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L’Italia del futuro partendo dai banchi di scuola: il nodo dell'istruzione e delle competenze.Questo è quello che raccon...
31/07/2026

L’Italia del futuro partendo dai banchi di scuola: il nodo dell'istruzione e delle competenze.
Questo è quello che racconta il CUNTRY REPORT 2026 della Comunità Europea.

​Mentre il mercato del lavoro globale corre verso la digitalizzazione e l'innovazione, il sistema d'istruzione italiano si trova a fare i conti con ritardi e criticità strutturali.
I dati ufficiali tracciano un quadro chiaro:
per sostenere la competitività del Paese e garantire un futuro ai giovani, occorre intervenire concretamente su più fronti, dalla scuola secondaria fino all'università.

​Gli squilibri tra scuola e mondo del lavoro
​Uno dei nodi principali riguarda il disallineamento (mismatch) tra le competenze fornite dal percorso di studi e le reali esigenze delle imprese.
Molti ragazzi completano il ciclo scolastico o universitario senza aver acquisito le abilità oggi più richieste dal mercato, in particolare per quanto riguarda i settori tecnologici e le competenze digitali. A ciò si aggiunge una difficoltà nei percorsi di orientamento che dovrebbero guidare gli studenti nella transizione dalla scuola secondaria all'istruzione terziaria o al mondo del lavoro.

​Istruzione universitaria e ricerca: risorse e precarietà.

​Anche il settore universitario soffre di carenze storiche. Rispetto alla media europea e agli altri Paesi OCSE, l'Italia registra un livello di spesa per l'istruzione superiore tra i più bassi. Questa scarsità di risorse limita le attività di ricerca e rende difficile per gli atenei investire nella valorizzazione e nella commercializzazione dei propri risultati scientifici.

​Un'altra nota dolorosa riguarda la carriera dei ricercatori:

​Età avanzata e tempi lunghi: nel sistema accademico italiano la stabilità lavorativa arriva spesso oltre dieci anni dopo il conseguimento del dottorato, portando a una quota di personale con più di 50 anni sensibilmente più alta rispetto alle medie internazionali.

​Precarietà contrattuale: la prevalenza di contratti a breve termine e la mancanza di una pianificazione pluriennale e stabile delle assunzioni rendono la carriera della ricerca poco attraente, spingendo molti giovani talenti ad allontanarsi o ad andare all'estero.

​Formazione continua e Pubblica Amministrazione
​Le lacune non riguardano solo i giovani, ma si estendono all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (lifelong learning). Gli investimenti nella riqualificazione e nell'aggiornamento dei lavoratori sono ancora limitati. Un esempio emblematico è rappresentato dalla Pubblica Amministrazione, caratterizzata da un'età media del personale elevata e da una bassa partecipazione a corsi di formazione continua, il che rallenta la modernizzazione e la transizione digitale dei servizi pubblici.

​Le misure in campo e la sfida futura

​Per contrastare queste debolezze, negli ultimi anni sono stati avviati diversi interventi: dall'introduzione di attrezzature digitali nelle aule scolastiche all'espansione dei percorsi di formazione professionale e del sistema duale, fino al sostegno a borse di dottorato innovative in collaborazione con le imprese.
Tuttavia, per spezzare il circolo vizioso tra basse competenze, bassa produttività e stipendi stagnanti, sarà fondamentale trasformare queste misure emergenziali in riforme strutturali e continuative nel tempo.

Una Nuova Visione di Manfredonia, una riconciliazione tra città storica, espansione contemporanea e qualità.Se guardiamo...
27/05/2026

Una Nuova Visione di Manfredonia, una riconciliazione tra città storica, espansione contemporanea e qualità.
Se guardiamo due immagini di Manfredonia, una del 1946 e una attuale, mostrano chiaramente una frattura:
la Manfredonia del 1946 era compatta, leggibile, con un rapporto diretto tra porto, centro e campagna;
la Manfredonia attuale è cresciuta per comparti isolati, spesso costruiti per addizione, senza un vero disegno urbano continuo.
Il risultato è una città “a macchie”, dove molti quartieri funzionano come dormitori separati dal centro e tra loro.
L'intuizione è non espandere ancora la città, ma cucire ciò che già esiste.
Una possibile nuova visione urbana per Manfredonia

1. Dalla città “a comparti” alla città
“a reti”

Oggi i comparti sembrano isole:
pochi collegamenti trasversali;
strade pensate più per le auto che per la vita urbana;
assenza di piazze;
servizi concentrati nel centro storico;
spazi vuoti e terreni incolti che interrompono la continuità.
La nuova idea potrebbe essere:
trasformare i vuoti in connessioni.
Non riempire tutto di edifici, ma creare:
corridoi verdi;
assi pedonali e ciclabili;
piazze di quartiere;
servizi distribuiti;
piccoli poli civici.
La città diventerebbe policentrica.
Non un solo centro storico che accentra tutto, ma una costellazione di quartieri vivi.

2. Quartieri con identità diverse

Uno dei problemi delle periferie contemporanee è la loro uniformità.
Palazzi simili, strade simili, nessuna memoria.
L’idea nuova può invece portare a quartieri differenti tra loro.
Quartiere educativo vicino alle aree residenziali più giovani con:
scuola primaria;
biblioteca per bambini;
ludoteca pubblica;
orti urbani scolastici;
piazze senza traffico.
Un quartiere dove il bambino possa andare a piedi.
Quartiere sportivo e verde nei terreni incolti tra i comparti:
campi aperti;
piste ciclabili;
parchi ombreggiati;
strutture leggere;
anfiteatro estivo.
Non grandi opere costose, ma spazi sociali continui.
Quartiere produttivo-artigianale
Per riportare economia diffusa:
laboratori;
coworking;
botteghe;
mercati coperti;
incubatori per giovani.
Così la periferia smette di dipendere totalmente dal centro.
Quartiere del mare
La fascia costiera potrebbe diventare:
promenade continua;
mobilità lenta;
spazi culturali;
piccole marine;
piazze come sul mare;
Museo del Mare.
Oggi molte zone costiere sono separate dalla viabilità o poco integrate col nuovo tessuto urbano.

3. La città dei bambini

Questo è forse l’aspetto più importante.
Una città pensata per i bambini diventa migliore per tutti.
Alcuni principi fondamentali:
In 15 minuti ogni bambino dovrebbe poter raggiungere:
scuola,
parco,
sport,
biblioteca,
negozi essenziali entro 15 minuti a piedi o in bici.
Strade scolastiche
Le strade davanti alle scuole:
chiuse alle auto negli orari scolastici;
con alberi e sedute;
sicure per il gioco.
Micro-piazze diffuse
Ogni comparto dovrebbe avere:
una piccola piazza;
fontane;
ombra;
giochi;
panchine.
Non solo parcheggi.
Continuità pedonale
Oggi molti comparti finiscono improvvisamente:
marciapiedi interrotti;
strade senza attraversamenti;
terreni abbandonati.
La nuova città dovrebbe essere attraversabile senza paura.

4. I vuoti come ricchezza

I terreni incolti che oggi sembrano “assenze” possono diventare il vero patrimonio urbano.
Invece di saturarli:
parchi agricoli;
boschi urbani;
orti comunitari;
giardini pluviali;
corridoi ecologici.
Manfredonia ha luce, vento, mare e spazio: elementi che molte città contemporanee non hanno più.

5. Riconnettere il centro storico

Il centro non deve perdere importanza.
Deve invece diventare:
cuore culturale;
memoria storica;
spazio turistico e civico.
Ma liberato dalla pressione di essere l’unico luogo dei servizi.
La città nuova dovrebbe:
convergere verso il centro,
ma non dipendere totalmente da esso.
Come un organismo con più organi vitali.

6. Una possibile struttura urbana futura

Immagina Manfredonia come:
un centro storico forte;
una cintura di quartieri identitari;
grandi assi verdi trasversali;
mobilità lenta;
mare accessibile;
servizi distribuiti;
scuole e spazi pubblici come nodi urbani.
Non periferie isolate, ma “villaggi urbani” connessi.

7. Un modello mediterraneo contemporaneo

L’idea ha anche un valore culturale.
Molte città moderne hanno copiato modelli nordamericani:
espansione dispersa,
automobile dominante,
centri commerciali,
periferie dormitorio.
Manfredonia potrebbe invece recuperare una logica mediterranea:
prossimità;
piazze;
ombra;
camminabilità;
relazioni sociali;
mix tra abitare e servizi.
Una città più lenta, più umana, più climatica.

8. Un’immagine simbolica

Se la Manfredonia del dopoguerra era una città compatta sul porto, la nuova Manfredonia potrebbe diventare
una rete di quartieri abitabili immersi nel verde e collegati dal mare, dalla mobilità lenta e dai servizi di prossimità.
Non più periferie ai margini, ma nuove centralità urbane.
La vera trasformazione non sarebbe costruire di più, ma dare forma urbana e identità agli spazi già esistenti.

Enzo Renato

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Indirizzo

Manfredonia
71043

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

368978377

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