Archeoclub Manduria

Archeoclub Manduria Archeoclub Manduria, attiva dal 1988 per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico, archeolo

L'Archeoclub d'Italia ONLUS è un' associazione di volontariato che dal 1971 si occupa di salvaguardare il patrimonio storico, artistico, archeologico e ambientale in Italia. La sede di Manduria è nata nel 1988 per difendere dal degrado e dalle continue violazioni il nostro territorio, che è la nostra ricchezza, continuità di vita e di pensiero, e per impedire la depredazione delle aree archeologic

he e i danni che interventi sconsiderati provocano irrimediabilmente ai nostri beni culturali. Il nostro obiettivo più ambizioso è quello di svolgere un servizio utile alla comunità valorizzando e rendendo fruibile quanto il territorio possiede. Se pensi di condividere gli obiettivi ed i valori della nostra associazione, contattaci e vieni a collaborare con noi.

Si è svolta ieri sera, nella chiesa di San Francesco, alla presenza di un pubblico attento e interessato, la ###II edizi...
11/05/2026

Si è svolta ieri sera, nella chiesa di San Francesco, alla presenza di un pubblico attento e interessato, la ###II edizione di Chiese Aperte, manifestazione nazionale di Archeoclub, che, in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi, ha proposto l’apertura di chiese e luoghi legati al francescanesimo.
La sede Archeoclub di Manduria ha posto la sua attenzione sui diciotto busti reliquiario di Santi collocati all’interno del presbiterio nella Chiesa di San Francesco. A illustrare la loro storia e, soprattutto, la particolarissima tecnica con cui sono realizzati (l’“estofado de oro”, importata a Napoli dalla Spagna) è stata Patrizia Staffiero, docente dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce.
Condividiamo alcuni momenti della serata.

Particolarmente importante quest’anno la tradizionale manifestazione “Chiese Aperte” di Archeoclub d’Italia, che è inser...
07/05/2026

Particolarmente importante quest’anno la tradizionale manifestazione “Chiese Aperte” di Archeoclub d’Italia, che è inserita, su iniziativa nazionale, nelle solenni celebrazioni per il centenario di San Francesco e per questo motivo realizzata il 10 maggio nei luoghi francescani con varie iniziative.
Noi della sede di Manduria ci ritroveremo domenica, quindi, alle ore 18:00, nella chiesa di San Francesco, per ascoltare la relazione della prof.ssa Patrizia Staffiero, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce che illustrerà “I Reliquiari della Chiesa di San Francesco - La tecnica dello 'sgraffito' dalla Napoli barocca a Manduria”. Argomento interessante, che ci consentirà di conoscere meglio queste opere d’arte che ornano il presbiterio della chiesa e la particolare tecnica pittorica con cui sono eseguite.
Quanti di noi entrando in questa chiesa, che è un vero gioiello, si son posti delle domande su quei busti, risalenti al XVII secolo? Forse proprio perché sono sotto i nostri occhi abitualmente li abbiamo guardati distrattamente, senza l’attenzione che meritano, per cui l’incontro sarà l’occasione per osservarli veramente come importante testimonianza dell’arte del passato.
Ringraziamo la Fraternità francescana, nella persona del padre guardiano padre Cosimo Pro, sempre disponibile ad ospitare le iniziative culturali della sede di Manduria di Archeoclub d’Italia.

NOTE A MARGINE — “Ipazia. La vera storia”  di S. Ronchey, Rizzoli 2011 – Gruppo Lettura ArcheoclubCon “Ipazia” di Silvia...
28/03/2026

NOTE A MARGINE — “Ipazia. La vera storia” di S. Ronchey, Rizzoli 2011 – Gruppo Lettura Archeoclub

Con “Ipazia” di Silvia Ronchey abbiamo iniziato un percorso di conoscenza di “donne” che non hanno accettato di vivere la società del loro tempo.
La Ronchey non ricostruisce una biografia, ma analizza miti, ideologia e narrazioni che nei secoli hanno trasformato la filosofia in simbolo di liberta, di pensiero e scienza, contro il fanatismo religioso ed il femminismo ‘ante litteram’.
Ma chi è “Ipazia” e qual è la sua colpa? È una giovane donna che ha una scuola neoplatonica dove si discute di filosofia, matematica e astronomia.
I suoi allievi sono numerosi e la ammirano.
Si serve forse di arti magiche?
Il vescovo Cirillo non tollera che ciò avvenga sotto i suoi occhi. È il cristianesimo che si deve imporre in Alessandria, dove convivono anche copti ed ebrei e non può essere oscurato da una donna pagana.
Per giungere a tali conclusioni la Ronchey esamina un gran numero di autori contemporanei di “Ipazia” (Socrate Scolastico), ma anche illuministi quali Voltaire, Diderot sino a giungere a Benedetto XVI, che nel 2007 elogiò Cirillo per il grande contributo dato alla chiesa attraverso i suoi scritti, omettendo la sua grave colpa.
Nel complesso la lettura risulta impegnativa, ma abbastanza scorrevole.

DALL’ALASKA  ALLA  PATAGONIAUna lettura iniziata con qualche perplessità, proseguita con interesse e coinvolgimento e te...
19/03/2026

DALL’ALASKA ALLA PATAGONIA

Una lettura iniziata con qualche perplessità, proseguita con interesse e coinvolgimento e terminata con tanti spunti di riflessione e la consapevolezza di essersi accostate ad una realtà diversa e, per certi versi, sconosciuta. Questo il giudizio unanime delle lettrici del gruppo di lettura sul libro di Valeria Barbi “Dall’Alaska alla Patagonia” . Non il solito libro di viaggi a cui ci si approccia, cioè il resoconto più o meno interessante su luoghi e popoli diversi, curiosità varie, ma molto di più. Un libro che offre diversi livelli di lettura, su cui le lettrici si sono confrontate, condividendone pienamente il messaggio non sempre scoperto. Già, perché, se in un primo momento ci si era approcciate a questo libro con la convinzione di trovarsi davanti ad una lettura asettica, poiché un libro di viaggi difficilmente offre spunti di riflessione come un saggio o un romanzo psicologico, di riflessione, autobiografico, storico o altro, alla fine non è stato così. L’Autrice, con una scrittura agile, accattivante e coinvolgente riesce a condurre con sé il lettore nel viaggio, preparato minuziosamente e durato due anni, attraverso le due Americhe, letteralmente dal Nord al Sud del mondo. Un viaggio che realizza con il marito ed affronta con lo spirito e la curiosità intellettuale della naturalista, non la studiosa da tavolino, ma la ricercatrice sul campo che vuol verificare personalmente gli effetti negativi dell’inquinamento sulla flora, la fauna, le conseguenze dei cambiamenti climatici sul paesaggio e quindi sulle abitudini di determinate specie ormai in via di estinzione. Ecco che ci offre bellissime descrizioni di paesaggi minacciati dal progresso, dallo sfruttamento irrazionale di risorse naturali, da allevamenti intensivi e monocolture, un degrado progressivo ed irresponsabile, che finirà con il coinvolgere tutti se non si interviene in tempo. In questo scenario si muovono esemplari di uccelli, tartarughe, predatori condannati ad estinguersi, se non ci sarà un richiamo alla responsabilità collettiva, che non veda come unico obiettivo il traguardo economico, conseguito anche con mezzi non legali. Scopriamo così terre bellissime, foreste sacrificate alla coltura intensiva, al narcotraffico, popolazioni locali affamate che sopravvivono praticando il bracconaggio delle uova di tartaruga, apprezzate nella gastronomia locale, il cui prezzo altissimo è il rischio di estinzione di questa specie particolare di tartaruga e tante altre curiosità su specie animali sconosciute in Europa. Non c’è solo questo però. Lungo il racconto veniamo a conoscenza che esiste una fetta di umanità, piccola, che vive viaggiando. Una scelta di vita diversa, che è scelta di libertà. Si vive per strada, dove porta il proprio camper o la propria motocicletta, senza obblighi sociali, vincoli, sovrastrutture. Si vive con poco, con l’essenziale, il superfluo non esiste. Ogni giorno è diverso dall’altro ed ogni giorno può presentare un imprevisto, piacevole o spiacevole. C’è un’unica certezza per questo che possiamo definire “popolo della strada” o cittadini del mondo ed è una certezza che nella società urbana è scomparsa, la solidarietà. Έ sorprendente come si crei tra queste persone una rete insospettata di collaborazione, di rapporti umani nati dal nulla. Perfetti sconosciuti, che si incontrano in una piazzola di sosta, in un punto di ristoro, si riconoscono come viaggiatori e si scambiano informazioni utili sulla strada da affrontare, le condizioni atmosferiche, eventuali pericoli, esperienze vissute. Cadono tutte le barriere, i preconcetti, le varie categorie sociali, ma anche la categoria del tempo su cui regoliamo il nostro vivere quotidiano, si vive alla giornata, nella consapevolezza che un giorno è diverso dall’altro. Cadono le convenzioni. Il condizionamento dell’ “apparire”, così forte nella società urbana, è lasciato a casa da questi viaggiatori al momento della partenza ed è proprio tutto questo induce il lettore ad una riflessione e a mettere in discussione tanti atteggiamenti, pregiudizi e convenzioni. Non è retorica, è spontaneità, è affrontare la propria quotidianità con una prospettiva diversa, come dice l’Autrice “difficile tornare alla vita di prima, dopo aver vissuto due anni così”.

NOTE A MARGINE — “Narciso e Boccadoro” di H. Hesse -  Gruppo lettura ArcheoclubQuando in un romanzo trova posto l’umanit...
18/03/2026

NOTE A MARGINE — “Narciso e Boccadoro” di H. Hesse - Gruppo lettura Archeoclub

Quando in un romanzo trova posto l’umanità intera…
Scritto nel 1930, ambientato nel convento medievale di Mariabronn, senza un riferimento temporale preciso, se non quello di una crociata (verosimilmente 1100-1200), “Narciso e Boccadoro” è un viatico per la conoscenza dell’Uomo, al centro, suo malgrado, di un dualismo sofferto, difficile da comporre: quello tra spirito e natura, ascesi e materia, caducità ed eternità. Narciso e Boccadoro, due amici, due sensibilità opposte che si completano a vicenda, ognuno con le proprie certezze che vacillano sotto il peso di riflessioni potenti, che lacerano il loro e l’animo del lettore.
Narciso è un monaco, un dotto insegnante di indiscusso rigore morale, un asceta destinato alla vita claustrale, ricerca la conoscenza attraverso l’elevazione dello spirito; Boccadoro è un allievo che lascia il convento assecondando la sua natura vagabonda e passionale, alla ricerca di una dimensione artistica che sfidi la caducità della vita e lo conduca nelle braccia della Madre.
Il narratore onnisciente contribuisce a una forte caratterizzazione dei personaggi, la scrittura è sommessa, tuttavia capace di esprimere l’urgenza emotiva dei protagonisti in una modalità universale, rendendo intelligibili complessi concetti di ordine religioso e filosofico.

Davvero grande l’arricchimento emotivo che la lettura del romanzo ha apportato al gruppo. Le profonde riflessioni presenti nella narrazione hanno portato le lettrici a vivere un proficuo momento critico durante l’incontro, la lettura di alcuni brani particolarmente sentiti ha aggiunto valore alla discussione.
Tanti i temi presenti nel romanzo che sono stati discussi:
1) l’Amicizia fra Narciso e Boccadoro, tesa fra due ipotesi interpretative, quella di un dissimulato innamoramento e quella di una contrapposizione fra due anime che si riconoscono necessarie l’una all’altra per una piena comprensione dell’esistenza (l’una è istinto, Boccadoro, l’altra è spirito, Narciso. Ritrovatisi i due amici in una spiacevole circostanza, sarà con la morte di Boccadoro, alla fine del romanzo, che i due aspetti (lo spirito e il corpo) si comporranno in unità.
2) La vana ricerca della perfezione. Il viaggio nel bosco del capitolo VII è un viaggio al centro dell’Io, dove prendono casa paure, segreti e sogni indicibili, superati solo dall’accettazione di sé e dei propri limiti.
3) la caducità della vita, alternata alla sottile seduzione della morte. La prima può essere «la radice di ogni arte», perché creare figure o anche formulare pensieri definisce qualcosa che dura più della vita umana.
4) l’Arte come via per giungere alla conoscenza. È Narciso a confessare all’amico che solo grazie a lui è riuscito a vedere quante vie ci sono per giungere alla conoscenza, «e quella dello spirito non è l’unica e forse neppur la migliore» per riuscire a cogliere il mistero dell’essere.
5) l’archetipo della Madre, sinonimo di Amore, come forza universale e inconscia che è alla base della vita. Il tema della Madre è presente fin dai primi capitoli del romanzo, quando Narciso, avendo intravisto la vera natura del giovanissimo Boccadoro, lo invita a ripristinare nella propria vita l’immagine della Madre che egli sembra aver rimosso. In realtà, nella narrazione le Madri sono due: Eva, madre terrena e sensuale, e Maria, madre divina e spirituale. Boccadoro si mette in cammino in nome della madre sensuale, fra continui piaceri e profonde sofferenze, per approdare poi, attraverso la creatività dell’Arte, alla madre divina, nel cui abbraccio invisibile si abbandona nell’ora della morte: «Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire».

“Sguardi di cura progetti di bellezza” è il titolo dell’incontro coinvolgente organizzato dalla sede di Manduria di Arch...
10/03/2026

“Sguardi di cura progetti di bellezza” è il titolo dell’incontro coinvolgente organizzato dalla sede di Manduria di Archeoclub d’Italia e HUB 103 presso la Fiera Pessima, nello spazio di Officina Sociale, che il CSV di Taranto mette a disposizione degli Enti del Terzo Settore. Si è parlato di patrimonio culturale, ma non solo, si è parlato di territorio. Fulcro dell’incontro la chiesetta di Santa Maria di Bagnolo, luogo particolarmente caro alla comunità di Uggiano Montefusco ed ai cittadini di Manduria, oggi in condizioni di totale degrado. Sono intervenuti per Archeoclub Cecilia De Bartholomaeis e Sergio De Cillis, per HUB 103 Roberta Fistetto e Paola Pasanisi. Ha coordinato Giuseppe Paolo Dimagli, in rappresentanza di Artilibrio . I relatori hanno rilevato come santa Maria di Bagnolo costituisca con san Pietro Mandurino e la Chiesa antica di San Pietro in Bevagna l’unico esempio di architettura medievale del nostro territorio. La chiesa, nonostante lo stato di abbandono, mostra tracce della sua storia. Infatti è stata edificata su una costruzione preesistente e gli scavi condotti negli anni ’90 hanno rivelato tracce di una villa romana. Certamente in età medievale faceva parte di un complesso monastico benedettino e di un casale scomparso, le cui tracce però sono nei muretti a secco che si trovano intorno. Infatti il terreno paludoso su cui sorge la chiesa esclude la possibilità che vi fossero pietre, per cui quelle dei muretti provengono sicuramente delle abitazioni del casale, come si può dedurre esaminandole attentamente. La chiesa, che ha subito rifacimenti, l’ultimo nel XVIII sec., all’interno presenta un altare dietro al quale è venuto alla luce uno più antico e tracce di dipinti alle pareti di fattura pregevole, che dovrebbero essere recuperati. Tutto l’edificio dovrebbe essere messo in sicurezza, restaurato secondo procedure e step ben precisi e restituito alla comunità, per la quale costituisce un segno della propria identità.
Come hanno sottolineato i relatori il recupero è urgente, perché le condizioni del monumento sono estremamente precarie, dovute sia all’azione del tempo che ad atti vandalici. Si otterrebbe così uno spazio che, reso fruibile potrebbe essere destinato ad attività culturali e riacquisterebbe nuova vita. Archeoclub ha sempre posto grande attenzione a Santa Maria di Bagnolo. Alla fine degli anni ’90 denunciandone il pericolo di crollo e la necessità di un intervento urgente indusse l’amministrazione ad acquisire il bene. Successivamente presentò al Comune un progetto di recupero e restauro, con il ripristino anche di un giardino medievale, ma l’iniziativa non fu presa in considerazione. Ultimamente infine ha partecipato all’iniziativa del Fai “I Luoghi del cuore” segnalando la chiesetta di Bagnolo come luogo del cuore da salvare, per la quale ha organizzato una raccolta firme coinvolgendo tutta la comunità. Oggi questo bene, così tormentato, rischia di essere travolto da un intervento devastante, l’istallazione di un parco eolico intorno, con torri di ben 200 metri di altezza. Un progetto, anzi più progetti, che interessano tutto il nostro territorio, perché ne stravolgerebbero la fisionomia, in quanto interesserebbero vigneti di pregio, masserie antiche e siti archeologici. Archeoclub ed Artilibrio si stanno impegnando per informare la cittadinanza, coinvolgere le istituzioni, le altre associazioni e la comunità, perché solo con un impegno comune si potrà ottenere qualcosa. Le due associazioni non sono contrarie alle energie rinnovabili, sono contrarie all’eolico selvaggio che disattende le direttive europee, che impongono che gli impianti non debbano danneggiare il paesaggio ed il patrimonio esistente. Nella Grecìa salentina undici comuni si sono uniti per far fronte comune nell’opporsi a questo assalto al territorio e le istituzioni sono accanto ai cittadini. Έ auspicabile che anche qui si possa fare qualcosa del genere. Il Consiglio di Stato con la sentenza n.1872 pubblicata il 5 marzo 2025, ha accolto l’appello proposto da Italia Nostra ed ha annullato gli atti con i quali la regione Toscana ha autorizzato la realizzazione di un parco eolico nel comune di Roccalbegna, sul Monte Amiata. Έ una sentenza storica, non solo perché impedisce la realizzazione di un parco eolico in una zona di valore ambientale e paesaggistico, ma soprattutto perché vi sono affermati dei principi destinati a fare giurisprudenza. Possiamo sperare anche noi che un movimento popolare, l’impegno della stampa per una corretta informazione e l’azione condivisa delle istituzioni possa portare ad un risultato analogo?

Fiera Pessima 2026. La partecipazione di ArcheoclubArcheoclub anche quest'anno è presente in Fiera. Nella saletta per gl...
06/03/2026

Fiera Pessima 2026. La partecipazione di Archeoclub

Archeoclub anche quest'anno è presente in Fiera. Nella saletta per gli eventi messa a disposizione dal CSV, il giorno 9 marzo alle 18.00, come da locandina, sarà presentato un progetto di riqualificazione della Chiesa di S. Maria di Bagnolo, curato dall'architetto Roberta Fistetto. Abbiamo voluto richiamare l'attenzione, come più volte sin dagli anni '90, sulle precarie condizioni di questo piccolo gioiello, uno dei pochissimi esempi di architettura medievale presenti nel nostro territorio. Un bene che non solo è profondamente radicato nel cuore delle comunità uggianese e manduriana , ma che offre grandi opportunità per la propria valorizzazione, inserita in una prospettiva di sviluppo dell'intera area, che sarà illustrata dalla dott.ssa Paola Pasanisi. Questo bene tuttavia è minacciato non solo da cedimenti strutturali, ma anche dalla presenza di gigantesche torri eoliche che si vogliono realizzare intorno ad esso. Di questo informeranno i soci Archeoclub De Cillis e De Bartholomaeis. Come sempre ci auguriamo di risvegliare l'interesse della comunità e di chi l'amministra per un aspetto del nostro patrimonio monumentale, affinché se ne arresti l'irreversibile degrado.
L'Archeoclub sarà ancora in Fiera il giorno 12, nello stand dedicato all'associazionismo, con proprio materiale divulgativo.

Un folto pubblico ha seguito con attenzione ed entusiasmo la presentazione del romanzo “L’affare Donnolo” (Giovane Holde...
07/02/2026

Un folto pubblico ha seguito con attenzione ed entusiasmo la presentazione del romanzo “L’affare Donnolo” (Giovane Holden Edizioni) di Pietro Matino, manduriano residente a Perugia, medico con interessi letterari, storici, conoscitore di storia dell’ebraismo e del cristianesimo. L’evento, che si è svolto nella Cantina Produttori di Manduria, che si ringrazia per la cortese disponibilità, ha visto l’Autore dialogare con la dott.ssa Ileana Tedesco, socia Archeoclub, nonché la partecipazione del dott. Marcello Semeraro, storico e studioso di storia locale, che ha illustrato lo sfondo storico nel quale si muove la figura del protagonista del romanzo: Shabbatai ben Abraham Donnolo.
Vissuto per buona parte della sua vita a Oria in un periodo, l’Alto Medioevo, in cui la città è sede di una delle più importanti comunità ebraiche occidentali, della quale fanno parte, fra gli altri, dotti, mistici, medici, e nella quale convivono culture e religioni diverse, Donnolo è uno degli scienziati più stimati all’interno dell’accademia oritana del suo tempo. Egli è medico, farmacologo, farmacista, astrologo, astronomo, filosofo, in virtù di quello che è il motto della sua vita: la sete della conoscenza.
Nel romanzo, Shabbatai ben Abraham Donnolo si pone come sintesi originale delle innumerevoli istanze del tempo, ed è al centro di un originale intreccio narrativo, lontano dal solito thriller o giallo: un mistery, che accoglie al suo interno un omicidio e numerosi livelli di lettura, i quali conducono il lettore di fronte a una conclusione soltanto probabile.

Condividiamo alcuni scatti della serata.

NOTE A MARGINE — “Canne al vento” di Grazia Deledda Interessante e ricco di spunti di riflessione l’incontro del secondo...
31/01/2026

NOTE A MARGINE — “Canne al vento” di Grazia Deledda

Interessante e ricco di spunti di riflessione l’incontro del secondo gruppo di lettura Archeoclub.
A impegnare piacevolmente le lettrici è stato un classico, “Canne al vento” di Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.
A Galte, un paesino della Sardegna di inizio Novecento, vivono le tre sorelle Pintor, Ruth, Esther e Noemi, mentre la giovane Lia, la quarta sorella, per sfuggire a un futuro di isolamento e di atavici pregiudizi, è scappata nel continente creandosi una famiglia. Il vero protagonista, tuttavia, è Efix, servo fedele fino all’inverosimile, perché intento a espiare un’antica colpa riguardante la morte del don Zame, il patriarca della famiglia Pintor. Sullo sfondo una terra ai margini della storia, popolata da antiche tradizioni, una terra che richiama il folklore, una religiosità popolare in cui convivono santi e folletti, in cui sono radicate abitudini e concezioni di un tempo antichissimo, il quale, trascorrendo, ha reso vane le audaci speranze e spento gli ambiziosi sogni. L’arrivo di Giacinto, figlio di Lia, sconvolgerà questo stato di cose. Immaturo e inaffidabile, egli provocherà il dissesto finanziario della famiglia, scuotendo le coscienze dei personaggi e costringendoli a fare i conti con il proprio passato.

Il gruppo ha espresso unanime apprezzamento per il libro letto, relativamente all’impianto narrativo, che, fin dalle prime pagine, denota una chiusura su se stesso del mondo descritto, del quale una metafora è il poderetto chiuso tra le siepi di fichi d’India (con l’aggiunta delle spine) che a Efix sembrano i ‘confini’ di quel mondo. Notevoli per suggestione e liricità le descrizioni di personaggi e paesaggi naturali, questi ultimi carichi di una vitalità straordinaria, quasi una ribellione della natura all’immobilismo dei protagonisti, un modo per sovvertire l’ordine costituito e sempre uguale di un mondo che non vuole piegarsi alla modernità. Ed ecco che l’immagine del gelsomino che si affaccia fuori dal muretto, come per guardare cosa c’era là nel mondo; quella dell’edera che si arrampica sugli edifici, delle ossa del vicino cimitero che vengono ‘espulse’ dal vento, e tante altre fanno sì che anche il paesaggio sardo si erga a protagonista del romanzo.
Anche lo stile è stato oggetto di discussione e confronto nel gruppo. Un lessico ricercato per raccontare di un contesto socio-culturale che si dibatte fra tradizione e modernità , una scrittura elaborata che, talvolta, diluisce le emozioni nella parola scritta.
Tanti i temi che sono emersi dalla lettura del romanzo: la lotta fra il bene e il male che non lascia spazio a situazioni intermedie; la logica della colpa che chiede riparazione; un fatalismo mascherato dalla rassegnazione di non poter aspirare a un destino diverso, pur voluto e cercato; la novità come elemento destabilizzante, che tuttavia non riesce a scardinare l’equilibrio rassicurante che tiene in piedi il sistema, finendo per diventare essa stessa parte integrante del vecchio ordine.
E le canne? Anche qui è un’immagine forte a far da metafora della vita dei personaggi del romanzo, e dell’umanità intera: il fiume che potrebbe straripare, la sventura sempre in agguato, le canne che in una specie di mutuo soccorso si piegano, si toccano l’un l’altra, come per avvertirsi del pericolo, la vita sferzata dal vento del destino, la fede in un Dio che fortifichi il piccolo argine, la vana opposizione a quanto prestabilito, una resistenza che declina in resilienza. Un’ultima riflessione ha portato a contare fino a venti occorrenze della parola ‘canne’ all’interno del romanzo; come ci insegna Efix “Siamo canne, e la sorte e il vento”.
Un’esperienza di lettura senz’altro positiva, che il confronto attivo fra le lettrici del gruppo ha reso ancor più significativa ed appagante.

NOTE A MARGINE — Imogen Clark, “La felicità nei giorni di pioggia”, Libreria Pienogiorno Editore, 2025 è il primo libro ...
24/01/2026

NOTE A MARGINE — Imogen Clark, “La felicità nei giorni di pioggia”, Libreria Pienogiorno Editore, 2025 è il primo libro del 2026 letto da uno dei gruppi di lettura Archeoclub

Il romanzo ha una intensità emotiva, una capacità di far emergere la speranza anche nei momenti più grigi. Esso evidenzia la sensibilità della scrittrice nel trattare temi complessi, come il lutto e la resilienza. È un libro che parla di famiglia, capace di toccare il cuore dei lettori, i quali, a lettura finita, intravedono un aiuto a superare le proprie fragilità. Un romanzo intenso e commovente sul valore dell'amicizia che va oltre la morte, una lezione di vita su quale sia il segreto della felicità.
Angie, la protagonista, sapendo di dover morire, decide di affidare Romany, sua figlia, ai suoi quattro amici di sempre (Tiger, Maggie, Leon e Hope). La donna conosce bene la visione della vita che ciascuno amico ha e vuole che questa sia trasmessa alla ragazza. Compito dei quattro tutori sarà quello di guidare Romany nel suo diventare adulta, responsabile e indipendente.

Indirizzo

Manduria
74024

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Archeoclub Manduria pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Archeoclub Manduria:

Condividi