30/12/2025
USCITA AL PEROLOCH – 28 dicembre 2025
Marce, Matteo, Helene, Sid, Cicci, Lillo, Tullio.
Domenica ci siamo ritrovati alle 7.30 al consueto cimitero di Caltrano per il compattamento auto e la salita in altopiano, diretti al Peroloch. La prima volta dal riarmo del 2020 della grotta che siamo in così tanti!!! Che bello!!! Sia per condividere all’interno del GSM le parti nuove di grotta, sia per dividersi i pesi dei materiali!!!
In auto la discussione era se cambiarsi in Val Giardini, luogo dove si pensava di lasciare l’auto, oppure davanti alla grotta dopo la camminata per raggiungerla da Val Giardini. Con occhio deciso Sid esclama: “mi provo ad andare su!” e in zona aeroporto di Asiago comincia ad accelerare per prendere la “rincorsa”. Fino alla croce di S. Antonio non ha più mollato l’acceleratore. L’audacia di Sid ci ha permesso di arrivare con le auto al solito parcheggio vicino alla croce di S. Antonio che porta a Cima Zebio, noncuranti della neve e del ghiaccio presenti nel fondo stradale, evitandoci circa un’ora in più di avvicinamento.
Siamo entrati in grotta alle 10.00 circa.
Arrivati alla risalita di collegamento, ovvero il bivio che permette di evitare un paio di pozzi bagnati attraverso una zona fossile, Marce e Lillo sono scesi a disarmarli per recuperare le corde ad uso esplorativo per le altre due squadre. Raggiunti nuovamente gli altri all’altro bivio sul P. De Marzi, ci siamo divisi nelle due squadre esplorative: Lillo, Matteo e Sid per vedere il pozzo a metà del P. De Marzi (parte bagnata) e Marce, Helene, Cicci e Tullio per la risalita e altri controlli nella parte fossile, precisamente nella sala della Grande Faglia a circa –350.
SQUADRA BAGNATA
Matteo, con Sid e Lillo, scende la parte bagnata per vedere la finestra lasciata indietro nella scorsa spedizione.
Scende Matteo fino al punto dove aveva lasciato la corda “ingropata” la volta scorsa e, dopo qualche minuto di disperazione, riesce nell’intento di scioglierla per proseguire. Armato doppio l’attacco, scende una trentina di metri fino all’altezza della cengia con il punto di domanda.
Con un leggero pendolo riesce a passare dall’altra parte del pozzo e, risalito un paio di metri, trova un largo spiazzo con il punto di domanda nero che scende per circa una ventina di metri. Piccolo momento di euforia e gioia, subito smorzato dal dovere di piantare un attacco per far scendere gli altri. Attesi Lillo e Sid, Matteo scende il pozzo inclinato in disarrampicata per 7–8 metri e poi, piantato un altro attacco, si gode la calata di oltre 15 metri, atterrando alla base di una frattura larga poco più di un metro.
Un piccolo pozzetto di 3 metri scende da una parte, mentre dall’altra la frattura sembra stringersi. Nel mentre Lillo trova un passaggio che lo conduce, dopo una decina di metri, alla partenza di un pozzo. Piccolo momento di adrenalina, subito gelato dalla vista della corda di Sala Zebio. Anche Matteo, più sotto, trova sbarrata la strada verso sud, mentre il pozzetto chiude con una piccola pozza d’acqua e un pertugio piccolissimo. Quello sceso risulta essere un pozzetto parallelo al Pozzo De Marzi che chiude alla stessa altezza di Sala Zebio.
L’esplorazione si conclude così e, con le pive nel sacco, ricominciano a risalire, con Lillo che si incarica di disarmare completamente il Pozzo De Marzi. Risalendo vedono i compagni nella zona asciutta che stanno proseguendo la risalita e, con uno scambio di parole, capiscono erroneamente che andranno a vedere il fondo a –395.
Arrivati tutti e tre al bivio si fermano a mangiare e si scaldano con una tisana calda. Nell’attesa Sid si incarica di sistemare la partenza scomoda di un pozzo e Lillo e Matteo cercano di ottimizzare le corde, eliminando spezzoni ora non più necessari. I tre attendono ancora un po’ l’arrivo degli altri, ma dopo più di un’ora decidono, verso le 18.00, di partire verso l’uscita. La risalita è sempre con calma, sperando di essere raggiunti dagli altri, e alle 19.00 circa si trovano a Sala Innominata a –200 per un ulteriore spuntino.
SQUADRA ASCIUTTA
La squadra composta da Marce, Helene, Cicci e Tullio scende la parte asciutta per fare una risalita in direzione sud della grotta e verso il sottostante sprofondo visto da Jack nel 2021. Helene esegue la risalita piantando 5 fix in una salita inclinata tra massi instabili e, dopo una ventina di metri, decreta la chiusura di questa grande diaclasi. Ci si aspettava qualcosa in più, qualche speranza; invece, anche in questo tentativo la grotta mette i propri vincoli spaziali.
L’ultima speranza di poter andare verso sud è lo sprofondo già visto in precedenza, ma vale la pena ridargli un’occhiata. Cicci arma la discesa e, ravanando in questo spazio di circa 4 metri di diametro, si accorge di una corrente d’aria in un angolo. Comincia a spostare sassi e chiama gli altri che, scesi questi 8 metri, rianimati dall’entusiasmo, iniziano a spostare sassi come degli scarabei stercorari.
Il meandro poco alla volta si apre e lascia intravedere del nero. Marce si accorge che la direzione del meandro è buona, non lungo la grande faglia. Il lavoro allora si fa più intenso, immaginando che oltre il meandro ci sia una prosecuzione che permetta di arrivare direttamente sopra al meandro fossile del fondo. Ci si organizza per contrappesare i massi in un ambiente molto stretto.
Fatto largo, Helene si infila prima di piedi che, dopo qualche metro, sono nel vuoto. Valuta quindi l’ipotesi di uscire di testa per essere più agile nelle manovre. Vede bene il vuoto e il pozzo, stimato in 20 metri. Riesce di piedi e comincia ad armare il pozzo, ma si accorge che la corda a disposizione non basta per arrivare al fondo. Marce va a prendere una corda portata nella zona soprastante e si avvicenda poi nell’armo del pozzo con Helene.
Marce esce dal meandro e si accorge del gran bel pozzo, sempre in una diaclasi, e anche che servivano un’altra decina di metri di corda. Armato il pozzo, scende. In corda, guardando verso sud, vede che la diaclasi chiude. Messi i piedi a terra, con cauto entusiasmo si guarda intorno: verso sud chiude, verso nord invece vede quello che non avrebbe voluto vedere, la corda arancione che scende a una decina di metri di fianco. Il cauto entusiasmo non produce neanche un gran rammarico: si prende atto, punto.
Scende Helene, che poi risale sulla corda arancione facendo un piccolo anello. Dopo la notizia, Cicci e Tullio cominciano a riordinare le cose. Tullio riparte poi verso l’uscita per comunicare all’altra squadra gli esiti e dare un ragguaglio sulla tempistica, ma gli altri si sono già incamminati verso l’uscita, stanchi di aspettare.
Marce, prima di decretare la fine, decide di risalire il pozzo appena sceso per dare un’ultima occhiata e valutare se disarmarlo. Non ci sono dubbi: il pozzo in direzione sud chiude. In realtà, quel pozzo era stato arrampicato dal basso in libera nell’ultima uscita sia da Stefano Costa sia da Marce, dando parere concorde nel non avere prospettive di proseguo.
Avendo ricevuto precedentemente le notizie della squadra del pozzo bagnato e constatati gli sviluppi della parte fossile, ora è possibile avere un’idea completa di questo ambiente.
In conclusione, il Pozzo De Marzi, già in testa, si divide nella parte fossile e in quella bagnata. Alla base le due vie approdano alla Sala Zebio. È da immaginarselo approssimativamente come un grande vuoto di più di 100 metri d’altezza, per 70 di lunghezza e 10 di larghezza, creatosi lungo una faglia e attraversato da una copiosa quantità d’acqua. Questo vuoto è intervallato da parti occluse da crolli e da alcune parti ancora piene. È stimabile un ambiente di circa 70.000 metri cubi, da cui togliere le parti piene, forse la metà.
Per nuovi sviluppi della grotta rimangono alcune speranze: il meandro fossile finale e alcune parti alte della grotta non ancora viste.
Alle 19.00 anche questa squadra riparte per l’uscita, riportando le corde quasi in testa al Pozzo De Marzi.
Alle 21.30 Matteo, Lillo e Sid sono fuori dalla grotta e, in velocità, scendono alle macchine per cambiarsi e scaldarsi in auto.
L’attesa dell’uscita degli altri si fa lunga e, tra una chiacchiera e una pennichella, alle 24.00 vediamo le prime due luci nel bosco. I pensieri dell’attesa spariscono e con l’arrivo, verso le 24.30, di Helene e Cicci ci ritroviamo tutti assieme per scendere verso la pianura.
Nota: grande prova per Tullio che, pur avendo fatto finora solo qualche piccola grotta, grazie alla sua buona esperienza alpinistica e su corda ha fatto la sua “porca figura”.
Marce e Matteo