Coro e Bentu Comitato del Marghine contro le speculazioni energetiche

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Coro e Bentu  Comitato del Marghine contro le speculazioni energetiche La regione storica del Marghine detiene un patrimonio ambientale,archeologico e culturale di grande pregio e valore. Difendiamolo!

Anche il nostro territorio però è sotto attacco da parte di chi vuole speculare in campo energetico.

Del Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica Il punto d’incontro è a Ittiri, nel piazzale di v...
16/06/2026

Del Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica Il punto d’incontro è a Ittiri, nel piazzale di via Antonio Manca, alle 10.30 di domenica 28 giugno.
Sarà una giornata memorabile. Chi non potrà essere presente se ne rammaricherà molto.

Saliremo un breve tratto del monte Unturzu (per chi non se la sente ci saranno auto a disposizione).
È la montagna che l’azienda tedesca RWE ha scelto per darci lo schiaffo definitivo.
Un sito che tutto il mondo avrebbe protetto gelosamente: non solo oasi dei grifoni, ma ricca di distese boschive, aree tutelate, reperti archeologici importantissimi.
Ma tutto questo alla Regione Sardegna non importa: la Giunta Todde non alza un dito contro questo scippo infame, pur avendo tutte le possibilità di farlo. Non le interessa.
Noi sardi però non siamo d’accordo, e glielo dobbiamo far capire.

Sarà una manifestazione fondamentale, quella di domenica 28 giugno. Perché se gli stranieri dovessero mettere davvero le mani su questo territorio – e il cantiere è già aperto, le ruspe sono già all’opera – significa che qualunque nostro bene sarà d’ora in poi a disposizione del primo arrivato. Del primo predone che, presentando una semplice relazione falsa, chiederà di appropriarsi delle nostre terre. Delle nostre attività locali. Delle nostre bellezze. Della nostra esistenza.

Vestitevi adeguatamente (scarpe sportive, cappello ecc). Portate il necessario per le esigenze personali, come i fazzolettini umidi. Non dimenticate acqua, snack e pranzo al sacco.

Pranzeremo insieme, parleremo, ci scambieremo informazioni, ascolteremo storie, decideremo insieme come continuare a muoverci. L’importante è ESSERCI.
L’importante è gridare a gran voce il nostro amore per Madre Sardegna.
L’importante è far sentire a questa gente che siamo vivi, che non molliamo, e che non riusciranno a buttarci fuori da CASA NOSTRA.

MANIFESTAZIONE PRO SA SARDIGNA: DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA! I Comitati Gallura, Alghero e Nurra lanciano un appello unit...
06/06/2026

MANIFESTAZIONE PRO SA SARDIGNA: DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA!

I Comitati Gallura, Alghero e Nurra lanciano un appello unito a tutti i comitati sardi, a ogni singolo cittadino, a chiunque abbia a cuore il destino, la bellezza e la dignità della nostra Sardegna.

📍 DOVE: ITTIRI (Punto di incontro in via di definizione)
📅 QUANDO: 28 GIUGNO, ore 10:30
🦅 LUOGO: MONTE UNTURZU - ITTIRI

IL MOMENTO DI AGIRE È ORA. IL PRECEDENTE È PERICOLOSISSIMO.

Consentire la realizzazione di un impianto come "Alas" in un territorio di elevatissimo pregio e valore archeologico, naturalistico, paesaggistico e culturale – anche a fronte delle gravi violazioni già denunciate – non è solo una ferita insanabile. È un precedente che rischia di normalizzare l’industrializzazione selvaggia dei nostri luoghi più preziosi e sacri.

Se passa questo progetto, tutto è a rischio. Nessun angolo della nostra isola potrà dirsi al sicuro dalla speculazione.

"Se non siamo liberi, nessuno ci rispetterà"

Una sola voce, una sola forza per un' unica Grande Madre: Sardegna!

Condividi questo post, spargi la voce, organizza il tuo gruppo. Ci vediamo a Ittiri per dire NO all'impianto Alas e SÌ alla dignità della Sardegna!

L'OLOCAUSTO ECOLOGICO DELLA GERMANIA... FORESTE UN TEMPO FIABESCHE VENGONO RASE AL SUOLO PER FARE SPAZIO ALLE TURBINE EO...
05/06/2026

L'OLOCAUSTO ECOLOGICO DELLA GERMANIA... FORESTE UN TEMPO FIABESCHE VENGONO RASE AL SUOLO PER FARE SPAZIO ALLE TURBINE EOLICHE
Da NotricksZone di P Gosselin , 31 maggio 2026
Articolo a cura di Domenico AVERSANO

La Germania è cronicamente intrappolata in una follia "verde". La prognosi è pessima.
https://notrickszone.com/wp-content/uploads/2026/05/Deforestation-Grok-image.png
Immagine simbolica generata da Grok AI

Il sito online tedesco Blackout News https://blackout-news.de/aktuelles/foerster-warnt-vor-windkraft-im-wald/ ha pubblicato proprio oggi un articolo intitolato: Il vero costo dell'energia verde?

L'avvertimento di un forestale sulle turbine eoliche nei boschi.

La Germania si è spinta a livelli che si potrebbero definire folli pur di diventare "verde" nel campo della generazione elettrica.

Non solo il Paese sta commettendo un suicidio economico con la sua Energiewende (transizione energetica), ma in alcune regioni sta anche andando incontro a un suicidio ecologico.

Un esempio è la distruzione di foreste vergini e fiabesche, come la Reinhardswald nello Stato dell'Assia.

L'articolo di Blackout News mette in evidenza un avvertimento diventato virale da parte del forestale in pensione Josef Erhard.

Schierandosi apertamente contro una zona per l'energia eolica pianificata nel suo ex distretto all'interno della Foresta Bavarese, Erhard sfrutta decenni di esperienza diretta sul campo per fare luce su un lato della transizione verde che molti residenti delle città e politici vedono raramente.

Incredibilmente distruttivo

Molte persone presumono che installare una turbina eolica in un bosco significhi semplicemente disboscare una piccola area circolare per il pilone.

Erhard avverte che la realtà della fase di costruzione è invece incredibilmente distruttiva.

Per trasportare componenti come pale eoliche lunghe 80 metri e per far entrare gru per carichi pesanti, i sentieri forestali esistenti, che sono stretti, devono essere drasticamente allargati.

Nuove strade di accesso con ampi raggi di curvatura devono essere spianate con i bulldozer direttamente attraverso gli alberi, e vanno costruiti canali di scolo per deviare l'acqua, trasformando boschi silenziosi in zone di edilizia pesante.

«L'energia eolica nel bosco: questo significa disboscamento/deforestazione», riporta Blackout News.
https://notrickszone.com/wp-content/uploads/2026/05/Deforestation.png
Ulteriore disboscamento per fare spazio alle turbine eoliche nella Germania settentrionale. Foto di P. Gosselin

Distruzione irreversibile del suolo forestale

Un terreno fertile è alla base di una foresta sana, ed Erhard sottolinea che il danno arrecato è permanente e irreversibile. Il peso stesso dei mezzi da costruzione provoca una grave compattazione del suolo.

Una volta compresso a questo livello, il terreno perde la sua capacità di assorbire l'acqua piovana e di nutrire le radici degli alberi.

Gli enormi canali di scolo creati dai cantieri intercettano e deviano l'acqua piovana e i corsi d'acqua lontano dalla foresta sottostante, danneggiando il biotopo.

Inoltre, ogni turbina richiede una massiccia fondazione in cemento armato scavata in profondità nel terreno – strutture che rimarranno sepolte molto tempo dopo la fine del ciclo di vita della turbina stessa.

Anche queste opere interferiscono pesantemente con il sistema di approvvigionamento idrico del biotopo.

Ambiente invivibile

Le foreste non sono semplicemente insiemi di alberi; sono ecosistemi complessi.

L’area designata per lo sviluppo è un noto habitat di specie protette, tra cui linci, gatti selvatici, pipistrelli e uccelli rapaci.

Mentre i boschi possono riprendersi naturalmente da tempeste o infestazioni di coleotteri, Erhard sottolinea che il disboscamento per l'energia eolica trasforma in modo permanente gli habitat naturali in zone industriali.

Non ha usato mezzi termini riguardo alla minaccia per la fauna selvatica, definendo cupamente le pale rotanti "trituratori" di uccelli e insetti.

Inquinamento idrico

Le foreste agiscono come gigantesche spugne e filtri naturali, svolgendo un ruolo cruciale nel rimpinguare le acque sotterranee e nel salvaguardare l'acqua potabile locale.

Erhard avverte che lo scavo di profonde trincee per i cavi elettrici, l'apertura di strade e la compattazione del suolo interrompono i naturali flussi idrici.

Sulle dorsali montuose ad alta quota, questo potrebbe avere conseguenze devastanti per le falde acquifere a valle e per l'approvvigionamento idrico delle comunità locali.

[N.d.R.: L'alterazione antropica dei crinali montuosi ad alta quota scardina l'idrologia dei versanti attraverso una reazione a catena biologica e strutturale. Le dorsali alpine e forestali agiscono originariamente come immense aree di ricarica, dove l'acqua piovana e il disgelo della neve penetrano nel terreno per scivolare lentamente verso valle attraverso micro-fratture rocciose e strati permeabili, alimentando le sorgenti acquifere sottostanti.

Questo delicato equilibrio viene spezzato in primis dallo scavo profondo di trincee destinate ai cavidotti ad alta tensione e dalle imponenti asportazioni di terra per le fondazioni delle turbine; tali barriere artificiali interrate creano un vero e proprio effetto diga sotterraneo che intercetta e tronca i flussi idrici sub-superficiali, impedendo all'acqua di raggiungere i bacini naturali che riforniscono gli acquedotti delle comunità locali.

A questa barriera fisica si somma la drastica perdita del potere assorbente del terreno: il transito prolungato dei pesanti mezzi da costruzione schiaccia i pori macroscopici del suolo forestale, provocando una compattazione profonda che lo rende impermeabile al pari del cemento.

Privato della capacità di infiltrazione, il terreno non può più ricaricare la falda idrica sotterranea e scarica l'acqua in superficie ad altissima velocità; questo fenomeno di ruscellemento accelerato non solo riduce le riserve d'acqua stoccate per i periodi di siccità, ma incrementa sensibilmente il rischio di smottamenti, colate di fango e dissesti idrogeologici a danno dei centri abitati situati a valle.

Il definitivo cortocircuito idrico viene impresso dagli stessi canali di scolo stradali costruiti nei cantieri: progettati per evacuare rapidamente le acque meteoriche ed evitare l'erosione delle piazzole industriali, questi canali finiscono per drenare artificialmente l'intero versante della montagna.

Convogliando i flussi idrici direttamente nei torrenti di superficie ben prima che possano penetrare nel sottosuolo, il sistema priva le radici degli alberi dell'umidità vitale e svuota la riserva profonda del rilievo, provocando una contrazione progressiva della portata minima delle sorgenti e minando la sicurezza dell'approvvigionamento idrico locale].

Danni su vasta scala e nessun beneficio

Infine, il veterano del settore forestale si interroga sulla reale sostenibilità dell'energia eolica nelle foreste, rispetto a come viene comunemente presentata dalla narrazione dominante.

Egli evidenzia l'impatto ambientale legato al rilascio di microplastiche da parte delle pale dei rotori, il rischio di perdite di olio idraulico e l'impronta di carbonio delle catene di approvvigionamento globali necessarie per reperire le migliaia di tonnellate di materiali che compongono le turbine.

Inoltre, egli sottolinea che regioni come la Germania meridionale sono aree notoriamente poco ventose, il che significa che questi progetti dipendono spesso in larga misura dai sussidi governativi, pur richiedendo comunque il supporto delle reti elettriche convenzionali quando il vento cala.

Josef Erhard esorta i responsabili politici a valutare rigorosamente la reale produzione energetica di queste turbine rispetto alla distruzione irreversibile e a lungo termine dei nostri pozzi naturali di assorbimento del carbonio, della biodiversità e delle risorse idriche potabili.

Ciò che l'articolo di Blackout News non menziona sono gli impatti climatici locali causati dalle turbine. Alcuni studi hanno dimostrato che la velocità dell'aria sul lato sottovento delle turbine provoca un aumento della temperatura atmosferica, il che non farebbe altro che contribuire a inaridire la foresta, il cui sistema idrico è già stato gravemente danneggiato dalla costruzione.

Il video di Erhard è disponibile qui. https://www.youtube.com/watch?v=Acy68hpPp88 .

Fonte: https://notrickszone.com/2026/05/31/germanys-ecological-holocaust-once-fairy-tale-forests-getting-cleared-for-wind-turbines/

05/06/2026

⚠️ ESPROPRI METANODOTTO ⚠️

RICEVERE UN AVVISO DI ESPROPRIO O ASSERVIMENTO è un colpo durissimo, specialmente quando vedi la tua terra sacrificata per un’opera calata dall’alto. Il tempo rimasto è pochissimo: la scadenza tassativa è il 14 giugno 2026. Non agire significa accettare passivamente i vincoli e le decisioni di Enura.

Questa GUIDA PRATICA ti spiega passo dopo passo come tutelare la tua proprietà, come muoverti dal punto di vista burocratico e quali motivazioni tecniche e legali puoi mettere nero su bianco per bloccare il tracciato o costringerli a spostarlo.

Come presentare le osservazioni: La procedura formale
Per far valere le tue ragioni, devi inviare un documento scritto (le "Osservazioni") alla Conferenza dei Servizi e agli enti promotori. Non serve necessariamente un avvocato per questa prima fase, ma il rispetto delle regole formali è fondamentale affinché l'istanza non venga scartata.

1.Individua i tuoi mappali: Fase preliminare.
Prendi l'avviso ricevuto da Enura o consulta l'albo pretorio del tuo Comune. Verifica l'esatta corrispondenza dei dati catastali (Foglio e Mappale) dei tuoi terreni per capire quanta superficie viene occupata e se si tratta di esproprio totale, parziale o di semplice asservimento (il tubo passa sotto e ti lascia il vincolo sopra).

2.Redigi il documento delle Osservazioni: Scrittura dell'atto.
Scrivi un documento formale intestato a te stesso (o co-intestato se i proprietari sono più di uno). Specifica chiaramente l'oggetto: "Osservazioni al progetto 'Metanizzazione Sardegna – Tratto Centro-Sud' – Avviso del 15 maggio 2026". Inserisci i tuoi dati, i mappali coinvolti e l'elenco dettagliato delle motivazioni tecniche o legali (che trovi spiegate sotto).

3.Invia tramite PEC entro il 14 giugno 2026: Adempimento tassativo.
Il documento, firmato e accompagnato dalla copia di un documento d'identità, va scansionato in formato PDF e inviato esclusivamente via PEC (Posta Elettronica Certificata). L'invio va fatto all'indirizzo PEC di Enura S.p.A., al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e, per conoscenza, all'Assessorato dell'Industria della Regione Sardegna e al Comune in cui si trova il terreno.

Le motivazioni legali e tecniche da utilizzare
Le contestazioni generiche del tipo "Non voglio il tubo nella mia proprietà" non vengono prese in considerazione. Le tue osservazioni devono basarsi su elementi oggettivi, vincoli normativi o danni economici dimostrabili.
Puoi utilizzare e adattare questi quattro argomenti principali:

1. Richiesta di variante per la tutela delle attività agricole di pregio
Se il tuo terreno ospita colture specializzate, impianti di irrigazione moderni, vigneti, oliveti produttivi o aree certificate (DOP, IGP, biologico), l'interramento del gasdotto distruggerebbe lo strato attivo del suolo e comprometterebbe la redditività futura.
Cosa scrivere: Evidenzia che lo scavo e la successiva "fascia di rispetto" (dove è vietato piantare alberi o fare lavorazioni profonde) determinano la morte economica dell'azienda agricola. Richiedi formalmente una variante di tracciato che sposti la condotta lungo i confini della proprietà o parallela alle strade vicinali esistenti, riducendo l'impatto sui campi coltivati.

2. Presenza di vincoli ambientali, idrogeologici o archeologici
La Sardegna è densa di tutele che spesso i progettisti seduti a Milano non vedono sulle mappe preliminari.
Cosa scrivere: Verifica se sul tuo terreno o nelle immediate vicinanze sussistono vincoli del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), come aree a rischio frana o zone di pericolosità idraulica (es. fasce fluviali, canali di bonifica nel Terralbese e nell'Arborea). Denuncia il fatto che lo scavo per un tubo ad alta pressione in zone instabili o alluvionali aumenta il rischio di disastri ambientali. Cita anche l'eventuale vicinanza a beni archeologici (nuraghi, tombe dei giganti, varianti di antiche strade) non censiti nel progetto.

3. Contrasto con la pianificazione urbanistica locale (PUC)
I piani urbanistici dei Comuni regolano lo sviluppo futuro dei territori. Un gasdotto blindato da fasce di inedificabilità assoluta potrebbe bloccare progetti legittimi.
Cosa scrivere: Se avevi in mente (o hai già presentato) progetti per la costruzione di pertinenze agricole, stalle, agriturismi, recinzioni stabili o impianti fotovoltaici aziendali, dimostra che la servitù di Enura annulla i tuoi diritti edificatori concessi dal Piano Urbanistico Comunale (PUC). L'imposizione dell'opera non può cancellare arbitrariamente lo sviluppo locale pianificato.

4. Sproporzione dell'esproprio e difetto di pubblica utilità
La dichiarazione di "pubblica utilità" dell'opera può essere contestata se si dimostra che il sacrificio richiesto al privato è sproporzionato rispetto al reale beneficio collettivo.
Cosa scrivere: Basandoti sui dati ufficiali (come i piani decennali Snam e i documenti ARERA), puoi eccepire il difetto di motivazione sulla pubblica utilità. Poiché meno del 10% del gas trasportato è destinato ai consumi civili dei cittadini e oltre il 59% serve un'unica industria privata in crisi (Eurallumina), l'esproprio coatto delle terre dei sardi non risponde a un reale interesse generale, ma configura un vantaggio quasi esclusivo per soggetti industriali privati.

Un consiglio pratico per fare massa critica:
Se i tuoi vicini di terreno sono nella stessa situazione, coordinatevi. Presentare osservazioni identiche o strettamente collegate per lo stesso tratto di strada costringe Enura e il Ministero a valutare una variante complessiva, poiché spostare il tubo di pochi metri solo per un proprietario è tecnicamente difficile, ma deviare il tracciato per un intero comparto agricolo diventa una necessità progettuale.

Leggi l'articolo di LOGU Controinformazione e Cultura della Sardegna nel primo commento del post originale 👇

Pensate a quando bruceranno nel Monte di Sant'Antonio..."La pala brucia da sabato sera. Pensate a come arderanno bene ne...
30/05/2026

Pensate a quando bruceranno nel Monte di Sant'Antonio...

"La pala brucia da sabato sera. Pensate a come arderanno bene nei boschi del Limbara.
Non si può spegnere. È alta 100 metri, non ci sono i mezzi per arrivare a quell'altezza. Spegnerla da terra è fuori discussione, dicono i vigili del fuoco: è troppo pericoloso.

Il rotore arde inquietante vicino all'autostrada, in Baviera.

Il tratto è chiuso perché c'è pericolo mortale. «A causa di possibili ulteriori parti che cadono, c'è un aumento del rischio di lesioni e di vita» avvisano i vigili, che sono lì con grande dispiegamento di forze ma possono solo stare a guardare.

Pensate a quando prenderanno fuoco in mezzo al Limbara, o sulla strada per Aglientu, o nelle campagne di Telti. O sul confine di Calangianus come quelle di 180 metri che vuole piazzare l'amministrazione tempiese.

I fumi si spandono da più di 24 ore. Ma non vi fate spaventare dal colore: è tutta roba sana, non contribuisce al famoso cambiamento climatico o all'inquinamento.

Le pale eoliche sono pulite, ce lo dicono continuamente tutte le testine di carpa che pullulano anche da queste parti. I loro fumi sono benefici, sanno di menta ed eucalipto. Fanno bene ai pochi neuroni di chi ce le vuole piazzare dappertutto.

Ah, l'anno scorso durante un convegno a Telti tenuto da due speculatori (8 persone presenti) volevano convincerci che le pale eoliche sono utili anche per avvistare gli incendi".
Dal Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica

03/05/2026

Le turbine eoliche avvelenano esseri umani e animali: sostanze chimiche "eterne" PFAS e "fibre nocive" dalle pale dei rotori come una bomba a orologeria invisibile

​30 aprile 2026 di Dr. Peter F. Mayer Lettura di 6,1 min

​In occasione di eventi pubblicitari, si tenta di presentare l'abrasione delle pale dei rotori come innocua e di lieve entità, sostenendo che consista solo in "resine sintetiche indurite (ad esempio poliestere e resina epossidica)" e ammonti a pochi grammi. Le fibre di vetro o di carbonio contenute al loro interno, note come "fibre nocive" (nasty fibers), vengono taciute, così come i rivestimenti contenenti PFAS. Anche le quantità vengono sottostimate.

​La narrativa ufficiale è semplice: l'energia eolica è pulita, verde e senza alternative. Chiunque dubiti di questa "transizione energetica" viene rapidamente etichettato come nemico del progresso. Ma dietro la facciata lucida dei rotori si nasconde un problema tecnologico ed ecologico sistematicamente minimizzato dai politici e dall'industria. Si tratta del lento avvelenamento del nostro ambiente attraverso l'abrasione: PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) e le cosiddette "fibre nocive".
​Ecco una delle affermazioni dell'industria eolica:
​"Le turbine eoliche sono situate in mezzo ad aree agricole o forestali; l'abrasione si distribuisce direttamente dove cresce il nostro cibo e dove il bestiame e gli animali selvatici cercano nutrimento."

​Presso la sede di Bremerhaven, il Fraunhofer IWES offre l'intera gamma di test meccanici sulle strutture delle pale dei rotori. Nella sua brochure, il Fraunhofer IWES scrive a proposito dell'abrasione:
​"Le punte delle pale di una turbina eolica raggiungono una velocità di oltre 300 km/h a pieno regime. Anche piccoli danni causano un irruvidimento selettivo delle superfici, che riduce la resa e compromette la redditività e la durata dell'intera turbina."
​I "piccoli danni" diventano grandi nel tempo e talvolta i bordi d'attacco delle pale dei rotori appaiono seriamente danneggiati.
​Il carico tossico invisibile: PFAS nelle pale e nei lubrificanti
​Le pale dei rotori all'avanguardia non sono semplici pezzi di plastica. Per renderle resistenti agli agenti atmosferici e aerodinamicamente efficienti, sulle superfici vengono applicati dei rivestimenti che spesso contengono PFAS. Queste "sostanze chimiche eterne" sono note per essere difficilmente degradabili in natura e si accumulano sia nel corpo umano che nella catena alimentare.

​Quando le pale vengono erose da vento, pioggia e sabbia a velocità che raggiungono i 400 km/h, queste particelle tossiche vengono rilasciate nell'atmosfera e distribuite su aree vaste. Non stiamo parlando di un pericolo teorico, ma di un'emissione massiccia e continua di micro e nanoparticelle direttamente nei nostri habitat.
​La presenza di PFAS nelle infrastrutture eoliche non è un sottoprodotto accidentale; è una parte fondamentale per la durata e la manutenzione di questa tecnologia:

​Rivestimenti delle pale: Le pale delle turbine eoliche sono esposte a sollecitazioni ambientali estreme, inclusa la rapida erosione da pioggia, ghiaccio e sporco. Per resistere, sono rivestite con polimeri sofisticati, spesso contenenti PFAS (come i fluoropolimeri) per fornire le necessarie proprietà idrofobiche, antighiaccio e di resistenza ai raggi UV.

​Degradazione meteorologica: Poiché queste enormi pale ruotano per anni, sono soggette a usura meccanica. Il sistema di rivestimento si degrada e rilascia particelle di dimensioni micro e nano di questi fluoropolimeri direttamente nell'atmosfera e nel suolo circostanti.

​Manutenzione e lubrificazione: Gli ingranaggi industriali e i sistemi di cuscinetti nelle navicelle richiedono lubrificanti e fluidi idraulici ad alte prestazioni. Molte di queste sostanze chimiche industriali specializzate sono basate su composti PFAS per rimanere stabili sotto elevati carichi termici e di attrito. Attraverso perdite o scarichi intenzionali durante i cicli di manutenzione, queste sostanze entrano nell'ecosistema locale.

​"Fibre nocive": il pericolo dall'interno
​Oltre agli additivi chimici, la struttura di base delle pale è solitamente realizzata in plastica rinforzata con fibra di vetro (GRP). Quando il materiale viene consumato dall'implacabile stress meccanico, queste sottili particelle di vetro e plastica vengono rilasciate nell'ambiente.

​I ricercatori hanno iniziato a studiare gli effetti sugli ecosistemi marini, ad esempio sul mitilo comune (Mytilus edulis). Le prime ricerche mostrano che l'abrasione non è solo un fastidio fisico, ma favorisce anche l'accumulo di metalli come bario e cromo. La scienza avverte già di possibili disturbi a lungo termine del metabolismo e del sistema endocrino (equilibrio ormonale), sia negli animali che potenzialmente negli esseri umani che consumano questi organismi.

​Una recente revisione di Hengstmann et al. (2025) pubblicata nel Marine Pollution Bulletin elenca oltre 200 potenziali emissioni chimiche dai parchi eolici offshore, inclusi numerosi composti PFAS provenienti da vernici e anodi. Gli autori sottolineano che le vernici e i rivestimenti delle pale dei rotori sono tra le fonti principali.

​Un sistema sotto pressione: effetti sulla salute
​Il dibattito sull'energia eolica viene spesso ridotto al rumore e agli "infrasuoni" per limitare la discussione. Ma i sintomi riportati dalle persone che vivono vicino ai parchi eolici — dai disturbi del sonno e mal di testa alla depressione e disfunzioni cognitive — non possono essere semplicemente liquidati come "immaginazione" o "effetto nocebo", secondo lo studio sugli effetti sulla salute dell'NIH/PMC.
​La combinazione di stress fisico dovuto al rumore e stress chimico dovuto al rilascio continuo di particelle da abrasione crea un ambiente tossicologico che finora è stato difficilmente oggetto di ricerche indipendenti. Istituzioni come l'NIH sottolineano spesso la mancanza di un "legame causale diretto", ma è proprio qui che risiede il problema: se non si cercano le sostanze giuste, non si troveranno. Questa banalizzazione sistemica ricorda molto l'industria del tabacco o dell'amianto dei decenni passati, in cui per molto tempo non si trovarono "prove scientifiche" mentre la popolazione si ammalava già.

​Tempo di trasparenza invece della propaganda
​Siamo di fronte a una forma classica di "cattura normativa". Gli interessi della lobby dell'energia eolica e l'agenda politica della "neutralità climatica" impediscono un'indagine aperta sui rischi per la salute a lungo termine.

​È giunto il momento di:
​Richiedere misurazioni indipendenti dell'abrasione delle particelle nelle vicinanze dei parchi eolici.
​Verificare sistematicamente la contaminazione da PFAS nei suoli e nelle acque intorno agli impianti eolici.
​Smettere di screditare le legittime preoccupazioni dei cittadini per la salute come "ideologicamente motivate".

​La transizione energetica non deve essere portata avanti sulla pelle della salute, né degli esseri umani né degli animali. Se si cerca la verità dietro i rotori, bisogna staccare gli occhi dalle brochure di marketing e guardare ai residui microscopici che piovono ogni giorno sui nostri campi e nei nostri polmoni.

23/04/2026

Con quali parole possiamo descrivervi? Indecenti? Vergognosi? O che altro?
No, non ci sono termini adatti a definire l’attuale governo della Regione Sardegna, che con ogni evidenza ha come scopo primario quello di farci ingoiare qualunque nefandezza. Così, con nonchalance, fingendo ogni tanto qualche contentino con un sorriso beffardo. Il sorrisino di chi sa che tanto comanda lui, e i sudditi devono stare zitti perché non hanno alcun diritto e tantomeno competenze.

Il Consiglio Regionale, il salvatore della patria sarda, ha deciso DOPO QUASI DUE ANNI di prendere in esame la proposta di legge popolare Pratobello ‘24, sostenuta da 211.000 sardi. Che sarebbero stati 500.00 se avessimo proseguito la raccolta. Ma per la Regione sono pulci, numeri preceduti dallo zero. Valgono solo quando si devono contare i voti.
Perciò come procede? Finge di audire i rappresentanti dei comitati, mentre nello stesso momento, nella stanza a fianco, l’assessore Cani predispone un piano aree di accelerazione che aumenta a dismisura le aree previste dal governo italiano attraverso il GSE. Così, giusto per farci sapere come si fanno le cose.
È stato questo il “confronto serio con i promotori” annunciato da Antonio Solinas, il presidente della prima commissione.

I fautori della legge Pratobello, coloro che hanno contribuito a prepararla, studiata in ogni cavillo, spiegata a decine e decine di migliaia di sardi, coloro che hanno raccolto le firme sotto il sole d’agosto, chiedono ovviamente di poter partecipare al tavolo dei lavori. Sarebbe il minimo.
E la commissione regionale cosa fa? Naturalmente risponde di no. Ci mancherebbe altro! Perché mai i difensori della Sardegna dovrebbero partecipare? A fare che cosa? A disturbare le manovre?

Oggi scopriamo che al tavolo di lavoro sono stati invitati tre giuristi, che già con le loro dichiarazioni hanno dimostrato quanto siano proni a Roma. A sentir loro, praticamente niente si può fare né si deve fare.
Sentiamoli: «Lo Stato può riservare a sé forme di controllo. Vento, sole e mare sono certamente sfruttabili e certamente di tutti: non è così strano pensare che possano essere oggetto di concessione pubblica».
Però il giurista in questione si dice «molto dispiaciuto», eh. L’importante è il dispiacere.

Ancora: «Non credo si possa rapidamente disciplinare la materia con le norme di attuazione dello Stato».
E l’altro: «Probabilmente la chiave è nella contrattazione con lo Stato».
Eh sì, la contrattazione. Come quella di cui è capace la Presidente Todde, che ha portato a casa il magnifico risultato di 6,2 Gigawatt MINIMI, una cifra sproporzionata rispetto a quella imposta a qualunque altra Regione. Giusto per dimostrare quanto i sardi siamo docili e obbedienti. 6,2 Gw imposti per obbligo (dice lei), che però qui rischiano di diventare 7 o 8 volte tanto, a colpi di sconfitte in Tribunali di qualsiasi tipo, senza ba***re ciglio.
«Mi sembra che la Pratobello non proponga una soluzione alternativa», continua un altro giurista. «La Regione non ha strumenti». Ma va? E come mai?

Nessun accenno alle direttive europee. I tre costituzionalisti avrebbero dovuto far rilevare che l’Europa impone anche precise tutele per il paesaggio, i beni culturali, la biodiversità. Auspica l’accettazione delle Fer da parte delle comunità. Indica aree prioritarie per raggiungere gli obiettivi. Niente di tutto questo, se lo sono dimenticati. L’Europa entra in ballo solo se si deve imporre qualcosa di indigesto, ma quando serve a proteggere dalla speculazione è meglio dimenticarsene.

Alla fine dei conti, la situazione è chiara. Nessuno, in Regione, ha intenzione di utilizzare davvero la Pratobello. Tenerla in un cassetto per due anni, così da dare modo agli speculatori di mezzo mondo di mangiarci vivi, è stata una mossa premeditata. Ora, tenendoci fuori da ogni tavolo di lavoro, il cerchio si chiude. Attorno al nostro collo.

I lobbisti che da sempre fanno pressione in Regione cantano vittoria. D’altronde non avevano dubbi. La prima dichiarazione della presidente Todde, appena confermata la nomina, fu: «Gli investitori possono stare tranquilli».
Chi ce l’ha mandata qui sapeva di potersi fidare di lei.

La Pratobello 24 rispetta il diritto europeo e i dettami della Costituzione molto più di qualsiasi provvedimento di legge dei governi italiano e sardo visti fin qui, ma non si piega alla finanza speculativa e al solito sistema di latrocinio italiano. Il Consiglio Regionale lo sa benissimo, e forse è proprio per questo che sta tentando in ogni modo di sotterrarla.

Egregi governanti, vi siete già coperti di ridicolo in molte occasioni. Ora, se veramente siete convinti di ciò che dite, abbiate il coraggio di confrontarvi realmente con noi, e non concedendoci i soliti 5 minuti di finta audizione.
Abbiate la faccia di discutere con chi questa materia la conosce a menadito, soprattutto dopo aver consultato costituzionalisti che la pensano ben diversamente da voi.
O DI COSA AVETE PAURA? DI ESSERE SBUGIARDATI? Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica

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Macomer
08015

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