli della scienza e della cultura. Ma è evidente che niente di tutto questo è reale. Abbiamo un nemico che usa la cultura come arma, la scienza come arma, la religione come arma. Potresti pensare che un prete Russo sia solo un prete o che uno scienziato russo sia un solo scienziato? Ma non è cosi. Uno scienziato Russo è un soldato Russo. Fa parte della macchina da guerra ibrida della Russia. Conosco persone integrate nella comunità scientifica Russa che sono venute nelle Regioni occupate a prelevare i reperti Ucraini nei musei come trofei. È diventato una parte normale del loro lavoro che chiamano ricerca, prendono reperti, campioni, oggetti da esposizione e li portano in Russia, riscrivono i numeri dei cataloghi, pubblicano i loro paper magari su una bella rivista internazionale e ci fanno una carriera. Dobbiamo riconsiderare completamente la nostra concezione delle istituzioni globali perché in Russia funzionano diversamente da quello da cui siamo abituati. E dopo la guerra non riusciremo a considerare un ricercatore Russo come uno scienziato come tanti, perché conosciamo i crimini che hanno commesso. Questa storia non finirà qui. Da ecologo e osservatore, non posso che riflettere su questa tragedia: siamo di fronte a un crimine ambientale che si intreccia con il crimine di guerra. L’ecocidio non è una conseguenza collaterale, ma una parte integrante della devastazione. Il Mar Nero, culla di biodiversità e risorsa vitale per milioni di persone, sta vivendo una deriva disastrosa. Se non si agirà per fermare questa spirale distruttiva, rischiamo di perdere per sempre uno degli ecosistemi più preziosi e fragili d’Europa.